Bolgheri, una nobile storia contadina

Racconti dalle delegazioni
09 novembre 2023

Bolgheri, una nobile storia contadina

Il compleanno della nostra Associazione è l’ormai consueta occasione di ascoltare, dalla voce di Armando Castagno, il racconto di un grande territorio italiano. Quest’anno è la volta di Bolgheri, che narra di un felice connubio tra terra e storia, con il decisivo apporto di un nobile vignaiolo.

Giuseppe Vallone

La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.
Poi cominciò: «Tu vuo’ ch’io rinovelli
disperato dolor che ‘l cor mi preme
già pur pensando, pria ch’io ne favelli.
Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,
parlare e lagrimar vedrai insieme.
Io non so chi tu se’ né per che modo
venuto se’ qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand’io t’odo.
Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino,
e questi è l’arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino.
(…)

(Dante, La Divina Commedia, Canto XXXIII, vers. 1-15)

Nel silenzio sospeso della sala in penombra, Armando Castagno apre così, declamando a memoria i versi del XXXIII Canto dell’Inferno Dantesco, il 58esimo compleanno dell’Associazione Italiana Sommelier. E a suggello dell’incanto poetico esclama, al termine, di averlo fatto per non iniziare una serata su Bolgheri con i versi I cipressi che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, «che il Conte Ugolino c’entra con il territorio ben più del Carducci».

E se la poesia di fine ‘800 tornerà invero più di una volta durante la serata per fornire una chiave aulica a vicende storiche ben più prosaiche, il richiamo che l’Alighieri fece del Conte Ugolino dà al nostro oratore la chiave di violino per imbastire il racconto avvincente di una terra che «è autentico vanto italiano».

La storia di Bolgheri, narrataci in poco meno di un’ora, non può infatti obliare quella dei Della Gherardesca, a partire da quel Walfredo – o Wilfrido, Vilfrido o ancora Valfredo – vissuto nell’VIII secolo e oggi venerato santo dalla chiesa cattolica. Un casato che ebbe il controllo del territorio, determinandone le alterne fortune, per diversi secoli, che Armando snocciola con irriverente facilità, ricordando – tra i tanti nobili – Simone Maria Della Gherardesca (1639-1704), per aver eretto l’anno prima della propria morte una piccola chiesa ottagonale dedicata a San Guido, il “santo di famiglia” (1060-1140); e poi Guido Alberto Della Gherardesca (1780-1854), che gestì gli sconfinati fondi bolgheresi in anni assai difficili guadagnandosi la fama di personaggio più conosciuto della Casata. Fu sotto di lui, infatti, che venne impiantato nel 1816 il primo vigneto sperimentale a Capanne di Castiglioncello, che vennero pianificate le bonifiche e iniziarono i primi lavori della Via Regia che da Pisa portava a San Vincenzo e poi, a Grosseto, che furono costruite le principali case coloniche e che, nella prima metà degli anni ’40 dell’Ottocento, venne realizzato il famoso Viale dei Cipressi.

Risulta facile, a fronte delle tante opere realizzate (di cui quelle sopra sono soltanto un breve accenno), pensare a Guido Alberto Della Gherardesca come un vero mecenate del proprio territorio. Specie se si considera, sottolinea Armando Castagno, che nella prima metà del XIX secolo Bolgheri «era il posto più depresso di tutta la zona, specie in confronto alla vicina Castagneto Carducci»: su 711 abitanti, soltanto 29 persone erano pienamente alfabetizzate (e tra esse si distinguevano Ildegarda Celli e Caterina Barsotti, uniche donne a saper leggere e scrivere), alle quali se ne aggiungevano altre 12 che sapevano soltanto leggere.

In tal contesto, il faro dei Della Gherardesca ha dunque contribuito a gettare le basi della “Bolgheri agricola”, alla quale ha dato un apporto involontariamente decisivo Clarice Della Gherardesca, sposando nel 1930 Mario Incisa della Rocchetta (1899-1983), uomo geniale, agronomo di primissimo livello e, per di più, futuro primo presidente del WWF Italia.

Avendo questi avuto modo di degustare i vini bordolesi, volle tentare di ricrearli per proprio consumo personale (e su questa asserzione, Armando ci tiene a soffermarsi), impiantando all’inizio degli anni ’40 del secolo breve cabernet sauvignon a 393 m s.l.m. a Castiglioncello. Soltanto qualche anno dopo Mario Incisa Della Rocchetta si fece persuadere da Niccolò Antinori, marito di Carlotta Della Gherardesca, sorella di Clarice, a dare inizio a una produzione destinata al mercato, offrendogli la collaborazione di quel Giacomo Tachis – all’epoca enologo degli Antinori – che tante fortune avrebbe portato.

Di qui in avanti, è storia nota: la prima bottiglia di Sassicaia nel 1968, la vittoria a sorpresa del contest di Decanter dieci anni dopo con un Sassicaia ’72 capace di sbaragliare i migliori cabernet bordolesi, l’enorme attenzione del mercato internazionale, la nascita dei super tuscan… e dunque la Bolgheri di oggi. Che sì, è questo, ma è anche altro, come la degustazione con Armando ci darà modo di comprendere.

E se Sassicaia è il portabandiera del territorio, e i Gherardesca sono idealmente i promotori, altri e altrettanto fieri produttori e vignaioli sono l’espressione più autentica, medesima faccia della stessa lucente medaglia.

La degustazione

Toscana Vermentino IGT Bianco di Orma 2022 – Podere Orma
100% vermentino. Vigneto di 10 anni esposto a S-SE a 85 m s.l.m.. Fermentazione in acciaio, poi affinamento di 4 mesi sulle fecce fini in inox seguiti da 2 mesi in bottiglia.

Luminoso, di colore verdolino paglierino piuttosto tenue. Il naso, di intensa sapidità e croccanti profumi marini, è archetipico del bianco bolgherese. All’assaggio, Armando ne esalta la «vera e propria mineralità» di pietra bianca e pietra pomice. Un vino «autentico, spontaneo», che può accompagnare un intero menù di mare.

Bolgheri Rosato DOC Caccia al Palazzo 2022 – Tenuta di Vaira
70% cabernet sauvignon, 15% merlot, 15% syrah. Vigneto di 13 ha con età media di 15 anni. Fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata, affinamento di 6 mesi in acciaio e 2 mesi in bottiglia.

Il calice è di un attraente color pesca, e il frutto si ritrova assieme alla rosellina a comporre un tenue affresco olfattivo. Al palato «è fin troppo giovane», dice Armando e, ciò nonostante, la beva è gioiosa, sapida, di sferzante acidità, a richiamare piatti di pesce con pomodoro o anche una pizza margherita.

Bolgheri Rosso DOC Ai Confini del Bosco 2021 – Mulini di Segalari (campione di botte)
90% cabernet sauvignon e cabernet franc, 7% petit verdot, 3% syrah. Uve provenienti da un vigneto di 0,8 ha impiantato 21 anni fa a 120 m s.l.m., con esposizione E. Agricoltura biodinamica. Fermentazione spontanea in acciaio, per il 30% a grappoli interi. Maturazione di 12 mesi in botti di rovere da 23 hl, poi 4-6 mesi in bottiglia. Produzione totale: 3.200 bottiglie.

Bacche blu di mirtillo e gelso caratterizzano le tinte olfattive; in bocca è sul frutto pieno. Ancora giovanissimo, con un’irruenza piuttosto esplicita, è senza dubbio da attendere, non foss’altro per il suo vigore tannico. Armando lo definisce un vino genuino e naturale, «nel senso di una filiera produttiva senza passaggi intermedi».

Bolgheri Rosso DOC Orio 2021 – Podere Il Castellaccio
60% cabernet franc, 30% merlot, 10% syrah. Vigna di 3 ha impiantata nel 2007 a 140 m s.l.m., con esposizione E. Fermentazione in acciaio, malolattica spontanea, affinamento di 12 mesi in tonneau di rovere francese da 5 hl, poi 6-8 mesi in bottiglia.

I profumi, per Armando, hanno «ricordi di rive droite bordolese», freschi e intensi, con note balsamiche, di peperone fresco, di ginepro e lentisco, e un accenno leggero di alghe. Il palato è pieno, agile, succoso, con una trama tannica ricamata. Da sottolineare la gustosa persistenza di bocca.

Bolgheri Rosso DOC Pievi 2021 – Fabio Motta
50% merlot, 25% cabernet sauvignon, 25% sangiovese. Il cru Le Pievi si estende su 2 ha a 50 m s.l.m. e le vigne hanno 33 anni di età. Biologico certificato. Fermentazione spontanea in tino troncoconico di legno da 30 hl, vinificazione separata per singola varietà e malolattica in barrique usate. Assemblaggio delle masse dopo 3 mesi, affinamento di 1 anno in barrique nuove e poi 6 mesi in bottiglia.

Avvicinando il calice al naso l’impatto è strepitoso: al timbro del cabernet sauvignon si affiancano note di violetta e grafite proprie del sangiovese, e ancora profumi aciduli e dolci. La bocca, dice Armando, «è ancora da farsi, con piccole note leguminose, ma molto didattico».

Bolgheri Rosso DOC 2021 – Michele Satta
30% cabernet sauvignon, 30% sangiovese, 20% merlot, 10% syrah, 10% teroldego. Selezione da 20 ha di vigne giovani ubicate a Castagneto Carducci. Fermentazione spontanea in vasche d’acciaio e cemento. Maturazione di 12 mesi in cemento da 30 hl e barrique usate, seguiti da 6-8 mesi in bottiglia.

Vino che al naso si presenta più austero, composto e algido del precedente (che, dalla sua, aveva una maggiore croccantezza di profumi), con una più esplicita nota vegetale di peperone. All’assaggio è accogliente, morbido, intuitivo, con aromi di cioccolato, tè e accenni di tabacco.

Bolgheri Rosso Superiore DOC Grattamacco 2020 – Podere Grattamacco
65% cabernet sauvignon, 20% merlot, 15% sangiovese. Vigneti di età media di 25 anni, vendemmia manuale. Fermentazione spontanea in tini di rovere aperti, affinamento di 18 mesi in barrique, poi 6-8 mesi in bottiglia.
Il vino è straordinario, e lo troviamo al principiare della 2° parte della degustazione all’insaputa persino di Armando Castagno, complice la scelta del Consorzio bolgherese – che per questo ringraziamo ancora una volta – di portare all’ultimo questo nome tutelare del territorio al posto del pur nobile Bolgheri Rosso della medesima azienda.
Ciò detto, a margine di un naso poliedrico e decisamente intenso, di ampiezza boschiva e note di eucalipto, la bocca è ciò che conquista, specie per la freschezza infinita, che Armando dice essere tipica del Grattamacco e «propria dei grandi tagli bordolesi, quando il cabernet sauvignon ha tirato fuori il proprio meglio». Nonostante sia già semplicemente buonissimo, va aspettato.
 
Bolgheri Superiore DOC Guardo de’ Gemoli 2020 – Chiappini
70% cabernet sauvignon, 15% merlot, 15% cabernet franc. Le uve provengono dalle vigne Le Grottine, del 1978, e Felciaino, del 1986. Fermentazione in acciaio spontanea e separata, malolattica a seguire, 20 mesi di affinamento in barrique a bassa tostatura, di cui il 15% nuove, poi 8-10 mesi in bottiglia.

Approccio balsamico, poi escono profumi di rosmarino strofinato con le mani, di mora di rovo e cioccolato fondente. Al palato è ricco, esuberante, lungo e di grande trama, davvero eccellente. Armando consiglia di «acquistarlo e dimenticarlo per un po’ in cantina».

Bolgheri Superiore DOC 2020 – Dario di Vaira
60% cabernet sauvignon, 30% cabernet franc, 10% merlot. Vigneto di 1,2 ha piantato tra il 2007 e il 2015 a 55 m s.l.m., con esposizione E-O. Fermentazione spontanea in acciaio suddivisa per varietà, malolattica, poi affinamento di 36 mesi in barrique (50% nuove e 50% di 2° passaggio).

Affresco olfattivo di enormi potenzialità, a dire di Armando è un naso da Pauillac, con strabilianti sentori di carbone fossile, scatola di sigari e cedro. Un vino che, già dal naso, fa propendere per l’attesa, invocata infatti anche dalla bocca che pure evidenzia una tessitura nobile e lunga e una dimensione che tende ad allargare la beva.

Bolgheri Superiore DOC Tâm 2018 – Batzella
65% cabernet sauvignon, 35% cabernet franc. Tâm è una parola vietnamita che significa “passione”. Il vigneto di 7,5 ha si estende su 3 parcelle ed è stato impiantato nel 1999. Fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata, malolattica spontanea in acciaio, maturazione di 24 mesi in barrique o in tonneau, poi almeno 24 mesi di bottiglia.

Con le parole di Armando: «questo vino esprime compiutamente la solennità del luogo da cui proviene». È infatti marino, anzi fluviale, con profumi di legno di liquirizia e una nota verde di peperone. In bocca, poi, si esprime con signorilità e con particolare intensità sulle note tostate del chicco di caffè. Ammirevole la persistenza aromatica intensa.

Toscana IGT Paleo Rosso 2019 – Le Macchiole
100% cabernet franc. Uve provenienti dai vigneti Casa Nuova (1998-2013), Vignone (1999) e Ulivino (2016). Fermentazione spontanea in cemento con macerazione di 30 giorni, malolattica e affinamento di 20 mesi in barrique nuove, poi 12-14 mesi in bottiglia.

L’approccio balsamico, la nota verde di peperone, l’universo scuro del frutto e un tocco appena percettibile di tostatura contribuiscono a rendere grande la tela olfattiva di uno splendido cabernet franc. Al palato il tannino rivela una grana deliziosa, di buccia, nient’affatto astringente o disseccante, e concorre assieme alla freschezza e alla sapidità marina a rendere l’assaggio pieno, intenso e particolarmente gustoso. Grande, grandissimo vino.

Bolgheri Sassicaia DOC Sassicaia 2020 – Tenuta San Guido
Cabernet franc e cabernet sauvignon. Le uve provengono da vigne tra i 100 e i 400 m s.l.m. con esposizione O-SO e sono frutto di una scelta draconiana fatta su oltre 900 ha che si stendono dall’Aurelia alle montagne. Fermentazione alcolica spontanea a temperatura controllata, malolattica in acciaio, affinamento di 25 mesi in barrique (45% nuove, 45% di primo passaggio e 10% di secondo passaggio), travaso in acciaio per assemblaggio finale e sosta in bottiglia prima della commercializzazione.

«Ha calore, ha dinamicità, è marino», per Armando è senza dubbio un vino che «ha l’anima di Bolgheri, un demiurgo che si prende la briga di parlare all’anima del territorio, avendo coscienza dello stesso semplicemente perché ha contribuito a crearlo».

È un vino ancora bambino dalla bocca già finissima, elegante, aerea, libera e leggera, che si svolge su un substrato di complessità che si lascia ammirare in vetrina, in attesa del suo momento. Cercando un’immagine che possa definirlo, Armando riflette che «non si tratta di velluto, bensì di raso» definendolo un «vino colto»: non se ne percepisce il legno, non c’è concentrazione, è un vino trasparente, sobrio, degno – anzi ottimo – portabandiera di Bolgheri.

Centocinquanta minuti ancora una volta volati in un baleno. Armando Castagno è così, capace com’è di rendere ancor più affascinante e vitale un territorio che – già di suo – sa abbagliare come un diamante lumeggiato da una torcia. I dodici vini degustati hanno focheggiato un’immagine di Bolgheri che risulta così perfettamente a fuoco: quel che riscontriamo oggi noi è la grande qualità, l’assoluta integrità e la costante ricerca dell’eccellenza di chi a Bolgheri discetta di vino.

Buon compleanno AIS!