Garda DOC, un caleidoscopio di espressività

Al Westin Palace Hotel di Milano una masterclass per scoprire l’identità e la poliedricità della denominazione riconosciuta nel 1996 nata per valorizzare i vini varietali delle dieci denominazioni storiche della Riviera Bresciana, dell’Alto Mantovano e del Veronese. Con il Lago come stella polare.

Matteo Forlì

La DOC Garda è una denominazione trans-regionale che attraversa le province di Brescia, Mantova e Verona e cinge il bacino idrico più grande d’Italia. E proprio il lago è insieme bussola ed esaltatore del sincretismo agricolo, culturale ed espressivo che caratterizza questo territorio. Colline antiche, di origine morenica, dalle caratteristiche paesaggistiche rare, e dalle ancor più uniche peculiarità pedoclimatiche dove vitigni autoctoni e internazionali si esprimono con camaleontica personalità, stimolando la vena interpretativa dei suoi produttori e regalando spesso risultati sorprendenti. Un territorio che parla tante lingue attraverso i suoi vini e che si è fatto assaggiare all’hotel The Westin Palace, ospite del salotto milanese di AIS Lombardia.

Una DOC “varietale”

Battezzata nel 1996, la denominazione Garda è nata per valorizzare i vini varietali provenienti dalle 10 denominazioni storiche della Riviera Bresciana, dell’Alto Mantovano e del Veronese (Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valpolicella, Valdadige, Durello, Soave). «I vitigni internazionali, in particolare, protagonisti di una forte diffusione in questa zona, non sono ammessi nei disciplinari delle denominazioni già esistenti, ma sono portatori di caratteri di tipicità cui la DOC, col suo riconoscimento, ha inteso dare rappresentazione», specifica Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda DOC in occasione della masterclass condotta dal relatore Bruno Ferrari.

E proprio il Consorzio stesso, operante erga omnes dal 2016, ha dato decisivo impulso alla crescita della DOC che oggi vanta 250 produttori aderenti: in meno di 10 anni le bottiglie prodotte sono passate da poco più di 3 milioni, agli attuali 20 milioni.

Libertà espressiva

L’inclusivo disciplinare interpreta i tanti idiomi enologici che punteggiano le rive lacustri e si spingono oltre la Valpolicella: quattro vitigni principali a bacca bianca (garganega, trebbiano di Soave o trebbiano di Lugana, chardonnay e pinot grigio), quattro a bacca nera (corvina, marzemino, merlot e cabernet sauvignon) più i vitigni “locali” dell’areale a completare una ricchissima varietà ampelografica. Inoltre, alle tipologie ferme varietali e in uvaggio si aggiungono gli spumanti Charmat e Metodo Classico; una grande libertà espressiva il cui filo conduttore sta sempre nel nome guida. «La DOC ha lo scopo di testimoniare come il Garda scolpisca la personalità dei vini che qui si producono. Perché questo specchio d’acqua di 370 km2 , col suo decisivo effetto mitigante, influisce in modo determinante sul clima dei vigneti che lo circondano». Non a caso questi luoghi e la viticoltura sembrano essere legati a doppio filo, stretti da un legame indissolubile di cui si hanno tracce sin dall’età del Ferro.

Una “carta di identità” per i suoli dell’areale

«Chi beve i nostri vini deve rivivere la bellezza dei luoghi da cui provengono» è il mantra del Consorzio che, per indagare intimamente il nesso tra suoli e vite, ha dato vita a un importante progetto di mappatura. Dalla zona del Lugana ai limiti orientali della provincia veronese, il vasto orizzonte della denominazione - oltre 30 mila ettari vitati - è stato oggetto anche di un poderoso e inestimabile lavoro di zonazione conclusosi con la stesura di una dettagliata carta dei suoli. Un ritratto della variegata enografia della denominazione, suddivisibile in quattro grandi aree geografiche: la sponda est, la sponda sud, la sponda ovest e infine l’ala orientale del territorio.

La zona più occidentale, che segue le rive del Garda, mostra i segni dell’espansione e del ritiro dei ghiacciai del periodo Quaternario: le colline che bordano il lago a ovest, sud ed est hanno clima mite d’inverno e senza eccessi di caldo in estate. Sono formazioni moreniche di diverse età intervallate da lembi di pianura fluvioglaciale. Dalla Val d’Adige, scolpita da terrazzi fluviali ricchi di ghiaia, fino a Soave si estende invece un’ampia fascia di colline calcaree, figlie degli antichi fondali marini, con terreni di limitato spessore capaci di dar vita a vini di grande qualità.

La Degustazione

Garda DOC Brut Maximilian I - Cadis 1898
Celebre per gli spot Anni ’80 e venduto in qualcosa come 10 milioni di bottiglie l’anno, è un metodo Charmat da uve garganega coltivate sui terreni morenici delle sponde del Garda. Ha connotati olfattivi di lime e pompelmo, di frutta a polpa bianca (mela, pera, pesca bianca), cenni floreali che ricordano il biancospino e una nota vegetale di salvia e maggiorana. Teso ed equilibrato, con una stoffa retrolfattiva, dove ritornano le sensazioni agrumate.
 
Garda DOC Brut Rosè Brut Pink - Pratello
Vincenzo Bertola, pioniere della viticoltura nel territorio gardesano (e della Valtènesi in particolare) ha fondato la cantina di Padenghe sul Garda a fine ‘800 e oggi è la terza generazione della famiglia a proseguire la sua passione. Lo spazio varietale dell’azienda è ampio e i vini parlano le lingue delle DOC Lugana, Valtènesi, Garda e San Martino della Battaglia. Il credo in vigna è biologico e la coltivazione si dedica alla crescita della biodiversità. Groppello e barbera, con syrah e merlot - che spuntano da suoli morenici e ciottolosi - danno vita a questa bollicina vinificata con Metodo Ancestrale e rifermentata in autoclave. Accordi vibranti di ribes, lampone e rosa anticipano un sorso fresco, sapido, dove riecheggia l’arancia sanguinella.
 
Garda DOC Metodo Classico Brut Bottinus 2020 - Bottenago
Bottenago è situata tra le colline della Valtènesi in quello che era un antico podere romano sulla via Gallica. Coltiva in biologico su suoli caratterizzati da depositi morenici e ricchi di scheletro. L’avvicinamento dell’azienda alla spumantistica è avvenuto proprio con l’adesione alla denominazione Garda nel 2016. Chardonnay, trebbiano, pinot bianco e pinot nero compongono la cuvée di questo Metodo Classico sui generis che affina un minimo di 12 mesi sui lieviti. Bollicine fini che profumano di pesca, fiori gialli, mandorle e felce. Di buona struttura, finezza e persistenza.
 
Garda DOC Metodo Classico Cuvèe Extra Brut 2018 - Perla del Garda
Con una storia di famiglia che ha radici quattrocentesche, trapiantata dal Veronese a Lonato del Garda, Perla del Garda (ri)comincia il suo racconto moderno del vino negli anni 2000. Garda, Valtènesi e Lugana sono le DOC di riferimento, il trebbiano di Lugana la fede principe e i comandamenti seguiti in vigna sono biologici. Tuttavia, è lo chardonnay che dà vita a questo Metodo Classico prodotto in un numero esiguo di esemplari, coccolato da remuage manuale (caso più unico che raro in Italia) e che affina 24 mesi sui lieviti. Un vino dal carattere aristocratico, dagli afrori di piccola pasticceria e frutta secca, tarassaco e camomilla, pesca gialla e spezie dolci. Di elegante struttura e notevole persistenza.
 
Garda DOC Pinot Grigio Ca’ Vergar 2022 – Castelnuovo del Garda (Società Cooperativa Agricola - Vitevis Cantine)
A Castelnuovo del Garda, nella zona sud-est del litorale lacustre, la Cantina Castelnuovo del Garda fa vino dal 1958. La linea di vini Ca’ Vergar (abbreviazione di Cantina Veronese del Garda), rappresenta ora la massima e più completa espressione della tipicità della zona veronese. Difesa integrata, limitazione di fitofarmaci in vigna, inerbimento e sfalcio alternato dei filari connotano l’attento lavoro in vigna. Il pinot grigio che dà vita a questo vino pesca la sua espressività sulle alture moreniche con un sottosuolo argilloso e calcareo. Interpretazione dall’immediata godibilità, cui i 4 mesi di evoluzione in acciaio donano un naso dai delicati profumi floreali (giglio e sambuco) e fruttati (mela e pesca bianca). Sorso dritto sulla parte fresco-sapida.
 
Garda DOC Pinot Grigio 2022 - Colli Morenici
Colli Morenici è una cantina cooperativa situata nella parte meridionale del Garda, nell’alto mantovano, fondata nel 1959 e dal 1963 dedita a una produzione di qualità. La scelta della criomacerazione e l’uso di solo acciaio in affinamento ammantano questa versione di Pinot Grigio di profumi seducenti. Pesca gialla, tarassaco e un accenno mellifluo. La bocca è marcata da freschezza minerale ed è dotata di una buona lunghezza.
 
Garda DOC Chardonnay Villa Cordevigo 2021 - Vigneti Villabella
Fondata nel 1971 da Walter Delibori e Giorgio Cristoforetti, Villabella ha sede a Calmasino, nel cuore del Bardolino classico. È un’azienda storica con un forte legame col territorio. La Tenuta di Villa Cordevigo a Cavaion Veronese ha 23 ettari certificati in biologico su fondi argillosi di origini morenica. Lo chardonnay che ne prende il nome fa solo acciaio, esprime ricordi di frutta tropicale (dall’ananas alla papaya), fieno, spezie dolci e camomilla. Al palato la vena acida bilancia la parte glicerica.
 
Garda DOC Chardonnay Riserva Colombara 2021 - Cantina Gozzi
Sui colli mantovani del Garda, Cantina Gozzi gestisce da tre generazioni quasi 36 ettari di vigneti su terreni sassosi in altura e suoli caratterizzati da sabbie, limo e argille nelle zone di pianura. In una piccola piana detta “Balsemà” nasce lo chardonnay che dà vita a questa Riserva che affina in barrique di rovere francese per 12 mesi. Fiori gialli in appassimento, confettura di arance, effluvi mielati e ricordi di legno di cedro ne dipingono il quadro olfattivo. Rotondo, seducente, lungo, preciso al palato.
 
Garda DOC Merlot Carpino 2017 - Cantina Ricchi
Il termine latino richinus, che dà il nome alla tenuta, indicava un territorio selvatico e difficile da coltivare. Agricoltori prima ancora che viticoltori, la famiglia Stefanoni ha trasformato questa landa sui colli mantovani in un grande territorio da vino e oggi mira a una coltivazione energicamente autosostenibile. Carpino è un merlot prodotto da viti di circa 40 anni, piantate su terreni di origine glaciale, con presenza di argille e calcari. I 12 mesi di evoluzione in tonneaux, perfettamente gestiti, marcano le note speziate di pepe e chiodi di garofano, i toni tostati di cioccolato e tabacco e quelli di frutta sotto spirito e grafite. Nell’equilibrio palatale ritornano i sentori fruttati e una lieve anima salina.
 
Garda DOC Merlot Sansonina 2019 - Zenato
A Peschiera del Garda Carla Prospero e la figlia Nadia Zenato conducono un’azienda completamente al femminile nata con la voglia «di portare un po’ di Bordeaux in Lugana», riferisce l’enologo Matteo Pintaudi presente in sala. I 12 ettari di proprietà hanno vocazione esclusivamente rossista e sono piantati a merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc. Questo merlot in purezza «è il vino di punta dell’azienda, fatto da viti con 50 anni di età con uno stile e un carattere bordolese, e affinamenti sia in botte grande che piccola». Il carattere balsamico ed elegantemente speziato (pepe bianco e tabacco) si sposa alle note di frutta in confettura e note boisé. Elegante al palato quanto al naso, con un sorso goloso e lungo.
 
Garda DOC Cabernet Sauvignon Falcone 2021 – Azienda Agricola Prendina
Rilevata da Luciano Piona, pioniere del Custoza nel 1958, la Tenuta Prendina fa parte delle tenute di famiglia. Nel 1980 si imbottigliò il primo vino con il nome Prendina, un Merlot, vino della casa per il famoso ristorante di Gualtiero Marchesi. Dal vigneto del Falcone nascono le espressioni bordolesi di maggior rilievo, come questo Cabernet Sauvignon dai profumi tostati, di spezie fini, humus e frutti rossi. Un vino di grande freschezza e saporosità. Lungo ed elegante.
 
Garda DOC Cabernet Sauvignon Moraro 2017 - Seiterre
Proveniente dalle colline ventilate della Tenuta San Leone i cui vigneti sono adagiati dalla sponda del Mincio alle Colline di Custoza, è certificata SQNP (Sistema Qualità Nazionale di Produzione Integrata) e ha un’anima green. Ciliegia, prugna e amarena riempiono le narici una volta avvicinato il calice al naso di questo Cabernet Sauvignon, che prende il nome da un antico e imponente moraro, o albero di gelso, che sorge ai piedi di queste colline. Elegante e bilanciato in bocca dove morbidezza e freschezza si inseguono lasciando presagire un buon potenziale evolutivo.