di Marco Morlotti - 23 giugno 2008 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA ![]()
...scorro gli appunti della serata. Per parlarci del Marsala è venuto a trovarci il Dr. Carlo Casavecchia, Direttore Generale nonché enologo delle Cantine Florio. Piemontese di nascita, è siciliano d’adozione in quanto, colpito dalla bellezza e dal fascino dei posti, vive lì da ormai 24 anni. L’azienda nata nel 1832 ad opera di Vincenzo Florio è oggi di proprietà della ILLVA di Saronno. Non è facile trovare qualcosa di originale da scrivere su questo nobile vino che non sia già stato scritto; soprattutto non vorrei addentrarmi, anche per questioni di spazio, in disquisizioni tecniche che i più già conoscono, ma grazie agli spunti preziosi, alle informazioni e agli aneddoti che ci racconta il nostro ospite, cose da raccontare ce ne sono. A creare questo “vino” hanno contribuito diversi fattori: la storia, la fortuna, l’abilità dell’uomo e un territorio particolarmente felice. Credo di non esagerare se dico che il Marsala e il vino più famoso d’Italia e uno dei più famosi del mondo. Questo vino ha una grande storia che, come raramente in altri casi, si intreccia con quella della nostra patria. Credo che in Italia non ci sia persona, che abbia compiuto la maggiore età, che in vita propria non abbia mai assaggiato una goccia di marsala. Il problema semmai è quale marsala. Infatti è proprio il Dr. Casavecchia a introdurre questo tema affermando che quasi tutti conoscono il Marsala ma pochi conoscono i Marsala. Ad offuscare la fama del Marsala, soprattutto negli anni sessanta e settanta del secolo scorso hanno contribuito tutta una serie di prodotti aromatizzati a base marsala il più famoso dei quali è, ancora oggi, il marsala all’uovo. Ricordo che avevo una ventina d’anni quando un giorno accompagnai mia nonna Prassede, nome di manzoniana memoria, negli uffici del Ministero del Tesoro, per una pratica legata ad una pensione di guerra che lei percepiva. Arrivammo con congruo anticipo e decidemmo di entrare in un bar lì vicino per berci un caffè. Il caffè lo presi solo io perché lei ordinò un bel marsalino all’uovo. Altri tempi. Ma torniamo al Marsala. Anche se non sono stati i primi a produrlo, i Florio hanno legato indissolubilmente il loro nome a questo splendido vino. Dopo anni di oblio oggi le Cantine Florio sono tornate ad essere le più grandi produttrici di Marsala. La svolta è avvenuta quando nel 1987 la ILLVA di Saronno che già possedeva il 50% della società, acquisiva il completo controllo dell’azienda. Il timone veniva affidato proprio a Carlo Casavecchia che contribuirà in modo fondamentale alla rinascita del Marsala Florio e all'immagine qualitativa del Marsala in generale. Una particolare citazione meritano le cantine. Con una capacità di oltre 4.000 botti e oltre 6.500.000 litri di capacità sono le cantine non interrate più grandi d’Europa. Da sottolineare che il pavimento di queste splendide cantine è in polvere di tufo battuta. Vista la vicinanza del mare l’acqua si trova ad una profondità molto limitata. Questo pavimento consente, pertanto uno scambio di umidità che consente di non far essiccare il legno delle botti. Il Dr. Casavecchia ci racconta delle uve che vengono utilizzate (solo bianche, grillo per fare il vino e catarratto per preparare il mosto cotto e la mistella) per la produzione dei loro marsala e ci descrive i loro vigneti che arrivano quasi alla spiaggia. Ci dice inoltre della vendemmia che avviene solitamente verso la fine di settembre, di come non ricorrano all’appassimento delle uve sulla piante e di come partendo dalle uve, attraverso le varie fasi di lavorazione, si arrivi ad ottenere il marsala. Ci parla della concia che altro non è se non la fase di miscelazione dei vari ingredienti: il vino base, il mosto cotto, la mistella e l’alcol. Le botti sono sostituite dopo circa quarant’anni e nel corso del loro periodo di utilizzo, in caso di necessità, i mastri bottai sostituiscono le doghe. Le vecchie botti che vengono scartate sono ambite dai produttori di whisky. Il Dr Casavecchia ci rammenta infine come nel caso del Marsala il termine Soleras stia ad indicare una specifica tipologia di prodotto (vergine) e non la metodologia con la quale viene creato, che viene invece utilizzata altrove per produrre alcuni vini fortificati come lo sherry. Ma l’attenzione dei presenti, fino a questo momento calamitata dalle parole del nostro ospite, è distolta dall’arrivo dei vini: comincia la degustazione.
1. TERRE ARSE, MARSALA VERGINE, VENDEMMIA 1998
3. TARGA RISERVA 1840, MARSALA SUPERIORE RISERVA SEMISECCO, VENDEMMIA 1998;
4.DONNA FRANCA, MARSALA SUPERIORE RISERVA SEMISECCO, AFFINATO OLTRE 15 ANNI IN LEGNO;Inviaci il tuo commento su questo articolo e condividi il tuo punto di vista con tutti gli altri lettori.
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