I vini dell’Arcipelago Toscano: il fascino di un territorio sospeso tra mare e vigneti

Una serata organizzata con l’aiuto di Antonio Arrighi, viticoltore sull’Isola d’Elba, e condotta dal sommelier Artur Vaso, alla scoperta dei vini dell’Arcipelago Toscano: piccole produzioni, vitigni identitari e calici che raccontano il mare.

Maria Ruocco

Ci sono territori che, più di altri, viene naturale voler conoscere attraverso il vino. L’Arcipelago Toscano è uno di questi: una famiglia di isole disseminate nel Mar Tirreno, dove la viticoltura non appare mai solo come produzione agricola, ma come una forma concreta di resistenza, di cura del paesaggio e di memoria di comunità abituate da sempre a misurarsi con condizioni non semplici.

Tra geologia, storia e viticoltura insulare, il percorso della serata organizzata dalla Delegazione AIS Mantova, con la guida competente di Artur Vaso, ha accompagnato i partecipanti mettendo in evidenza come ogni isola sappia restituire, nel calice, un’identità precisa. Dall’Elba a Capraia, sino all’Isola del Giglio, la degustazione ha visto come protagonista un patrimonio enologico fatto di vitigni autoctoni, produzioni limitate e interpretazioni uniche, capaci di portare nel calice le peculiarità di ciascun territorio.

Vitigni, clima e territorio

In un contesto apparentemente omogeneo, segnato da vento, vicinanza al mare e clima mediterraneo, si incontrano in realtà condizioni pedoclimatiche molto diverse: suoli ferrosi e argillosi all’Elba, componenti granitiche al Giglio, matrici vulcaniche a Capraia, altitudini variabili, terrazzamenti, esposizioni continue ai venti e una luminosità intensa che accompagna la maturazione delle uve.

Il vermentino, il “vino del mare”, più conosciuto per la sua espressione ligure, trova in queste condizioni un ambiente ideale che lo rende distintivo: ventilazione, escursioni termiche e vicinanza alla costa contribuiscono a esaltare freschezza, profumi agrumati e una sapidità netta. Un vitigno molto conosciuto e coltivato in Francia e in Italia, diffuso soprattutto in Liguria, Lazio, Toscana, Puglia, Sicilia e Sardegna, dove arriva con gli Aragonesi. È però l’ansonica a rappresentare uno dei vitigni più identitari dell’arcipelago. Varietà antica e profondamente mediterranea, conserva struttura, calore e una particolare capacità di assorbire la mineralità dei suoli, restituendo vini in grado di esprimersi anche in modo molto differente tra loro, da versioni più immediate a espressioni più complesse, che si ritrovano nei macerati.

Il clima marittimo esercita un’influenza decisiva: il mare mitiga le temperature, i venti asciugano i grappoli e limitano gli eccessi di umidità, mentre la salsedine deposita una traccia riconoscibile, soprattutto nei bianchi. La viticoltura, in molti casi, è molto circoscritta, come sull’Isola d’Elba, ci racconta Artur, e talvolta eroica: vigne terrazzate, appezzamenti ridotti, rese contenute e lavorazioni manuali raccontano un’agricoltura che richiede dedizione e conoscenza profonda del territorio.

Ne nasce un mosaico di vini che non sono destinati a esprimere potenza, quanto invece equilibrio, salsedine, profumi di fiori e macchia mediterranea.

La degustazione

La degustazione è stata organizzata per tipologia, consentendo di seguire l’evoluzione del racconto attraverso le principali varietà dell’arcipelago. 

Prima Batteria

La serata si è aperta con tre interpretazioni di vermentino, vitigno che nelle isole toscane assume un carattere particolarmente marino.

Elba DOC Vermentino 2025 Arembapampane – Arrighi

Vermentino in purezza, conosciuto all’Elba anche come Riminese. L’azienda Arrighi, situata sulle colline alle spalle di Porto Azzurro, lavora da generazioni su vigneti affacciati sul mare, coniugando tradizione e sperimentazione. Questo vino si presenta al calice giallo paglierino intenso. Il naso è fresco, con richiami di gelsomino, zagara, frutta a polpa bianca, limone e note iodate. Al palato è fragrante, saporito ma elegante, sostenuto da buona freschezza e da una componente salina che regge il sorso.

Elba DOC Vermentino 2024 Salmastro – Tenuta La Chiusa

Vermentino in purezza, proveniente da terreni pianeggianti, argilloso-ferrosi, prossimi al livello del mare. Tenuta La Chiusa, affacciata sul golfo di Portoferraio, custodisce una lunga storia agricola elbana. Il vino mostra un colore giallo paglierino luminoso, con una leggera differenza rispetto al precedente degustato. Al naso emergono fiori gialli, zagara, limone, pompelmo, note floreali e una sensazione salmastra ben riconoscibile. All’assaggio, quasi aromatico, emerge la macerazione più prolungata rispetto al precedente vino: secco, morbido e sapido, con finale fresco e persistente, coerente con il nome e con l’origine marina.

Toscana IGT Vermentino 2024 Palmazio – La Piana

Vermentino in purezza prodotto sull’Isola di Capraia, all’interno di un contesto naturale ancora integro. La Piana lavora su piccole parcelle recuperate, in un ambiente dominato da vento, macchia mediterranea e suoli di forte impronta minerale. Alla vista è paglierino con una tonalità più scura rispetto ai primi due vini. Al naso richiama fiori, agrumi, pera e leggere note di frutta mediterranea. In bocca è teso, fresco, piacevolmente sapido, con un importante richiamo alle note aromatiche anticipate al naso, con richiami di frutta a guscio, noci e nocciole.

Seconda Batteria

La seconda batteria ha approfondito l’ansonica nella sua veste più diretta e territoriale, vitigno antico tradizionalmente coltivato all’Elba e al Giglio.

Elba DOC Ansonica 2025 Allori – Azienda Agricola Allori

Ansonica in purezza da Lacona, zona a sud dell’Isola d’Elba, in cui la famiglia Allori coltiva vigneti immersi in un paesaggio costiero di grande fascino, con attenzione all’identità e alla riconoscibilità del vitigno. Nel calice il vino è paglierino con riflessi dorati. L’apertura olfattiva è molto differente da ciò che ci si aspetta da un vermentino, di minore struttura, richiama frutta gialla, fieno e leggere note di mandorla. Al palato è caldo, morbido, sapido, con buona struttura e una chiusura asciutta.

Elba DOC Ansonica 2025 Acquabona – Acquabona

Ansonica 100%, affinata in acciaio per circa sei mesi. Acquabona, una delle realtà storiche dell’Elba, si trova tra Portoferraio e Porto Azzurro e interpreta il vino come espressione di tipicità e genuinità isolana. Il colore è paglierino. Al naso emerge una maggiore macerazione rispetto al precedente della batteria. Floreale, con sentori che richiamano la parte bianca degli agrumi, nespolo e una parte salina importante. In bocca è pieno, morbido, mediterraneo, con sapidità presente e buona persistenza.

Elba DOC Ansonica 2025 – Cecilia

Composto dall’85% di ansonica, con 15% di altri vitigni, questo vino è prodotto dall’Azienda Agricola Cecilia, realtà nata nel 1990 e oggi attiva nei poderi situati nell’area di Marina di Campo, in località La Pila. Al calice il vino si presenta giallo paglierino cristallino e luminoso. Il profilo olfattivo è fine, con richiami di fiori bianchi, agrumi, pesca, albicocca e frutta matura, accompagnati da una lieve sensazione mediterranea. Al palato è secco, ampio e fresco, sostenuto da buona acidità e da una sapidità finale ben integrata.

Terza Batteria

Con la terza batteria l’ansonica ha mostrato il suo volto più articolato e personale. 

Toscana IGT Ansonica 2025 Frasté – Lamursa

Ansonica in purezza con una lunga macerazione sulle bucce, allevata su terrazzamenti centenari a circa 350 metri di altitudine sull’Isola di Capraia. Lamursa è una piccola realtà insulare che lavora su produzioni limitate, valorizzando il rapporto diretto tra vigna, vento e suolo. Alla vista il vino si presenta giallo dorato luminoso. Il naso è intenso e territoriale, con sentori salmastri e richiami alle erbe aromatiche della vegetazione isolana, tra ginestra, mirto ed elicriso. Al palato è pieno e dinamico, sostenuto da sapidità e freschezza; il tannino è asciutto, di spalla gentile, con chiusura asciutta e lievemente ammandorlata, pienamente rappresentativa del carattere dell’isola da cui proviene.

Isola del Giglio Ansonica 2025 Senti Oh! – Vigneti Fontuccia

Ansonica del Giglio, proveniente da vigneti allevati su terrazzamenti di epoca romana, in un contesto di forte impronta granitica e marina. Vigneti Fontuccia rappresenta una delle realtà che hanno contribuito alla valorizzazione della viticoltura gigliese, recuperando il rapporto tra vitigno, terrazzamenti e paesaggio isolano. Alla vista il vino si presenta giallo dorato brillante. Il profilo olfattivo richiama frutta a polpa gialla, pesca matura e melone, accompagnati da spiccata mineralità e da un retrogusto agrumato. Al palato risulta equilibrato, con maggiore estrazione rispetto al precedente degustato, buona sapidità, struttura e un finale lungo e coerente con l’identità marina del territorio.

Elba DOC Ansonica 2024 Valerius – Arrighi

Ansonica in purezza macerata in anfora, interpretata da Arrighi con attenzione alla materia e alla profondità del sorso. Vino dedicato a Valerio Messalla, proprietario della Villa delle Grotte, antica domus romana rinvenuta sulle colline di Portoferraio, dove il vino si produceva già in epoca romana. Questo vino prevede una lunga macerazione con le bucce spesse a contatto con la terracotta. Al calice si presenta giallo dorato intenso. Il naso è ampio e articolato, con richiami di frutta matura, albicocca, erbe aromatiche e sfumature iodate. Al palato è avvolgente e sapido, sostenuto da buona struttura e da una persistenza elegante, con una chiusura equilibrata tra calore mediterraneo e freschezza marina.

Isola del Giglio Ansonica 2020 Calzo della Vigna – Castellari Isola del Giglio

Ansonica da vigne dell’Isola del Giglio, espressione di una viticoltura segnata da terrazzamenti, suoli granitici e rese contenute. Castellari Isola del Giglio lavora su un patrimonio agricolo prezioso, legato alla conservazione del paesaggio e delle pratiche tradizionali. Nel calice si presenta di un intenso e brillante colore ambra dorata. Il bouquet è fine e complesso, con richiami di frutta gialla matura, frutta secca a guscio, mandorla e scorza d’arancia rossa, accompagnati da una componente balsamica, vegetale e glicerica ben evidente. Il sorso è ampio, materico e persistente, sostenuto da una sapidità marcata e da una struttura avvolgente. Il finale è lungo e articolato, con ritorni agrumati e mandorlati che ne evidenziano l’evoluzione nel tempo e confermano la capacità dell’Ansonica di esprimere profondità, carattere e memoria del territorio.

Quarta Batteria

La degustazione si è conclusa con due rossi elbani, sangiovese in prevalenza, capaci di raccontare un’altra dimensione dell’arcipelago. 

Elba DOC Rosso 2023 Efebo – La Faccenda

Rosso elbano da uve a prevalenza sangiovese, con possibile presenza di vitigni complementari secondo la tradizione locale. La Faccenda interpreta l’Elba attraverso vini di immediata leggibilità, strettamente legati al paesaggio agricolo dell’isola. Nel calice si presenta rosso rubino luminoso. Il profilo olfattivo, ancora giovane e fragrante, richiama ciliegia, piccoli frutti rossi, leggere note speziate ed erbe mediterranee. Al palato è succoso e fresco, sostenuto da una vivace acidità, con ritorni di scorza d’arancia rossa, tannino misurato e lunghezza decisa e ben definita.

Elba DOC Rosso 2023 Le Sughereto – Elba Isola

A chiudere la degustazione un Rosso dell’Elba ottenuto da uve tradizionali dell’isola, con il sangiovese a definire la componente principale. Elba Isola lavora su vini pensati per restituire il carattere diretto e territoriale della viticoltura locale. Alla vista è rubino brillante. Il profilo olfattivo richiama frutta rossa matura, prugna, spezie leggere e cenni di macchia mediterranea. In bocca più morbido e rotondo del precedente, con tannino composto, buona freschezza e un finale equilibrato.