di Davide Bonassi - 12 ottobre 2009 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA ![]()
Una data ogni anno da circoletto rosso sulla propria agenda, anche se in autunno sempre fitta di impegni per gli operatori di settore e gli appassionati del buon bere. Meregalli novello Kaprow, ideatore del primo happening tenutosi a New York nel lontano 1959, mette in scena un evento in cui tanto i vini quanto i produttori e i partecipanti sono protagonisti. Vini selezionati, spesso blasonati, che si presentano vestiti all’ultima moda, pardon, annata o che in alcuni casi esordiscono. Volti noti, come quelli di Mario Falcetti e Aldo Rainoldi, per la prima volta fanno capolino dietro i tavoli di degustazione. Il primo, chiamato a imprimere una svolta al progetto franciacortino di Quadra; il secondo, testimone instancabile delle virtù della “ciuinasca”, a cui devono tutto i vini di Valtellina. Una nutrita schiera di bottiglie di Champagne riaccende l’eterna rivalità Italia-Francia. Tra questi da segnalare la scontata qualità della Grande Année, millesimo 2000, di Bollinger e la convincente performance di tutti i blanc de blancs presentati da Pierre Gimonnet & Fils. Sparkling wine italico per antonomasia, i Prosecchi della Nino Franco disegnano per i nostri sensi una traiettoria di qualità originale, al pari del patron della casa. Con il Monte Sant’Urbano 2005 della Fratelli Speri si passa in Valpolicella, trovando riconferma del valore dell’Amarone, checché ultimamente se ne dica. Un Verdicchio dei Castelli di Jesi da uve vendemmiate in quel di Staffolo, sede della Festa dedicata a quest’uva, non può che essere di qualità. In effetti quello di Castelfiora, annata 2007, merita i galloni di vino eccellente. Si paga poi dazio, volentieri si intende, al tavolo della Marchesi Incisa – Tenuta San Guido, per testare tutta la gamma, ma soprattutto l’iconico Sassicaia. Il 2006 è ottimo, ça va sans dire, addirittura già troppo godibile a mio parere. Si può giocare poi con i Cru Classé di Bordeaux. Tra questi mi hanno divertito Ch. Dauzac 2006, Ch. Brane-Cantenac 2006 da Margaux; Ch. Haut Bages Liberal 2007 da Pauillac; e letteralmente stupito Ch Ferriere 2004, troisième Cru Classé di Margaux. Per quanto riguarda St. Emilion, l’essenza della Rive Droite, Ch. Pavie 2006 e Clos Fourtet 1997 non hanno mancato all’appello. Ricca la schiera dei Sauternes, e completa quella dei vini del Nuovo Mondo, presente in tutte le sue declinazioni, anche “cinematografica” nel caso dei vini della Francis Ford Coppola Winery. Gli Spiriti, parati in fondo alla sala, invitano ad un approdo finale che riesce ancora ad offrire sollecitazioni capaci di ridestare organi di senso ormai già ampiamente messi alla prova. PROSIT! Inviaci il tuo commento su questo articolo e condividi il tuo punto di vista con tutti gli altri lettori.
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