Cerasuolo di Vittoria: otto calici, un territorio
Racconti dalle delegazioni
19 gennaio 2026
Una masterclass condotta da Andrea Amadei, voce di Decanter su Rai Radio2, con Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia - Sede del Sud Est, che ha promosso e organizzato l’evento dedicato all’unica DOCG siciliana.
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Dopo l’ottimo riscontro ottenuto a Roma lo scorso maggio, l’Enoteca porta questo appuntamento a Milano in sinergia con il Consorzio di Tutela e la Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria DOCG. Un’occasione strategica di approfondimento e dialogo, che ha avuto la voce e la simpatia di Andrea Amadei. «Vigore e finezza, radici storiche e sguardo contemporaneo: i vini della DOCG Cerasuolo di Vittoria sono oggi una scelta irresistibile per chi cerca un calice consapevole», sottolinea Andrea Amadei, «grazie alla loro capacità di interpretare un terroir irripetibile, dove calore e luce conferiscono energia, mentre le sabbie minerali modellano e “assottigliano” la struttura, regalando fluidità e tensione al sorso. Vini che trovano slancio dalla sinergia di due vitigni autoctoni aristocratici, tanto diversi quanto perfettamente complementari, capaci di raccontare una Sicilia del vino sorprendente, sfaccettata e profondamente barocca».
Il territorio
Nel Sud-Est siciliano, fra Ragusa, Catania e Caltanissetta, c’è una porzione di isola che vive un rapporto radicale con la viticoltura: un territorio che non è solo produzione, ma paesaggio, memoria, identità collettiva. 231 ettari vitati tra DOCG e Cerasuolo DOC, dove tutto parla di vino: le contrade, le architetture rurali, la vegetazione, la storia stessa della città di Vittoria, fondata nel 1607 da una donna per rilanciare la campagna e ripopolare la terra. È all’interno di questa cornice geografica, complessa e caleidoscopica, che nasce l’unica DOCG siciliana: il Cerasuolo di Vittoria. Una denominazione che, come ha ricordato Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia - Sede del Sud Est, non è semplicemente un disciplinare produttivo, ma la sintesi di una comunità: produttori, istituzioni, vignaioli, tecnici e famiglie che lavorano per custodire e far crescere questo patrimonio. L’Enoteca, oltre a un ruolo culturale e aggregativo, svolge una funzione concreta di promozione, comunicazione e valorizzazione territoriale, restaurando una consapevolezza condivisa: qui il vino esiste prima, e tutto il resto esiste perché ci sia vino.
Il suolo: la vera matrice del Cerasuolo
Se c’è un elemento che plasma la forma di questo vino, è la terra. Una terra che sembra semplice, ma non lo è mai. La sabbia rossa, anzitutto. È la chiave vitale della denominazione. Un suolo ricchissimo di ossidi di ferro, drenante al punto da costringere la vite a scavare in profondità. La sabbia drena, alleggerisce, riduce la vigoria, e soprattutto, come ha spiegato Amadei, «agisce come una sarta»: stringe dove serve, assottiglia gli eccessi, snellisce la struttura. Fa al Nero d’Avola quello che una buona mano sartoriale fa a una giacca pesante: la rifinisce. Poi, sotto la sabbia, il tufo. Uno strato poroso e spugnoso, capace di assorbire le rarissime piogge annuali e restituirle alla vite durante i mesi estivi. Un meccanismo naturale di irrigazione sotterranea, senza il quale qui non esisterebbe viticoltura di qualità. E accanto al tufo, zone più interne dove emergono argille calcaree chiare, quasi bianche, che contribuiscono ad aumentare densità e ampiezza dei vini.
Clima: una sfida continua
Questa è una delle aree più asciutte d’Europa: piogge annue dimezzate rispetto alla media italiana, estati lunghe, calde, spazzate dal vento. Ma paradossalmente, non è un territorio statico. È un territorio in continuo movimento. Su di esso agiscono due forze: dal mare, brezze costanti che risalgono e portano sale, iodio, aria fresca, e dai monti, con venti più freddi che scendono dagli Iblei e regolano le temperature. Fra costa e alture esistono pendenze, dislivelli, microclimi e sorprendenti differenze di luminosità. Il risultato è una zona che produce vini caldi eppure freschi, profondi eppure agili, mediterranei eppure verticali.
Il linguaggio del Cerasuolo
Il Cerasuolo nasce dall’incontro di nero d’Avola e frappato. È ciliegia, certo, da “cerasa”. Ma non solo. È frutto rosso e sale. È terra e vento. È materia e luce. È una sintesi. E, soprattutto, parla di sabbia. E questo lo rende diverso da qualunque altro rosso siciliano.
La degustazione
Cerasuolo di Vittoria DOCG 2023 - Planeta
Il primo vino si presenta con una trasparenza che sorprende subito: il colore rubino acceso lascia filtrare la luce. Il frutto è immediato, schietto, quasi croccante tra ribes fresco, ciliegia e fragolina, e il sorso ha il passo veloce. I tannini sono scorrevoli, piacevoli, bilanciati da una acidità sorprendente. Qui il Cerasuolo è leggerezza pura, è gesto spontaneo, è freschezza senza filtri. È il Cerasuolo che nasce dall’essenzialità che non necessita di sovrastrutture o interpretazioni caricaturali.
Cerasuolo di Vittoria DOCG Floramundi 2023 - Donnafugata
Nel Floramundi è la morbidezza a emergere in prima battuta: il vino sembra aprirsi come un fiore scuro, con toni di viola e agrume rosso. Note aggraziate di caramella alla violetta, con sensazione fruttate che ricordano la prugna e la mora. Il mare qui c’è, ma si avverte nella finezza e nell’eleganza. È un rosso accogliente, solare, armonioso: il sorso ha un calore gentile e un’eco sapida che rimane a lungo e regala sensazioni quasi dissetanti.
Cerasuolo di Vittoria DOCG I Putti del Serpotta 2023 - Feudi del Pisciotto
Questo calice racconta la parte più interna del territorio. Il frutto è più profondo, quasi carnoso, e la barrique dà ampiezza e rotondità. Note di arancia sanguinella regalano freschezza iniziale al sorso. È un vino che avanza lentamente, che riflette, che costruisce volume. Con I Putti del Serpotta la narrazione assume toni più maturi: la ciliegia diventa più scura, più piena, quasi carnosa. Il vino avanza più lentamente, come se avesse una profondità da svelare e una morbidezza controllata dal tempo passato in legno. È una visione più meditata, più riflessiva, più serale.
Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG 2022 - COS
Con il Cerasuolo di Vittoria Classico di COS l’identità si fa certezza. Il vino è sottile, salino, trasparente nell’intenzione. Sembra muoversi come un soffio, non come una massa. È equilibrio puro, finezza assoluta: entra come una parentesi di purezza in cui domina l’eleganza. Nessun eccesso, nessuna ricerca di volume, ma una linea sottile e continua che corre diritta. Note di grafite, gelatina di lampone e ricordi di carcadè si alternano a ricordi speziati molto intriganti. Il frutto (in prevalenza ciliegia croccante) è essenziale, il respiro è salino, il sorso procede con grazia e precisione senza mai sovrastare la leggiadria e la fragranza dei profumi. È un Cerasuolo goloso, dalla bellissima attrattiva e che invoglia alla beva.
Cerasuolo di Vittoria DOCG Brunetti D’Opera 2021 - Casa Grazia
Qui la terra cambia, il paesaggio cambia, il vino lo dice. Arriva il mare, percepibile ancora prima del primo sorso. In questo vino si sente il vento salato, la luce intensa, la vicinanza con l’acqua. Il naso ricorda il ginepro, la macchia mediterranea, la prugna rossa matura: il frutto è pieno e carnoso, la bocca è ampia e avvolgente, poi si stringe sulla sapidità come una risacca. È un vino che sembra dialogare direttamente con la costa.
Cerasuolo di Vittoria DOCG Dakry 2023 - Fede Beniamino
Dakry, ovvero lacrima, porta la degustazione verso le altitudini: ma anche qui la brezza marina è presente, percepibile ancora prima del primo sorso. Dakry riapre un capitolo più fresco: appare subito vivace, scattante, agile, con un frutto luminoso e una vibrazione energica. Sembra correre verso l’alto, più che verso l’interno. È un sorso verticale che lascia una sensazione di slancio e di tensione pulita. Ottimo il corpo, considerando che questo vino non effettua passaggio in legno.
Cerasuolo di Vittoria DOCG Grotte Alte 2021 - Arianna Occhipinti
Qui il tempo diventa protagonista: si sente nella profondità, nella stratificazione, nella lentezza con cui il vino si apre. È un vino che invita al silenzio, alla concentrazione, alla contemplazione del dettaglio. Rimane a lungo, senza peso, come un’eco. Quattro anni e mezzo in botte grande durante i quali il vino respira lentamente, accumula sfumature, si stratifica. È profondo e calmo, meditativo. È un racconto in sé, senza nessuna fretta.
Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG Sabuci 2023 - Cortese
Sabuci unisce sabbia e argilla: per questo è largo, pieno, materico. Ma mantiene una freschezza sorprendente, laterale, che lo tiene vivo e lo spinge avanti. L’ultimo vino riporta tutto alla terra. Sabuci è largo, presente, pieno. La sabbia e l’argilla dialogano tra loro e si avverte: c’è sostanza, c’è corpo, ma c’è anche una freschezza laterale che tiene tutto in equilibrio. Balsamicità con evidenti note mentolate fuse in ricordi di cacao e caramello, e slanciati da una piacevole acidità. È un sorso che insiste, che resta, che rimanda alla materia viva del suolo.
Alla fine dei calici, ciò che rimane è una percezione netta: il Cerasuolo di Vittoria è un rosso identitario e moderno, territoriale e contemporaneo, capace di parlare in modi diversi senza mai perdere la misura. È un vino che non ha bisogno di imporsi per essere ricordato. Gli basta essere sé stesso. La sabbia affina. Il tufo sostiene. Il mare scolpisce. Gli Iblei respirano. Il vino traduce. Il Cerasuolo di Vittoria è un rosso che possiede una verità semplice: è figlio, innanzitutto, del suo suolo. La DOCG rappresenta un modello siciliano unico per severità produttiva, identità ampelografica definita, matrice pedologica specifica, coerenza stilistica e lettura territoriale immediata. A questi elementi si aggiunge infine la crescente riconoscibilità internazionale.