Federico Graziani e Oscar Mazzoleni. A ruota libera
Racconti dalle delegazioni
10 febbraio 2026
Ci sono serate in cui il vino è protagonista. E poi ce ne sono altre in cui il vino diventa il linguaggio attraverso cui si raccontano storie, relazioni, percorsi di vita. È stato chiaro fin dai primi minuti che quella con Federico Graziani e Oscar Mazzoleni sarebbe appartenuta alla seconda categoria.
RUBRICHE
Che sarebbe stato un evento da non perdere era chiaro fin dall’inizio, da quell’atmosfera di attesa che si respirava già prima di cominciare. Federico Graziani e Oscar Mazzoleni, due grandi conoscitori del mondo del vino, uniti da un’amicizia autentica, hanno conquistato la platea dei soci AIS presenti. Se Federico Graziani è ormai un volto familiare per AIS Monza e Brianza, per Oscar Mazzoleni si è trattato di un debutto, rivelatosi fin da subito di assoluto successo.
Federico Graziani e Oscar Mazzoleni
Entrambi si sono formati sui banchi AIS, diventando sommelier professionisti giovanissimi: Federico a 19 anni, Oscar a 22.
Il titolo di Miglior Sommelier d’Italia nel 1998 apre a Federico Graziani le porte dell’alta ristorazione, permettendogli di lavorare accanto a nomi fondamentali della cucina italiana come Gualtiero Marchesi, Stefano Cavallini, Carlo Cracco, Aimo e Nadia Moroni. La sua curiosità inesauribile lo porta a laurearsi in Viticoltura ed Enologia nel 2006, anno decisivo anche per un altro incontro chiave: quello con Salvo Foti. Da un rapporto di stima e amicizia nasce la scelta di diventare produttore. Federico acquista una vigna centenaria a Passopisciaro, destinata all’espianto, dando inizio alla sua avventura di vignaiolo. Oggi Profumo di Vulcano e Mareneve sono considerati due vini di assoluto riferimento dell’Etna.
Oscar Mazzoleni, classe 1979, dopo la formazione alberghiera consegue il diploma di sommelier nel 2002 e vince il premio Innovazione nella Professione 2003, concorso nazionale riservato agli under 26 e organizzato da Villa Sandi e AIS. Nel 2017 viene insignito del titolo di Chevalier de l’Ordre des Coteaux de Champagne, prestigiosa onorificenza riservata a chi si distingue per competenza e impegno nella promozione dello champagne. Nel suo percorso figurano esperienze in realtà come Suvretta House di St. Moritz, La Lucanda di Osio Sotto (stella Michelin) e il Devero Ristorante di Enrico Bartolini.
Nel 2025 la Guida Michelin gli conferisce il Sommelier Award, riconoscimento a una competenza e a una passione che Oscar trasmette ogni giorno nel suo ristorante, Al Carroponte di Bergamo, oggi meta imprescindibile per gli appassionati di enogastronomia.
Oscar e Federico: una storia di amicizia, aneddoti… e ottimo vino
Il vero fil rouge della serata è stato il rapporto tra Federico e Oscar. Un’amicizia sincera, costruita nel tempo, fatta di stima reciproca, fiducia e tante esperienze condivise. Due personalità diverse e complementari: Federico più pacato, ironico e riflessivo; Oscar esuberante, istrionico, energia allo stato puro.
È stato attraverso il racconto dei vini che questo legame è emerso con maggiore naturalezza.
Ad aprire la degustazione è Oscar con lo Champagne AOC Blanc de Blancs 2018 di Delamotte (100% chardonnay), perfetto per rompere il ghiaccio. Fine ed elegante il profilo olfattivo, con agrumi, gelsomino, fiori d’arancio, menta, salvia, mandorla e una chiara impronta gessosa tipica della Côte des Blancs. Il sorso è sapido e verticale, l’effervescenza cremosa, il finale agrumato.
La parola passa poi a Federico, che conduce idealmente la sala in Borgogna. Sullo schermo scorrono immagini che raccontano momenti chiave della loro vita, insieme e separati. Molti scatti ritraggono Federico in Borgogna, alcuni accanto ad Aubert de Villaine mentre assaggia il suo Profumo di Vulcano. L’amore per questo territorio è tale che Federico ha chiamato il suo cane La Tâche. Oscar, dal canto suo, ricostruisce a memoria la mappa delle vigne intorno alla Romanée-Conti, facendo sentire tutti un po’ lì.
Il secondo vino è il Bourgogne Blanc AOC 2022 di Domaine Leflaive (100% chardonnay). Le uve provengono da Puligny-Montrachet, pur senza rivendicarlo in etichetta. Oscar e Federico sottolineano che quando si approccia un vino di Leflaive le aspettative sono sempre elevate e, infatti, classe e purezza emergono subito: limone, pompelmo, pesca bianca, fiori bianchi, leggere spezie e accenni iodati. Al palato è corposo e vellutato, sostenuto da una freschezza che ne definisce equilibrio ed eleganza.
Prima di proseguire con i vini successivi, Oscar racconta la nascita di Al Carroponte e la scelta di lasciare l’alta ristorazione per creare un luogo accogliente, dove far stare bene le persone. Un’idea di ospitalità condivisa e sostenuta anche da Federico: qualità di cibo e vino come presupposto, ma soprattutto un ambiente familiare, capace di farti sentire a casa, che si tratti di una cena importante, di un pranzo informale o di qualche fetta di salame accompagnata da un buon bicchiere.
Si torna poi al calice con il Bourgogne Rouge AOC 2020 di Coche Dury (100% pinot nero). Colore rubino vivido e profondo. Al naso, dopo un inizio animale e terroso che richiede tempo, emergono lampone e fragolina di bosco, seguiti da note mentolate, vaniglia, cioccolato e corteccia. Il sorso è succoso e teso, con un finale che richiama l’arancia rossa. Federico sottolinea come questo Pinot Nero si discosti dallo stile borgognone più classico, risultando più concentrato e potente.
La degustazione prosegue con l’Etna Rosso DOC Profumo di Vulcano 2019 di Federico Graziani (nerello mascalese, nerello cappuccio, alicante e francisi). Federico ci racconta le sue ispirazioni: Borgogna, Langhe e l’amicizia con Giuseppe Rinaldi. Oscar ci dice che Federico si presentava da lui con Profumo di Vulcano per fare delle comparative con i vini di Rinaldi. Federico spiega che era interessante vedere come ci fossero più similitudini sulla stessa annata di un vino dell'Etna e di un vino di Barolo piuttosto che lo stesso vino su due annate vicine.

Tornando al calice, il colore è carminio vivo, tendente al granato. Il naso è elegante: frutti rossi, arancia sanguinella, glicine, liquirizia, balsamico in chiusura. In bocca è vellutato e saporito, potente, ma di grande bevibilità.
Langhe protagoniste anche per Oscar, che ha costruito nel tempo rapporti profondi con molti produttori del territorio. Arriva così il Barolo DOCG Coste di Rose 2019 di Marchesi di Barolo (100% nebbiolo), scoperto grazie all’amicizia con Anna Abbona. Un Barolo di grande precisione ed eleganza: lampone, viola, rabarbaro, liquirizia, menta, anice e caramello. Il sorso è fresco e sapido, con tannini fini e un lungo finale agrumato.
Segue uno dei momenti più sorprendenti della serata: il Barolo Riserva 1947 di Borgogno. Settantotto anni e una vitalità incredibile. Il colore è ancora pieno e vivo; al naso frutta sotto spirito, caffè, sottobosco e note terziarie. Il sorso stupisce per freschezza e succosità, con un finale al chinotto. Federico ricorda come questo risultato sia figlio di un modo diverso di fare vino, tipico di un’altra epoca.
Verso la conclusione arriva AG 47 2019 di Federico Graziani, servito in Magnum. Il nome è il rimando all’argento come è scritto sulla tavola degli elementi. È una rarità: riesling in purezza dalla vigna di Mareneve, prodotto in un unico tonneau da 500 litri. A oggi Federico lo ha prodotto in solo tre annate: 2019, 2022 e 2025. Una foto proiettata testimonia l’assaggio della 2019 in anteprima dalla botte insieme a Oscar. Il vino si presenta di un dorato brillante, con note di cedro, pompelmo rosa, frutti tropicali, fiori gialli, erbe aromatiche, cardamomo e un lieve accenno di idrocarburo. Il sorso è ricco, fresco e marcatamente sapido, di grande golosità.
Una delle immagini proiettate mostra Oscar sdraiato su decine di casse di Krug: un segno evidente del suo amore per lo champagne. Dal 2017 è ambasciatore Krug in Italia, e non poteva esserci chiusura migliore dello Champagne AOC Grande Cuvée 173ème Édition. Oscar racconta il sogno di Joseph Krug: creare ogni anno il miglior Champagne possibile, indipendentemente dall’annata. Un assemblaggio di 150 vini di 13 annate diverse. Il profilo è elegante, con agrumi, erbe aromatiche, crema pasticcera e brioche fragranti. In bocca equilibrio perfetto tra freschezza, sapidità e pienezza, con un’effervescenza carezzevole.

Quando l’ultimo calice viene svuotato resta la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre una grande degustazione. Resta il racconto di un’amicizia vera, fatta di rispetto, confronto e passione condivisa. Il lungo applauso finale non è solo per due professionisti straordinari del mondo del vino, ma per due amici che hanno scelto di raccontarsi senza filtri, a ruota libera.
La speranza è di ritrovarli ancora, magari nel 2027, ad aprire una nuova stagione di eventi AIS Monza e Brianza.