Una giornata nel Monferrato Astigiano: viaggio tra le botti di Gamba e i vigneti di Braida

Le delegazioni AIS di Lecco-Como e Bergamo hanno vissuto una giornata intensa nel Monferrato astigiano. Prima tappa, la Fabbrica Botti Gamba di Castell’Alfero. Poi il Braida Wine Resort e la cantina di Rocchetta Tanaro, con la famiglia Bologna e il racconto di Giacomo, l'uomo che cambiò per sempre il destino della Barbera.

Alessandro Gaboardi

Arrivare alla Fabbrica Botti Gamba di Castell'Alfero vuol dire fare un passo indietro nel tempo senza perdere la connessione con il presente; Mauro Gamba e la moglie Mariella ci hanno accolto con la naturalezza di chi conosce il proprio mestiere nel profondo.

Sette generazioni di mastri bottai, la famiglia Gamba porta avanti un'arte tramandata di padre in figlio da secoli, qui nelle terre del Monferrato. La fabbrica non ha mai interrotto la propria attività dalla fondazione, e negli anni Settanta e Ottanta ha vissuto un momento di svolta decisivo: Gamba è stato il primo produttore italiano di barrique, inserendosi con anticipo nella rivoluzione che stava trasformando la qualità del vino italiano. Oggi i suoi contenitori finiscono nelle cantine di alcuni tra i più blasonati produttori nazionali, ma in tutto il mondo, come per esempio Sudafrica, California e Cina.

L’arte di scegliere il rovere giusto per valorizzare ogni vino

La visita guidata alle zone di lavorazione ha rivelato subito che fare botti è un mestiere di estrema precisione. Mauro Gamba usa quasi esclusivamente rovere francese, in particolare Quercus peduncolata e Quercus sessilis, le due specie della famiglia delle querce considerate tra le più adatte alla cessione equilibrata di sostanze nobili al vino. 

La scelta del legno oltre che dalla specie dipende anche da altri elementi: clima, morfologia del suolo, composizione chimica del terreno e corredo genetico dell'albero concorrono tutti a determinare la qualità finale del prodotto.

Il rovere proviene da foreste specifiche delle regioni Centre, Bourgogne, Auvergne e Vosges. In particolare, il dipartimento dell'Allier, con le foreste di Tronçais, Gros Bois e Dreuille, offre una Quercus sessilis che crescendo su terreni argillosi e poco fertili, si sviluppa lentamente, con un fusto fine, grana compatta, tannini dolci e note di vaniglia. 

Il cuore tecnico della visita è stato il racconto del taglio a spacco. Quando il legno viene segato, la lama interrompe i raggi midollari, aumentando la permeabilità del contenitore e favorendo un'ossidazione indesiderata del vino. Lo spacco, invece, segue le venature naturali del legno, rispettandone la struttura interna e producendo doghe impermeabili e robuste, ideali per la produzione di botti più piccole (es. barrique). Il prezzo di questa scelta è alto: da cinque metri cubi di legno eccellente si ricava appena un metro cubo di doghe idonee. 

Per le botti grandi, dove le dimensioni rendono impraticabile il taglio a spacco puro, si adotta una tecnica che replica il più possibile l'andamento naturale delle venature, con risultati comparabili in termini di qualità.

Dopo lo spacco, le doghe vengono lasciate stagionare all'aperto, nei piazzali della fabbrica. Tre anni per le barrique, fino a cinque per le botti grandi. Il clima di Castell'Alfero con le sue piogge, il sole, l'umidità, il vento e le gelate invernali, influisce sulla stagionatura del legno in modo non replicabile da alcun forno artificiale. Le piogge dilavano i tannini verdi, il freddo e il calore alternati compattano le fibre e modificano la composizione chimica del legno in profondità. La produzione oggi propone un ventaglio di soluzioni in grado di adattarsi alle esigenze di ogni cantina.

Braida Wine Resort, frazione Asinara

Lasciata Castell'Alfero, il programma della giornata ci ha portati a pochi chilometri, in quella frazione Asinara di Rocchetta Tanaro dove la famiglia Bologna ha trasformato un cascinale piemontese settecentesco nel Braida Wine Resort. La struttura è stata recuperata con gusto e sobria eleganza: sette camere esclusive, sale di degustazione, giardino con vista aperta sui vigneti e sull'ansa del Tanaro, tra boschi spontanei di robinie, olmi e roveri.

Ad accoglierci nel giardino è stata Raffaella Bologna che ci ha introdotto alla storia dell'azienda; con lei Giuliana, referente per l'accoglienza al Wine Resort, e Maria, responsabile delle esperienze su misura, hanno guidato le prime due degustazioni.

Limonte - Grignolino d'Asti DOC - 2024

Come sottolineato da Raffaella, il grignolino è uno di quei vitigni che non ammette vie intermedie: o lo si capisce o lo si fraintende. Fermentazione in acciaio a cui seguono quattro mesi di maturazione sempre in acciaio.

Nel bicchiere presenta un colore rosso granato dai riflessi rubini, brillante. Al naso è floreale con la rosa in primo piano, seguita da albicocca, prugna gialla, fragoline di bosco, lamponi e ciliegia. Al palato è fresco, con una trama tannica fine che nel tempo si mostra però più incisiva. Buon equilibrio complessivo e persistenza.

Curej - Cascina San Bernardo - Barbera d'Asti DOCG 2023

Curej prende il nome dalla cinghia, la cureja, che azionava le macchine per battere il grano, ed è anche il soprannome della famiglia che da generazioni custodisce questo terreno sulla collina di San Bernardo. Barbera in purezza, quindici giorni di macerazione sulle bucce, poi tre mesi in botti grandi di rovere.

Il colore è rosso rubino con riflessi violacei, brillante, vivace nell'aspetto come nel carattere. I profumi sono eloquenti: mora e ciliegia fresca, glicine, tabacco dolce, liquirizia. In bocca il sorso è pieno, asciutto, sapido e fresco, con note speziate, fruttate e floreali che si tengono in equilibrio.

Cantina Braida, Giacomo Bologna e la Barbera

La cantina di Braida a Rocchetta Tanaro è inseparabile dalla figura di Giacomo Bologna, che a partire dagli anni Sessanta ha trasformato la barbera da vino di territorio a protagonista del panorama enologico italiano. Oggi l’azienda è gestita dai figli Raffaella e Giuseppe che portano avanti il progetto di una straordinaria realtà a conduzione famigliare dove biodiversità, rigore produttivo, fantasia e rispetto della tradizione sono gli elementi su cui si fonda la filosofia produttiva, con un senso visibile di responsabilità nei confronti di una storia che vale la pena preservare.

Braida era il soprannome di Giuseppe, padre di Giacomo, che se lo era guadagnato per la somiglianza con un campione di pallone elastico (pallapugno), sport di cui era appassionato. Giacomo lo ereditò insieme a un ampio vigneto di barbera sulle colline di Rocchetta. Nel 1961 imbottigliò la prima Monella. Ma la svolta vera arrivò nel 1982, con il Bricco dell'Uccellone: l'intuizione di affinare la barbera in barrique (idea controcorrente, quasi bizzarra per i tempi), trovò il supporto più autorevole dall'enologo russo André Tchelistcheff, riconosciuto come uno dei padri fondatori della Napa Valley giunto in visita in cantina quell'anno.

Da quella vendemmia nacque un percorso che portò poi al Bricco della Bigotta nel 1985 e all'Ai Suma nel 1989, quest'ultimo frutto di una vendemmia tardiva di fine ottobre, decisa da Giacomo contro il parere di tutti. 

La visita alla cantina si snoda tra ambienti distinti, ciascuno con la propria funzione e la propria atmosfera. Dal cortile si accede all'ala dove i vini affinano nelle grandi botti di rovere, per poi passare alla zona in cui si trovano le vasche in acciaio, ma la tappa più suggestiva è senza dubbio la barricaia, al piano superiore dell’edificio.

L'ambiente colpisce prima di tutto per le proporzioni: il soffitto perlinato è sorretto da travi di legno canadese che superano i trenta metri di lunghezza, una soluzione che ha permesso di ricavare uno spazio di lavoro ampio e libero da colonne, con una continuità visiva che raramente si incontra in una cantina storica. Qui, a temperatura e umidità controllate, riposano le piccole botti di legno destinate al Bricco dell'Uccellone e al Bricco della Bigotta. Le file ordinate di barrique e il profumo del vino in affinamento hanno reso la barricaia un ambiente difficile da dimenticare; non è un caso che il pranzo conclusivo si sia svolto proprio nello spazio attiguo.

Le querce di Montebruna, un progetto per le generazioni future

Raffaella ha condiviso un dettaglio che ha colpito particolarmente i presenti, la collaborazione avviata con la famiglia Gamba per piantare querce nei boschi di Rocchetta Tanaro. È un progetto a lungo termine: 146 piante di Quercus sessilis provenienti dal dipartimento francese dell'Allier (le stesse foreste di Tronçais, Gros Bois e Dreuille citate da Mauro Gamba poche ore prima), sono state messe a dimora in località Montebruna, in un ettaro e mezzo di terreno appena sotto la vigna. Ci vorranno tra i cento e i centocinquanta anni perché gli alberi raggiungano le dimensioni utili per produrre botti.

È un gesto che ha il peso specifico della visione, in un settore spesso dominato dal breve termine, due famiglie decidono di investire in qualcosa che vedranno solo i loro nipoti. E lo fanno con piena consapevolezza, perché il legno di quelle foreste è lo stesso che nel 1982 permise a Giacomo Bologna di dare forma alla sua idea rivoluzionaria. 

A tavola accanto alla barricaia

Il pranzo, servito a cura del ristorante Il Cascinalenuovo di Isola d'Asti sotto la supervisione dello chef Ferretto, con proposte della tradizione piemontese che hanno fatto onore alla cucina del territorio, è stato accompagnato da sei etichette Braida.

La Monella - Barbera del Monferrato Frizzante DOC 2025

Il vino con cui tutto è cominciato. Barbera in purezza, dieci giorni di macerazione, quattro mesi in acciaio, presa di spuma in autoclave. Il colore è un rosso rubino con riflessi porpora, sgargiante con un’effervescenza briosa. I profumi sono fragranti, con frutta rossa a profusione. In bocca è vivace, fresco, di buon corpo, con quella spensieratezza che la rende inconfondibilmente allegra. 

Montebruna - Barbera d'Asti DOCG 2022

Fermentazione in acciaio per due settimane, poi un anno in grandi botti di rovere. Il colore è rubino, i profumi sono netti e delineati: ciliegia matura e piccoli frutti rossi. In bocca è profondo, armonioso, con un finale lungo, equilibrato e fragrante che chiude con una nota ammandorlata. 

Il Bacialé - Monferrato Rosso DOC 2019

Il bacialé, in dialetto piemontese, è il sensale dei matrimoni. E il nome è appropriato: barbera, merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc, ciascuno vendemmiato e vinificato separatamente, poi assemblati dopo diciotto mesi di affinamento (dodici in barrique, sei in botte grande), e almeno un anno in bottiglia. Al naso si mostra complesso, con note di frutta a bacca rossa e nera, spezie e con un anticipo di note terziarie che l’affinamento ha già contribuito a rendere percettibili. In bocca la struttura è importante, ma l’assemblaggio è bilanciato ed elegante.

Bricco dell'Uccellone - Barbera d'Asti DOCG 2022

L'Uccellone era il soprannome di una donna di collina, nota in paese per il naso aguzzo e per il nero dei vestiti. Da quel dettaglio di cronaca paesana è nata un'icona della barbera moderna. Uve in purezza da vigne di proprietà a Rocchetta Tanaro, venti giorni di macerazione, dodici mesi in barrique di rovere, poi ancora un anno in bottiglia. Il colore è rosso rubino molto intenso con riflessi granato. I profumi sono ricchi, di notevole concentrazione: frutta rossa matura, spezie, note balsamiche, vaniglia, liquirizia. In bocca è generoso, di corpo, con un’integrazione particolarmente riuscita tra il carattere del vitigno e il contributo del legno. Il finale è molto persistente. 

Ai Suma - Barbera d'Asti DOCG 2021

Contro il parere di tutti, Il 16 ottobre 1989, Giacomo Bologna fece una vendemmia tardiva. Quando assaggiò il vino nato da quelle uve, disse: "Ai suma" (ci siamo). Da allora viene prodotto solo nelle annate migliori. Venti giorni di macerazione, quindici mesi in carati di rovere, un anno in bottiglia. Il colore è rubino intenso con riflessi granato, simile al Bricco dell’Uccellone, ma ancora più concentrato. I profumi sono profondi: frutta matura, vaniglia, liquirizia, cacao. In bocca è poderoso senza perdere l’eleganza.

Brachetto d'Acqui DOCG 2025

Fermentazione e macerazione breve in acciaio a temperatura controllata, presa di spuma in autoclave. Il colore è rosso rubino chiaro con riflessi porpora. Al naso frutta rossa matura e rosa. In bocca è dolce, morbido e vivace.

Grappa invecchiata Bricco dell'Uccellone 2020

A chiudere il pranzo, un distillato: grappa ottenuta dalle vinacce del Bricco dell'Uccellone, invecchiata tre anni nelle stesse barrique usate per l'affinamento del vino. Sulla bottiglia campeggia l'annata della vendemmia (abitudine insolita nel mondo dei distillati). Il profilo sensoriale è rigoroso ed elegante, con il DNA della barbera che emerge nitidamente. 

Prima di ripartire

Quello che questa giornata ha regalato è un'impressione di coerenza: tra il lavoro artigianale di Gamba e la visione di Braida c'è una logica profonda che attraversa le generazioni. Il legno scelto nelle foreste dell'Allier, stagionato a Castell'Alfero, trasformato in barrique entra nella cantina di Rocchetta Tanaro e contribuisce a formare vini che hanno fatto la storia.