Cantina Endrizzi: dal Trentino al futuro in 140 anni
Racconti dalle delegazioni
20 aprile 2026
AIS Milano, a Magenta, ha ospitato la storica cantina Endrizzi nata oltre 140 anni fa, nel 1885, quando ancora quel territorio faceva parte dell’Impero austro-ungarico. Un evento particolarmente atteso, il primo organizzato nei nuovi spazi di Cascina Pietrasanta. Un palcoscenico tutto nuovo per conoscere una delle cantine più prestigiose del Trentino.
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La nuova sede di AIS Milano a Magenta apre il sipario degli eventi 2026 ospitando la storica Cantina Endrizzi di San Michele all’Adige in provincia di Trento. Per la prima volta, ad accoglierci, sono gli ampi spazi di Cascina Pietrasanta. Il primo a salire sul nuovo palcoscenico è Roberto Fusè, responsabile della sede di Magenta, che ci presenta la nuova sede inaugurata già per i corsi da un paio di mesi. Le sue sono parole cariche di emozione e orgoglio per questo debutto che segna l’inizio di una nuova pagina di storia della nostra associazione. Al suo fianco, a illustrarci le caratteristiche vitivinicole del territorio trentino e a condurre la degustazione, Vinicio Zanetti, sommelier, degustatore e relatore della Delegazione AIS di Milano. Il ruolo di ospite d’onore spetta a Daniele Endrici che, con la sorella Lisa Maria, rappresenta la quinta generazione della Cantina Endrizzi.
Daniele inizia il suo racconto accompagnandoci in un viaggio immersivo nella storia, nella filosofia e nell'innovazione di una delle cantine più storiche e all'avanguardia del Trentino. La sua narrazione svela le radici profonde e la straordinaria evoluzione della cantina, fondata nel 1885 dal trisavolo Francesco Endrici. Una storia che inizia con umiltà: Francesco, settimo figlio di una famiglia non benestante della Val di Non, intraprese un percorso arduo nella Valle dell'Adige come operaio addetto alla costruzione della ferrovia del Brennero.
Il primo incontro con il mondo enoico fu il matrimonio con Giovanna Pellegrini, che portò in dote i primi vigneti. Francesco, pur non conoscendo affatto quell’ambìto, ma dotato di un’innata intraprendenza, iniziò a prendersi cura della vigna, dimostrandosi un abile vignaiolo, cominciò a vinificare e si scoprì, pure, un eccezionale imprenditore. La sua visione portò a una crescita vertiginosa dell'azienda: in pochi anni acquisì il Masetto, un prestigioso maso del 1400 che ancora oggi è fulcro dell'attività e dimora della famiglia. Successivamente, fu eretta l'attuale cantina Endrizzi, un edificio storico che già precedentemente alla Prima Guerra Mondiale vantava volumi produttivi tre volte superiori a quelli odierni.
Oggi la conduzione dell’azienda è affidata alla quarta generazione, i genitori di Andrea e Lisa Maria, mamma Christine e papà Pio che nel 1975 iniziò il suo percorso in azienda. La sua figura è emblematica essendo stato uno dei cinque fondatori dell'Istituto Trento DOC, nel 1984, contribuendo in maniera decisiva alla tutela e alla promozione del Metodo Classico trentino. Endrizzi vanta così una storia quarantennale nella produzione di bollicine.
Il territorio
Vinicio prende la scena dipingendo il Trentino come un territorio dalla ricchezza pedoclimatica straordinaria, un vero e proprio mosaico che consente una diversificazione produttiva unica. Una vecchia mappa degli anni '60 del secolo scorso, sebbene grossolana, evidenzia una predominanza di suoli calcarei, testimonianza degli antichi fondali marini fondamentali per la qualità viticola.
Il clima
Il Trentino è una zona di transizione climatica con tre macro-fasce:
- Oceanico/Atlantico: tipico dei fondivalle, con inverni miti, estati fresche, scarse escursioni termiche e piogge abbondanti e regolari;
- Continentale Temperato: nelle aree collinari, caratterizzato da grandi escursioni termiche (giornaliere e stagionali), inverni nevosi ed estati più calde;
- Mediterraneo: sull'Alto Garda, influenzato dalle brezze dell’Ora (calda pomeridiana) e del Pelèr (fredda notturna) che favoriscono la coltivazione non solo della vite ma anche dell'ulivo (per un olio Garda DOP di eccellenza) e persino di limoni e cipressi.
Daniele, intervenendo nella narrazione, sottolinea una certa preoccupazione per l'aumento della temperatura media di 1,3 °C nel corso di un solo decennio poiché ciò comporta una maturazione anticipata delle uve e vendemmie precoci, che preserva la freschezza - utile per gli spumanti -, ma rischia di compromettere la piena espressione aromatica. La risposta più ovvia è che, oggi, si cerca di coltivare a quote sempre maggiori. Un altro possibile stratagemma sarebbe quello di rivalutare la pergola, un sistema d’allevamento del passato, ma che oggi sarebbe particolarmente apprezzata per la protezione dal sole eccessivo e per ottenere vini con gradazioni alcoliche più contenute, in linea con le moderne richieste del mercato.
Produzione agricola
L'uva da vino è un pilastro dell'economia agricola trentina, rappresentando circa l'8% della produzione totale. Le aree vitate (circa 10.000 ha), si concentrano lungo la Valle dell'Adige, la Val di Cembra, la Valle del Sarca e la Valle dei Laghi. Se un tempo il Trentino era sinonimo di vini rossi, oggi è dominato dai vini bianchi (circa il 75-80% della produzione totale).
Prima della degustazione dei vini e della consueta apprezzatissima cena a base di piatti tipici trentini, vogliamo lasciare spazio alle parole di Daniele che racchiudono perfettamente l’anima e lo spirito di questa azienda: «La nostra filosofia è di intervenire il meno possibile per esaltare la qualità intrinseca dell'uva e del terroir, alla ricerca costante di eleganza e bevibilità. Da cinque generazioni la nostra famiglia produce con passione e dedizione vini pluripremiati nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi».
La degustazione
Le varietà sono vinificate separatamente: lo chardonnay in botte grande e il riesling renano in acciaio. I vini vengono successivamente uniti in vasche d‘acciaio per un ulteriore affinamento di alcuni mesi.
Colore paglierino con riflessi dorati al naso il profilo è complesso e in evoluzione. Il riesling renano apporta note agrumate e di mela verde. Sullo sfondo sentori minerali di pietra bagnata e idrocarburo. Vino di estrema verticalità in bocca: freschezza e sapidità giocano una partita ad alto livello a cui si contrappone una certa morbidezza data dal legno. Un blend di sicuro interesse.
Le uve provengono dal vigneto storico di Piancastello su roccia dolomitica. La prima fermentazione viene condotta per una piccola parte del vino in barrique e il restante in acciaio. La maturazione sui lieviti dura almeno 36 mesi. Alla sboccatura il dosaggio zuccherino è minimo per non alterare le caratteristiche di freschezza mantenendo un equilibrio ineccepibile.
Colore giallo paglierino vivo, perlage fine e continuo. Profilo olfattivo di assoluta eleganza. Il ventaglio aromatico apre su sentori fruttati e vegetali di fieno. In evidenza una nota caramellata. In bocca impressiona la facilità e l’immediatezza di beva nonostante la complessità. La bollicina è ben presente ma per niente invadente. Un vino che può ancora migliorare parecchio avendo davanti a sé una prospettiva di longevità significativa.
Stesse caratteristiche di provenienza e vinificazione del vino precedente con l’unica differenza che alla sboccatura non vengono aggiunti zuccheri per non alterare le sue caratteristiche naturali.
Colore giallo paglierino vivo, perlage fine e continuo. Al naso l'assenza di dosaggio esalta l'anima dello chardonnay. Rispetto alla versione Extra Brut Riserva, è assente la nota caramellata sostituita da un ricordo di panificazione. Più marcata la nota di mela verde. Sullo sfondo note erbacee di erba essiccata. Vino di estrema verticalità in bocca e bellissima sapidità. Potente ed elegante che, pur con minima variazione di dosaggio rispetto al vino precedente, ha un profilo molto personale.
Il progetto Paradice nasce nel 2021 dalla richiesta del sindaco di Vermiglio al Passo Tonale che voleva un vino che parlasse del territorio e del profondo legame tra vino e alta montagna. Contattò la famiglia Endrici pronta a esplorare sfide sempre nuove. Insieme scelsero una grotta sopra i 2000 metri di altitudine ai piedi del Ghiacciaio Presena scavata negli anni '60 del Novecento e destinata a una centrale idroelettrica mai realizzata. Nasce così Endrizzi PARADICE. Un Trentodoc unico, affinato per oltre 70 mesi, 36 dei quali passati in cantina e 34 in grotta. Il packaging del vino è costituito dai teli bianchi posizionati sul ghiacciaio per limitarne lo scioglimento, un progetto che coinvolge tutte le associazioni e aziende della zona. Oltre al Consorzio Tonale Ponte di Legno, è cruciale la collaborazione con il MUSE (Museo delle Scienze) di Trento per studiare l'affinamento d'alta quota.
Colore brillante, perlage fine ed elegante. Naso ricco di note agrumate di limone e lime, impreziosito da sentori di erbe quasi medicinali, da sbuffi di fiori essiccati e note minerali esaltate dalla lenta maturazione in grotta ad oltre 2000 metri di altitudine. Un sorso giocato su un grandissimo equilibrio. La lunga evoluzione in ambiente freddo ha mantenuto la freschezza ma ha anche donato una certa rotondità. Bellissima sapidità in sottofondo. Un vino non immediato ma che esprime una bellissima finezza e una grandissima personalità.
Uve provenienti da vecchi vigneti allevati a guyot. In agosto vengono diradati i grappoli in ritardo di maturazione. Nella seconda metà di settembre l’uva selezionata è cernita a mano. L‘uva diraspata fermenta per dieci giorni a temperatura controllata in vinificatori speciali chiamati Ganimede. Fermentazione in acciaio e per una piccola parte malolattica in legno per tre mesi.
Colore rosso carminio luminoso e trasparente. L’incipit olfattivo è su profumi di frutta rossa (melagrana, lampone e fragolina) seguiti da sentori speziati di pepe nero e di sottobosco di muschio. In bocca risulta estremamente gradevole. Dotato di una bella struttura e morbidezza, con freschezza e sapidità ben bilanciate. Buona la persistenza e la lunghezza.
Uve selezionate provenienti solo da vigne vecchie (più di 60-70 anni). Dopo un periodo di appassimento di circa due mesi, i grappoli vengono posti a fermentare in acciaio. L’affinamento è di circa 24 mesi in barrique, seguito da 12 mesi in bottiglia.
Alla vista scuro, quasi nero. Complesso il ventaglio aromatico: frutta nera di amarena, mora e ribes. Note speziate di pepe nero, cannella e anice, e note tostate di cioccolato e caffè. A chiudere un sentore balsamico di erbe di montagna. Il sorso risulta strutturato e concentrato di materia. Ne risulta un vino materico dove si coglie pienamente il processo di appassimento. Sorprende per un vino prodotto da uve teroldego, solitamente associato alla leggerezza. Grande interpretazione non convenzionale.