Il pinot nero dell’Oregon

Il pinot nero dell’Oregon

Mondo Vino
di Alessio Di Paola
29 giugno 2020

Seconda serata dell’iniziativa “Annessi e Connessi” promossa da AIS Lombardia con Guido Invernizzi che ci porta a scoprire l’Oregon e il suo vitigno principe: il pinot noir.

La vitis vinifera è presente in Oregon dal 1825 e già solo dopo pochi anni la qualità del vino ivi prodotto viene riconosciuta e premiata. Dopo la battuta di arresto negli anni del proibizionismo, il comparto è oggetto di una timida ripartenza che decolla definitivamente negli anni ‘60 coadiuvata da investimenti di aziende francesi e da pioneristici impianti di pinot noir in Umpqua e in Willamette.

La consacrazione avviene quando, nel 1979, il Pinot Noir EYRIE 1975 di David Lett si piazza nella top ten della competizione internazionale Wine Olympics organizzata dalla rivista francese Gault&Millau. Attualmente l’Oregon è il quarto produttore di vino statunitense, conta circa 15000 ha vitati e quasi 800 aziende che operano su 7 grandi aree a vocazione vitivinicola con 18 AVA (American Viticultural Area) riconosciute.


Il relatoreIl pinot nero, semi-sconosciuto fino alla metà del secolo scorso, ad oggi è la varietà più coltivata seguita da pinot grigio, chardonnay, riesling, cabernet sauvignon e altri. Riferendoci ai dati della vendemmia 2016, l’area deputata alla coltura di pinot noir risulta di quasi 7200 ettari, quella di pinot grigio di circa 1500.

Nel 1982 viene approvata la celeberrima Willamette Valley AVA, che comprende 7 sub-denominazioni tra cui le più note sono Dundee Hills, Eola-Amity Hills e Van Duzer Corridor; è presente anche la Southern Oregon AVA in cui spicca, per notorietà, Umpqua Valley AVA. A nord troviamo la Columbia Gorge AVA e la Columbia Valley AVA (condivisa con lo stato di Washington), mentre a est si ha la Snake River Valley AVA.

Il motivo di tale successo è da ricercare nella conformazione geologica e nel clima che hanno fornito habitat perfetto per la vite e, in particolare, del pinot noir che qui ha trovato una sorta di seconda casa, originando il detto “french soul, Oregon soil”.


french soul, Oregon soilA livello geologico c’è una grande eterogeneità data dalla presenza di antichi sedimenti marini, di vulcani (l’Oregon è parte del cosiddetto Ring of Fire che è una zona a forma di ferro di cavallo che parte dalla Nuova Zelanda e culmina in Sud America e che comprende il 75% dei vulcani attivi del pianeta), basalti e minerali risalenti all’emersione delle terre a opera di movimenti tellurici avvenuti tra i 16 e i 10 milioni di anni fa, depositi alluvionali originati dai fenomeni esondativi del Missoula Lake durante le glaciazioni, loess depositati dai forti venti del Pacifico.

Questi suoli così variegati, soprattutto in Willamette Valley, riverberano nei vini aromi che richiamano ciliegia e spezie dolci se nel substrato prevalgono rocce vulcaniche, amarena e carattere setoso se in presenza di sedimenti marini mentre lo strato superficiale di loess conferisce profumi di frutti di bosco e “terrosi”.

La vicinanza oceanica e le Cascade Mountains a est, che proteggono dal caldo torrido e dal freddo proveniente dall’interno del continente, fanno sì che il clima sia caratterizzato da inverni miti, estati fresche e una buona escursione termica giorno/notte.


Pinot neroLa piovosità è maggiore che in Borgogna (a Portland si possono superare i 1000 mm annui contro i 700 mm di Digione), tuttavia le precipitazioni sono concentrate nella stagione invernale, garantendo clima più secco durante la maturazione delle uve, a protezione da muffe e peronospora, causando però saltuari problemi di siccità e necessari interventi di irrigazione.

Ci troviamo al 45° parallelo, esattamente tra equatore e polo nord, le ore di luce annue sono maggiori rispetto alla Borgogna per cui, in generale, in Oregon, il pinot noir assume un carattere più fruttato e meno austero.

Confrontando altre caratteristiche, i Pinot noir dell’Oregon, in media, profilano un tannino meno pronunciato e si presentano più strutturati e rotondi rispetto ai borgognoni. Inversamente, facendo un raffronto con i Pinot della calda California riscontriamo superiore freschezza e tannicità.

Guido ci saluta, confermando la sua vocazione di “assaggiatore seriale” e segnalandoci che l’Oregon è anche un grande produttore di mele e di sidro, nella zona a sud denominata Applegate Valley.

Ce ne ricorderemo e ci salutiamo augurandoci di brindare di persona alla prossima occasione.