Wonderful Australia!
Racconti dalle delegazioni
04 marzo 2026
Lo scorso 13 febbraio presso la sede di AIS Brescia insieme al globetrotter Guido Invernizzi si è svolto un avvincente viaggio fra terre rosse e vini sorprendenti.
RUBRICHE
Una di quelle serate in cui ogni assaggio diventa una scoperta, ogni sorso si gusta con grande piacevolezza e ogni parte di questo racconto trova la giusta collocazione all’interno di uno scenario tanto vasto quanto affascinante come quello australiano. Un “nuovo mondo” per quanto riguarda il vino - così come è stato definito in occasione dell’evento - ma, seppur con una storia più breve rispetto ad altri territori, la viticoltura australiana ha saputo trovare la sua identità, la sua collocazione e il suo spazio nel mercato produttivo e commerciale.
Il nostro percorso parte dalla sede AIS di Brescia: da qui l’esperto condottiero Guido Invernizzi ci ha guidati sino in Oceania attraverso alcune delle più rinomate aree vitivinicole dell’areale protagonista. Il risultato, tappa dopo tappa, è stato un racconto molto interessante e per certi aspetti anche stupefacente che ha offerto ai partecipanti diversi spunti di riflessione e, soprattutto, la possibilità di degustare un’ottima selezione di vini provenienti da differenti vitigni e terroir australiani.
Prezioso come sempre il contributo dei sommelier di servizio che, attraverso il loro operato, si sono resi partecipi della riuscita dell’evento.

Australia, una storia vitivinicola breve ma significativa
La storia australiana legata al mondo del vino è abbastanza recente: la diffusione della vite avviene intorno al 1800 con le prime aree di produzione che si sviluppano nella regione costiera intorno a Sidney; negli anni successivi – tra il 1820 e il 1840 – nuove viti vennero impiantate da parte dei coloni in New South Wales, Tasmania, Australia occidentale, Victoria e nel Sud Australia.
Verso la metà del diciottesimo secolo l’aumento della popolazione comporta anche una maggiore espansione dei vigneti e nel 1854 si registra ufficialmente la prima esportazione di vino verso il Regno Unito.
La fillossera arriverà anche in Australia intorno al 1875 e la ripresa andrà un po' a rilento anche perché seguiranno gli anni dei due conflitti mondiali; un nuovo slancio per il settore vinicolo si avrà però proprio grazie agli eserciti: in cerca di bevande alternative alla birra, bevanda di cui si interrompe la produzione in quanto il grano diventa un prezioso mezzo di sostentamento alimentare, i soldati trovarono consolazione proprio nel vino.
La vera svolta, anche e soprattutto dal punto di vista qualitativo, si avrà invece a partire dagli anni ’70 con la produzione che passa dai vini fortificati tipo Sherry o Porto ai vini rossi secchi, generando di fatto un’ascesa costante e una crescita spettacolare delle esportazioni con prodotti sempre più apprezzati all’estero, presenti in oltre 100 Paesi nel mondo.
Oggi, a seguito di numerosi investimenti effettuati nel campo della viticoltura e dell’enologia, il settore del vino australiano ha raggiunto punte di grande qualità e importanti riconoscimenti internazionali. L’Australia è l’ottavo produttore vinicolo al mondo con più di 130.000 ettari vitati e 13 milioni di ettolitri di vino prodotto.
Le aree di produzione, i suoli e i vitigni più diffusi
La produzione vitivinicola è diffusa in tutti i sei Stati ma le aree di maggiore produzione, che sono anche quelle da cui si ottengono i risultati migliori, sono quelle del Sud Australia, Victoria e New South Wales; negli ultimi anni stanno prendendo piede aziende più piccole anche sul versante occidentale e in Tasmania mentre il Queensland sta vivendo una fase di rinascita vinicola.
Sono circa 60 le regioni vinicole dove vengono coltivati oltre 100 vitigni diversi arrivati sin qui per via dei numerosi coloni europei e asiatici che hanno impiantato nella loro “nuova casa” i loro cloni d’appartenenza: dal nero d’avola siciliano al grenache, dal teroldego trentino al semillon, dal saperavi georgiano al negroamaro salentino passando per il sangiovese, il nebbiolo e tanti altri ancora... Ognuno di essi, seppur in quantità e con risultati qualitativi differenti, ha comunque attecchito nel terroir australiano che si presenta molto diversificato. Se nel New South Wales abbiamo infatti una maggiore presenza di sabbia, limo e argilla su terreni vulcanici rossi, a Victoria troviamo invece un terroir più calcareo; nell’areale occidentale si riscontrano suoli più ghiaiosi e sassosi mentre quella per antonomasia viene definita la “terra rossa” la si ritrova soprattutto nel Sud Australia: un suolo molto particolare composto da argilla ricca di ossido di ferro su terreni calcarei, ideali per uve di alta qualità.
Fra tutti i vitigni presenti, quelli che hanno trovato un ottimo riscontro sia in termini qualitativi che di mercato sono lo chardonnay, ma anche il semillon, per i bianchi e il cabernet sauvignon e il syrah tra i rossi; quest’ultimo in Australia prende il nome di Shiraz, diventando di fatto una denominazione standard indipendentemente dall’area specifica di produzione; il vitigno è ovviamente lo stesso ma l’accezione differente viene utilizzata in etichetta soprattutto per distinguerlo dal classico syrah prodotto in Francia o in altre regioni vitivinicole.

Le tre zone oggetto di degustazione
Margaret River
Quest’areale, a sud ovest della costa australiana, si contraddistingue per un clima temperato con forti influssi oceanici. Arriva più tardi sulla scena del vino di qualità australiano rispetto ad altre zone ma ad oggi conta più di 160 produttori. La fama di Margaret River, grazie alla sua straordinaria varietà di terreni - tra cui quelli ghiaiosi rossi e ben drenati - è stata costruita sullo chardonnay e sul cabernet sauvignon. Molto apprezzati e conosciuti sono anche i blend di sauvignon blanc e semillon con il sauvignon che apporta vivacità, aromatica e freschezza mentre il semillon aggiunge corpo, struttura e longevità.
Mc Laren Vale
Grande areale del vino australiano, insieme a Barossa e Coonawarra, situato nell’Australia meridionale, a circa 35 km a sud di Adelaide. I suoi suoli beneficiano dell’influenza del mare e risultano molto complessi: si registrano infatti 19 diverse aree per clima e geologia. Tutto ciò ha contribuito a renderla una delle zone più vocate per lo shiraz, l’uva più iconica australiana. Ad adattarsi bene sono stati anche i vitigni che si usano per il taglio australiano: chiamato GSM, è meno noto di quello bordolese ed è formato, oltre che dal già citato shiraz, dal grenache e dalla mourvedre.
Yarra Valley
Ci spostiamo sulla Yarra Valley, zona di quasi 3 mila ettari e primo distretto vinicolo di Victoria diviso fra la Lower Yarra e la Upper Yarra: la prima, quella più a Sud, presenta terreni rossi di origine vulcanica e un clima che potremmo definire mediterraneo che ben si addice per la produzione di vini con un profilo aromatico più fruttato; la Upper invece è la zona più a Nord dove il clima diventa continentale e i terreni sabbiosi argillosi si sposano bene per la produzione di vini più freschi e ottimi spumanti. Nell’intero areale hanno trovato un ottimo habitat sia lo chardonnay che il pinot nero.
La degustazione
Sauvignon Blanc & Semillon2022 13% - Az. Xanadu (Margaret River)
Fondata nel 1977, Xanadu è tra le cantine che hanno segnato la crescita di Margaret River.
L’affinamento di questo vino avviene per il 70% in acciaio con un ceppo di lieviti aromatici e per il 30% in botti di rovere francese con lieviti selvatici per 3 mesi.
Dal colore paglierino scarico con riflessi verdolini, il nostro calice si contraddistingue per la poca materia colorante, caratteristica che si riscontra nella maggior parte dei vini prodotti in Oceania.
Al naso ha un grande impatto agrumato con il pompelmo che emerge in maniera preponderante mentre la parte di frutta tropicale ha un’intensità minore ma il maracuya è riconoscibile; subito dopo arriva anche la componente minerale con una nota sulfurea e il varietale del sauvignon. Al gusto si ritrova una bella freschezza e una sapidità che da scheda AIS potremmo definire saporita. Un blend ben riuscito e un piacevole avvio degustativo.
Chardonnay 2020 13% - Az. Giant Steps (Yarra Valley)
Questa cantina è stata fondata da un ex birraio nel 2013 che deciso di dedicare la sua tenuta al famoso sassofonista John Coltrane; si estende per circa 47 ettari su terreni formati da sassi e granito, le vigne sono del 1997. La vinificazione di questo chardonnay avviene con i grappoli interi, la fermentazione è in botti di rovere francese con lieviti indigeni, l'affinamento è in botti di rovere francese (di cui il 20% nuove) per circa 10 mesi; non fa malolattica.
Il nostro calice si presenta con un colore paglierino vivo, lucente e con ancora qualche riflesso verdolino nonostante i suoi 5 anni di vita. I primi sentori che ritroviamo al naso sono quelli agrumati e tropicali in pari misura di banana e cedro, subito dopo arriva anche la componente floreale di fiori gialli e la nota speziata data anche dall’uso del legno. Al palato, anche in questo assaggio, la sapidità è una componente molto presente accompagnata dalle note di nocciole tostate sul finale; una grande persistenza e una piacevolezza di beva che in una degustazione alla cieca ci porterebbe a considerarlo un grande chardonnay borgognone.
Pinot Noir 2022 13,5% - Az. Giant Steps (Yarra Valley)
Della stessa azienda degustiamo anche il primo rosso della serata. La porzione di vigneto dedicata a questo vitigno risale al 2001 e si estende su circa 12 ettari su terre rosse. La vinificazione avviene per parcella, l’affinamento è in barriques di rovere francese (di cui il 20% nuove) per circa 10 mesi.
Osservando il nostro calice, oltre alla palese e risaputa scarsa materia colorante del vitigno in degustazione, notiamo una buona trasparenza e una bella vivacità.
Dalla degustazione olfattiva vengono fuori sentori di piccoli frutti rossi, dal ribes al mirtillo passando per more e lamponi; subito dopo arriva anche la componente speziata, quasi di peperoncino, e floreale di geranio. Fra gli altri sentori riconoscibili c’è anche l’empireumatico di tabacco e di pipa dovuto anche al passaggio in legno. Al gusto ha una buona morbidezza, il tannino non è graffiante e nemmeno astringente. Buona la componente fresca che si accompagna alla sapidità conferendo un ottimo equilibrio, notevole la corrispondenza gusto-olfattiva con il vitigno d’appartenenza.
Baan Shiraz 2022 13% - Az. Australian Estate Wines (Mc Laren Vale)
L’affinamento di questo vino avviene per il 40% in barrique francesi per 10 mesi ma non sono state indicate dal produttore ulteriori informazioni sulla vinificazione.
Il nostro calice si presenta di un bel granato lucente, al naso presenta un’interessante complessità data dalle note di frutta rossa matura ma anche speziate di pepe e di cioccolato alle quali si aggiungono sentori iodati, quasi olivastri. Al palato viene fuori la sua eleganza in termini di rotondità e morbidezza, persistenza e piacevole freschezza con una nota balsamica di rosmarino; la componente alcolica è presente ma non invasiva, l’uso del legno è ben gestito e mai invadente. Un grande vino che rappresenta il vitigno iconico australiano con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Cabernet Sauvignon Reserve 2020 14% - Az. Xanadu Wineword (Margaret River)
90% cabernet sauvignon, 5% malbec, 5% petit verdot
Con questo vino torniamo nella stessa area e alla stessa cantina del primo vino in degustazione. Questa riserva nasce da terreni ghiaiosi, l’affinamento è di 14 mesi in barrique di rovere francese (40% nuove).
Il colore, con la sua componente carminio, presenta buona fittezza e vivacità. Al naso le note speziate e vegetali sono preponderanti con il pepe verde, il pomodoro e il peperone quasi in cottura; ci sono anche le parti fruttate di ciliegie mature ma non sono sovrastanti, regna piuttosto una bella armonia fra le varie componenti. Al palato tornano le componenti fruttate e speziate e viene fuori anche l’empireumatico da tabacco; il tannino è delicato e l’assaggio risulta avvolgente e morbido. Persistente e armonico, possiamo definire il nostro assaggio maturo ma di certo nella sua fase migliore.
Grenache Old Wine 2018 14.5% - Az. Yangarra Estate Vineyard (Mc Laren Vale)
Chiudiamo la degustazione tornando nel Sud Australia con una cantina biodinamica. Questo grenache proviene da viti ad alberello piantate nel 1947, fermenta per 5-6 giorni con lieviti selvaggi. L’ affinamento è stato di 10 mesi in barrique di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio a cui si aggiungono ulteriori sei mesi di affinamento in bottiglia.
Al calice si presenta di colore carminio, più trasparente dello shiraz e del pinot nero precedenti. Al naso emergono note speziate di liquirizia, fruttate di ciliegia sotto spirito ma anche vegetali di rabarbaro, erbe officinali e medicinali essiccate. In bocca risulta forse troppo maturo con un tannino poco percettibile e poca freschezza. Presumiamo quindi sia appena iniziata la sua fase calante e, rispetto a tutti gli altri assaggi che ci hanno stupito piacevolmente, è quello che ci entusiasma meno.