Saranno famosi!

Il racconto della serata Organizzata da AIS Mantova dedicata a due cantine emergenti nei pressi di Bolgheri. Fattoria Casa di Terra e Tenuta Ladronaia.

Andrea Bonesi & Monica Mirandola

Se solo a parlare genericamente di Toscana vengono i brividi agli appassionati di vino, si rischia il…… congelamento quando ci si addentra in una zona come Bolgheri, che ha reso questa regione famosa in tutto il mondo per i suoi SUPERTUSCANS.
Ma in questa occasione l’obiettivo non era degustare uno dei tanti fuoriclasse qui prodotti con l’etichetta che termina per “AIA” (forse perché quando li si acquista sono dolori?….), bensì di andare alla scoperta di nuove realtà che puntassero a vini meno impegnativi e più abbordabili. Ma li attorno non c’è solo Bolgheri. Pertanto l’A.I.S. di Mantova ha organizzato una serata su due cantine emergenti come “FATTORIA CASA DI TERRA” (Bolgheri) e “TENUTA LADRONAIA” (Cecina). Nell’occasione è stata presentata anche la recentissima DOC “Terratico di Bibbona”.

Il delegato Luigi Bortolotti introduce gli ospiti con una frase: “saranno famosi” che la dice lunga sulla fiducia che ripone in queste aziende dopo averne assaggiato i prodotti al recente Vinitaly ed aver apprezzato il carattere di imprenditore serio e tosto del proprietario, Sig. Giuliano, il quale arriva accompagnato dalla sua segretaria attenta e preparata.
Egli spiega come la sua famiglia si occupi di vino dagli anni ’50 ma solo dalla metà degli anni ‘90 abbia deciso di dedicarsi a tempo pieno in questa attività (prima la vite era in secondo piano rispetto ad ulivo e ortaggi) dicendosi molto facilitato dalla straordinaria vocazione vinicola di questi territori “dove le dolci colline degradano dolcemente verso il Tirreno accompagnate nella loro corsa da cipressi e ulivi…”
Il signor Giuliano presenta i gioielli di famiglia: Tenuta Ladronaia nel bel mezzo della nuova DOC Terratico di Bibbona in cui coltiva 12 ha su di un terreno ricco di argilla e Fattoria Casa di Terra, dove, a due passi dal centro di Bolgheri, produce nei suoi 11 ha quattro etichette dell’omonima DOC.
Illustra brevemente la filosofia produttiva (curata dal Gruppo Matura di Firenze) che è basata sulla valorizzazione della grande tipicità del territorio per fare in modo che sia l’uva la vera protagonista nel bicchiere e non le pratiche di cantina.

La degustazione inizia con due bianchi dell’ultima vendemmia, il “Lenaia bianco Doc Terratico di Bibbona” (50% Vermentino 50% Trebbiano toscano) seguito poi da un “Vermentino Igt” in purezza. Il primo viene affinato in acciaio (rese attorno ai 100 q.li per ha) e si mostra di un colore vivace e brillante con una notevole consistenza. Al naso perfetta fusione di frutta matura (mela, albicocca e melone) e fiori bianchi (magnolia, acacia e gelsomino), in bocca presenta una buona acidità, pulito e di immediato equilibrio e godibilità grazie all’ottima corrispondenza gusto-olfattiva ed alla notevole persistenza dove rimangono anche i sentori di frutti maturi tipici del trebbiano.
Ci viene servito poi il Vermentino, stavolta in purezza, che colpisce per il bel colore paglierino con riflessi verdolini che denotano buona spalla acida e possibilità di essere consumato anche tra qualche anno. Al naso grande eleganza olfattiva con le tipiche note minerali, fruttate e floreali (salvia e macchia mediterranea) dal finale balsamico; al gusto buon equilibrio, freschezza ed acidità con un’ottima struttura che ben si sposa (magari servito a qualche grado in più del dovuto) anche con secondi di carni bianche.

Si procede con due rossi: “Lenaia rosso Doc Terratico di Bibbona” e il “Sator Doc Montescudaio” entrambi del 2006. Il Lenaia è composto per il 90% da sangiovese e per il restante 10% da canaiolo e colorino; dopo aver subito la fermentazione malolattica, matura in botti di cemento per poi affinarsi 3 mesi in bottiglia. E’ la prima annata ammessa dal disciplinare e il recentissimo imbottigliamento non emerge alla vista, dove si presenta di un vellutato rosso granato con ottima consistenza, bensì al naso con profumi decisamente fruttati (ribes e mirtillo) accompagnati da una nota meno nobile di prugna che tradisce la giovane età ma che evolvendosi quasi sicuramente dovrebbe migliorare.
Un vino di pronta beva che vuole essere apprezzato per l’immediata piacevolezza (non affina in legno); questa caratteristica viene sottolineata dall’equilibrato mix tra acidità e sapidità oltre che dai giovani tannini che lo rendono perfetto con il primo piatto servito, “maccheroncini al torchio con ragù di cinghiale”.

Il Sator, prodotto dal suocero, è un”fuori zona” in quanto arriva dalla provincia di Pisa (Doc Montescudaio) da vitigni cabernet sauvignon, merlot e sangiovese .
Nonostante sia anch’esso pensato per essere consumato giovane, il colore più cupo e la sorprendente consistenza lasciano presagire maggiore morbidezza rispetto al Lenaia; gli “indizi” vengono confermati sia al profumo (franco ed elegante di frutti neri e spezie) che al palato dove tornano prepotenti la mora e il pepe. Probabilmente entrambi i campioni potranno meglio esprimersi tra qualche anno, ma quella che va sottolineata è a nostro avviso la predisposizione ad esaltare piatti di consumo quotidiano come pasta e carne, grazie all’immediatezza ed all’espressività intensa ma non sfacciata.

A questo punto tocca ai vini più strutturati e complessi che ci vengono serviti in ques’ordine: “Moreccio Doc Bolgheri 2005”, “Poggio Querciolo Igt Toscana 2004” per poi proseguire con le Doc Bolgheri 2004 “Mosaico” e “Maronea”.

Il “Moreccio 2005”, 50% Sangiovese, 25% Merlot e 25% Cabernet Sauvignon, affina 4 mesi in barrique francesi di secondo passaggio per poi riposare altri 4 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Per coglierne le differenze lo confrontiamo direttamente con il “Poggio Querciolo 2004” da vitigni 70% Cabernet Sauvignon, 15% Syrah e 15% Petit Verdot, che affina 12 mesi in barrique e 6 in bottiglia. Alla vista si presenta più carico il secondo grazie alla maggior percentuale di Cabernet; all’olfatto, rispetto ai precedenti, sono più eleganti e composti (a differenza di noi che degustiamo…) con evidenti note balsamiche di macchia mediterranea e spezie che vengono enfatizzate nel primo, il più tipico nei profumi. Buona la morbidezza e l’eleganza in bocca dove l’alcool è per entrambi ben amalgamato e mai aggressivo.
Grazie alla maggior complessità ed armonia, è il Poggio Querciolo che riscuote più successo, ma Bortolotti si sofferma anche sul “commovente” rapporto qualità/prezzo di questi vini nettamente più vantaggioso di tanti altri.
I sommeliers in servizio versano con mano sicura le due riserve Doc Bolgheri 2004: il “Mosaico” (40% Merlot, 40% Cabernet Sauvignon, 20% Syrah) ed il “Maronea” (35% Merlot, 35% Cabernet S., 15% Syrah, 15% Petit Verdot).
La curiosità di assaggiare questi Supertuscans diventa in un lampo…..frenesia quando Bortolotti comunica che nel pomeriggio in Toscana e' stata fatta una degustazione alla cieca, dove c’erano anche eccellenze di super super calibro, e che il loro Mosaico riserva e' arrivato primo!!!
Il colore è per entrambi un bellissimo rubino luminoso con riflessi leggermente porporini nel Maronea; al naso possenti note di frutto nero (ribes, more, ciliegia…) che poi sfumano in sentori speziati di pepe e rovere nel Mosaico.
Quest’ultimo è molto morbido, persistente, perfettamente equilibrato e con una ottima freschezza. Anche il Maronea si conferma su eccellenti livelli invadendo il palato con sentori di cedro ed eleganti tannini per poi chiudere sapido, ma rispetto al Mosaico è più avvertibile l’acidità dovuta molto probabilmente all’apporto del Petit Verdot.
La complessità di questi prodotti ruba la scena al pur ottimo Stinco di maiale al forno con erbe aromatiche che viene servito con del Pecorino di Pienza.
I commenti dei numerosi appassionati accorsi alla serata sono di grande elogio sia per i vini che per il produttore, autentico e spontaneo, il quale non si preoccupa molto della forma ma cerca di proporre vini che piacciono a lui (e molto anche a noi…), per poi invitarci tutti in cantina non appena verrà ampliata visto che oggi è molto piccola, al contrario dei grandiosi gioielli custoditi che….ne siamo sicuri, tra qualche anno…..saranno famosi!

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