Dieci modi di dire Soave

Racconti dalle delegazioni
10 dicembre 2008

Dieci modi di dire Soave

Si è svolta recentemente una bella degustazione sul vino Soave. Vi proponiamo un accurato resoconto curato da Marco dell’AIS di Verona

Marco Ais Verona

1.Soave Classico 2002 “Costa Alta” Az. Ag. Montecrocetta (Brognoligo-Monteforte d’Alp.)
Una fresca interpretazione aromatica per questo Soave che viene dalla folta schiera degli emergenti. Al naso colpisce non tanto la spazialità, quanto l’intensità della mela verde e delle sensazioni citrine. All’esame gustativo è caldo e ben strutturato; la freschezza lascia posto ad una sapidità evidente per chiudere col caratteristico e piacevolissimo amarognolo della mandorla. È perfettamente armonico, anche con quanto ci ha mostrato visivamente: consistenza e caldi toni paglierini. Piccoli Soave crescono? Sembrerebbe proprio di sì.

2. Soave Classico 2002 Az. Agricola Coffele (Soave)
Dalle colline di Castelcerino nasce il Soave di Coffele; solo acciaio per questa Garganega quasi in purezza con una piccola percentuale (5%) di Chardonnay.
È fruttato di mela golden e di banana con note floreali di acacia e sambuco; in bocca è elegantemente equilibrato, di buona struttura e persistenza. È un‘idea di Soave che va dritta al sodo, ma che non manca di nascondere la sua vanità, come una bella donna sicura del suo fascino.

3. Soave Classico Superiore 2001 “Castel Cerino - Rocca Sveva” Cantina di Soave (Soave)
La sua eleganza, al naso, colpisce più dell’intensità; il sentore fruttato di mela, stark e cotogna, lascia spazio al floreale di acacia, con richiami di arachide tostata. Al gusto freschezza e calda alcolicità sono solo percettibili grazie ad un corpo che amalgama il tutto consegnandoci un vino morbido e ben equilibrato. I dati tecnici evidenziano una presenza significativa di Chardonnay (20%) che non sembra affatto snaturare l’identità geografica del vino.

4. Soave Classico 2002 “Pressoni” Cantina del Castello (Soave)
Al naso è pacato nell’ampiezza con riconoscimenti di drupe bianche e fiori di sambuco, molto tipico nella presenza di mandorla fresca. Ma è in bocca che apprezziamo di più la sua personalità, nella sua discreta freschezza, nel calore e nella struttura che lo rendono “invitante” e con uno splendido lungo finale gradevolmente amarognolo. Virtuosismi di Garganega o aspirazioni del Trebbiano di Soave? Il 20% del secondo vitigno è certamente una presenza significativa. Anche in questo dubbio, affascina.

5. Soave Classico 2002 “La Froscà” Az. Ag. Gini (Monteforte d’Alpone)
Cavallo di battaglia per un’altra azienda storica della zona, la Froscà evidenzia al naso un taglio evoluto dei frutti: pera, albicocca, banana e mandarino con tocchi di frutta candita.
Il quadro gustativo mette in risalto la struttura del vino, già preannunciata peraltro dall’esame visivo; l’assemblaggio dei legni (il 30% è affinato in Barrique) lo rende elegante senza ammorbidirlo eccessivamente; è infatti caldo e strutturato, di buona freschezza con l’immancabile chiusura amara che la Garganega sa regalare.

6. Soave Classico 2002 “M.te Carbonare” Suavia (loc. Fittà-Soave)
Altro vino, altra zona, altro Cru: è la sintesi che ci sembra più appropriata per questo vino che richiama l’attenzione già nell’intensità cromatica e conquista poi per l’ampiezza dei profumi. E’ fruttato, soprattutto fresco e fragrante, di salvia e limoncella, di muschio anche di gelsomino con con una mineralità che non è solo contorno. L’altitudine del vigneto da un lato e la tipologia dei terreni dall’altro sembrano essere determinanti
In bocca la conferma delle attese viene da sensazioni di livello sostenuto; fa da sfondo un corpo notevole ma anche una freschezza tutta da apprezzare.

7. Soave Superiore 2000 “Santo Stefano“ Az. Ag. Portinari (Brognoligo-Monteforte d’Alp.)
L’affinamento in rovere è un’altra dei percorsi della filosofia produttiva in Soave.
Umberto Portinari sceglie dodici mesi di Barrique e almeno altrettanti di bottiglia per questo suo prodotto. Il colore e la consistenza lasciano già intendere altre aspirazioni, tant’è che al naso lo troviamo carico di frutta matura, con sensazioni che richiamano lontanamente l’appassimento, la crosta di pane e il burro di arachide fino a più complesse sensazioni di gomma arabica e di ginepro. Al palato è sicuramente morbido e ben equlibrato con un sottile gioco finale tra la tostatura e il varietale amarognolo.

8. Soave Classico Superiore 2001 “La Rocca” Az. Ag. Pieropan (Soave)
La struttura calcarea dei terreni ai piedi del Castello Scaligero, da cui nasce appunto “La Rocca”, non è frequente in zona classica, dove la matrice è prettamente vulcanica.
Anche qui la Garganega in purezza rivela tutte le sue potenzialità, con una vocazione per i grandi confronti. Interessante l’uso del rovere con un ricorso da manuale della grande botte. Dal punto di vista olfattivo conquista per l’eleganza e l’ampiezza dei profumi di camomilla, di salvia e limoncella, di albicocca e di fruttati più evoluti come il mango e il melone. I richiami di speziatura sono già intriganti per un vino alla sua prima anteprima.
In bocca la freschezza iniziale cede lentamente la scena al morbido finale mentre struttura e persistenza diventano un tutt’uno.

9. Soave 2001 “S Brizio” Az. Ag. La Cappuccina (loc. Costalunga-Monteforte d’Alpone)
Carico e luminoso anche il giallo paglierino di questo vino mentre al naso la presenza del legno ha uno stile molto internazionale; sei mesi di affinamento in barrique producono infatti una netta percezione della tostatura, del caffè e della vaniglia. Occorre solo un po’ di pazienza perché il frutto si riprenda la scena con un profumo fragrante, tropicale, anche agrumoso, con note di burro di arachide e di nocciola. Al palato l’equilibrio è retto da sensazioni pseudocaloriche e sapide, con una morbidezza che è figlia dell’uva piuttosto che dell’affinamento. Persistenza ed intensità sicuramente all’altezza.

10. Soave Classico 1999 “Colle S. Antonio” Az. Ag. Prà (Monteforte d’Alpone)
Nessun cedimento del colore, anzi il contrario, per un bianco che all’anagrafe non è più un giovincello; eppure al naso è ancora in grado di stupirci con sensazioni esotiche e citrine, di cedro e limone, amalgamate a spunti minerali e speziati, di radice di liquirizia, corollario di un sapiente dosaggio dei legni: certamente ampio e persistente. In bocca è ancora fresco ma alcoli, polialcoli e la struttura nel suo insieme lo rendono ben equilibrato e lungo.


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