I vini della Battaglia: la Romania a Magenta

Una serata speciale per celebrare la Battaglia di Magenta combattuta il 4 giugno 1859. Giunta alla sesta edizione, si degustano i vini delle nazioni coinvolte nel conflitto. È la volta della Romania: un paese in grande crescita nel panorama enologico europeo.

Danilo Nervetti

Comunità. È questa la prima sensazione che si percepisce partecipando a questo evento nato nel 2015 e giunto quest’anno alla sesta edizione. La sede distaccata di Magenta di AIS Milano sa regalarti quel senso di appartenenza andato un po' perso nell’era della globalizzazione. Si celebra «La battaglia di Magenta», un episodio della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana combattuta il 4 giugno 1859 proprio nella cittadina lombarda.

In rappresentanza del comune è presente l’assessore Stefania Bonfiglio con deleghe alla programmazione finanziaria ed economica e alle politiche per il commercio. Altro ospite gradito Oliviero Trezzi, vicepresidente della Pro Loco di Magenta e Direttore del giornale Magenta Nostra (oggi solo on-line). AIS, con questi eventi, è capace di promuoversi e promuovere il proprio territorio, interagire con il tessuto sociale e le istituzioni, essere portatore sano di nuove idee e progetti. L’entusiasmo e l’energia che hanno contraddistinto la serata non possono che essere di buon auspicio per il futuro.

Ma ritorniamo alla battaglia di Magenta. I principali contendenti furono l'Impero austriaco e la Francia. Ma altri schieramenti furono coinvolti in maniera più o meno importante. Ed è così che nasce il progetto di AIS Milano, in particolare nella sede di Magenta, di celebrare i vini di tutte le nazioni partecipanti la battaglia. Noblesse oblige, si è partiti nel 2015 con la Francia e il suo champagne per poi proseguire con i vini austriaci, ungheresi e infine, nella serata dello scorso giugno, con i vini rumeni. Ma, probabilmente, non sarà l’ultima celebrazione. Tra l’ilarità generale, Roberto Fusé, responsabile della sede di Magenta e curatore delle serate, ipotizza che, magari, qualche soldato australiano, neozelandese piuttosto che sudafricano bazzicasse in zona in quel periodo e sia stato coinvolto nel conflitto. Insomma, una guerra mondiale! Come si suol dire, ogni scusa è buona.

Conduce la serata Guido Invernizzi, comunicatore di razza. Il suo è uno story telling che si districa tra dati tecnici, aneddoti, battute e grande, enorme passione. Non si può che rimanerne affascinati. «Siate sempre curiosi. Ampliate gli orizzonti e le vostre scelte di degustazione. Altrimenti il rischio è di precipitare nell’abitudine» incita Guido, che subito si cala nel suo ruolo e ci presenta i diversi territori, il clima, i vitigni e i suoli della Romania. Qui si trovano, per esempio il černozëm (terra nera) dalla caratteristica colorazione bruna e il kastanozem, di colorazione marrone, suoli tipici dell’Europa orientale, ricchissimi di minerali, fondamentali per la mineralità e la sapidità che si trovano in questi vini.

La viticoltura rumena, radicata nei secoli, ha ricoperto un ruolo importante nell’economia agraria. Se oggi abbiamo dei vini di qualità molto lo si deve alla loro storia. Gli inizi della vitivinicoltura in Romania risalgono a circa 4.000 anni fa. Il vino era utilizzato in numerosi riti magico-religiosi. Anche dopo la ritirata romana (271 d.C.) si continua la coltivazione della vigna e arrivano nuovi vitigni dal Mediterraneo. Durante il Cristianesimo (III-IV sec. d.C.) i vigneti si espandono ovunque divenendo fondamentali nell’economia agraria. Nel 1500 la terra è detenuta dall’aristocrazia e dalla Chiesa. Dalla seconda metà del XVI secolo, nonostante la pressione turca, le vigne e le produzioni vinicole resistono grazie all’esclusione del vino dagli obblighi fiscali. Successivamente, la Romania sviluppa rapporti commerciali con Genova, ma i vini vengono principalmente esportati in Polonia, Ucraina, Russia e Ungheria. Nel XVIII secolo la viticoltura si perfeziona e grande è la cura nella preparazione, conservazione e trasporto del vino. Nei tempi più recenti la viticoltura rumena ha conosciuto diverse fasi ben distinte. Nel XIX secolo, fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, grazie ai legami stretti con la Francia, accanto ai vitigni autoctoni compaiono pinot grigio, pinot nero, riesling italico, merlot, sauvignon blanc, cabernet sauvignon, chardonnay e muscat ottonel.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale fino al 1989 purtroppo, come è capitato in molte altre parti del mondo, si punta più sulla quantità piuttosto che sulla qualità. Solo dopo il 1989, con la liberalizzazione dell’economia, profondi sono stati i cambiamenti nell’industria vinicola rumena: i vigneti cooperativi sono stati restituiti ai proprietari privati e gli istituti di ricerca hanno recuperato un ruolo centrale. Si è ritornati a fare qualità e questo anche grazie all’aiuto della comunità europea che, negli ultimi anni, ha supportato economicamente la Romania sia in termini di ripopolamento dei vitigni che di modernizzazione delle cantine.

Nel suo piccolo, anche AIS ha fornito il suo contributo. In un’intervista rilasciata qualche anno fa, Marian Timofti (allora Presidente e organizzatore dei sommelier in Romania), raccontò che, dopo aver ottenuto il diploma di sommelier AIS in Italia, ritornando in patria, decise di avviare una propria scuola proponendo pressoché gli stessi programmi della nostra associazione, promuovendo la cultura e i valori propri di AIS, e divulgando il concetto di qualità del vino.

Nel mondo enologico la Romania è in profonda crescita sia qualitativa che quantitativa. Una nazione che sta raggiungendo l’attenzione della critica internazionale. In Europa la produzione 2022 è stata di 157 milioni di hl (+ 2% rispetto al 2021). La Romania si è posizionata a un sorprendente sesto posto (dopo Italia, Francia, Spagna, Germania e Portogallo) con 4,6 milioni di hl (+ 4% rispetto al 2021).

L’azienda Domeniul Bogdan, della quale abbiamo degustato cinque vini, è situata in una delle migliori zone vinicole della Romania, la Dobrogea, situata nel Nord-Est del paese, nello spazio compreso tra il Danubio e il Mar Nero. Qui il clima è mite, marittimo, molto soleggiato, con brezze marine e scarse precipitazioni. L’azienda è relativamente giovane: i primi vigneti sono stati impiantati nel 2011 e oggi la superficie coltivata è di 154 ettari. La prima annata è stata prodotta nel 2017 in concomitanza con la costruzione della cantina. Si pratica una viticoltura biodinamica, ma con tecnologie moderne. L’intento è sempre stato quello di produrre un vino di altissima qualità e completamente naturale. Questo è il regno assoluto della fetească sia nella varietà a bacca bianca albă o a bacca nera neagră che Domeniul Bogdan coltiva in 27 ettari. Accanto a essa gli internazionali chardonnay, cabernet sauvignon, merlot e persino syrah che si acclimata bene a basse altitudini e forti escursioni termiche.

La Degustazione

Domeniul Bogdan DOC Murfatlar Riesling 2019
100% riesling. Raccolta manuale dei grappoli nei primi 15 giorni di settembre. Fermentazione in bianco intorno a 14 °C per 15 giorni. Tutti i passaggi sono effettuati in acciaio.

Limpido (con processo di decantazione statica a freddo), dal bel colore paglierino tendente al dorato. Naso fine e pulito. Sentori fruttati di albicocca, pesca matura, agrumi, fiori e note importanti di frutta secca. In bocca buona acidità e bella sapidità. Finale amaricante di liquirizia nera, leggermente amarognolo. Le caratteristiche organolettiche del riesling renano sono percepite più in bocca che al naso.

Domeniul Bogdan DOC Murfatlar Rosé 2021
pinot nero, merlot e cabernet sauvignon vinificati separatamente e successivamente unificati. Raccolta manuale e fermentazione a 14 °C per 15 giorni. Tutti i passaggi sono effettuati in cisterne di inox.

Bel colore buccia di cipolla. Naso impressionante: floreale (geranio, ciclamino e fiori rossi), fruttato (piccoli frutti rossi, lampone, mora e ribes), minerale. In bocca buona sapidità e acidità. Un frutto percettibile e ben dosato. Finale leggermente amarognolo di inchiostro e liquirizia. Alcol ben gestito. Grande struttura. Vino muscoloso.

Domeniul Bogdan DOC Murfatlar Muscat Ottonel 2019
Vino bianco, secco da muscat ottonel. Macerazione pellicolare per 15 ore. Tutti i passaggi sono effettuati in acciaio.

Limpido. Giallo paglierino. Naso intenso. Note di moscato, pesca bianca, menta, salvia e rosmarino. In bocca estrema piacevolezza di beva. Note di pesca ed erbe aromatiche. Nota lievemente resinosa di ago di pino. Alcol ben gestito. Finale di erbe aromatiche e officinali.

Domeniul Bogdan DOC Murfatlar Feteasca Neagra 2018
feteasca neagra vendemmiato nella prima quindicina di ottobre. Fermentazione di 10 giorni a una temperatura di 24 °C. Sei mesi di barrique rovere rumeno e rovere di Allier. Affinamento di quattro mesi in bottiglia.

Colore granato tendente all’aranciato. Al naso sentori di frutta estremamente matura, olive nere al forno e concentrato di pomodoro. Note di tabacco e frutta sotto spirito. In bocca si percepisce la speziatura data dal legno. Buona sapidità. Non una lunghissima persistenza. Si perdono un po' le caratteristiche rilevate al naso.

Domeniul Bogdan DOC Murfatlar Syrah 2018
syrah. Fermentazione alcolica di 10 giorni a 24 °C. Passaggi sia in acciaio che in cemento. Affinamento di 10 mesi in barrique di rovere francese.

Limpido. Colore granato. Bel naso. Atipico. Le note di rabarbaro e di erbe officinali essiccate prevalgono sulla nota di pepe che ci si aspetta dalla syrah ricchissima di rotundone. Sentori di frutta macerata. In bocca una bella acidità e speziatura. Rotondo e morbido. Una bella persistenza.

L’energia della serata è continuata durante la consueta cena di chiusura all’evento. A tavola, con l’assessore Stefania Bonfiglio e il vicepresidente della Pro Loco Oliviero Trezzi, si è continuato a parlare del nostro territorio, delle potenzialità ancora inespresse, di idee e progetti da sviluppare e promuovere. Dopo la "battaglia”, un bel punto di partenza.