Ecco la Mornasca

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04 settembre 2012

Ecco la Mornasca

Nell'attuale panorama della già vastissima gamma di vitigni dell'Oltrepò, si è affacciato (o meglio classificato) un nuovo vitigno inserito tra le varietà coltivabili in provincia di Pavia: l'uva di Mornico o Mornasca

Monica Migliorini

MornascaLa Regione Lombardia con il Decreto 13588 del 23/12/2010 ha approvato l’elenco delle varietà di vite per uva da vino coltivabili nel territorio della Regione Lombardia inserendo, per la Provincia di Pavia, l’uva di Mornico o Mornasca (codice 411). L’Università degli Studi di Milano ha seguito l’iter burocratico per la “Richiesta di iscrizione al registro nazionale delle varietà di vite” grazie al dossier approfondito redatto dalla dottoressa Laura Rustioni e dal dottor Osvaldo Failla dell’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Produzione Vegetale, con la collaborazione del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese. La Mornasca è citata per la prima volta nei Bollettini del Comizio Agrario di Pavia nelle annate 1884-1887 nella rubrica “Notizie di Ampelografia per la provincia di Pavia”, a cura della Commissione Ampelografica provinciale presieduta dall’avvocato Carlo Giulietti. Il vitigno è citato con il termine di Ugone ed è segnalato come poco coltivato in tre comuni dell’Oltrepò Pavese, in due comuni della zona di Pavia e in cinque della Lomellina. È descritto con foglie ampiamente lobate, non glabre, grappolo cilindrico, serrato, con acini rotondi, neri e consistenti, dal sapore semplice. L’Ugone è incluso nella categoria “uve a molto mosto (o mostose), poco colorate, e poco sapide”. Pur disponendo di informazioni limitate, dobbiamo ritenere che il vitigno citato come Ugone sia la Mornasca, poiché vi è corrispondenza nella sommaria descrizione ampelografica e nelle caratteristiche qualitative dell’uva, considerata a duplice attitudine – da mensa e da vino – e adatta alla produzione di vini poco colorati. Non è neppure da ritenere che il termine Ugone sia generico, poiché è utilizzato in modo limitato e circostanziato. I viticoltori locali ritengono derivi dalla selezione di un semenzale nato in un vigneto del circondario di Mornico Losana. Fino agli anni ’60 del secolo scorso, ceppi di Mornasca erano presenti in tutti i vigneti della zona. L’uva era vinificata in uvaggio con le altre varietà a bacca rossa e in misura minore consumata come uva da tavola. Ora la varietà è presente come piante singole e brevi filari nell’ambito di vecchi vigneti. Nel dialetto locale, il vitigno è chiamato Ügòn ad Murnig, termine che italianizzato diventa Ugona di Mornico, o più semplicemente Ugona, per la grossa dimensione della bacca. Attualmente i viticoltori di Mornico Losana preferiscono definire il vitigno in italiano come Uva di Mornico, ritenendo il termine Ugona o Uvona cacofonico. Tuttavia, a seguito dell’emanazione del regolamento CE 75312002 relativo alla designazione e presentazione dei vini, al fine di evitare ogni possibile confusione tra Denominazioni di Origine, Indicazione Geografica Tipica e denominazione varietale, non sono più iscritte al registro nazionale varietà il cui nome contenga un riferimento geografico (toponimo). Sfortunatamente, in loco non sono noti sinonimi. Si è pertanto deciso di proporre la denominazione “Mornasca” con l’intento di richiamare il legame al paese di origine attraverso l’aggettivazione con suffisso di matrice paleo-ligure. Non saremmo qui oggi a parlare di questo vitigno autoctono dell’Oltrepò Pavese se Domenico Cuneo, detto Nino, noto produttore della zona, non avesse avuto l’intuizione di non sostituire quei vecchi filari di Mornasca considerati privi di valore vitivinicolo. Egli decise infatti di mantenere quei filari come memoria storica, anzi, di valorizzarli come vitigno produttivo in grado di competere con altri più noti e nobili, quali croatina, barbera e molti internazionali. Da qui hanno preso il via gli studi della dottoressa Rustioni e del dottor Failla, che hanno focalizzato l’attenzione su tre realtà dell’Oltrepò: l’azienda agricola I Defilippi e l’azienda agricola Cascina Gnocco di Domenico Cuneo, entrambe a Mornico Losana, oltre ad alcuni ceppi coltivati a Riccagioia, prestigioso osservatorio della Regione Lombardia. In tutti i siti considerati le piante osservate erano adulte e di età variabile tra i 12 anni della collezione ampelografica di Riccagioia agli oltre 50 anni di alcuni ceppi studiati presso l’azienda I Defilippi. La Mornasca è un vitigno autoctono di origine sconosciuta dal germoglio caratteristico: è precoce, con apice di forma completamente aperta, verderosso, foglioline apicali bianche, lanuginose, con orli rossi, viticci con distribuzione discontinua, rossi, rachide dell’infiorescenza rosso, fiori ermafroditi e germoglio legnoso con superficie marrone-giallastra. La foglia adulta è pentagonale, media o grande, Mornascatrilobata, verde chiaro con orli rossi, pagina inferiore molto lanuginosa, picciolo lungo e rosso come la base delle nervature rosse. Il grappolo, di dimensione da media a molto grande (mediamente 330 g), è di forma conica, cilindrica. Il peduncolo è lungo, verde striato di rosso. L’acino è grande, sferoidale con buccia blu-nero mediamente pruinosa, spessa. Polpa succosa, di sapore neutro. Il vino che si ricava dalla Mornasca si presenta di un bel colore rosso rubino vivace con sfumature porpora. Nonostante il buon livello di maturazione tannica e l’elevato colore ottenibile in vinificazione, il contenuto zuccherino relativamente basso permetterebbe di ottenere vini equilibrati, con gradazioni alcoliche contenute. Per aumentare l’alcolicità, è possibile attuare una sovramaturazione delle uve, grazie anche alla resistenza del vitigno alle malattie fungine, con particolare riferimento alla Botrytis. Il sapore neutro dell’uva fa sì che gli aromi prevalenti nel vino siano quelli di fermentazione. Spiccano in particolare i frutti rossi (ciliegia), accompagnati da note speziate (canfora) e di vegetale secco (tabacco), talvolta con un leggero sentore di liquirizia. Se affinati in legno, le note vanigliate si inseriscono bene nel bouquet acquistando eleganza senza perdere in tipicità. Oltre che in purezza, può essere utilizzato in uvaggio per conferire tannicità e complessità a vini a base Barbera.

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