di Natale Contini - 30 novembre 2009 © AisLombardia.It RIPRODUZIONE RISERVATA ![]()
Eravamo in tutto una quindicina di sommelier degustatori - grazie alla squisita ospitalità di Peppino e Aldo Rainoldi che per l’occasione hanno aperto il loro “caveau”– per procedere all’assaggio di 8 annate di Sassella prodotto nel periodo 1956 – 1999. Risultato della attenta analisi sensoriale: il 1956 è risultato a dir poco straordinario. Un vino ancora integro nel colore granato tenue ma vivacissimo. Aromi complessi non solo terziari: fiori secchi, note di erbe aromatiche, cioccolato, dado per brodo, spezie dolci, mentolato, balsamico. Fine e pulito nonostante più di 50 anni di riduzione in bottiglia. Una cosa incredibile. E poi in bocca una beva accattivante, una freschezza ancora notevole, una perfetta coerenza gustolfattiva e una morbidezza che accarezzava il palato. Un vino che alla cieca poteva benissimo essere scambiato per un grande pinot nero (di quelli borgognoni che costano centinaia e centinaia di euro la bottiglia). Sono seguite le annate 1975 – 1983 – 1985 – 1989 – 1990 – 1997 – 1999. Su tutte svettava il 1997 frutto di una storica vendemmia (forse la migliore del secolo scorso dopo il mitico 1947) che non ha tradito le aspettative. Una degustazione da ricordare a lungo ma soprattutto un altro segnale alla Valtellina – dopo il forum di Bormio Dal Bicchiere alla Vigna – del percorso da seguire teso a valorizzare il territorio e le grandi potenzialità del nostro nebbiolo privilegiando il ruolo del vigneto e di coloro che ci lavorano con tanta fatica per produrre vini di grandissima qualità destinati a durare nel tempo. La qualità globale non è perciò una utopia. Dobbiamo solo sfruttarla e saperla valorizzare. Da questa degustazione un'altra conferma. Inviaci il tuo commento su questo articolo e condividi il tuo punto di vista con tutti gli altri lettori.
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