“Degustiamo in Vineria”: più di una semplice palestra

Quattro serate, pensate e organizzate da AIS Bergamo per approfondire la degustazione tecnica dei vini, si sono trasformate in un percorso di maggior consapevolezza dei molteplici aspetti del mondo del vino. Ne parliamo con la sommelier, relatrice e degustatrice Alessandra Marras

Stefano Vanzù

Nata come una proposta della Delegazione di Bergamo per offrire a un ristretto numero di partecipanti uno spazio per approfondire la degustazione tecnica di un vino sulla base della scheda AIS, si è evoluta da semplice palestra a un vero e proprio percorso di formazione. Stiamo parlando dell’iniziativa “Degustiamo in Vineria”, condotta Relatori e Degustatori AIS di grande preparazione e compenza.

Di cosa si tratta 

”Degustiamo in Vineria” è una proposta formativa fortemente voluta e sostenuta dalla Delegata di Bergamo Roberta Agnelli e da tutto lo staff della Delegazione, che si articola su un percorso di quattro incontri - ognuno della durata di 1 ora e mezza - dedicati alla degustazione ragionata e compartecipata di diverse tipologie di vini e che ha lo scopo di condurre i partecipanti, attraverso l’utilizzo della scheda di degustazione AIS, ad analizzare e descrivere compiutamente e senza ambiguità qualsiasi vino.

Le serate si svolgono nella vineria (da qui il nome dell’iniziativa) situata nella cantina dell’Hotel Settecento di Presezzo (BG), storica sede di molti eventi organizzati dalla Delegazione di Bergamo, coinvolgendo un massimo di 12 partecipanti per serata; l’individuazione delle tipologie dei vini da degustare analiticamente e la conduzione delle degustazioni stesse vengono effettuate da un Relatore e Degustatore AIS.

L’ultima edizione dell’iniziativa si è tenuta nei mesi di maggio e giugno di quest’anno ed è stata condotta da Alessandra Marras: nata a Milano e di origini liguri, approda a Monza dopo aver vissuto in diverse città d’Europa. Sommelier, Degustatore Ufficiale e Relatore dell’Associazione Italiana Sommelier, collabora con la redazione delle Guide Vitae e Viniplus di Lombardia. Ha curato vari eventi di avvicinamento al vino, è docente ai corsi per Sommelier negli Istituti Alberghieri e ritiene che il vino sia prima di tutto un fatto culturale, un linguaggio capace di raccontare storie, luoghi e identità, perché ogni nuovo bicchiere offre una storia da raccontare e un'occasione per imparare, come hanno avuto occasione di constatare di persona i dodici, entusiasti frequentatori delle sue serate bergamasche.

Alessandra MarrasQuale è stato il tuo approccio a un “format” come “Degustiamo in Vineria”?

Poiché ritengo che sia molto importante conoscere anche il contesto culturale che si sviluppa attorno al vino, ho cercato di individuare un metodo che andasse oltre una normale degustazione, partendo dal presupposto di utilizzare un linguaggio comune rivolto a un piccolo gruppo eterogeno, formato da 12 persone e con diversa esperienza, trattandosi soprattutto di corsisti dei tre livelli. È stato fondamentale capire e mettere assieme le aspettative del gruppo, puntando su contenuti didattici solidi, che diventano un valore aggiunto alla semplice degustazione, il tutto favorito da un clima partecipativo e più “rilassato”, rispetto a quello che si crea giocoforza in una lezione, e dove ognuno si è sentito libero di porre domande o fare osservazioni. Questo approccio ha consentito ai partecipanti di riconoscere che il vino è relazione e che una degustazione non è solo un fatto meramente tecnico ma soprattutto un’opportunità di crescita nella consapevolezza e nella conoscenza del mondo del vino.              

Quali sono, a tuo giudizio, i punti di forza di un’iniziativa di questo genere?

Sicuramente la crescita delle persone che hanno frequentato i quattro incontri, sia in termini di capacità tecnica nella degustazione che di arricchimento culturale; iniziative di questo genere favoriscono la nascita di una squadra al cui interno tutti collaborano e si confrontano fra loro e col Relatore, sperimentando anche una concreta esperienza di spirito associativo che deve sempre essere parte integrante di un’associazione come l’AIS.

Avresti qualche suggerimento per le prossime edizioni?

Una proposta potrebbe essere quella di organizzare queste “palestre” su basi tematiche, impostando ad esempio un ciclo di quattro incontri dedicati a una determinata zona (potrebbe essere anche una regione italiana), il che consentirebbe anche di degustare dei vini meno noti di quelli che solitamente vengono proposti nelle lezioni dei corsi per Sommelier ma comunque interessanti e in grado di far comprendere meglio l’intero panorama vitivinicolo di un dato territorio.

Cosa ti ha colpito di più durante i quattro incontri che hai condotto? Come era il “clima” che si sviluppato nelle serate?

La risposta positiva e la curiosità dei partecipanti che, favorite dal clima direi amichevole che si è creato in vineria, ha stimolato nelle persone il desiderio di approfondire gli argomenti trattati, la conoscenza dei vini degustati e in generale l’interesse per il mondo del vino. I calici serviti sono stati apprezzati e i partecipanti hanno avuto la possibilità di spaziare su diverse tipologie di vini alcune delle quali “inaspettate”, cosa che ha sorpreso positivamente la platea.  

Cosa “ti porti a casa” dopo questa esperienza?

Un’accresciuta consapevolezza di quanto sia sempre più importante il ruolo del Sommelier come comunicatore del vino che deve fornire a chi lo ascolta, durante i vari percorsi in Associazione, la capacità di diventare autonomo nella comprensione del vino e di tutto ciò che gli ruota intorno: il Sommelier diventa allora un appassionato che racconta ciò che conosce senza inutili ostentazioni ma in maniera precisa e competente, evitando le “facilonerie” e dando al partecipante gli strumenti comprendere sempre meglio sia il prodotto ma anche chi lo fa e il territorio in cui nasce. Gli incontri sono stati anche un’occasione di crescita personale, ulteriormente stimolata dalle tante domande rivolte dai partecipanti che mi hanno fatto riflettere sul mio modo di comunicare e di trasmettere la mia esperienza.           

Ritieni che iniziative come “Degustiamo in Vineria” possano contribuire ad innalzare la qualità dell’offerta formativa AIS?

Certamente, e aggiungo che la possibilità di incontrare nuove persone con diverse esperienze e confrontarsi con loro in modo diretto ci permette di conoscere meglio ciò che accade al di fuori del nostro mondo associativo e quindi anche di capire i cambiamenti del modo in cui oggi le persone, magari di estrazione, cultura ed età diverse, si rapportano con il mondo del vino e ciò che gli gravita attorno.   

Viviamo in un’epoca caratterizzata da continui cambiamenti nei gusti e nelle abitudini alimentari delle persone e da un’informazione sempre più “istantanea” e lontana, nel bene e nel male, dai tradizionali canali ufficiali (pensiamo ad esempio ai social network). Come dovrà essere, secondo te, il “Sommelier del futuro” per continuare a comunicare efficacemente il vino e il suo mondo?    

Oggi ci imbattiamo di frequente in forme di comunicazione veloci e immediate che però risultano spesso troppo semplicistiche e povere nei contenuti essenziali poiché privilegiano una certa forma (di maggior effetto), rispetto alla “sostanza” da trasmettere; è naturale che il linguaggio cambi con il tempo, che sia inclusivo e in grado di avvicinare al vino persone diverse, per età, cultura e gusti, ma questo non esonera un comunicatore dall’essere preparato e credibile, e per essere credibili serve andare in profondità usando termini accessibili, chiari e comprensibili, sfuggendo magari da tecnicismi di difficile comprensione senza un adeguato “background” ed evitando sempre di banalizzare i contenuti esposti.

Un altro aspetto per me fondamentale è far comprendere a chi ci ascolta che il vino non è mai un prodotto fine a sé stesso ma il risultato di un lavoro che richiede tempo, dedizione, preparazione ed esperienza, dove non va mai sottovalutata la componente umana di tutto il processo produttivo, dal grappolo alla bottiglia. 

Il vignaiolo è sì un produttore ma anche un custode attento del suo territorio e, come insegnava Veronelli, è quando si “camminano le vigne” (attribuisco un’accezione globale a questa frase) che si può capire pienamente e apprezzare un vino.