Il nebbiolo tra Lombardia e Piemonte
Degustatori AIS Lombardia
11 febbraio 2026
Il secondo appuntamento del 2026 del gruppo Degustatori lombardi si è tenuto presso la cantina Antica Fratta, ospiti della famiglia Ziliani. Tema della mattinata: il nebbiolo nelle sue espressioni lombarde e piemontesi.
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Dopo i consueti saluti del responsabile del gruppo Degustatori, Luigi Bortolotti, del Vice Presidente e Delegato di AIS Brescia Alessandro Caccia, e di Andrea Assanelli, in rappresentanza dell’azienda, la parola è passata a Simone Bevilacqua, Vice Responsabile del gruppo Degustatori, che ha introdotto e contestualizzato il focus della sessione. Artur Vaso, curatore della guida ViniPlus Lombardia e referente regionale della guida Vitae, ha condotto la degustazione insieme a Simone.
Questo primo incontro dedicato al nebbiolo ha voluto offrire una visione ampia del vitigno, partendo dalle aree in cui esso è storicamente più diffuso, Langhe e Valtellina, affiancate da due territori outsider come Ronchi Varesini e Valcamonica.
Il confronto tra Langhe e Valtellina ha messo in evidenza quanto il nebbiolo sia un vitigno profondamente influenzato dal terroir. Nelle Langhe, coltivato su colline a quote moderate e su suoli marnoso-calcarei, con un clima continentale caratterizzato da estati calde e nebbie autunnali, il vitigno esprime vini di grande struttura, profondità e potenza tannica, con profili aromatici complessi e una spiccata vocazione all’invecchiamento.
In Valtellina, invece, il nebbiolo cresce su ripidi terrazzamenti alpini, a quote più elevate, su suoli sabbiosi e di origine granitica, in un contesto climatico più fresco e ventilato, con forti escursioni termiche. Ne derivano vini di maggiore finezza ed eleganza, con tannini più sottili, acidità spiccata e un profilo aromatico più delicato.
Lo scopo delle batterie in degustazione è stato, quindi, quello di approfondire le differenze di terroir e di biotipo: maggiore massa e struttura nei nebbiolo langaroli, maggiore freschezza, verticalità e precisione in quelli valtellinesi.
Diversa l’aspettativa sui Ronchi Varesini, territorio di origine glaciale, caratterizzato da un quantitativo di piogge annuali circa doppio rispetto alle Langhe, fattore che porta a vini più scarichi nel colore e con una trama tannica più leggera, conseguenza di una maggiore idratazione della pianta e di maturazioni più lente.
Quattro le batterie in degustazione, ognuna composta da tre vini.

Prima batteria
La degustazione del primo vino, il “1703” 2023 di Società Agricola Togni Rebaioli, viene guidata da Simone. Il colore è carminio vivo, di scarsa intensità. Al naso non emergono immediatamente i sentori tipici del nebbiolo, tanto che alla cieca potrebbe quasi ricordare un pinot nero. Si apre su piccoli frutti rossi, seguiti da rimandi di radice, legno e note animali che suggeriscono una certa rusticità, facendo pensare a uno stile produttivo poco interventista. In bocca spicca un’acidità piuttosto scalpitante, sopra le righe, che non rende il vino perfettamente equilibrato; il tannino è appena accennato.
Ronchi Varesini IGT “Prime Nebbie” 2019 di Cascina Piano
Il secondo vino si presenta più ricco del precedente, sia al naso che al palato. I profumi di amarena, viola, eucalipto e liquirizia porterebbero a ipotizzare una provenienza valtellinese. In bocca, però, pur mostrando una discreta struttura e una buona piacevolezza complessiva, manca di quella tipica freschezza che contraddistingue il territorio della Valtellina.
Langhe Nebbiolo DOC “Ginestrino” 2019 di Conterno Fantino
Granato alla vista, esprime una certa austerità al naso, dove inizialmente si avverte una nota sulfurea che tende poi a dissolversi. Dal punto di vista organolettico richiama chiaramente un nebbiolo di Langa, come verrà poi confermato. Il sorso appare ancora acerbo e “verde”, con un tannino graffiante nonostante i sette anni dalla vendemmia. È il vino che più ha diviso la platea, aprendo una forbice significativa tra le valutazioni minime e massime.
Seconda batteria
- Valtellina Superiore DOCG “PR28” 2020 di La Spia
- Valtellina Superiore DOCG Riserva “La Gatta” 2019 di Triacca
- Valtellina Superiore DOCG Riserva “Paradiso” 2018 di Nera
Batteria interamente dedicata alla Valtellina, più omogenea della precedente, nella quale le annate tendono a incidere in modo marcato sui profili dei vini.
Il primo vino mostra un naso immediato, pulito e fragrante, con piacevoli note speziate ed erbe alpine che ne connotano chiaramente la provenienza. In bocca, però, manca un po’ di struttura, risultando piuttosto esile e scorrevole.
Di segno opposto il secondo vino, meno elegante ma più potente. Inizialmente più timido al naso, si apre poi su profumi di marmellata di fragola, spezie e note balsamiche. Al palato risulta più completo del precedente: il buon equilibrio tra freschezza e sapidità rende il sorso piacevole e dinamico.
Il terzo vino presenta un profilo olfattivo più evoluto, probabilmente già oltre il suo climax, con note di mela cotta e cotognata. In bocca risulta penalizzato da un finale amaricante, dovuto a un tannino non perfettamente amalgamato.
Terza batteria
- Sassella Valtellina Superiore DOCG Riserva “Red Edition” 2018 di Plozza Vini
- Barolo DOCG 2018 di Oddero
- Barolo DOCG “San Giovanni” 2017 di Gianfranco Alessandria
Batteria di confronto diretto tra Valtellina e Langhe, non priva di sorprese.
Il primo vino al naso non risulta inizialmente del tutto pulito; pur aprendosi poi su profumi di viola, frutti rossi e menta, mostra alcune sbavature di tipo “terroso”. Anche l’uso del legno appare leggermente eccessivo, caratteristica che emerge soprattutto al palato, dove il sorso risulta piuttosto segnato dalla componente boisé. Gran parte della platea individua correttamente la provenienza del vino, concordando su una minore identità territoriale rispetto ai vini della batteria precedente.
Il secondo vino si distingue per maggiore nitidezza e pulizia aromatica, con sentori di spezie, liquirizia e fiori appassiti. In bocca presenta un tannino maturo e ben integrato, oltre a una struttura più solida. La provenienza langarola non viene messa in discussione.
Anche in questa batteria il terzo vino mostra una nota ossidativa iniziale, segnale di un’evoluzione probabilmente già oltre il punto di massima espressione. Nonostante ciò, risulta più bevibile del precedente grazie a una maggiore piacevolezza complessiva del sorso.
Quarta batteria
- Barolo DOCG “Cerretta” 2015 di Fratelli Revello
- Langhe Nebbiolo DOC 2014 di Giuseppe Cortese
- Barolo DOCG “Ravera” 2014 di Elvio Cogno
Ultima batteria dedicata alle Langhe, con due annate tra loro profondamente diverse. Le 2014 e 2015 offrono, infatti, stili nettamente distinti, spesso considerati opposti: la 2015 è un’annata calda e potente, mentre la 2014, più fredda e piovosa, ha richiesto una gestione meticolosa dei vigneti; un ottimo autunno ha comunque salvato la vendemmia. I vini risultano così maggiormente orientati verso freschezza ed eleganza piuttosto che sulla potenza.
Nel primo vino emergono sentori di catrame, grafite e liquirizia; il secondo si esprime invece su profumi di frutta in confettura, spezie e note balsamiche. Al palato il primo risulta più “carnoso”, mentre il secondo e il terzo mostrano un tannino più ruvido.
Nel terzo vino il naso è fortemente segnato da un sentore di stalla, chiaro e dominante, che ne ha compromesso in modo significativo la valutazione complessiva.
In conclusione, la giornata si è rivelata fortemente stimolante e didattica, grazie alla presenza di vini con caratteristiche e peculiarità ben evidenti. Il confronto, costruttivo e schietto, che si è sviluppato intorno ad alcuni campioni in degustazione ha rappresentato un valore aggiunto per l’accrescimento dell’esperienza e della consapevolezza dei partecipanti.