Erbaluce di Caluso, la versatilità di un nobile vitigno

AIS Varese dedica una serata a una storica denominazione piemontese. A condurci nel percorso di scoperta dell’erbaluce un sommelier di grande esperienza come Francesco Ferrari.

Barbara Giglioli

Un’intera serata organizzata dalla delegazione di AIS Varese dedicata a un vitigno davvero versatile, a bacca bianca, dal grappolo grande e dalla buccia spessa e con una spiccata acidità: sua maestà l’erbaluce.  Un bellissimo viaggio alla scoperta di una varietà che, in questi anni, sta riscuotendo sempre più successo. A condurre la serata Francesco Ferrari; sommelier, degustatore e relatore AIS.

Se solitamente si pensa al Piemonte come terra di rossi (in effetti è patria dei grandissimi vini ricavati dal nobile nebbiolo e delle barbere dalle mille sfaccettature), in realtà questa regione è anche tanto altro. Sono infatti molti i vitigni a bacca bianca capaci di stupire, dando vita a vini di meravigliosa complessità ed espressione del territorio. E l’erbaluce è proprio uno di questi. 

Si alleva nel Piemonte settentrionale e vanta una storia plurisecolare di viticoltura di qualità, unita ad una versatilità che pochissime altre varietà bianche possono vantare. La particolarità della DOCG che lo rappresenta – l’Erbaluce di Caluso  – è riuscire a valorizzare ogni espressione del vitigno, declinandolo in molti modi diversi. Con quest’uva infatti non si producono solo bianchi fermi, ma anche un Metodo Classico e ottimi passiti, espressivi di una ben distinta identità ampelografica e territoriale.

«La Caluso DOCG è l’unica in Italia che permette di avere le tre tipologie – continua Francesco Ferrari – e da disciplinare bisogna utilizzare erbaluce in purezza».Un approfondimento speciale lo merita la varietà passita. «Viene selezionato ogni singolo grappolo e fatto appassire nei sulè. vengono appesi con delle pinzette e messi nei solai, oppure in cassette uno sopra l’altro e vengono lasciati in cantina. Era il vino che si apriva nelle grandi occasioni e che si regalava alle comunioni, ai matrimoni. Era un dono speciale». Una tradizione mantenuta e valorizzata per creare uno dei passiti più speciali d’Italia o, come sostiene il relatore, «il migliore di tutti».

Ma che vitigno è l’Erbaluce? «Ci sono varie ipotesi sulla sua provenienza – spiega ancora il sommelier –, è possibile che discenda dal greco bianco anche se questa opzione è stata smentita scientificamente. Si è poi detto che possa essere figlio dalla clairette blanche francese e anche che si tratti di un vino autoctono canavesano, l’ipotesi più accreditata». 

Questa la sua origine scientifica, ma anche la fantasia, quando è legata al mondo enologico, regala molteplici emozioni. La leggenda narra infatti che i tralci di questo vitigno siano in realtà frutto delle lacrime di Albaluce, figlia della Ninfa Alba e del Sole. Non solo favole però, nell’arco della storia si trovano continui richiami a questa tipologia di uva. E se Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III Farnese, dice che «il Papa apprezzava sommamente il vino greco», è invece nel 1606 che Giovanni Battista Croce scrive che «l’Elbalus ha il guscio o sia la scorza dura: matura diviene rostita e colorita. È buona da mangiare e a questo fine si conserva». 

Vino amato non solo tra i papi, ma anche tra i reali, dato che a fine Ottocento compare nei menu di Casa Savoia, dove i passiti di Caluso erano visti come vini di altissimo livello. L’erbaluce è infatti speciale, caratterizzato tendenzialmente da una grande freschezza e nelle sue zone di elezione da grande sapidità. Un vino che si basa sull’eleganza e sulla finezza più che sulla potenza. Ha grande versatilità, una buonissima possibilità di evoluzione, leggendaria nel Passito. 

I vini in degustazione

Erbaluce di Caluso Spumante DOCG Cuvée tradizione 1968” Millesimato 2017 – Orsolani

Giallo paglierino, cromaticamente caldo. Al naso si sentono subito gli agrumi e le erbe aromatiche, poi la camomilla. Interviene in secondo luogo la frutta, che va sul dolce. Si avverte poi una nota di tostatura, quasi di biscotto al burro. Sullo sfondo arriva quasi un profumo di mentuccia. In bocca ha un sorso cremoso, le bollicine sono sottili, la balsamicità si sente ancora di più in bocca, ha una bella persistenza sapida. È quasi più sapido che fresco, cosa che succede spesso nell’Erbaluce.  

Erbaluce di Caluso DOCG Vigna Misobolo” 2021 – Cieck

Al naso è vegetale, si sentono quasi erbe di campo, fiori gialli, agrumi, pompelmo rosa, pere d’estate, gelatina di susine gialle. Ha uno sfondo di anice, ha una balsamicità speziata. In bocca ha un sorso abbastanza deciso e nello stesso tempo avvolgente, si arrotonda, è abbastanza morbido. La sua capacità avvolgente equilibra perfettamente la spinta sapida. Ha un nota ammandorlata e una di pompelmo che torna bene al sorso. Un vino molto elegante. Ha dei picchi al naso e in bocca

Erbaluce di Caluso DOCG Tredicimesi” 2021 – Benito Favaro

Si sente subito l’agrume dolce, quasi candito, un bouquet di erbe aromatiche fresche, timo, macchia mediterranea (molto strano per un Erbaluce), una sfumatura di spezia dolce come la vaniglia. Poi si percepiscono note di frutta e fiori, mela in gelatina, sambuco, gelsomino. In bocca è un vino con una struttura. Più grasso, più rotondo, più caldo, di ottima freschezza. Un vino che stiamo bevendo nel suo momento. È molto elegante e ha una bellissima persistenza. L’agrume candito rimane in bocca a lungo anche dopo la degustazione. 

Erbaluce di Caluso DOCG Vigna Crava” 2020 – Carlo Gnavi

Alla prima olfazione si sente la polvere da sparo, poi con il passare del tempo più erba aromatica, salvia. Altri sentori sono quelli di ginestra, propoli, burro salato, agrume candito. C’è questa nota di mineralità scura, un filo ferrosa. È un vino più dritto, un po’ più aggressivo. Si sente quasi una leggera sfumatura tannica. È molto lungo, ha una nota ammandorlata più presente. Questo è un Erbaluce un po’ più tradizionale come stile. Un vino di grande personalità. Al naso si percepisce anche la mirra, note terziarie.

Erbaluce di Caluso DOCG Autochton” 2018 – Bruno Giacometto

Al naso si sentono le erbe aromatiche, come la salvia e poi l’uva spina, il gelso, i fiori d’acacia, l’agrume, la cedrata Tassoni, la camomilla. C’è poi una parte quasi balsamica, una leggera radice di liquirizia (nota strana per questo vitigno), poi la frutta gialla, non sub matura, come la pesca gialla croccante, la susina. Ha poi uno sfondo gessoso. Ha una buona complessità. Al sorso ha una bocca immediata, con una bella freschezza, persistenza e lunghezza veramente notevole. Si percepiscono note di cedro, erbe aromatiche, ha poi una scia salina. 

Il colore è davvero invogliante, nulla che faccia pensare all’ossidazione e alla surmaturazione. Sicuramente il fatto di non pressare ha aiutato.

Erbaluce di Caluso Passito Riserva DOCG Alladium” 2006 - Cieck

Al naso si percepisce frutta essiccata, candita, in confettura, poi miele di castagno, mela cotogna in confettura, fichi al forno, datteri, frutta secca come la nocciola e poi il mirto. Ha una spaziatura dolce. Già al naso non c’è quella dolcezza estrema che ti assale. Ha uno sfondo di miele aromatico. In bocca è un vino dolce ma a un certo punto la dolcezza frena e si sente la sapidità, ha una bella spalla acida che sostiene il sorso. Rimane poi questa nota di sapidità. Ha una perfetta corrispondenza naso bocca. Il passito di Caluso non è mai dolce e pastoso, ha un sorso pulito. Non sembrerebbe un vino con residuo zuccherino così alto. Dopo un po’ che lo si è assaggiato si sente una nota di mallo di noce, d’agrume che torna veramente bella e che ci fa dimenticare che è un vino dolce.