In viaggio verso il Sud America 


Presso la sede AIS di Brescia si è tenuta una serata per comprendere e assaporare l’essenza della cultura vitivinicola sudamericana. A svolgere il ruolo di narratore e degustatore un globetrotter per eccellenza, Guido Invernizzi.


Angela Amoroso

“C’è più storia che geografia in un calice di vino” affermava il famoso enologo francese Michel Rolland, ed effettivamente il suo pensiero non può che essere condiviso: spesso le tradizioni, le evoluzioni e anche i cambiamenti sostanziali di un popolo si riscontrano anche attraverso una degustazione ed è quello che abbiamo fatto lo scorso 22 maggio presso la sede di AIS Brescia. Insieme ad un viaggiatore seriale come Guido Invernizzi l’intera platea ha attraversato il Sud America: un percorso fra diverse nazioni e differenti vitigni, sia autoctoni che internazionali. Il risultato è stato un piacevole momento di approfondimento e arricchimento, non soltanto dal punto di vista vitivinicolo.

Il Sud America e l'arrico della vitis vinifera

I primi esemplari di vitis vinifera arrivano nel Nuovo Continente verso l’inizio del sedicesimo secolo grazie ai colonizzatori provenienti dalla Spagna. Il primo posto in cui si fermano i coloni spagnoli è la California ma, avendo riscontrato temperature troppo elevate, decidono di spostarsi verso il Perù, passando per il Cile sino in Argentina: qui le condizioni climatiche sono decisamente più favorevoli per lo sviluppo dei vigneti.
A contribuire alla diffusione della vite ci hanno pensato successivamente i preti cattolici piantando diverse vigne nei pressi delle Chiese in modo tale da avere la quantità di vino sufficiente ai fini delle celebrazioni liturgiche. I primi vitigni ad essere utilizzati furono ovviamente i vitigni autoctoni e le varietà locali; gli internazionali, fra cui quelli francesi, arriveranno in un secondo momento, trovando comunque sin da subito terreno fertile.
Ogni Paese sudamericano ha trovato la propria identità in termini di viticoltura, caratterizzandosi per specifici aspetti e caratteristiche. Il fil rouge di questi territori, che fa da trait d’union nei confronti dei vari vitigni e delle singole espressioni, è sicuramente l’altura: i vigneti in Sud America si sviluppano frequentemente sopra i 1000 metri slm, caratterizzando fortemente ogni calice e rendendolo diverso da qualsiasi altro. Ma procediamo con ordine e vediamo quelle che sono le caratteristiche specifiche di alcuni dei paesi sudamericani di cui degusteremo alcune espressioni nel corso della serata.

Argentina

L’Argentina vitivinicola è sicuramente nota per la sua produzione di malbec, vitigno francese introdotto intorno alla metà del diciottesimo secolo dall’agronomo francese Michel Aimé Pouget; prima di allora l’unica uva coltivata nel Paese era la “criolla”.
I primi vitigni di malbec furono piantati in quella che ancora oggi si conferma una delle zone più vocate, Mendoza. A favorirne una maggiore diffusione e commercializzazione ci fu la costruzione della linea ferroviaria sul finire del diciannovesimo secolo mentre nel 1902 venne creata la prima scuola specializzata agricola enologica dove si diplomarono i primi enologi del Paese.
Qui le viti sorgono generalmente tra i 1600 e i 3200 metri slm, aspetto che ovviamente impedì, data l’altura, l’arrivo della fillossera, con la conseguenza positiva di aver mantenuto quasi tutte le viti a piede franco. I vini rossi sono i più diffusi con circa il 61%, i rosati si attestano sul 22% mentre i bianchi sul 17%, anche se negli ultimi anni sta prendendo piede la produzione di bollicine da chardonnay.
Quattro sono le principali zone viticole argentine: Mendoza, che è anche la più estesa con circa 140mila ettari, seguono San Juan che ha un’estensione di circa 37mila ettari vitati, La Rioja con 7mila circa e infine Salta che si estende per circa 3.700 ettari. Tutti i terreni sono per lo più pietrosi, permettendo un ottimo drenaggio.
La zona più estesa, Mendoza, ha al suo interno la fertile area della Valle di Uco che, oltre ad affascinare per i suoi paesaggi di montagna e per le sue bellezze naturali, si conferma un ottimo terroir vitivinicolo dal clima eccezionale per la presenza di grandi escursioni termiche fra il giorno e la notte, favorendo la produzione di uve di alta qualità e vini adatti all’invecchiamento.
Il vitigno più diffuso in Argentina è sicuramente il malbec ma è presente anche una particolare varietà di bonarda, da non confondersi con la stessa variante italiana; si tratta piuttosto di un vitigno ormai quasi estinto proveniente dalla Savoia francese. Tra i bianchi invece si sta diffondendo negli ultimi anni lo chardonnay proprio ai fini della spumantizzazione, mentre tra gli autoctoni uno dei più coltivati è il torrentés.

Bolivia

La storia vitivinicola boliviana non si discosta da quella più generica del Sud America: anche qui furono i coloni spagnoli a piantare le primi viti intorno alla metà del ‘500 inizialmente nella zona di Cinti per poi diffondersi anche in altre zone come la Valle Grande o Samipaita. Una particolarità alquanto singolare è data dal sistema di allevamento: spesso infatti le viti crescevano sugli alberi di pepe rosa, un metodo che ancora oggi continua ad essere usato nei villaggi tradizionali.
I vitigni più diffusi furono fin da subito il moscatel de Alejandria (il nostro zibibbo) e la negra criolla (o misionera); dall’incrocio di queste due varietà prese origine la variante creola boliviana, ovvero la vizchoqueña. Negli ultimi anni stanno avendo un buon riscontro sia in termini di coltivazione che di prodotto finale sia il marselan (incrocio fra cabernet sauvignon e grenache) che il caladoc (nato dall’unione fra malbec e grenache). Molto diffuso anche il torrentés, vitigno argentino di grande personalità.
I territori boliviani si prestano bene alla viticoltura in quanto sono considerarsi molto fertili, inoltre si registrano notevoli escursioni termiche, anche fino a 30 gradi tra il giorno e la notte, capaci di conferire ai vini una freschezza unica. I terreni sono prevalente sabbiosi, con presenze di argilla e limo. Il clima è generalmente temperato/semi arido, l’irrigazione è pertanto necessaria in quanto si stima che le piogge si aggirino sui 400 mm annui.
La viticoltura boliviana può annoverarsi decisamente della dicitura “vini d’altura” in quanto le sue tre valli principali – Valle centrale di Ratija, Valle di Nord e Sud Cinti e Valle di Cotagaita – hanno un’altitudine che va dai 1600 mt sino a punte di 3100 mt slm. Una delle zone più promettenti è invece Vallegrande, a Santa Cruz. Gli ettari coltivati a vigneto non sono molti rispetto alla sua estensione totale: circa 3500 nell’intero Paese. Della produzione annua di uva solo la metà viene destinata alla produzione di vino, la restante parte è dedicata invece al singani, un distillato locale ricavato dal moscatel de Alejandria; un tempo era la bevanda preferita dai tanti minatori boliviani ma ancora oggi risulta ampiamente diffuso. Una decina di cantine concentrano circa il totale della produzione; in totale sono poco più di 60.

Perù

Zona molto vocata e anche molto rinomata per la produzione vinicola che ha attraversato diverse fasi storiche. Gli albori della viticoltura peruviana si aggirano intorno al sedicesimo secolo ma è un evento naturale a causarne il declino: un terremoto di vasta portata avvenuto nel 1687 distrusse diverse cantine e molti vigneti; la fase di decadenza peggiorò nel 19esimo secolo a causa della trasformazione dei vigneti in campi di cotone, molto redditizi durante la guerra civile americana. La ripresa è iniziata negli anni a seguire e ad oggi si può affermare che alcuni vini peruviani stanno ottenendo buoni risultati.
Attualmente la superficie vitata è di circa 22mila ettari mentre le cantine più importanti si trovano nella costa del Pacifico tra le città di Chincha, Canete e Ica, a sud di Lima, con le Ande a favorire le condizioni climatiche. Ica è una delle città che vanta una lunga tradizione vinicola essendo una valle fertile: in quest’area si coltivano sia vitigni a bacca bianca che a bacca rossa, fra quest’ultimi anche alcuni internazionali come malbec e cabernet sauvignon; tra le uve più diffuse troviamo anche qui la negra criolla, il torontel (versione peruviana del’argentino torrontés) e il quebranta. Il vino non è però fra le bevande più diffuse, si beve solo in occasioni festive; sono di uso quotidiano il pisco, tipico distillato peruviano, e la birra Chicha prodotta dal mais.

Uruguay

L’Uruguay è il Paese con la storia vitivinicola più recente: il tutto inizia intorno alla seconda metà del diciannovesimo secolo sempre grazie agli immigrati che introdussero le viti e le tecniche produttive; sarà però nel 1870 che la viticoltura cambia aspetto grazie Pascual Harriague, viticultore originario dei Pesi Baschi  che introdusse il tannat e lo spagnolo Francisco Vidiella che invece portò in territorio uruguaiano la folle noire, varietà che trovano ampia diffusione.
Anche in questo caso ci troviamo in presenza di un clima temperato australe con inverni freddi ed estati calde; l’ influenza marittima incide positivamente per la viticoltura così come  la presenza del Rio de la Plata. I terreni sono per lo più pietrosi e molto profondi, favorendo un buon drenaggio.
Il vitigno principalmente coltivato, nonché il più diffuso, è il tannat, uva molto vigorosa con un’alta concentrazione di tannini che qui ha trovato il proprio Paradiso terrestre; tra i vini bianchi invece il più coltivato è l’albariño. La zona vinicola si estende su una superficie di circa 8.000 ettari; l’areale più importante e conosciuto si trova a sud, nel Dipartimento di Colonia, situato sulla sponda orientale del Río de la Plata.

Cile

Concludiamo il nostro viaggio, prima di dare il via alla degustazione, raccontando della viticoltura in Cile.
I suoli cileni sono estremamente variegati: da quelli morenici a quelli vulcanici, ben drenati ma non particolarmente fertili. La produzione vitivinicola si è storicamente concentrata nella Central Valley, una lunga striscia di terra tra le Ande e le montagne costiere detta zona “Entre Cordilleras. In questa regione si riscontrano diverse tipologie di terroir con caratteristiche comuni: clima mediterraneo, grandi escursioni termiche e suoli sedimentari.
Gli ettari vitati sono circa 120mila, la produzione di vino si concentra principalmente in 3 zone: Maule con la città di Curicò, la Valle di Maipo e la Valle di Rapel formata a sua volta da due valli, il Cachapoal a nord e Colghagua a sud. Nelle tre aree si concentra il 92% della produzione totale; la più ampia è la Valle di Rapel che da sola produce circa un quarto di tutto il vino cileno. In quest’area dal clima caldo e secco – fiancheggiata dalle Ande e dalla Cordigliera Costiera e protetta dalle influenze del Pacifico - prendono vita alcune delle etichette più iconiche e prestigiose del Cile.
Il vitigno più coltivato risulta essere il cabernet sauvignon ma il più emblematico è senz’altro il carmenère, il quale si è adattato bene grazie alla presenza di un clima secco nei mesi di maturazione che permette di ottenere vini dal grande potenziale, dotati di complessità ed eleganza. Tra le altre varietà presenti anche il pedro gimenez, da non confondere con il più conosciuto vitigno spagnolo pedro ximenez. 

La degustazione

Zuccardi - Blanc de Blancs Cuvee Especial - Chardonnay - 12.9%
Prodotto nel Distretto di Tupengato, all’interno della Valle di Uco, in Argentina, questo spumante metodo Champenoise è ottenuto esclusivamente da chardonnay. La vendemmia avviene solitamente nella prima metà di febbraio, le viti si trovano a circa 1550 metri slm. Svolge una prima fermentazione in acciaio e successivamente fermenta sui lieviti per circa 30 mesi. Il dosaggio zuccherino è di 5 gr/litro di zuccheri.
Il nostro calice si mostra cristallino dalla tonalità giallo paglierino che vira verso il dorato. All’olfatto risaltano le caratteristiche distintive di uno spumante blanc de blancs da chardonnay ma distinguendosi per alcuni particolari: la componente fruttata ci porta alla mente pesca matura e banana, si percepisce anche la frutta secca e nello specifico mandorle e nocciola. La nota burrosa è presente così come un piacevole sentore agrumato. Al palato è molto verticale, vibrante e tagliente; presenta una buona sapidità che sicuramente lo contraddistingue e lo rende accattivante, invogliando a berne un altro sorso.

Aranjuez - Duo - Torrontes e Moscatel 2023- 12%
Con il secondo vino ci spostiamo nell’area meridionale Bolivia, nella zona di Tarija su terreni argillosi-limosi. Viene realizzato da moscatel de Alejandria insieme a torrentés, vitigno diffuso non solo in Argentina ma anche in Bolivia. La fermentazione avviene solo in acciaio per un breve periodo.
Il nostro calice si presenta di un bel giallo paglierino, cristallino, vivace e di media fittezza. Al naso si percepiscono subito le note del vitigno semiaromatico: erbe aromatiche - dal rosmarino alla salvia – e sentori fruttati di pesca e scorza d’agrume. Al palato è secco con un finale leggermente amaricante; presenta una bella rotondità, la giusta freschezza e sapidità. È equilibrato, persistente, armonico e maturo, di certo nella sua fase di massima espressione.

El Esteco - Don David Reserve Torrontes 2024 – 13.5%
Con questo vino ci spostiamo nella zona più a Nord dell’Argentina, nell’area di Salta, all’interno delle Valli Calchaquies; i vigneti si trovano a 1800 metri slm. Il nostro vino è prodotto da uve torrentés in purezza che vengono vendemmiate tra la seconda e la terza settimana di marzo. La fermentazione avviene in acciaio, segue un periodo di affinamento per tre mesi sempre in acciaio; solo una piccola parte, circa il 10%, affina in barriques di rovere francese.
Il nostro calice si presenta di un verdolino scarico, che va verso il paglierino tenue, con una buona vivacità. Al naso emergono subito i sentori fruttati e speziati di frutta tropicale e agrumi – soprattutto pompelmo - ma anche tanto zenzero; presente anche una nota sulfurea e minerale. I suoi sentori ci ricordano un misto fra gewürztraminer, moscato e sauvignon blanc. Al palato si riscontra piena corrispondenza con l’analisi olfattiva in quanto torna preponderante la nota quasi piccante di zenzero; morbido ma dotato di grande freschezza, l’alcol risulta ben gestito. Sul finale è quasi mentolato, balsamico; si caratterizza per sapidità, persistenza ed equilibrio.

Intipalka - Reserve Malbec Merlot 2023 – 13.5%
Con il quarto vino andiamo in Perù, nella zona di Ica, una delle più favorevoli per la viticoltura. Il nostro vino è ottenuto da malbec e merlot, fermenta per 6 mesi in acciaio e successivamente affina in barriques di rovere francese di secondo passaggio. 
Di un carminio vivace, dotato di una buona trasparenza e limpidezza, all’olfatto ritroviamo i sentori di un bordolese con una notevole componente vegetale data da pomodoro e peperone non verdi ma in cottura; la parte empireumatica viene fuori con sentori di tabacco, sigaro e pipa ed è presente anche una nota di sottobosco. Al palato emerge il tannino e vengono fuori anche sentori di rabarbaro e liquirizia; sul finale è un po’ amaricante. Presenta una buona freschezza ma anche una piacevole morbidezza: un taglio bordolese ma d’altura con una grande armonia, un buon equilibrio e un’ottima persistenza.

Los Cerros de San Juan - Cuna de Piedra Tannat 2021 – 12.8%
È uruguaiano il nostro quinto calice in degustazione: un tannat in purezza prodotto da uve coltivate nel Dipartimento di Colonia, nel vigneto “Cuartel 36piantato nel 2000 su suoli ghiaiosi ben drenati. Viene vendemmiato a fine marzo, svolge fermentazione malolattica per poi affinare prima in vasi di terracotta e successivamente in bottiglia.  
Dal colore granato dotato di buona limpidezza, all’olfatto emerge subito la componente di frutta rossa matura ma anche una leggera nota speziata unita a sentori vegetali di sottobosco come legno bagnato, fungo e terra. Al palato appare più giovane rispetto ai sentori olfattivi: il tannino è presente ma non ruvido, ricorda piuttosto il talco, contribuendo a migliorarne la persistenza e la lunghezza. L’alcool è ben gestito, buona anche la freschezza. sicuramente una delle migliori espressioni in purezza di questo vitigno molto ostico e uno dei pochi vini della batteria adatti all’invecchiamento. 


Montes Alpha - Carmenère 2021 – 14.5%
Dall’Uruguay ci spostiamo in Cile con la sesta degustazione: un carmenère in purezza che proviene dalla Valle di Colchagua. Il nostro vino svolge fermentazione malolattica in vasche d’acciaio per poi affinare per un periodo di almeno 12 mesi in barriques francesi.
Di un carminio limpido dotato di buona fittezza e lucentezza, all’olfatto spiccano soprattutto sentori fruttati e vegetali con il pomodoro e il peperone grandi protagonisti; l’empireumatico emerge attraverso note di tabacco e di sigari, presente anche una componente speziata. Al palato potrebbe essere confuso con un grandissimo bordolese per la sua morbidezza, freschezza ed equilibrio; il tannino risulta perfettamente integrato, ha una piacevole sapidità e grande armonia. Sicuramente un ottimo assaggio della viticoltura cilena.

Bodega Finca Las Moras - Grand Syrah 2020 – 15 %
Torniamo in Argentina e precisamente nell’areale di San Juan, nella Valle de Pedernal: qui le vigne si trovano tra i 700, gli 800 e i 1300 metri slm. Il nostro vino viene realizzato solo dalle migliori uve di syrah, la fermentazione avviene in acciaio, successivamente affina per 18 mesi in barrique francesi e americane per poi essere imbottigliato.
Dal colore rubino di buona fittezza, sano e vivace, al naso emerge subito la nota fruttata, di frutti sia rossi che scuri, maturi e non da confettura. Delicate note speziate si accompagnano a quelle empireumatiche di torrefazione creando un bel connubio tra pepe, caffè e cioccolato. Al palato è soave, morbido, fresco, quasi piccante con lo speziato che torna anche al gusto. Armonico e molto equilibrato con una lunga persistenza, un tannino percettibile e l’alcol ben integrato anche grazie a sapidità e freschezza.

El Porvenir de Cafayate - Laborum Consecha Tardia Torrontes 11.3%
Per la conclusione del nostro viaggio restiamo Argentina ma nella Valle de Cafayate, nel cuore della regione vitivinicola di Salta, dove i vigneti si trovano a 1650 metri slm. Il nostro vino è prodotto interamente con uve torrontés da vendemmia tardiva. La fermentazione avviene in vasche di acciaio, segue affinamento per 6 mesi in barrique nuove di rovere francese. Il dosaggio zuccherino è di 92 grammi/litro.
Dal colore ancora leggermente verdolino che vira verso un paglierino con leggere sfumature dorate e un’ottima vivacità. Al naso arrivano subito la nota mielata, di agrume, di spezia e di frutta tropicale fra cui spicca il melone ma anche il dulce de leche. Al palato risulta strutturato ed equilibrato, di buona freschezza che aiuta a rendere tutto più armonico e sicuramente di grande persistenza e piacevolezza.