Barolo di La Morra on tour

Racconti dalle delegazioni
12 febbraio 2026

Barolo di La Morra on tour

AIS Monza e Brianza, ospita una serata di degustazione dedicata al Barolo di La Morra, nata dalla sinergia tra AIS Piemonte e la Cantina Comunale di La Morra. Alla conduzione un sommelier di grande esperienza e conoscenza delle Langhe come Mauro Carosso

Alessia Figini

Guarda il calor del sol che si fa vino, giunto a l’omor che de la vite cola (Dante Alighieri, Purgatorio, canto XXV, 76-78)

Calice alla mano, i versi di Dante ci riportano alla sacralità del vino, dono della natura e dell’ingegno umano. Il Barolo di La Morra, elegante e armonico, diventa così espressione di una storia che va oltre il vino: una storia di visione, cultura e umanità.

La Morra è uno dei centri più rappresentativi delle Langhe del Barolo, e la sua Cantina Comunale, ricavata in parte dalle antiche scuderie del Palazzo Falletti Cordero, rappresenta un caso raro di collaborazione tra produttori (90, quasi tutti associati alla Cantina), un vero “miracolo” di coesione territoriale finalizzato alla promozione del vino.

La nascita del progetto

“Barolo di La Morra on tour” è un progetto di ampio respiro, nato dalla collaborazione tra AIS Piemonte e la Cantina Comunale di La Morra, con la partecipazione dei soci produttori, che ha saputo accendere l’entusiasmo e il coinvolgimento di numerose sedi regionali AIS lungo tutta la penisola. 

Un percorso nazionale di serate dedicate alla degustazione e all’approfondimento del Barolo di La Morra e dei suoi cru, pensato per raccontare l’identità e le sfumature di uno dei territori simbolo del vino italiano. 

Il tour ha preso il via da Torino con l’appuntamento del 17 novembre e proseguirà nelle principali città del Centro-Nord Italia – Genova, Firenze, Bologna e Roma – toccando anche Monza, scelta come tappa significativa all’interno di un circuito di sedi di grande prestigio. Un’iniziativa che conferma la forza del lavoro condiviso ed il ruolo centrale della divulgazione nella promozione della cultura enologica.

Per una curiosa coincidenza l’evento si è collocato il 19 gennaio, anniversario della morte di Juliette Colbert, nota come Giulia di Barolo. Marchesa illuminata e filantropa dell’Ottocento, moglie di Tancredi Falletti di Barolo, legò il proprio nome tanto a straordinarie opere sociali quanto alla nascita del Barolo moderno.

Il suo contributo al vino fu rivoluzionario. In collaborazione con l’enologo Louis Oudart e con Camillo Benso di Cavour, trasformò il nebbiolo locale, allora dolce e frizzante, nel Barolo secco e longevo che oggi conosciamo, ponendo le basi di un mito enologico.

La struttura e la filosofia dell’incontro

A guidare la serata c’è Mauro Carosso, presidente di AIS Piemonte e apprezzatissimo maestro per tante generazioni di sommelier. La sua narrazione, contrassegnata da grande profondità e altrettanta naturalezza, ha accompagnato i partecipanti in un viaggio dove il vino si è fatto parola.

I vini sono stati presentati in due batterie, in un clima di chiacchierata informale, lontano dalla ripetizione meccanica delle sensazioni. L’obiettivo non è giudicare, ma avvicinarsi al Barolo attraverso vigneti diversi, attraversando idealmente il comune di La Morra da ovest a est e passando in rassegna le vigne più rappresentative dei suoi tre grandi areali, differenti per altitudine, esposizione e suoli.

Non una lettura tecnica o enologica in senso stretto, ma un assaggio consapevole di una grande denominazione. Parlare semplicemente di «vino buono» può sembrare riduttivo, non si cercano difetti, non si misurano limpidezza e titolo alcolometrico, non importa se un vino non è filtrato, «lo si filtra con i denti», dice ironicamente Carosso.

Il Barolo, del resto, non ha veri termini di paragone. Non assomiglia a nulla se non a sé stesso. È espressione di un insieme complesso di fattori: territorio, nebbiolo, produttore, ma soprattutto fattore umano e tradizione. Anche i profumi sfuggono ad elenchi predefiniti: sono mentali, legati alle aspettative e alla sensibilità di chi assaggia.

È questo il senso profondo del tour: raccontare un vino che non vive di schemi, ma di storie. E che, grazie anche all’enoturismo, continua a invitare a viaggiare, a scoprire, a capire. Perché quando dietro un grande vino c’è qualcosa da raccontare, l’esperienza diventa ancora più completa.

Le MGA del Barolo di La Morra

Un elemento centrale per comprendere il Barolo contemporaneo è quello delle MGA, Menzioni Geografiche Aggiuntive, introdotte ufficialmente nel 2010 dopo un lungo lavoro di mappatura voluto dal Consorzio. L’obiettivo non era creare una classificazione qualitativa sul modello borgognone, ma riconoscere e tutelare i nomi storici delle vigne, da sempre presenti nella tradizione del territorio.

Le MGA di La Morra, che sono 39 più la menzione comunale, non stabiliscono gerarchie, ma diventano uno strumento di lettura e comprensione, una chiave per interpretare un vino, sintesi di territorio, tradizione e uomo: ogni vigna esprime una vocazione diversa, influenzata da suoli, esposizioni e annate, Anche zone considerate marginali possono offrire risultati eccellenti in determinate condizioni climatiche, confermando come il fattore umano resti decisivo.

A La Morra, che è quello con maggior superficie vitata tra gli undici comuni del Barolo, le menzioni si distribuiscono lungo tre grandi areali, occidentale, centrale ed orientale, già intuiti negli anni ‘70 da Renato Ratti, visionario fondatore dell’omonima cantina, che creò la prima mappa dei cru del Barolo, fondamentale per definire i terroir storici, individuando nelle Rocche dell’Annunziata, Cerequio e Brunate alcune delle vigne più rappresentative.

Il versante occidentale, più alto e ricco di gesso, genera vini tesi e freschi; l’area centrale rappresenta l’equilibrio classico del comune; il versante orientale, verso Santa Maria e Barolo, offre espressioni più strutturate e profonde. Accanto alle MGA più note emergono menzioni minori di grande fascino, come Conca, capaci di raccontare sfumature uniche.

Le cifre testimoniano la crescita del territorio: dai 240 ettari vitati del 1967 agli oltre 560 ettari del 2022, con una produzione che oggi si aggira sui 4 milioni di bottiglie.

La serata entra nel vivo con la prima batteria di sei vini, tutti annata 2021, unanimemente considerata eccezionale, presentati da Mauro Carosso e da Matteo Ellena, presidente della Cantina Comunale di La Morra. La degustazione non è una semplice prova tecnica, ma un viaggio attraverso la geografia e la storia del nebbiolo, alla scoperta dei caratteri unici che ogni vigneto sa esprimere.

La degustazione

Barolo DOCG San Giacomo 2021 - Stroppiana

Il primo vino arriva dalla famiglia Stroppiana, attiva da tre generazioni. La vigna si trova nella zona della vecchia chiesa di San Giacomo, esposta a sud-ovest e coltivata a nebbiolo da circa cinquant’anni. Tradizionalmente, qui si producevano vini destinati alla Santa Messa, ma oggi il Barolo di Stroppiana si distingue per carattere levigato, tannino evidente e struttura media. I terreni, costituiti da cristalli di formazione di Cassano Spinola, rendono il vigneto particolare e raro: tra La Morra e Verduno solo due aziende producono questo vino da San Giacomo. La vinificazione tradizionale in legno e tonneaux lascia emergere note di catrame e frutti maturi, espressione di una maturazione più tardiva dovuta all’altitudine media di 300 metri.

Barolo DOCG Castagni 2021 - Reverdito

Segue il secondo vino, prodotto dalla famiglia Reverdito, con vigneti tra La Morra e Serralunga. I fratelli Michele e Sabina coltivano un vigneto di circa 30 anni a 450 metri di altitudine, sempre esposto a sud-ovest. Qui il terreno, ricco di gesso affiorante e formazioni di Cassano Spinola, favorisce una maturazione più lenta del nebbiolo. Vinificato in acciaio e legno grande, il vino mostra un equilibrio tra struttura e freschezza, confermando come il territorio e l’altitudine plasmino in maniera determinante l’espressività di questo vitigno. Anche qui, la storia e la tradizione si intrecciano: la zona dei Castagni, già citata nel 1477, conserva una memoria vitivinicola antica, dove nebbiolo, dolcetto e nascetta convivono ancora nelle stesse vigne.

Barolo DOCG Serradenari 2021 - Dosio

Il terzo vino arriva dalla cantina Dosio, con l’accompagnamento di Andrea Autino, tecnico della struttura. L’azienda nasce come investimento industriale torinese negli anni ’70 e si è sviluppata, con grande passione per il territorio, tra La Morra e Serralunga. Il vigneto Serradenari, il cru più alto di La Morra e della zona del Barolo, oltre 500 metri, è stato piantato in più fasi: inizialmente dolcetto e nebbiolo non maturavano a causa del clima, ma negli anni ’90 il nebbiolo ha trovato la giusta esposizione e maturazione.

Qui la vinificazione è rigorosa: fermentazione in tini tronco-conici da 50 hl, macerazione post-fermentativa di due mesi e affinamento in botti grandi da 15-25 hl di legno francese e austriaco. La complessità dei microclimi, in soli 4 km cambia totalmente esposizione, altitudine e piovosità, dà vini unici: fruttati, floreali, sapidi, con tannini eleganti e immediati, capaci di raccontare l’altitudine e l’energia dei terreni più alti di La Morra.

Barolo DOCG Galina 2021 - Crissante

Segue il quarto vino, della storica azienda Crissante, situata nella frazione di Santa Maria Roggeri. Con i suoi 6 ettari di nebbiolo per Barolo, l’azienda coltiva tre cru: Capalot, Galina e Roggeri. La zona, sabbiosa e particolare, permette di produrre Barolo in purezza, vinificato secondo la tradizione: botti grandi non tostate, rimontaggi e affinamento in bottiglia.

Il Capalot, esposto verso il paese, ed il Galina, più basso, danno vini dalla vendemmia tardiva, frutto croccante, ciliegia matura e confettura, carattere sapido e struttura leggera. Qui la sapiente cura del vigneto e la vinificazione tradizionale permettono di esprimere la tipicità del terroir: eleganza, immediatezza e leggerezza, senza perdere complessità aromatica.

Barolo DOCG Giachini 2021 - Carlo Revello

Il quinto vino proviene dalla cantina Carlo Revello, nata da un percorso familiare che ha radici nei possedimenti ecclesiastici della zona. I fratelli Revello hanno scelto strade diverse: Enzo ha mantenuto l’azienda originaria, mentre Carlo si è trasferito a Santa Maria, ricostruendo la nuova struttura di famiglia insieme ai figli. Qui si mantiene lo stile dei Barolo Boys, con la fase della barrique seguita da affinamento in botti grandi e tostate, che conferiscono ai vini struttura e armonia.

Il vigneto, situato nella zona Giachini sotto il Castello di Mercenasco, tra Conca e le Rocche, comprende circa 14 ettari, per il 72% vitati a nebbiolo. Suoli di marna e sabbia, altitudini tra 230 e 330 metri e vendemmie precoci in un microclima caldo e ben esposto danno vita a un Barolo caratterizzato da frutti rossi maturi, tannini morbidi ed armonia, dove la personalità del territorio emerge con chiarezza nonostante la piccola estensione della zona.

Barolo DOCG Vigna Capalot 2021 - Sandrone Giorgio

Chiude la prima batteria il sesto vino, proveniente dall’azienda Giorgio Sandrone. Il vigneto si trova vicino alla zona delle Rive, sopra il Galina, a 350-360 metri di altitudine, con esposizione sud-est. La zona è caratterizzata da suoli e microclimi diversi: a fondo valle scorre il Tanaro, mentre le colline creano una ventilazione che favorisce maturazioni regolari.

Questo Barolo si distingue per struttura marcata e profilo olfattivo complesso, con note balsamiche e aromatiche che esprimono il potenziale evolutivo del cru. Luminoso e vivo nel colore, mostra eleganza, profondità e durata, incarnando la capacità di La Morra di produrre vini immediati, ma destinati a lungo invecchiamento, in perfetto equilibrio tra territorio e uomo.

Barolo DOCG Annunziata 2021 - Brandini

La seconda batteria prende avvio con il settimo vino, proveniente dall’azienda Brandini. Il vigneto si trova sopra i Castagni, verso Cherasco, nella zona dell’Annunziata, una delle MGA più ampie di La Morra. Qui i terreni sono eterogenei, con suoli ricchi, sabbiosi e laminati, e l’esposizione varia da sud-est a ovest, creando una maturazione più tardiva e vini dalla struttura equilibrata e fresca. La vinificazione è tradizionale, con macerazione in acciaio e legno per quattro mesi e affinamento in botti grandi da 50 ettolitri per 24 mesi. Nonostante le differenze di pendenza e microclima all’interno dello stesso cru, l’azienda riesce a produrre Barolo rigorosi e coerenti, rispettosi del territorio e del nebbiolo.

Barolo DOCG Rocche dell'Annunziata 2021 - Arnaldo Rivera

Arnaldo Rivera rappresenta la linea di eccellenza della storica cantina sociale Terre del Barolo, un progetto che rappresenta tutti gli undici comuni della denominazione e unisce l’approccio cooperativo ad un rigoroso protocollo qualitativo. Le uve dei soci vengono vinificate tutte allo stesso modo, selezionando le migliori parcelle di ciascun vigneto, così da ottenere vini coerenti nello stile ma capaci di esprimere le diverse sfumature dei singoli cru. Il nome Arnaldo Rivera omaggia il fondatore della cantina, sindaco e maestro di Castiglione Falletto, e si lega simbolicamente ad uno dei luoghi più vocati del Barolo, le Rocche dell’Annunziata. Il risultato sono vini che parlano una lingua territoriale comune, ma che in degustazione rivelano identità distinte, dimostrando come sia possibile esaltare la tipicità anche all’interno di una cantina sociale.

Il suolo di marne di Sant’Agata Fossili, sabbiose e laminate, l’esposizione a nord nord-ovest, una quota altimetrica media di 300 metri consentono una vendemmia precoce delle uve di questo grande cru, e regalano a questo vino aromi fruttati e floreali, carattere levigato e struttura medio/solida.

Barolo DOCG Rocche dell'Annunziata 2021 - Aurelio Settimo

Il nono vino, proveniente anche lui dal prestigioso e storico cru Rocche dell’Annunziata, arriva dall’azienda Aurelio Settimo, guidata da Tiziana, figlia del fondatore Aurelio, e, negli anni ‘80, primo presidente donna della Cantina Comunale di La Morra. L’azienda, piccola e tradizionale, produce principalmente nebbiolo e dolcetto, concentrandosi sulle vigne delle Rocche dell’Annunziata, un cru storico caratterizzato da suoli sabbiosi ed una maturazione precoce, grazie all’esposizione favorevole. La vinificazione prevede macerazioni lunghe ed affinamento in botti grandi, con vini in purezza, tranne alcune eccezioni. Le bottiglie risultano fruttate, levigate, con tannini evidenti e note balsamiche e speziate, mantenendo un profilo floreale che, secondo quanto sosteneva Ratti, ricorda la rosa canina. La vendemmia precoce e la gestione attenta dei 30 ettari, quasi tutti a nebbiolo, restituiscono vini di struttura media, eleganti e rappresentativi del cru.

Barolo DOCG La Serra 2021 - Voerzio Martini 

Il decimo vino è prodotto dall’azienda Voerzio-Martini, evoluzione della storica cantina di Gianni Voerzio. Il nome deriva dall'unione tra la tradizione vinicola di Gianni Voerzio e l'innovazione portata dai nuovi proprietari, i fratelli Mirko e Federica Martini, subentrati nel 2015. La cantina, all’insegna della continuità, ha mantenuto uno stile personale, con 18 ettari di vigneti tutti a nebbiolo tra La Serra e altre zone storiche al confine con il comune di Barolo, terreni di marne classiche Sant’Agata Fossili a 400 metri di altitudine, con esposizione meno assolata. La vinificazione prevede maturazione in tonneaux in parte di legno nuovo per circa 24 mesi e, dopo l’assemblaggio, il vino sosta ancora per sei mesi in botti grandi da 25 ettolitri. La vendemmia è tardiva ed il vino si contraddistingue per frutto maturo, carattere levigato/sapido e struttura medio/solida.  

Barolo DOCG Cerequio 2021 - Roberto Voerzio

L’ultimo vino in degustazione è Barolo Cerequio di Roberto Voerzio, uno dei leggendari Barolo Boys e fratello di Gianni.  Qui troviamo una gestione maniacale del vigneto e produzioni molto basse: meno di 1 kg per pianta su una densità elevata, come a Bordeaux. Il cru più famoso, Cerequio, copre 24 ettari tutti a nebbiolo, su suoli di marne Sant’Agata Fossili ricchi di minerali, con affinamento di 24 mesi in barrique usate. Il Barolo risultante è catramoso, solido, tannico e levigato, con una struttura profonda e complessa. La qualità unanimemente riconosciuta del cru, unita all’elevata cura dei vigneti, lo rende uno dei punti di riferimento assoluti di La Morra.

I vini degustati hanno mostrato tre grandi declinazioni: i cru estremi, caratterizzati da altitudine e freschezza; le zone centrali, equilibrate ed armoniose; e le aree che producono vini di grande struttura, tutti con stili differenti, ma mai estremi.

In tutti i casi, l’idea condivisa dai produttori è di dare sempre massima dignità al Barolo, valorizzando il nebbiolo e la sua identità territoriale, raccontando un territorio, La Morra, e la passione autentica di chi lo vive e lo traduce in vino. Una degustazione interessante, esaustiva e completa, capace di offrire una lettura ampia e consapevole di ben undici interpretazioni importanti. Unico grande assente della serata, come sottolineato con sorriso e ironia dal presidente Mauro Carosso, un bel brasato fumante, degno accompagnamento di vini così significativi. Una battuta che chiude la coinvolgente serata suggellando un momento di grande condivisione, cultura e convivialità.