Pol Roger: il rigore, la storia e l'anima di uno champagne senza tempo

Una serata di degustazione millesimata raccontata tra terroir, storia, tecnica champenoise e note dal calice insieme a Luisito Perazzo

Luisa Costa

C'è una sala giusta per ogni grande vino. Luminosa, ampia, silenziosa quanto basta per lasciare spazio alle parole e al calice. È in questo contesto che la Delegazione Cremona-Lodi ha accolto una serata interamente dedicata a Pol Roger, una delle Maison di Champagne più autorevoli e riconoscibili del panorama mondiale. Capace di attraversare due secoli di storia senza smarrire la propria identità, arricchendola anno dopo anno di nuove sfumature e profondità.

Nata nel 1849, costruita per durare

Pol Roger nasce nel 1849 ad Épernay, comune che rappresenta il cuore pulsante della Champagne. Il fondatore giovanissimo, brillante, ferocemente ambizioso avvia una produzione destinata a diventare riferimento per generazioni di appassionati e di teste coronate. Dopo di lui, i figli Maurice e Georges consolidano la Maison: Maurice sul fronte istituzionale, tanto da diventare sindaco di Épernay, Georges su quello commerciale, imprimendo alla produzione una visione di mercato moderna e lungimirante. La tradizione si è tramandata attraverso discendenti diretti e figure esterne capaci di incarnarne lo spirito con la stessa dedizione. Patrice Noyelle ha guidato la Maison fino al 2010 come amministratore delegato, custodendo l'identità e la reputazione costruite in oltre un secolo. A lui è succeduto Laurent d'Harcourt, che dal 2013 ricopre il ruolo di chef de caves, responsabile della produzione in vigna e in cantina, raccogliendo l'eredità tecnica di Dominique Petit, enologo storico della Maison e artefice di molte delle scelte stilistiche che ancora oggi definiscono il profilo di Pol Roger.

Per quasi un secolo la Maison non ha posseduto un solo filare di proprietà. Oggi la sua superficie vitata raggiunge i 92 ettari, sufficienti a coprire poco più della metà del fabbisogno produttivo, distribuiti equamente tra la Montagne de Reims e la Côte des Blancs, dove lo Chardonnay costituisce, secondo la filosofia della Maison, lo scheletro aromatico dei propri vini.

Comprendere Pol Roger significa capire la Champagne: una regione fredda, oceanica, irregolare, spesso minacciata da gelate primaverili. Eppure, come ha ricordato il relatore nel corso della serata, «anche da condizioni oggettivamente difficili, alla fine, nascono vini memorabili».

La craie champenoise, presente in profondità nelle zone settentrionali e in affioramento nella Côte des Blancs, dove in alcuni vigneti di Avize raggiunge il 93% della composizione del suolo, conferisce sapidità distintiva e regola l'umidità restituendola alla vite nei momenti di siccità. Pol Roger detiene le cave più profonde di Épernay con una temperatura costante di 9,5°C, la presa di spuma avviene lentamente, il perlage si affina senza forzature. Un risultato che la tecnica può inseguire, ma difficilmente eguagliare.

I distretti e i cru: dove nasce lo stile Pol Roger

La Montagne de Reims con i Grand Cru di Ambonnay, Verzy, Verzenay, Mailly offre vini densi, strutturati, con Pinot Noir dominante e vocazione alla longevità. La Côte des Blancs è il regno dello Chardonnay e dei belemniti, il gesso di origine marina che imprime raffinatezza, verticalità e una spiccata acidità: Cramant, Avize, Le Mesnil-sur-Oger, Oger i riferimenti assoluti. La Valle della Marne, più morbida e fruttata, è territorio del Meunier. Pol Roger ha sviluppato le proprie Unità Territoriali di Base (UTB) cinque categorie che leggono il vigneto attraverso suolo, esposizione, altimetria, inclinazione e temperatura media, strumento che va oltre il cru e restituisce la complessità reale del territorio.

Il Pinot Noir è il cuore produttivo: nelle cuvée Vintage e nel Sir Winston Churchill raggiunge il 60-80% del blend. Ma è lo Chardonnay a fornire ciò che la Maison ha sempre definito con precisione lo scheletro del vino: raffinatezza, verticalità e riconoscibilità.

Pol Roger vanta quattro dei soli nove remueurs ancora attivi in tutta la Champagne. Il remuage manuale, rotazione progressiva delle bottiglie per raccogliere i lieviti esausti verso la bidule, non è qui una scelta scenografica ma una dichiarazione di metodo. Alla tecnica si aggiunge il débourbage a doppio passaggio a freddo (fino a 6°C): decantazione statica che garantisce mosti e vini base di estrema limpidezza. Tutti i vini della Maison compiono la fermentazione malolattica e una parte passa in barriques di piccola dimensione, scelta che conferisce rotondità senza appesantire il profilo, progressivamente ridotta in favore di una maggiore espressione varietale.

Winston Churchill e la nascita del Brut

Per capire il legame tra Pol Roger e la Gran Bretagna occorre fare un passo indietro, nella seconda metà dell'Ottocento, quando il mercato inglese dello Champagne era già il più importante e esigente del mondo. Gli anglosassoni lo volevano secco, grezzo, brut, nella parola francese che ancora oggi usiamo mentre in Francia si continuava a produrre e consumare Champagne dolce o dolcissimo, tradizione che sarebbe durata fino al 1910.

Fu in questo contesto che entrò in gioco Adolphe Blanche: non un vigneron o un enologo, ma un intermediario commerciale di raro talento. Il suo ruolo fu quello di costruire ponti tra la Maison e il mercato britannico, aprire porte, convincere importatori e club londinesi. Fu lui a intuire e far comprendere a Pol Roger che per conquistare l'Inghilterra serviva uno Champagne diverso: senza zucchero, verticale, austero. Nacque così la Cuvée Anglaise, il primo Champagne realmente brut della storia, frutto non di una rivoluzione enologica ma di un'intuizione commerciale che cambiò per sempre il gusto di un'intera categoria.

Il successo fu tale che dal 1877 Pol Roger divenne vino ufficiale della Casa Reale Britannica, e dal 1906 l'unica etichetta servita a corte. Un primato che non si conquista con una sola bottiglia, ma con decenni di coerenza e reputazione costruita sorso dopo sorso.

In questo solco si inserisce la figura di Winston Churchill non come aneddoto di contorno, ma come capitolo a sé. Si dice che fu Odette Pol Roger, moglie del proprietario e donna di straordinaria presenza nei salotti londinesi, a introdurlo ai vini della Maison. Qualunque sia stata la strada, Churchill ne divenne estimatore assoluto e fedele. Alla sua morte, nel 1965, Pol Roger gli dedicò la propria Prestige cuvée: la Cuvée Sir Winston Churchill, ispirata alle tre annate che il grande statista aveva prediletto la 1924, la 1936 e la 1947 con la loro alternanza di densità, equilibrio e verticalità. Un vino pensato non per celebrare un cliente illustre, ma per onorare un'amicizia durata tutta una vita.

La degustazione: i vini prendono voce

Tutti i vini proposti nel corso della serata sono millesimati. I Vintage Pol Roger prevedono mediamente tra i cinque e gli otto anni di affinamento sui lieviti prima della sboccatura, un investimento nel futuro che pochi produttori hanno la solidità e la pazienza di sostenere. Come ha ricordato il relatore: «Le goût de la maison va bene, ma quando si tratta di millesimati, l’annata fa differenza».

Nel corso della serata il relatore ha condiviso una riflessione sul rapporto tra annata e vino che vale la pena riportare integralmente, perché tocca qualcosa che i manuali raramente insegnano «nei millesimi elaborati per vitigni, per zone e per vinificazione, il lievito che va in autolisi incide, ma anche la vinificazione e il metodo. Esistono grandi annate che deludono in alcuni vini, e annate ordinarie che producono bottiglie straordinarie».

Un avvertimento prezioso: la valutazione di un millesimo è utile, ma non sostituisce il palato. Le note che seguono tengono conto sia del millesimo che dell'espressione specifica nel calice.

Pol Roger — Vintage 2018

La 2018 è considerata una delle annate più equilibrate dell'ultimo decennio in Champagne: inverno mite, primavera regolare, estate calda e soleggiata con piogge ben distribuite che hanno favorito la maturazione. All’esame visivo risulta di colore paglierino. Perlage fine, regolare e persistente. All’olfatto si presenta con un profilo fresco e immediato: mela renetta, note di agrume come limone e pompelmo, fiori bianchi. Sentori di biscotto al burro e delicato tocco gessoso. Bouquet pulito, senza esitazioni, inizialmente dolce poi progressivamente più verde e agrumato. In bocca un attacco morbido e avvolgente, cremosità sostenuta dal perlage. Dosaggio percettibile, dolcezza equilibrata. Struttura medio-alta. Acidità presente e pulita e con una buona sapidità. Persistenza aromatica di media lunghezza, piacevole. Vino di grande bevibilità. Interpreta con onestà un'annata fortunata senza ambire alla complessità dei millesimi più maturi. Da bere nel pieno della sua freschezza. «La 2018, complessivamente, è una buonissima annata per la Champagne. L'equilibrio e la piacevolezza ci sono tutte ed è fatto veramente bene» racconta Perazzo.

Pol Roger — Vintage 2016

La 2016 è un’annata di carattere: primavera piovosa, inizio estate nebbiosa, poi da metà agosto un lungo periodo caldo e asciutto che ha recuperato maturità fenolica e concentrato i succhi. Rese basse, frutto ricco e strutturato. Un millesimo che richiede tempo per esprimersi pienamente. Di colore paglierino con qualche riflesso dorato, una buona brillantezza e un perlage fine. Intensità olfattiva piena. Profilo tostato e maturo: mandorla tostata, nocciola, scorza di agrume candita, vegetale, note empireumatiche e di frutta secca. A fine serata, con l'evoluzione nel calice, emergono note di miele e cera d'api che aggiungono ulteriore complessità. Al gusto l'attacco è deciso e strutturato. Il sorso si sviluppa con progressione ampia e sostenuta, con l'acidità sapida a fare da spina dorsale e una persistenza aromatica di notevole lunghezza. Un vino ancora in divenire, già godibile nella sua austerità, ma destinato a esprimersi al meglio probabilmente tra 3-5 anni. 

Pol Roger — Vintage 2012

La 2012 è annata eccellente per la Champagne, spesso paragonata alla 2008 pur con carattere differente. Estate soleggiata, vendemmia in ottimo stato. Ne risultano vini di grande ampiezza e complessità, con un profilo stratificato che bilancia frutto, tostatura e sapidità. Di colore dorato pieno. Perlage elegante e persistente. All’olfatto risulta accattivante, ampio e articolato. Tostatura presente ma non dominante: mandorla, nocciola. Frutto maturo: ananas grigliata, pesca, frutta secca. Vegetale ma in secondo piano. Gesso, affumicato, nota di noce. Naso generoso che si dispiega progressivamente. Al gusto c’è corrispondenza fedele con l’olfatto. Ingresso importante, poi il vino si organizza rivelando freschezza salina in primo piano, struttura piena, lunghezza notevole. Lunga persistenza aromatica. Nessuna interpretazione necessaria: il vino esprime tutto. Il vertice della batteria dei Vintage. Vino di grande personalità ed eleganza matura. Perfetto ora con piatti strutturati, ma con ancora margine evolutivo. 

Pol Roger — Vintage 2008

La 2008 è universalmente riconosciuta come una delle più grandi annate della storia recente della Champagne un millesimo che, come ha sottolineato il relatore, «va sopra il vino, lo sovrasta nel bene e nel male». Freschezza naturale elevatissima, struttura imponente, longevità eccezionale. A sette anni dalla sboccatura si trova in una fase di sviluppo avanzato che richiede lettura attenta. Si presenta dorato con riflessi quasi ramati. Perlage ancora presente, fine. Evoluzione cromatica visibile rispetto agli altri vini della batteria. Al naso risulta complesso. Salmastro, salicornia, erbe aromatiche pungenti timo, elicriso e un tocco quasi vulcanico. Si sente la panificazione, la tostatura. Mandorla, nocciola. Profilo che muta nel calice, invitando a tornare. Sul finire della serata, con l'ossigenazione prolungata, emergono note di genziana e sentori amaricanti che segnalano un'evoluzione ancora in corso. Al gusto entra con meno immediatezza espressiva, poi il vino si allarga con densità e peso specifico notevoli. Acidità e salinità importanti, struttura possente. Nota di zabaione in chiusura che rappresenta un marcatore evolutivo significativo. Profilo più cerebrale che edonistico: l'espressività c'è, ma va cercata e trovata. La 2008 è grande annata, ma questa referenza e da gustare ora, senza rimandare.

Sir Winston Churchill

La Cuvée Sir Winston Churchill è la Tête de Cuvée di Pol Roger: il vertice assoluto della produzione, dedicata al grande statista britannico che ne fu estimatore appassionato per tutta la vita. Nata nel 1975 e commercializzata a partire dal millesimo 1984, il blend si basa su Pinot Noir in prevalenza (60-80%), completato dallo Chardonnay dei Grand Cru della Côte des Blancs Cramant, Avize, Le Mesnil-sur-Oger, che fornisce la firma dell’acidità salina inconfondibile. 

La degustazione comparativa dei due millesimi, il 2015 e il 2013, ha offerto una lezione rara sull'influenza del clima sulla personalità di uno stesso vino. Due espressioni della medesima cuvée che sembrano quasi raccontare storie diverse: una esuberante e solare, l'altra austera e profonda.

Sir Winston Churchill 2015

La 2015 è annata calda in Champagne: inverno mite, estate soleggiata, maturità fenolica completa. Come ha osservato il relatore esaminando la scheda climatica, la pioggia tardiva ha stemperato una concentrazione che altrimenti avrebbe sbilanciato il profilo. Ne risulta un vino ricco e generoso, ancora in piena evoluzione dopo la sboccatura recente. Si presenta con un colore giallo dorato brillante, con riflessi caldi. Perlage finissimo, numeroso, persistente. Cornice visiva di grande eleganza. Intensità olfattiva elevata, profilo complesso e generoso. Note di mandorla tostata, pan brioche, cera d'api. Frutto maturo e solare: pesca bianca, albicocca, agrume candito. Fondo gessoso che guadagna spazio con l'ossigenazione. Naso che richiede tempo nel calice per rivelarsi completamente. Al gusto un attacco deciso, pieno, voluttuoso. Sorso ampio e avvolgente con una eccellente cremosità. Freschezza presente e ben integrata che bilancia la ricchezza dell'annata. Struttura importante, lunga persistenza con finale su note di frutta matura e spezie dolci. Dosaggio percettibile ma elegante. Vino che si stratifica nel sorso rivelando complessità progressiva.

Sir Winston Churchill 2013

Il 2013 è uno dei millesimi più austeri e verticali dell'ultimo decennio in Champagne: estate fresca, acidità naturale elevata, maturazione lenta e tardiva. Annata che inizialmente apparve non pronta, come spesso accade con i millesimi di grande struttura acida, e che si è rivelata nel tempo per quella che è: una delle più longeve e complete. Con circa due anni in più di affinamento rispetto al 2015, il 2013 si presenta oggi in una fase più definita, più eloquente, più monumentale. Dorato con riflessi caldi. Perlage fine, elegante, persistente. Brillantezza intatta, integro e giovane nonostante gli anni. Intensità olfattiva elevata. Tostatura presente ma in secondo piano: nocciola, caffè, note empireumatiche integrate. Fruttato più maturo ma con maggiore precisione: pesca, albicocca, agrume con scorza piuttosto che polpa. Nota gessosa protagonista: sapidità salmastra, quasi iodica. Vegetale in chiusura. Naso più austero e intellettuale e di maggiore personalità. Al gusto un ingresso fresco, tagliente nell'acidità, poi il sorso si apre rivelando tutta la trama. Struttura poderosa ma educata: entra con rispetto, poi si allarga con tutta la sua densità. Binomio acido-salino perspicace e prolungato. Sapidità lunga. Persistenza aromatica eccezionale, con finale su note agrumate fresche. Il vino non mostra tutto subito: si stratifica, si dispiega, porta avanti per molto più tempo. Sir Winston Churchill 2013 dimostra come le annate difficili, nelle mani giuste, producano i risultati più memorabili. Austero, profondo, verticale con un margine di evoluzione ancora ampio.

Il millesimo racconta il clima. Il vino racconta il resto

A fine serata, ripercorrendo i calici, viene condivisa una riflessione che vale la pena riportare. «Un millesimo, non è una sentenza» spiega il Luisito Perazzo. C’è un punto di partenza quale il racconto del clima, della terra, di quell'anno specifico, ma ciò che accade dopo, in cantina, sulle fecce fini, nel freddo delle cave, dipende da scelte umane che possono amplificare o contenere quello che la natura ha consegnato. «Nei vini elaborati con il metodo classico, in particolare, la vinificazione non è una cornice: è parte integrante del vino stesso. Questo significa che ogni bottiglia millesimata di Pol Roger merita di essere aperta. Ciascuna ha una propria traiettoria, una propria finestra di espressione, un proprio modo di raccontarsi nel calice. Alcune lo fanno subito, con generosità immediata. Altre chiedono tempo, silenzio, attenzione e restituiscono qualcosa che non dimentichi facilmente» sostiene Luisito.

Rimane una cosa, detta con il rispetto dovuto ad ogni classificazione: le guide assegnano punteggi, le mappe indicano cru, i manuali spiegano annate. Ma il vino che si incide nella memoria, bevuto nel momento giusto, in perfetta compagnia, sfugge a qualunque scala di valutazione. E questa serata, per chi c'era, ne è stata la prova. 

C'è qualcosa di paradossale nel raccontare lo Champagne: più lo si studia, più ci si rende conto di quanto sfugga. Il gesso che assorbe acqua e la restituisce alla radice, la gelata che protegge il germoglio ghiacciandolo dall'esterno, le uve abbondanti che non per forza significano qualità inferiore. La Champagne è fatta di contraddizioni che diventano regole, eccezioni che diventano metodo.

Pol Roger, in questo senso, non è solo una Maison. È una postura nei confronti del mondo: ostinata nel preservare ciò che funziona il remuage a mano, le cave fredde, lo Chardonnay come grammatica e abbastanza lucida da sapere che ogni generazione ha il dovere di riscrivere qualche parola della frase, pur senza cambiarne il senso profondo.

Winston Churchill, si dice, beveva Pol Roger ogni mattina a colazione. Non sappiamo se fosse vera saggezza o semplice vizio. Ma forse, in certi casi, la differenza tra i due è più sottile di quanto si creda e il fondo del calice, come sempre, non risponde.