I vini rossi del futuro: il Frappato

L’Enoteca Regionale della Sicilia - Sede del Sud Est, rappresentata dal presidente Silvio Balloni, ha promosso un incontro dedicato a una delle espressioni più contemporanee dell’enologia siciliana, il Frappato. A guidare la degustazione Andrea Amadei, degustatore, autore radiofonico e televisivo nonché voce di Decanter su Rai Radio2.

Maria Grazia Narciso

Tra i vitigni autoctoni dell’Isola il frappato occupa una posizione singolare e affascinante: rosso di colore tenue, profilo olfattivo immediato e fragrante, con la capacità di coniugare bevibilità e finezza. All’interno della DOC Vittoria questo vitigno racconta una Sicilia diversa, meno opulenta e più misurata, modellata dal vento, dalla luce e dalla prossimità del Mediterraneo, capace di generare vini di eleganza inattesa degni di accompagnare con disinvoltura l’evoluzione della cucina contemporanea.

Un territorio di antica vocazione

La vitivinicoltura nella Sicilia sud-orientale affonda le proprie radici nell’epoca della colonizzazione greca. Già dall’VIII secolo a.C., lungo l’asse che da Catania attraversa Caltagirone fino a Scoglitti, l’antico porto della futura Vittoria, si sviluppa quella che può essere considerata la più antica “strada del vino” d’Italia. I Greci lasciarono segni tangibili di questa intensa attività: toponimi, palmenti rupestri, fondaci destinati alla sosta e al commercio. Dalla colonia greca di Kamerina, nei pressi dell’attuale Scoglitti, partivano navi cariche di anfore destinate al bacino mediterraneo, come attestano i numerosi reperti rinvenuti nell’area di Caltagirone.

Uno straordinario valore storico ha avuto il ritrovamento di una lamina di piombo arrotolata, databile al III secolo a.C., che rivela l’atto notarile relativo all’acquisto di un vigneto da parte della proprietaria di una rivendita di vino, prova evidente di una produzione già organizzata e commercializzata.

Con l’arrivo dei Romani il vino prodotto nella fertile area compresa tra i fiumi Ippari e Dirillo, la cosiddetta Plaga Mesopotamium, viene esportato verso Roma e l’Italia centro-meridionale, consolidando il ruolo strategico di questo territorio nel panorama vitivinicolo antico.

Dalla fondazione di Vittoria alla rinascita moderna

Nel 1606, Vittoria Colonna Enriquez de Cabrera, nobildonna e consorte del reggente della Contea di Modica, si trovò a gestire una complessa crisi economica dopo la morte del marito. Ereditò terre considerate allora marginali ma ebbe l’intuizione di concederle in enfiteusi (una pratica molto simile all’affitto): tre ettari ai coloni in cambio di 68 kg di grano annui. Un accordo vantaggioso che favorì l’arrivo di candidati da diverse aree, attratti dalla possibilità di coltivare grano e vite. Per incentivare l’urbanizzazione la contessa donò un ettaro di terreno ai primi 75 coloni, a condizione che un altro ettaro fosse destinato a vigneto. Una scelta lungimirante che pose le basi dello sviluppo urbano e vitivinicolo della zona.

Due secoli più tardi, l’abate Paolo Balsamo, agronomo, economista e storico al servizio del Regno di Sicilia, nei suoi appunti di viaggio del 1808 descrive la campagna di Vittoria come ricca di vigneti, affermando che qui si producesse «il miglior vino da pasto di tutta la Sicilia».

L’arrivo della fillossera e la conseguente crisi del mercato, aggravata dal crollo delle esportazioni verso la Francia, segnarono un momento di forte declino. Il territorio si orientò allora verso le colture orticole, in particolare il pomodoro. Solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento, grazie all’intuizione e al lavoro pionieristico dell’azienda agricola COS di Vittoria, il vino, e in particolare il Frappato, torna a essere protagonista, avviando quella rinascita qualitativa che oggi trova piena espressione nella DOC Vittoria.

Il vitigno

Il frappato è uno dei vitigni autoctoni più identitari della Sicilia sud-orientale, la cui presenza nell’areale di Vittoria è documentata almeno a partire dal XVII secolo. Si esprime al meglio su suoli sciolti e sabbiosi, spesso caratterizzati dalla tipica colorazione rossastra dovuta alla presenza di ossidi di ferro. Terreni caldi, naturalmente drenanti, consentono alla pianta di raggiungere un equilibrio vegeto-produttivo ideale, dando origine a vini di medio corpo, dinamici e di spiccata fragranza aromatica.

Vitigno a maturazione tardiva, nonostante le elevate temperature estive dell’areale, il frappato viene generalmente vendemmiato da fine settembre fino ai primi dieci giorni di ottobre. I vini che ne derivano, di un rubino brillante, spesso trasparente, sono definiti da frutti rossi croccanti, acquerelli floreali di violetta e rosa, erbe mediterranee e spezie in filigrana. Il sorso è fresco, sostenuto da una piacevole acidità e da un tannino delicato. La sua cifra stilistica non risiede nella potenza, bensì nella pulizia espressiva, nella sapidità e in una straordinaria bevibilità. Un rosso autenticamente mediterraneo, dal tenore alcolico moderato, capace di essere apprezzato anche leggermente fresco, soprattutto nelle versioni più giovani.

L’etimologia del nome resta ancora oggi oggetto di dibattito: secondo una prima interpretazione deriverebbe dal termine “fruttato”, in riferimento al suo profilo olfattivo dominato da ciliegia e fragolina di bosco; un’altra ipotesi lo riconduce all’onomatopea “frappe frappe”, evocativa della croccantezza dell’acino al morso.

Il terroir

La DOC Vittoria si estende su un’area articolata che coinvolge tre province siciliane, Ragusa, Catania e Caltanissetta, ciascuna portatrice di specificità pedologiche e microclimatiche che concorrono a definire l’identità dei vini.

A nord si innalzano i Monti Erei, con altitudini che raggiungono i 1.200 metri, mentre a est si sviluppa l’altopiano dei Monti Iblei, caratterizzato da suoli calcarei chiari, particolarmente vocati alla viticoltura di qualità. L’areale rientra tra i più aridi d’Europa, con una piovosità media annua di circa 425 mm. In questo contesto la presenza di uno strato tufaceo nel sottosuolo svolge un ruolo chiave: agisce come una vera e propria riserva idrica naturale, capace di immagazzinare l’acqua piovana e rilasciarla gradualmente durante i periodi di maggiore stress idrico. Procedendo verso ovest si incontra Boscopiano, una vasta pianura che degrada dolcemente verso il mare. Qui dominano le sabbie rosse, ricche di ossidi di ferro, intervallate da boschi di querce e da una macchia mediterranea intensa e profumata. Ancora più a ovest, le colline della provincia di Caltanissetta segnano il confine naturale della denominazione, introducendo suoli più compatti e un’espressione leggermente diversa del vitigno.

Il paesaggio si presenta estremamente vario: mare, dune sabbiose, scogliere, colline e altipiani si alternano in un mosaico continuo. Le brezze marine, cariche di salsedine e iodio, attraversano i vigneti, contribuendo a mantenere bassa l’umidità e favorendo una viticoltura sana e sostenibile. Non è un caso che circa il 70% delle aziende operi in regime biologico. Le escursioni termiche notturne, accentuate dai venti provenienti dai Monti Erei e dagli Iblei, giocano un ruolo determinante nello sviluppo del corredo aromatico delle uve, preservandone freschezza e integrità. In questo contesto, le sabbie assumono un valore fondamentale: donano finezza al vino, smussano l’impatto tannico e contribuiscono a quella leggerezza strutturale e quella trasparenza espressiva che rendono il Frappato immediatamente riconoscibile e profondamente legato al suo territorio.

La Degustazione

Vittoria DOC Frappato 2024 – Akrille Cutrera Bastianich

Un progetto nato dall’incontro tra Salvatore Cutrera e Joe Bastianich, che prende forma a Chiaramonte Gulfi, l’antica Akrille, nella parte orientale della denominazione. Le uve provengono da una vigna vecchia allevata su suoli pietrosi e calcarei bianchi, circondata da pinete, in un contesto di grande luminosità e ventilazione.

Nel calice il vino si presenta particolarmente trasparente. L’impatto olfattivo è immediato e fresco: ribes, piccoli frutti rossi appena maturi, quasi una spremuta di frutti di bosco. Il sorso è scorrevole, agile, con una chiusura fresca e una delicata nota erbacea che richiama la macchia mediterranea. Un Frappato giocato sulla finezza e sulla precisione.

Vittoria DOC Sole e Terra 2024 – Horus

Ci troviamo tra Acate e Vittoria, in pieno territorio ibleo. Horus, azienda fondata dalla famiglia Giudice nel 1974, si distingue per una forte impronta di sostenibilità: la cantina, un parallelepipedo di tufo sormontato da pannelli solari, si inserisce in un contesto di circa 100 ettari, di cui 30 vitati in regime biologico, il resto dedicato a mandorleti e uliveti. Il suolo è una vera tavolozza cromatica: il bianco del calcare, il rosso degli ossidi di ferro, l’ocra del tufo.

Nel calice il vino è scuro e fitto. L’olfatto si apre su note di garofano, che evolve nella sua variante speziata; ai frutti rossi subentrano sentori ematici e ferrosi, accompagnati da accenni di grafite. La marcata sapidità stimola la salivazione e invita al sorso successivo. Chiude impreziosito da una timida mandorla. Particolarmente riuscito l’abbinamento con tonno rosso e pesce azzurro.

Vittoria DOC Frappato – Valle dell’Acate

Valle dell’Acate rappresenta un punto di riferimento storico per il Frappato. Siamo nel Feudo Bidini, in provincia di Ragusa, nei pressi di un’antica necropoli greca. I 70 ettari vitati si sviluppano lungo i dolci colli modellati dal fiume Dirillo, l’Achates dei Romani. I suoli sono neri, limosi, di origine alluvionale, arricchiti da ciottoli bianchi. Testimonianza della valenza culturale del sito è l’antico palmento, restaurato da Gaetana Jacono, sesta generazione alla guida dell’azienda.

Il vino, di un rubino tenue e brillante, sfoggia un bouquet raffinato di petali di rosa, accenni resinosi, rosmarino ed erbe mediterranee. Ricorda quasi un vino “orientale”, tra rosa fresca e pot-pourri. Al palato tornano le sfumature floreali e la gelatina di lampone, sostenute da una vibrante vena sapida che allunga e rende dinamico il sorso.

Terre Siciliane IGT Frappato 2024 – Gurrieri

È Giovanni Gurrieri a raccontare la nascita dell’azienda, frutto dei sacrifici dei genitori, Vincenzo e Graziella, che investirono i loro risparmi acquistando terreni vocati tra Chiaramonte Gulfi e Comiso. Oggi l’azienda conta 28 ettari in regime biologico, di cui 9 vitati, distribuiti in cinque contrade con caratteristiche pedologiche differenti. Il frappato viene vinificato separatamente per parcella e successivamente assemblato. A dimostrazione della grande versatilità del vitigno sono le interpretazioni in bianco, rosato, metodo Martinotti e ancestrale.

In livrea scura il Frappato della casa al naso evoca il mirtillo, la mora, il ginepro in una cornice di erbe mediterranee. Il sorso è quasi salmastro, con ritorni di frutta scura e petali di viola, di bella tensione e carattere.

Sicilia DOC Fondo Filara 2024 – Tenute Nicosia

La storia della famiglia Nicosia inizia nel 1898 a Trecastagni, sul versante orientale dell’Etna, per poi estendersi nel tempo fino a Noto e Vittoria, in contrada Buonincontro. Qui i vigneti poggiano su terreni sabbiosi a circa 250 metri sul livello del mare.

Il vino esprime una freschezza quasi “nordica”: profumi di mora e mirtillo si intrecciano a note floreali e vegetali, con sfumature resinose. Al palato la trama è sapida, con richiami ematici, scorza di arancia rossa e un accenno finale di mandorla. Una lieve vena tannica, probabilmente legata a una vendemmia anticipata, sostiene la persistenza. Interessante l’abbinamento con un brodetto di pesce o con la Ghiotta trapanese.

Vittoria DOC Belsito 2024 – Terre di Giurfo

Ci troviamo a Licodia Eubea, in provincia di Catania, territorio di origine calcidese, a circa 500 metri sul livello del mare. L’azienda della famiglia Alessi, nata nel 2002, si estende tra vigneti e uliveti in un contesto fortemente ventilato che insiste su suoli calcareo-argillosi. La scelta BIO è la naturale conseguenza.

Il rubino intenso è il risultato della maggiore produzione di antociani con la quale la vite ha risposto all’elevata irradiazione solare. Il vino profuma di gelsi, viole e sbuffi vegetali. Il sorso è coerente alla matrice floreale e fruttata, la fragola suadente e la freschezza marcata rendono il vino estremamente invitante.

Terre Siciliane IGT Rina Russa 2024 – Santa Tresa

Fondata da Stefano e Marina Girelli, fratelli trentini innamoratisi della Sicilia, Santa Tresa è biologica fin dalla nascita e ha scelto di lavorare esclusivamente con vitigni autoctoni. I vigneti derivano da antichi cloni conservati dall’azienda. Il suolo è unico: circa 40 cm di sabbia, o meglio “spiaggia”, poggiano su un imponente banco di calcare bianco puro. “Rina russa”, in dialetto, significa “spiaggia rossa”, guarda caso il mare dista appena 12 km in linea d’aria.

Il vino è la sintesi olfattiva dei giardini mediterranei interni all’azienda: rosmarino, lavanda, timo, origano, arricchiti da note di arancia rossa, caramella e gelatina di lampone. La sapidità è marcata e fa salivare; la mandorla finale arrotonda il sorso e invita senza indugi al nuovo assaggio.

La degustazione chiude risalendo in freschezza e luminosità, cifra distintiva del Frappato e, più in generale, di questo angolo di Sicilia capace di coniugare identità, eleganza e grande bevibilità.