di Davide Bonassi - 23 giugno 2008 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA ![]()
...ospitato per la prima volta nell'elegante contesto dei Musei Mazzucchelli a Ciliverghe di Mazzano, a pochi chilometri dal centro cittadino. L'occasione è di quelle ghiotte per la sommellerie bresciana: assaggiare una nutrita schiera di vini di una delle denominazioni bresciane, che ogni anno, a rotazione, allietano l'evento. In questa occasione il sipario si è levato su due vini di grande storia per le nostre zone, oggetto di un rinnovato progetto di riqualificazione: Groppello e Chiaretto. A descriverne i caratteri salienti sono intervenute le due persone che in questo momento ne rappresentano gli alfieri, Sante Bonomo, in qualità di Presidente del Consorzio Garda Classico e Angelo Peretti, noto giornalista enogastronomico nonchè profondo conoscitore del settore vino.
Si è cominciato parlando di groppello, uva autoctona della riviera bresciana del Garda. La scelta dell'approccio per agevolare una maggiore notorietà del vino ottenuto da groppello ha implicato l'analisi dei punti di forza e debolezza delle due strategie possibili, e attualmente in contrapposizione a livello mondiale: puntare sul vitigno vs puntare sul territorio. Nel primo caso si ha un'evidente semplificazione della comunicazione e pertanto maggiore immediatezza nell'ottenere successi di mercato. Come contraltare però la strategia che punta sul vitigno comporta minore tutelabilità del prodotto, con il rischio di veder ridotto il vino a "commodity", esposto cioè sullo scaffale per vitigno, a prescindere dalla provenienza, con il prezzo a far da fattore principale nel determinarne l'acquisto. Puntare sul territorio significa invece esporsi meno alle mode, poter riflettere nella qualità del vino anche la percezione qualitativa del territorio, produrre un vino non riproducibile altrove, e quindi più tutelabile. Date queste due strategie si è imposta la necessità di scegliere la propria strada, perchè la comunicazione richiede semplificazione e cioè univocità del messaggio, che non può quindi comunicare entrambe. Per il groppello la scelta è caduta sull'accentarne, anche graficamente nei poster pubblicitari predisposti, il territorio d'elezione: la Valtènesi. Territorio disegnato da quattro anfiteatri morenici concentrici solcati da valli di dilavamento, essa supporta al meglio il groppello e ne rende ricca di sfumature l'espressione in vino. Già oggi più del 25% dei vigneti è condotto da aziende in biologico, o addirittura biodinamiche. La naturalità del rosso di Valtènesi è e sarà quindi un valore importante da comunicare.
L'approdo previsto fra quattro anni alla DOC Valtènesi sarà il risultato finale di azioni checominciano oggi e si svilupperanno lungo un percorso di affermazione del territorio, di sintesi dei profili organolettici e degli stili produttivi riflessi nei rossi da groppello già oggi disponibili, per approdare infine ad un nuovo rosso di sicura importanza qualitativa. Come sottolineato da Emilio Zanola, Delegato AIS di Brescia, la vicinanza a questo progetto della sommellerie bresciana riconosce la qualità del percorso individuato dal Consorzio, e ne apprezza il fatto che parta, cosa non scontata, primariamente dal vino e non da spunti importanti, ma successivi, quali packaging, immagine e quant'altro.
Per il Chiaretto la strategia è immediata: il Chiaretto è Chiaretto, lo si può fare per legge solo sul Garda, e Moniga ne è, da sempre, la sua capitale. Alla luce di questo l'evento, ItaliainRosa, in programma il prossimo 28-29 giugno a Moniga, offrirà la possibilità di assaggiare un'amplissima panoramica di rosati prodotti lungo tutto lo Stivale: ben 248 rosati prodotti da 196 cantine provenienti da tutte le venti regioni italiane. La manifestazione eleggerà per due giorni Moniga quale capitale dei rosati italiani e proporrà il Chiaretto come principe dei vini di questa tipologia prodotti nel Belpaese. Inviaci il tuo commento su questo articolo e condividi il tuo punto di vista con tutti gli altri lettori.
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