Fra la terra e il fuoco: i vini dell’Etna

A Bergamo una serata per scoprire, insieme al sommelier e giornalista Fabio Cristaldi, i vini a base nerello mascalese che nascono sulle pendici del possente vulcano siciliano.

Stefano Vanzù

Il vulcano più grande d’Europa, che si eleva per 3320 metri sul livello del mare e copre una superficie di 1200 kmq, non è solo una prova evidente della potenza distruttiva della natura ma anche la dimostrazione che, terminata la furia devastatrice, l’Etna, quasi a voler riparare a modo suo ai danni arrecati, lascia in eredità all’uomo terre ricche di preziosi elementi minerali che nutriranno le viti piantate da secoli sui fianchi del collerico ma protettivo gigante siciliano.

È proprio la Delegata Roberta Agnelli a sottolineare, aprendo la serata, come l’azione dell’Etna unita alla millenaria storia della viticoltura praticata in quest’area sin dall’epoca della colonizzazione greca (già a partire dal VII° secolo a.C. l’attuale provincia di Catania si afferma come una delle prime aree agricole, e vitivinicole in particolare, della Sicilia) abbia prodotto vini caratterizzati da una forte identità territoriale, mentre il Relatore Fabio Cristaldi ha evidenziato il fondamentale contributo da parte di alcuni storici produttori (in primis Salvo Foti) per il rilancio della viticoltura etnea, che oggi è centrata sulla valorizzazione del nerello mascalese, un grande vitigno in passato sottovalutato ma in grado di esprimersi al meglio sui diversi terreni vulcanici presenti nella DOC Etna.

Il territorio

Il Monte Etna, il grande strato-vulcano di natura basaltica situato lungo la costa orientale della Sicilia, è anche uno dei vulcani più attivi del mondo essendo interessato da una frequente attività eruttiva dalle bocche sommitali e da eruzioni di fianco che durante il 1900 hanno avuto una media di 4 eventi ogni 10 anni. 

Da un punto di vista geodinamico il Monte Etna si localizza in corrispondenza della zona di collisione continentale tra la placca Euro-Asiatica a nord e quella Africana a sud; l’inizio dell’attività eruttiva si fa risalire sulla base di datazioni assolute a circa 500.000 anni fa, durante il Pleistocene medio, quando l’area dove sorge il complesso vulcanico attuale era in parte occupata da un golfo in cui si verificavano delle eruzioni sottomarine.

L’Etna costituisce un ecosistema unico per la viticoltura; i suoi versanti, composti da suoli vulcanici che variano dalla consistenza ciottolosa a quella sabbiosa e cinerea, sono praticamente rinnovati ad ogni eruzione e le numerose colate laviche hanno composizioni chimiche diverse a seconda dell’epoca in cui si sono depositate (a nord troviamo le colate più recenti, a sud quelle più antiche originatesi quando l’Etna era un vulcano sottomarino).    

L’acqua è presente in abbondanza nel sottosuolo e contribuisce a spargere sul territorio la cenere vulcanica nel corso delle esplosioni che si verificano quando la lava e i gas incandescenti raggiungono la falda freatica.

La biodiversità del territorio contribuisce a creare vini dai profili organolettici distintivi, favorita in questo anche dal clima, che è fortemente influenzato dall’altitudine e dall’irraggiamento solare: a differenza della Sicilia mediterranea, la zona montuosa presenta temperature più fresche, con escursioni termiche significative che possono arrivare fino a 25 gradi tra giorno e notte e anche le precipitazioni sono molto più frequenti rispetto al resto dell’isola.

Queste condizioni favoriscono una maturazione equilibrata dei tannini nei vini rossi e permettono agli aromi dei vini bianchi di svilupparsi in modo armonioso.

La DOC Etna

L’Etna DOC è stata la prima DOC siciliana, istituita nell’agosto del 1968, seguita nove mesi dopo da quella del più famoso Marsala. La tipologia più comune di vino dell’Etna è l’Etna Rosso DOC, di base, prodotto prevalentemente da uve del vitigno nerello mascalese con aggiunta fino al 20% di nerello cappuccio (noto anche come nerello mantellato). L’Etna Bianco DOC è invece composto per almeno il 60% da uve carricante, cui si aggiunge il catarratto, l’uva a bacca bianca più diffusa della Sicilia e altri vitigni presenti in quantità minori, tra cui il trebbiano e la minnella. Esiste anche un rosato basato anch’esso su nerello mascalese e nerello cappuccio. Recentemente sono stati commercializzati i primi Spumanti Metodo Classico, con il 60% di nerello mascalese vinificato in bianco unito al 40% di carricante.  

Osservando una carta geografica, l’areale della DOC forma una specie di lettera “C” maiuscola che parte dal nord, nel comune di Randazzo, sviluppandosi attorno al lato orientale del vulcano, fino a Santa Maria di Licodia e Biancavilla a sud. I terreni della zona partono dal livello del mare per arrivare a più di 1200 metri e questo inserisce le vigne dell’Etna nella lista dei vigneti più alti d’Italia.

Gli ettari vitati sono circa 1250, collocati prevalentemente a quote fra i 600 e gli 800 metri s.l.m., spesso caratterizzati da pendenze importanti che impongono una raccolta manuale delle uve e quindi costi di produzione abbastanza elevati.

I Produttori sono circa 300 e i vigneti hanno un’estensione media fra i 2 ed i 4 ettari, per una produzione di qualità venduta prevalentemente all’estero o presente localmente nell’alta ristorazione, in virtù dei prezzi delle bottiglie che, partendo da circa 20 €, possono toccare anche i 150 €.

Il nerello mascalese

Il nerello mascalese, uva a bacca rossa da sempre presente su quest’area (se ne ha traccia a partire da quattro secoli orsono ma sicuramente era coltivata da molto più tempo), pare tragga le sue origini dalla piana di Mascali, proprio alle falde dell’Etna: ritenuto un incrocio fra il sangiovese e il montonico bianco, è un vitigno di grande vigoria vegetativa e produttiva, ma fortemente condizionata da diversi fattori, quali l’annata, l’andamento climatico e, non ultimo, il versante dell’Etna su cui è coltivato.

Tutte queste caratteristiche rendono il nerello mascalese il perfetto “vitigno interprete” del terroir etneo, un’uva che esprime finezza e complessità che ritroveremo poi in vini rinomati per la loro profondità aromatica, una trama tannica sostenuta ma elegante e note di ciliegia, tabacco e spezie unite ad una distintiva vena minerale, data dalla presenza di cenere vulcanica.

Le peculiarità dl nerello mascalese etneo lo avvicinano (e lo avvertiremo chiaramente in degustazione) ad un altro grande protagonista della viticoltura italiana, in particolare della Valtellina, il nobilissimo nebbiolo, con il quale il “nostro” nerello condivide anche un’altra non trascurabile dote, la capacità di invecchiare senza perdere in qualità.    

La degustazione

Etna Rosso DOC “Sciarakè” 2019 - Azienda Vitivinicola Destro 
100% nerello mascalese - 13,5% vol.

Un bel rosso rubino vivo e limpido caratterizza questo vino nato sul versante nord dell’Etna, a 750 mt. s.l.m. nel comune di Randazzo e vinificato in acciaio per mantenere i sentori propri di quest’area, ovvero le note di origano (il marcatore tipico dei nerelli di Randazzo), origano e frutti rossi maturi. Nel palato rivela una buona acidità, un tannino levigato e un’ottima beva.   

Terre Siciliane IGT “Russucori” 2022 - Azienda Giuseppe Lazzaro 
100% nerello mascalese - 13,5% vol.

Un rosso biologico le cui uve crescono in tre zone differenti (Randazzo, vigne a 1000 mt. s.l.m., Castiglione di Sicilia, vigne a 600 mt. s.l.m. e Milo, vigne a 400 mt. s.l.m.) e vinificato in acciaio. Il naso, più complesso e fine dello Sciarakè, offre sensazioni di erbe aromatiche e sentori minerali, in bocca è pieno, con un tannino fine ed elegante e una buona persistenza.

Etna Rosso DOC “Contrada Cavaliere” 2020 - Azienda Travaglianti 
100% nerello mascalese - 14,5% vol.

Saliamo di gradazione per questo rosso che infatti trae le sue uve da vigne sul versante sud dell’Etna (Santa Maria di Licodia) a 850 mt. s.l.m. e sottoposte ad un forte irraggiamento solare. L’esame olfattivo rivela profumi di macchia mediterranea, humus, note erbacee e di frutti rossi maturi. Nel palato è verticale, fresco, con un’acidità evidente che “lima” il tannino comunque presente ma non aggressivo, buona la persistenza.

Etna Rosso DOC 2022 - Tenute La Greca 
100% nerello mascalese - 13,5% vol.

Ci spostiamo nel versante est dell’Etna, a 730 mt. s.l.m. in località Mascara; il naso ricorda lo Sciarakè, pur avendo fatto un passaggio in legno che però non ha alterato la tipicità del vitigno, è ben presente la nota balsamica accompagnata ad un leggero sentore floreale. In bocca si rivela verticale, fresco e piacevole, in grado di evolvere ottimamente nel tempo essendo ancora giovane.

Etna Rosso DOC Nerello Mascalese 2019 - Masseria Setteporte 
100% nerello mascalese - 14,5% vol.

Siamo a Biancavilla, nel versante sud-ovest del vulcano, a 750 mt. s.l.m., e scopriamo un rosso intenso, “muscoloso”, con sentori decisi di china, cacao, rabarbaro; nel palato è fresco, sapido, con un’acidità gentile ed un tannino delicato, un vino maturo e molto piacevole.

Etna Rosso DOC “Feudo di Mezzo” 2019 - Cantina Calcagno
90% nerello mascalese, 10% nerello cappuccio - 14,5% vol.

La Contrada Feudo di Mezzo si trova a Castiglione di Sicilia, sul versante nord dell’Etna e le sue vigne, con età compresa fra i 70 ed i 90 anni, sono a 750 mt. s.l.m. Il naso è complesso di erbe officinali, liquirizia e una nota balsamica, in bocca l’acidità è ben presente, il tannino “asciuga” e la sapidità è evidente. Un vino profondo, maturo, in grado di rimanere a lungo in questa fase della sua vita ma anche di affinare ulteriormente crescendo in complessità.