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Ao Yun. La prima volta in Cina, volando sopra le nuvole

di Davide Gilioli - 10 ottobre 2017 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Gruppo Louis Vuitton Moët & Hennessy ha presentato a Milano il blend di cabernet sauvignon e franc prodotto nella regione cinese dello Yunnan, sull’Himalaya. AIS Lombardia l’ha provato per voi.

Mercoledì 4 ottobre 2017 LVMH ha presentato a Milano, nell’ambito del catalogo “Estates & Wines” e tra la grande curiosità del ristretto gruppo di giornalisti e degustatori presenti, “Ao Yun”, un blend di cabernet sauvignon e franc prodotto nella regione cinese dello Yunnan, sull’Himalaya. 

Andrea Pasqua, ‎Senior Brand Manager del Gruppo LMVH per i marchi Ruinart e per Estates & Wines  - progetto che racchiude 7 aziende del gruppo francese, frutto degli investimenti in Spagna (Ribera del Duero) e nel “nuovo mondo”, dalla Nuova Zelanda (Marlborough) all’Argentina (due, a Mendoza), dall’Australia (Margaret River) alla California (Napa Valley) all’ultimo investimento in Cina - ha dato il benvenuto con un ammaliante calice di Ruinart Rosé. L’imbarazzo per l’attesa è quindi immediatamente stemperato (nulla ti fa sentire a tuo agio come un calice - pieno - in mano!) e spazzato via dal turbinio delle presentazioni di rito, nonché dall’incontro con Jean-Sebastien Philippe, Business Development Manager Europe, Africa and Middle East del Gruppo LMVH, che sarà il brillante relatore di questa serata, dedicata agli effetti dell’altitudine sui risultati nella vinificazione. MendozaSingleVineyard2013_TerrazasdelosAndeSi entra subito nel vivo con il primo assaggio: il Mendoza Single Vineyard 2013 di Terrazas de los Andes, un malbec in purezza coltivato a 1067 metri sulle pendici - terrazzate, appunto - del versante argentino ai piedi delle Ande. Tre settimane di macerazione e un passaggio di 18 mesi in barrique di rovere francese (in parte nuove), cui segue un affinamento in bottiglia prima della commercializzazione, regalano un vino dai sentori olfattivi decisamente “neri”, coniugati tra la frutta in confettura (mora e mirtilli) e le spezie (pepe nero, noce moscata, tabacco scuro, liquirizia), con cenni vegetali e piacevoli note balsamiche. L’ingresso in bocca è morbido ed avvolgente nel suo 14% vol. di titolo alcolometrico, ma pur esprimendo già grande concentrazione e potenza (che si intuisce essere ancora compressa dalla “gioventù”) una sferzata fresca e sapida - condita da tannini dolci e sapientemente levigati - alleggerisce il palato, rinfrescato da un lungo finale dove ritorna coerentemente il mix tra frutti neri e spezie. Un vino già pronto da bere, ma che fra qualche anno potrà esprimersi a ben altri livelli di complessità.

 

Jean-Sebastien sottolinea quindi come le peculiarità del territorio di Mendoza, di matrice sabbiosa e limo-argillosa, portino il vitigno malbec, soprattutto a queste altitudini, a limare quei caratteri rustici e crudamente vegetali che lo hanno reso impopolare nella sua regione di origine - il bordolese - causandone l’espianto massivo nel corso del Novecento. Tuttavia, solo il binomio tra questi fattori e la tecnica enologica tipicamente francese del team aziendale, con una sapiente gestione della vigna (rese basse e impianti molto fitti) e dell’uso dei legni di affinamento, può portare questa eleganza nel bicchiere. Parafrasando un celebre slogan pubblicitario: “la potenza è nulla, senza il controllo”. 

Si giunge così al gran finale: sui tavoli vengono posizionate le bottiglie di Ao Yun 2014 (il cui nome significa “oltre le nuvole”), ma - attenzione - sono vuote! Già, perché il servizio è eseguito mediante una coppia di affusolati ed eleganti decanter a doppia uscita, dai quali scivola nei calici un vino di un rubino impenetrabile, un blend composto al 90% da cabernet sauvignon con un rimanente saldo di cabernet franc. 

La zona in cui sono stati messi a dimora i vigneti è frutto di oltre 4 anni di ricerca in tutta la Cina per trovare la zona ideale (con un microclima molto simile a quello delle graves bordolesi) per creare un grande vino, destinato - nella sfidante visione del Gruppo LMVH - a diventare un riferimento per zone così remote e lontane dalla cultura enologica. Sulle pendici himalayane, nella provincia cinese di Yunnan, nella contea Degin - zona patrimonio mondiale protetta dall’Unesco e ribattezzata come la mitologica “Shangri-La” del cabernet, il “paradiso terrestre” in terra tibetana teorizzato dal romanziere James Hilton (1933) - ad altitudini comprese tra i 2.200 e i 2.600 metri, oltre 300 micro-parcelle di terreni argilloso-calcarei, si distribuiscono su circa 28 ettari vitati per dare origine ad un vino dalle mille sfaccettature. Le lavorazioni in vigna avvengono tutte a mano, con l’ausilio di oltre un centinaio di agricoltori locali che praticano l’agricoltura biologica in una perfetta simbiosi con la natura.

AoYun_2014

Tornando alla degustazione, pur essendo relativamente giovane, sorprende la complessità che spazia da frutti rossi e neri (ciliegia, ribes nero, susina) a note più fresche e balsamiche di menta e liquirizia, arricchite da cenni speziati di tabacco, cannella e pellame, poi note terrose e di ardesia. L’assaggio in bocca rivela una freschezza sottile e balsamica, che ricorda forse più i cabernet della Loira rispetto a quelli di Bordeaux, ma subito la complessità del frutto e delle spezie avvolge la bocca, coaudiuvata da tannini già ben cesellati dall’affinamento in barrique e che accompagnano verso un elegante e lungo finale. La 2014, che ha beneficiato di condizioni climatiche particolarmente favorevoli, rappresenta la seconda annata in commercio, dopo che la 2013 - anno zero di questo vino - si era rivelata meno complessa e dotata di minor potenziale.

Che dire se non che, stavolta, la lungimiranza e la tenacia del Gruppo LMVH si sono spinti veramente “oltre le nuvole”, per offrire un prodotto destinato a far parlare a lungo di sé, non solo per la curiosità della sua storia ma per l’inizio di una nuova era enologica in un mercato in grande espansione. 

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