Etna: un viaggio nel tempo lungo 10 anni

Il tempo è quella risorsa limitata che non fa distinzioni di censo, cultura e lignaggio. E proprio Sua Maestà il Tempo è stato il protagonista della serata sui vini dell’Etna di 10 anni fa, magistralmente condotta da Salvo Foti, l’Etna in persona, e Adriana Licciardello, sommelier, degustatrice e catanese Doc.

Giovanni Libutti

L’agire silenzioso del tempo ci ha accompagnato come il filo nascosto di un regista, che governa e dispone, modellando e cambiando il profilo della Muntagna, la grande protagonista di questa civiltà: il maestoso e onnipresente Etna. È l’Etna che, mutando incessantemente sotto l’azione del ripiddu ("terreno piovuto dal cielo" o sky soil) e delle sciare (colate laviche), ricorda all’uomo il suo essere ospite e la necessità che tutto a lei si adegui e si conformi. 

L’Etna è un caleidoscopio unico di paesaggi e condizioni climatiche; è una montagna, e come tale porta freddo e neve, ma è anche adiacente al mare da cui è influenzato; ma, soprattutto, è un vulcano e il suolo delle sue vigne varia a seconda dell’interessamento da colate laviche o dalla caduta di detriti ricchi di silice e magnesio. Spostarsi tra i diversi versanti, da sud a est, fino a nord, consente di apprezzarne quindi differenti espressioni bioclimatiche, altitudini, precipitazioni ed esposizioni. 

La biodiversità dell'Etna è un ecosistema unico e dinamico dove convivono innumerevoli specie animali e vegetali e dove possono trovarsi tutti i climi d’Europa; ai vignaioli è data quindi la possibilità di sperimentare nuovi suoli e nuovi microclimi, verso condizioni più favorevoli rispetto alle sfide del cambiamento climatico. È un ecosistema continuamente "imposto" e rimodellato dall'attività vulcanica, che agisce distruggendo e creando sempre nuovi habitat. Questo ambiente estremo fertilizza il suolo e obbliga la flora e la fauna a adeguarsi costantemente. La continua necessità di adattamento caratterizza anche l’opera dei vignaioli che modellano il paesaggio della montagna con la maestria dei muretti a secco e delle terrazze per contenere i terreni sabbiosi e utilizzano il sistema di allevamento ad alberello dove la vite fa da ombrello e ripara dalla pioggia e dalla caduta delle pietruzze laviche.

Tutte queste condizioni, unite a grandi vitigni e a una grande civiltà enoica che risale sin al 1435 con la Maestranza dei Vigneri, sono i presupposti che hanno reso possibile lo sviluppo di grandi vini. Avere la consapevolezza di dove ci si trova è quindi fondamentale per capire quale vino produrre e come produrlo. Anche la scelta del vitigno di elezione è infatti influenzata dalla grande varietà dell’Etna. Il nerello mascalese nasce a Mascali, in riva al mare, e per sua natura predilige climi caldi o dalle grandi escursioni termiche come il versante nord. A Milo, direttamente influenzata dal mare Jonio, fresca e circondata da boschi, si seleziona invece un vitigno bianco come il carricante e altrove si sceglie di coltivare il grenache.

La Degustazione

Il 2016 è considerato un'annata favorevole per i vini dell'Etna; le uve hanno potuto beneficiare di una maturazione lenta e regolare grazie a temperature non eccessive durante l'estate e a una buona escursione termica; il periodo di vendemmia è stato agevolato da scarse precipitazioni che hanno evitato problematiche varie come quelle a cui andrebbe incontro ad esempio il nerello mascalese, vitigno che tende ad assorbire molta acqua e, se vendemmiato in condizioni piovose, produce vini con residuo zuccherino diluito. 

Etna Bianco DOC Superiore 2016 – Barone di Villagrande

La degustazione inizia con un vino 90% carricante che proviene da una vigna situata a Milo sul versante est a 700 m s.l.m.; all’apparenza “inganna” e non dimostra affatto gli anni sulle spalle: il colore è paglierino con una bella brillantezza e riflessi verdolini di gioventù; al naso emergono in principio le note floreali, fiori d’arancio e zagara per poi lasciare spazio ad una frutta a polpa bianca, alle piccole e croccanti mele dell’Etna e ad un finale vegetale di rosmarino e alloro. In bocca è secco, sapido, con finale ammandorlato e con una nota agrumata che non avevamo percepito al naso. È un vino con una buona persistenza che tuttavia lascia in bocca soprattutto la scia sapida e la parte della freschezza. 

Etna Bianco DOC – Millemetri 2016 - Feudo Cavaliere

Il secondo vino in degustazione è ottenuto da uve di carricante vinificate in purezza provenienti in parte da un vecchissimo vigneto a piede franco e in parte da un vigneto di recente impianto. Ci troviamo questa volta a sud, a Villagrande a 1000 m s.l.m. Qui, nonostante l’altitudine, il sole quando si affaccia, alza di molto le temperature. Anche in questo caso ci troviamo davanti a un inaspettato paglierino, anche se meno brillante e fitto del precedente. Al naso riconosciamo fiori dolci come la ginestra e appare più solare del primo. Al contrario in bocca scopriamo un nervo acido da vino di montagna che si integra con una gradevole sapidità: è un vino più persistente del precedente che ci lascia l’impressione di masticare una fetta di limone con un pizzico di sale. 

Terre Siciliane Bianco IGT – Mareneve 2016 - Federico Graziani

Il terzo vino proviene dal versante nord ovest, da vigneti posti a 1100 metri di altezza; è un blend di carricante, riesling renano, gewürztraminer, chenin blanc e grecanico vinificato con fermentazione spontanea in acciaio, affinamento sulle fecce fini per 12-18 mesi e 6 mesi in bottiglia. È paglierino con riflessi meno verdognoli rispetto agli altri. Anche al naso ha un impatto diverso, più complesso: la parte fruttata è molto evidente, esotica come ananas e litchi ma anche agrumata come i mandarini giapponesi oltre a evidenziare una marcata nota vegetale di erbe selvatiche. In bocca abbiamo un riscontro più immediato e coerente con i descrittori olfattivi: riconosciamo la frutta tropicale e le note terziarie. Anche il residuo zuccherino è più riconoscibile rispetto ai primi due, forse per la sapidità meno impattante.

Etna Rosso DOC Riserva – Rovittello 2016 - Benanti Viticoltori

Il primo vino rosso della batteria in degustazione proviene dalla raccolta delle uve di nerello mascalese (90%) e nerello cappuccio della piccola particella di viti centenarie pre-fillossera a piede franco, allevate con il tradizionale sistema ad alberello, situata a nord dell’Etna, a 750 m s.l.m. Il periodo di vinificazione, maturazione e affinamento è prolungato fino a 60 mesi e la produzione che se ne ottiene è di pochissime bottiglie. Granato di poca fittezza, al naso sentiamo frutta rossa matura che declina verso la frutta sotto spirito oltre a note amarognole di rabarbaro, radice, chinotto, un agrume scuro e una parte di spezie dolci, noce moscata e vaniglia e sul finale arriva una bella nota vegetale di timo e origano. Al palato è decisamente fruttato, si riconosce un pompelmo, la radice di liquirizia più scura, quasi legnosa. Nonostante i tannini siano ben integrati, questi predominano sulle pur presenti freschezza e sapidità. È un vino con una buona persistenza ma rimane soprattutto il tannino: ha ancora molta strada davanti.

Etna Rosso DOC 2016 – Tenuta delle Terre Nere

Il secondo rosso proviene dal versante nord dell’Etna, da vigne situate dai 600 ai 900 m s.l.m. È prodotto quasi interamente con uve di nerello mascalese con una piccola percentuale di nerello cappuccio. All’esame visivo il calice presenta un granato carico; al naso presenta note più coerenti con quanto ci aspetteremmo da un Etna rosso: la radice è più evidente, si percepisce la cenere, la sabbia vulcanica, una nota salmastra, di grafite e olive in salamoia. In bocca troviamo una buona corrispondenza con l’esame olfattivo ed è più rotondo del precedente, i tannini sono molto meglio integrati e ha una freschezza più evidente. È decisamente più bilanciato nelle varie componenti e più persistente nella sua totalità. È sicuramente un vino gastronomico ma, a differenza del precedente si potrebbe bere anche da solo.

Etna Rosso DOC - Arcurìa Sopra il Pozzo 2016 – GRACI

Ci troviamo a nord est, a Passopisciaro a 600 m s.l.m. Il terzo vino rosso in degustazione è vinificato con nerello mascalese dopo lunghissime macerazioni sulle bucce ed è imbottigliato solo nelle annate di grande espressione. L’azienda ha svolto un accurato studio di zonazione riconoscendo nella vigna di “Sopra il Pozzo” un suolo diverso dagli altri di proprietà e caratterizzato da un’alternanza continua di strati di pietra e sabbia grossa (“rifusa”) che è solita regalare vini allo stesso tempo leggeri e profondi. Il calice si presenta granato di buona trasparenza, così come i precedenti, e rispetto ai vini bianchi descrive qualche annetto in più. Al naso è meno impattante, è chiuso. Ha una parte agrumata amarognola di frutta matura, radice e cenere e fava di cacao: ricorda il cioccolato di Modica. Ha un naso pungente. Al palato svela un tannino importante e predominante sul resto delle sensazioni come se non fossero passati i dieci anni che ha sulle spalle. 

Etna Rosso DOC - Vinupetra Viti Centenarie 2016 - I Vigneri

Rimaniamo a nord, nel comune di Castiglione di Sicilia, a 580 m s.l.m. Questo è un vino prodotto da viti centenarie di nerello mascalese (80%), nerello cappuccio (10%) e grenache (10%) allevate ad Alberello Etneo. È un vino “prodotto in un terreno di pietre” che sin dall’esame visivo si presenta diversamente dai precedenti: ha un colore carminio, più carico, fitto. L’esame olfattivo sorprende perché consente di individuare note inaspettate per un vino di dieci anni: riconosciamo frutti rossi di montagna molto maturi ma anche una nota floreale di violetta e una parte vegetale di erba fresca; arriva sul finale anche il pepe e una nota agrumata nera. Al palato è morbido, avvolgente, il tannino è levigato come un talco; è un vino fresco e sapido ma tutto è ben bilanciato e amalgamato. 

Etna Rosso DOC - ‘A Rina 2016 - Azienda Girolamo Russo

Rimaniamo a nord ma saliamo fino a 800 m s.l.m. dove viti di nerello mascalese (90%) e nerello cappuccio regalano un calice dal colore granato più carico e con accenni di aranciato. Ha un naso di un’eleganza e complessità superiore: sentiamo fiori recisi, agrumi scuri, spezie, cuoio, tabacco bianco dolce, chiodi di garofano, un sentore di talco. In bocca si ritrova la stessa eleganza anche se il tannino meno integrato lascia pensare ad un vino più giovane; il residuo secco è più alto, è materico, quasi masticabile; sembra di degustare una spremuta di chinotto. È sicuramente un vino gastronomico che va accompagnato al cibo. 

Etna Rosso DOC – Nerello Mascalese 2016 - Masseria Setteporte

Ci spostiamo completamente: ora siamo a sud, nel territorio di Biancavilla. I vigneti sono terrazzati su sabbie laviche e ubicati intorno ai 700 m s.l.m. È un nerello mascalese e si presenta con un granato carico. Il naso è ampio, mediterraneo con una parte di frutta sotto spirito, bacche speziate, cioccolato fondente, note terziarie di tabacco scuro e balsamiche di eucalipto, erbe officinali, sambuca, grafite. Al palato è rotondo, il tannino è molto ben integrato e si percepisce un retrogusto di frutta e talco; ha un perfetto equilibrio tra freschezza, sapidità e tannino.

La serata arriva a conclusione con la consapevolezza che raccontare i vini dell’Etna significa descrivere innumerevoli declinazioni e varianti, una moltitudine di combinazioni di suoli, esposizioni, altitudini, vitigni e maestria dell’uomo che non può in alcun modo essere riassunta in poche e univoche caratteristiche. 

Qui, dove Dioniso aiutò Ulisse ad accecare Polifemo dopo averlo ammansito e inebriato con il vino, la vite e l’uomo conducono assieme, anno dopo anno, una continua lotta di adattamento. I Greci descrivevano le diverse dimensioni del tempo con l’ausilio di Krónos, il dio del tempo lineare, del passare inesorabile di minuti e ore, Kairos, il dio del "momento giusto" dell'opportunità da afferrare al volo, come l’attimo giusto per la vendemmia, e Aion, il tempo eterno delle stagioni che ciclicamente si avvicendano. Tutte e tre queste divinità sono le protagoniste di quella bevanda miracolosa che la Natura e la mano ingegnosa dell’Uomo ci hanno regalato questa sera, dieci anni dopo, nel calice.