di Carlo Cecotti - 26 luglio 2011 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA ![]()
Lo scopo della giornata è stato quello di analizzare le peculiarità del nebbiolo di Valtellina all’interno di ogni singola sottozona della Docg Valtellina Superiore, attraverso una degustazione –come sempre rigorosamente alla cieca – modulata in cinque batterie da cinque vini ciascuna con un “intruso” per ogni batteria. Vini perlopiù a base nebbiolo, ma provenienti da aree vitivinicole differenti, col fine didattico di mettere a fuoco l’impronta che il territorio valtellinese conferisce alla propria produzione enologica. Tutti i vini, quasi esclusivamente derivanti dalla vendemmia 2007, eccezion fatta per alcuni esemplari delle annate 2006 e 2008, hanno subito un processo di maturazione in botti di grandi capacità e, nonostante non siano state prese in considerazione particolari selezioni o riserve, i campioni esaminati hanno espresso una qualità incredibilmente elevata.
Profondo conoscitore della realtà valtellinese, Casimiro Maule ha
illustrato le peculiarità e la morfologia del terreno, addentrandosi poi in descrizioni dettagliate delle singole sottozone.
La sottozona Sassella, considerata comunemente la più rappresentativa, è stata la prima ad essere analizzata. I campioni degustati hanno messo in evidenza grande mineralità e un’eleganza gusto-olfattiva tipica, con riconoscimenti di viola e lampone.
Con la seconda batteria, rivelatasi molto omogenea, si è percepita la grande potenza e struttura che la sottozona Inferno conferisce alla sua produzione.
Per quanto riguarda il Grumello, è bene fare una distinzione tra i vini prodotti sopra e sotto la strada. I primi sono caratterizzati da una marcata nota minerale, i secondi mettono in luce il frutto e una spiccata morbidezza.
È stata poi la volta del vigneto Valgella. Qui la vite non soffre la siccità, in quanto la zona è attraversata da tanti fiumiciattoli (valgelli). Ne scaturiscono prodotti molto profumati, forse con una minor predisposizione all’invecchiamento, anche se ultimamente molte aziende stanno cercando di dimostrare il contrario.
La degustazione si è chiusa con una batteria dedicata allo Sforzato di Valtellina. Un rosso straordinario, nato negli anni ’40 e prodotto tramite l’appassimento prolungato delle uve su graticci in locali asciutti e ben areati.
Un sentito e caloroso ringraziamento va a tutti i degustatori e ai produttori che credono fortemente in questo progetto.
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