Finger Lakes: i vini che non ti aspetti, a “due passi” da New York

Una delle realtà vitivinicole più intraprendenti degli USA si presenta con terroir e vitigni particolari da conoscere e assaporare

Alberto Gober

Sorprende trovare un'area vitivinicola a solo un'ora di volo (o 5 ore di auto) da New York, la terza regione vinicola per dimensioni di tutti gli Stati Uniti.

Le 129 wineries di Finger Lakes dedicano alla vite 4.500 ettari, per una produzione annuale di circa 750.000 hl. Il nome Finger Lakes evoca i 10 stretti laghi di origine glaciale che la compongono, orientati nord - sud e che, visti dall'alto, ricordano le dita di due mani allungate verso il confine canadese. Sally Semeria e Luisito Perazzo, sommelier AIS di grande esperienza, ci hanno introdotti ai segreti e alle opportunità che offre questa bellissima regione, rinomata anche come attrazione turistica oltre che vitivinicola.

Le prime viti, di origine americana, furono piantate nell'area di Finger Lakes nei primi anni dell’800: si iniziò con la vitis labrusca a cui seguì l'ibrida alexander. All’inizio del XX secolo la produzione era indirizzata soprattutto verso la produzione di spumante, vista l'alta acidità naturale delle uve. Ma già negli anni '20, per effetto del proibizionismo, la produzione di tutte le bevande alcoliche subì un brusco calo. È solo con la fine della seconda guerra mondiale che si assiste alla ripresa della viticoltura, ripiantando la vite là dove il suo posto era stato preso da altre piante da frutta.

Pochi anni dopo, con l’arrivo di Konstantin Frank, definito da molti il Robert Mondavi dei Finger Lakes, la viticoltura dell’area subisce una rivoluzione, con l’introduzione di nuove tecniche e strategie vincenti. Nato in Ucraina, Konstantin è il classico esempio del “sogno americano”: arrivato negli USA dopo esperienze rilevanti nella viticoltura in patria e un dottorato in viticoltura in tasca, inizia a lavorare come lavapiatti, ma ben presto riesce ad instaurare una collaborazione con la Cornell University che lo porterà, da lì a poco, ad acquistare un terreno avviando la produzione di vino con il proprio nome. Nonostante il clima freddo dell'area, e contro l'opinione negativa dei produttori locali - pronti però a seguirlo dopo i primi buoni risultati - espianta le viti americane sostituendole con la vitis vinifera, riuscendo nell’impresa di produrre vini di qualità da diversi vitigni europei.
Il relatore

Nel 1982 Finger Lakes è diventata la terza AVA (American Viticultural Area) riconosciuta negli USA, affiancata in seguito dalle denominazioni specifiche Cayuga Lake AVA e Seneca Lake AVA, dal nome dei due laghi principali. Le AVA, pur essendo la versione statunitense delle nostre DOC, rappresentano solo una definizione geografica che poco ha a che fare con le caratteristiche climatiche e di terroir. In generale le AVA godono di regole con poche restrizioni e le 10 dello Stato di New York ne hanno ancora meno di altri Stati, se si tiene conto che la più rilevante è l'obbligo di utilizzare almeno l'85% dell'uva per godere della denominazione, percentuale che sale al 95% se viene indicata la vigna e al 99% se presente l'indicazione dell'annata.

D'altro canto i minori vincoli favoriscono la sperimentazione dei produttori, liberi di raggiungere il risultato migliore utilizzando differenti zuccheri, acidi, mosti, etc…

Dal punto di vista pedologico a Finger Lakes siamo di fronte a diverse realtà legate alla differente morfologia dei laghi. Nella zona del lago Seneca abbiamo argilla scistosa e ghiaia, mentre al lago Cayuga è l'argilla calcarea la protagonista. Rimane comune a tutta l'area il clima continentale, mitigato dalla presenza dei laghi stessi che, nei periodi più freddi, rilasciano il calore accumulato durante la giornata e creano sbalzi termici in estate, a cui si aggiunge un ulteriore influsso benefico del grande lago Ontario che si trova a poca distanza.

Ma quali sono oggi i vitigni e i vini maggiormente prodotti nei Finger Lakes?

Se in passato la facevano da padrone i Candy Wines, vini semplici, economici e “facili”, in tempi recenti sono molti gli esempi che hanno alzato il livello qualitativo della produzione.

Tra i bianchi, oltre al sempre presente chardonnay, un posto di rilievo è dedicato al riesling. Una versione, quella dei Finger Lakes, che ricorda la produzione germanica della zona del Reno, grazie a condizioni pedoclimatiche simili e ben diverse da quelle di esposizione al sole che influenzano il riesling alsaziano. L'acidità è la caratteristica comune a tutti i riesling della zona, pur con differenti sentori: il fruttato della parte ovest del lago di Seneca si confronta con lo speziato della sponda a est, mentre se cerchiamo la frutta esotica ci rivolgeremo alla produzione del lago Keuka.

Altro protagonista è sicuramente il traminette, incrocio tra gewürztraminer e ibrido americano joannes seyve 23.416, risultato di una ricerca il cui obiettivo era in realtà trovare un’uva da tavola con il sapore del gewürztraminer. Al suo posto si è invece ottenuto un vitigno da vino che qui riesce a dare ottime espressioni in grado di esaltare il colore cristallino e i profumi ereditati dal “genitore” tedesco. Come altri incroci e ibridi che prosperano nei Finger Lakes denota una grande resistenza ai climi freddi unita a un alto livello produttivo.

I vini rossi sono accomunati da una struttura delicata, dove il tannino si sente poco e gli antociani, responsabili del colore, limitano la loro presenza. Oltre a vitigni di origine germanica come blaufränkisch e il dornfelder, è presente una versione locale di cabernet franc mentre il tentativo di coltivare il pinot noir può dirsi ancora a livello sperimentale, non trovando un’identità ben definita.


I vini

Proprio sui vitigni appena citati si è concentrata la degustazione, a partire dal Finger Lakes AVA Traminette 2016 di Fox Run Vineyards, dell'area di Seneca. Un vino equilibrato caratterizzato da una dolcezza fresca e profumi intensi che ricordano il gewürtztraminer a esclusione della parte speziata: agrumi, fiori e rosa gialla.

A seguire uno chardonnay che nel nome, Finger Lakes AVA Unoaked Chardonnay 2017 di Anthony Road Wine, precisa di non prevedere passaggi in botte, anche se al naso si potrebbe giurare il contrario. Un vino che ricorda le versioni francesi dello Chablis piuttosto che quelle italiane, mantenendo un preciso tratto varietale di agrumi, pera, frutta gialla. Allo stesso tempo rimane ben lontano dallo chardonnay della California, più diretto, preciso e schietto dove acidità e soprattutto sapidità hanno la meglio sulla parte zuccherina.

Si passa poi a due riesling nelle versioni dry: Finger Lakes AVA Dry Riesling 2015 di Fox Run Vineyards e Seneca Lake AVA Dry Riesling Classique 2016 di Forge Cellars, dove all'acidità del primo si contrappone la maggiore morbidità del secondo al quale il passaggio in legno, seppur non invadente, finisce per dare una personalità diversa dai classici.

Infine due vini rossi che, soffrendo maggiormente del clima sfavorevole, hanno maggiori differenze rispetto alle versioni tradizionali europee. Il primo, Finger Lakes AVA Cabernet Franc Lemberger 2016 di Anthony Road Wine in effetti è lontano da quello che ci si potrebbe aspettare, con un colore luminoso che ricorda più quello di un pinot nero. I profumi sono articolati, di fiori, piccoli frutti rossi e ciliegie, mentre in bocca si presenta leggero, con una presenza equilibrata di tannini.

Il secondo e ultimo vino rosso degustato è il Seneca Lake AVA Pinot Noir Classique 2017 di Forge Cellars, dove a un naso di vaniglia, cioccolato, marasca si contrappone un sapore in bocca in cui emerge maggiormente il legno che sicuramente, con il passare del tempo, si integrerà maggiormente con le altre componenti.