Guido Berlucchi e la “sua” Franciacorta, lì dove tutto ebbe inizio
Racconti dalle delegazioni
09 giugno 2026
Una serata con AIS Bergamo per riscoprire il territorio e l’Azienda che ha “inventato” la moderna Franciacorta dei grandi Metodo Classico, accompagnati da Artur Vaso e Damiano Giuffrida
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La storia, talvolta, non è in grado di fissare con estrema precisione un esatto momento in cui, per qualche particolare accadimento, un territorio e con esso la vita delle persone che lì vivono e lavorano cambia in maniera decisa. In Franciacorta potremmo scoprire che questa “regola” ammette delle eccezioni, che nel nostro caso si riassumono in un anno, il 1955, e in un incontro fra due uomini, il nobile Guido Berlucchi e un giovane enologo visionario, Franco Ziliani. Ma procediamo con ordine.
La Franciacorta, geografia di un territorio
La Franciacorta, zona collinare situata fra la città di Brescia e l'estremità meridionale del Lago d'Iseo, si estende per circa 276 km² e comprende 19 comuni, tutti in provincia di Brescia. Racchiusa fra il lago d'Iseo a nord, il fiume Oglio a ovest, e il Monte Orfano a sud (che con i suoi 451 mt s.l.m. è il rilievo più elevato della zona), è caratterizzata da una morfologia complessa, dominata dal maestoso anfiteatro morenico del Sebino, un'area collinare formata dai movimenti di espansione e arretramento dell'antico ghiacciaio proveniente dalla Valcamonica.
Di primo acchito, potremmo pensare che il territorio attuale sia tutto - e solo - un “regalo” dell’artico ghiacciaio camuno ma in realtà sono presenti tre grandi sistemi geologici principali:
- L’ Anfiteatro Morenico, che costituisce il nucleo centrale della zona ed i cui terreni sono ricchi di ciottoli, ghiaia e sabbia, offrendo un drenaggio eccellente.
- Le unità fluvioglaciali, situate verso la pianura e formate dai detriti lasciati dallo scioglimento dei ghiacciai, dove prevalgono terreni più profondi e limacciosi.
- I rilievi calcarei (come il Monte Orfano) di origine sedimentaria e marina, costituiti da roccia calcarea e conglomerati rocciosi antichi.
La combinazione di questi suoli permeabili e ricchi di scheletro crea, insieme al microclima mitigato dal vicino Lago d'Iseo, un terroir perfetto per la coltivazione delle uve destinate al Metodo Classico (chardonnay, pinot nero e pinot bianco); in particolare le vicine Prealpi lombarde e bergamasche convogliano aria fredda verso il lago, che genera correnti d’aria costanti, dirette da nord verso sud e viceversa, fondamentali per garantire la salubrità delle uve in una zona tendenzialmente caldo/umida evitando così le infezioni fungine.
Da francae curtes a Franciacorta
La nostra storia inizia nel Medioevo, un periodo storico spesso ingiustamente demonizzato ma dal quale sono partite varie esperienze destinate a lasciare un segno importante nei secoli successivi.
I nostri eroi dell’epoca sono i monaci cluniacensi e cistercensi che, giunti in Franciacorta da Cluny nell’XI° secolo, iniziano a bonificare queste terre, ottenendo in cambio dai feudatari locali l'esenzione dal pagamento dei dazi, e infatti il toponimo Franciacorta deriva proprio dal latino medioevale francae curtes (corti franche). Pertanto, nel Medioevo, la zona era già sotto il controllo di vari monasteri (fra cui l'Abbazia di Santa Giulia) e i terreni bonificati dai santi uomini vennero dichiarati esentasse, dando origine al nome Franzacurta, documentato per la prima volta nel 1277.
I monaci e le comunità locali iniziano a coltivare la vite in modo intensivo, creando un'economia basata sulla produzione di vino destinato ai nobili e al clero lombardo; nei secoli successivi la vocazione vitivinicola della Franciacorta non viene mai meno, anche se, fino agli anni ’60 del secolo scorso, la produzione di vino rimane concentrata su vini fermi destinati al consumo locale.
Pillole di viticoltura franciacortina
Come sappiamo tutti, la viticoltura in Franciacorta è incentrata sulla produzione di Spumanti Metodo Classico di altissima qualità a base chardonnay (circa l’80% del vigneto franciacortino oggi), pinot nero (fra il 16 ed il 17%), pinot bianco ed erbamat, che insieme coprono fra il 2 ed il 4% del totale.
L'erbamat, rustica uva autoctona a bacca bianca proveniente dal Lago di Garda e spostatasi poi nella provincia di Brescia, è caratterizzata da una spiccata acidità e maturazione tardiva (matura circa un mese dopo gli altri vitigni), è stata inserita nel disciplinare del Franciacorta DOCG nel 2017 allo scopo di conferire al prodotto una maggiore acidità, caratteristica che risultava penalizzata nelle vendemmie degli ultimi anni anticipate a causa del cambiamento climatico in atto su scala globale.
La produzione totale annua di vino Franciacorta DOCG si attesta su circa 20 milioni di bottiglie, per un totale che oscilla attorno ai 140.000 - 150.000 ettolitri all'anno; l'88% circa del prodotto è destinato al consumo nazionale, mentre l'11-12% viene esportato nei mercati internazionali.
La superficie vitata è di oltre 3.100 ettari e nella zona operano 120 Cantine e 200 Produttori. Una piccola curiosità: se per caso foste interessati ad acquistare qui un ettaro di vigna, preparatevi a staccare un assegno di 350/400.00 euro…
Nei vigneti gestiti da Berlucchi sono allevati chardonnay per il 70% e pinot nero per il 28/30%, l’erbamat (circa 2% del totale) è ancora in fase sperimentale mentre il pinot bianco non è stato più vinificato dal 2000; la densità di impianto è di 10.000 ceppi per ettaro.
Guido Berlucchi & Franco Ziliani, quando l’unione fa un grande Spumante
Se oggi la Franciacorta è una delle zone spumantistiche più prestigiose al mondo, buona parte del merito va ascritta alla personalità, al talento e alla tenacia di due uomini “d’altri tempi” che si incontrano, non per caso, nella sala del caminadù, dominata dal grande camino in marmo di Botticino, nella storica dimora cinquecentesca dei conti Lana de’ Terzi a Borgonato, nel cuore della Franciacorta: è qui, nel 1955, in questo luogo caro ai Sommelier lombardi, che Guido Berlucchi chiede al giovane enologo Franco Ziliani di “fare qualcosa” per migliorare il suo vino bianco fermo che non lo soddisfa pienamente.
Ma chi erano Guido Berlucchi e Franco Ziliani?
Guido Berlucchi (1922 - 2000) era l’erede del ramo bresciano del casato dei Lana de' Terzi, antica famiglia nobile bergamasca di parte ghibellina, fedele al Sacro Romano Impero fino alla sua caduta. A fine ‘800 il conte Ignazio De Terzi Lana (1812 - 1893), eccentrico nobile fin de siècle, riconosce una figlia illegittima e la propone in sposa a Francesco Berlucchi, gentiluomo nonché amministratore dei beni del conte. Francesco Berlucchi, nonno di Guido, accetta la proposta e così, alla morte del conte Ignazio, acquisisce Palazzo Lana e i terreni di proprietà, che giungono poi in eredità a Guido Berlucchi.
Guido Berlucchi era un uomo di mille interessi: dopo gli studi al liceo classico, durante l'ultimo periodo della guerra e nel primo dopoguerra aveva fatto parte come pianista di un'orchestra jazz che accompagnava le truppe alleate per l'Italia. Grande collezionista di auto storiche, appassionato cacciatore e frequentatore dei “salotti buoni” del nord Europa, aveva sviluppato un gusto per il buon bere e il vino di livello, vino che gli mancava quando tornava a Palazzo Lana-Berlucchi, e proprio per questo motivo che in quel fatidico 1955 aveva convocato nella sua dimora un giovane enologo ventottenne, Franco Ziliani, del quale aveva sentito parlare bene al mercato di Borgonato.
Ziliani, fresco di diploma alla scuola enologica di Alba, risponde senza esitazione alle domande di Berlucchi e nel salutarlo osa: “E se facessimo anche uno spumante alla maniera dei francesi?”. La proposta di Ziliani non manca certo di coraggio, visto che si tratta di sfidare “Sua Maestà” lo Champagne, ma il coraggio - in questo caso imprenditoriale - non difetta neppure a Guido Berlucchi ed è così che dopo sette lunghi anni di esperimenti, di prove, di tentativi, di reperimento di macchinari e materiali vari, nel 1961 viene lanciato il Pinot di Franciacorta a firma Berlucchi, seguito nel 1962 dalla versione rosé, il primo spumante di questo tipo in Italia.
L’Azienda
Siamo nel 1961, nel pieno della Guerra Fredda, e mentre Berlino viene divisa in due da un muro tristemente famoso, in Franciacorta inizia invece l’avventura dello champagne italiano. Nel 1965 nasce la Guido Berlucchi & C., con un terzo socio, l’assicuratore Giorgio Lanciani, tipico bresciano fissato con le belle auto, cui si deve l’invenzione delle etichette ovali, ancor oggi distintive del marchio (sino ad allora erano sempre quadrate). La giovane Azienda attira l’attenzione di vari imprenditori bresciani che, tralignando dalla tipica vocazione all’industria pesante, dirottano parte dei propri investimenti nel promettente settore del vino spumante, contribuendo a creare il “fenomeno” Franciacorta, cui va il merito non solo di aver generato un notevole indotto economico nella zona ma anche di aver salvaguardato, grazie ai vigneti, un territorio di innegabile fascino sia storico che paesaggistico.
Dopo la morte di Lanciani e Berlucchi, nel corso degli anni Franco Ziliani aveva rilevato le quote di entrambi, fino a diventare il padrone assoluto della Guido Berlucchi. Nel 2017 decide di passare il controllo dell’azienda ai tre figli Arturo, Cristina e Paolo, cresciuti con lui in azienda, ma non lo fa cedendo loro le quote bensì vendendole. In un’intervista al Corriere della Sera, dichiarerà, con un pragmatismo old style bresciano: “Ho dato una lezione ai miei figli: si sono indebitati per ricomprare il gruppo dove già lavoravano. Impareranno ad amministrare con più attenzione, ora controllano ogni piccola spesa”.
Franco Ziliani ci ha lasciato nel 2021, all’età di 90 anni, e ci piace ricordarlo accennando alla sua profonda filosofia di lavoro, che emergeva anche dalla grande considerazione che l’enologo riservava al vino base di Berlucchi: “Se va bene questo, chissà gli altri!”.
Oggi l’Azienda possiede circa 116 ettari di vigneti di proprietà (certificati biologici), concentrati prevalentemente nella zona di Borgonato di Cortefranca, cui si aggiungono oltre 450 ettari gestiti da conferitori partner e 70 ettari della “Tenute Fratelli Berlucchi” (altra realtà distinta della stessa famiglia) nei dintorni della cantina storica di Palazzo Lana.
Ogni anno vengono prodotte 4 - 4,5 milioni di bottiglie di Franciacorta; circa il 70% del fatturato proviene dalla GDO mentre la quota destinata all'esportazione si aggira storicamente intorno al 10-15% della produzione totale.

La degustazione
Franciacorta DOGC Cuvée Imperiale Brut
70% chardonnay, 30% pinot nero - 12,5% vol. - Sboccatura maggio 2025
Il prodotto più venduto di Berlucchi, presente da anni in varie catene della GDO, è un vino dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, fedele all’idea di Franco Ziliani di realizzare uno Spumante di qualità ma accessibile a tutti, “…un vino con le bollicine che portasse gioia già al primo sorso”.
L’olfazione rivela note di frutto maturo, agrume morbido e sentori di nocciola; al palato emergono la freschezza, apportata dall’acidità, seguita da una ben presente parte salata che, unite in morbidezza e cremosità, rendono questo Brut anche un ottimo vino da aperitivo.
Franciacorta DOGC ’61 Satèn
100% chardonnay - 12,5% vol.
La tipologia di Brut che ha reso famosa la Franciacorta nel mondo, designazione esclusiva a partire dal 1996 (anno nel quale è stata eliminata quella di “crèmant”), è uno Spumante che fa della morbidezza la sua nota più caratteristica, grazie alla pressione in bottiglia di 4,5 atm (contro le 6 atm di un normale Metodo Classico) che attenua l’effervescenza rendendo la spuma più fine e avvolgente nel palato. Lo chardonnay si evidenzia con l’apporto di sentori di frutta matura gialla tropicale, che in progressione si concentrano per poi evolvere in note di agrume candito. In bocca rivela una spiccata acidità e sapidità, presenta una grande struttura unita alla piacevolezza di beva che si conclude con un lungo e preciso finale.
Franciacorta DOGC ’61 Nature 2019
70% chardonnay, 30% pinot nero - 12,5% vol. - Sboccatura 2025
Questo millesimato a dosaggio zero nasce dal mosto fiore di uve raccolte in 4 vigneti e ne vengono prodotte solo 15.000 bottiglie all’anno. Al naso è intenso e complesso di frutta esotica, lievito, melone e albicocca, chiudendo su note di pasticceria fresca. L’effervescenza è vivace, quasi pungente, uno Spumante molto fine ed elegante che esalta la forza del pinot nero e regala al palato un’ottima persistenza.
Franciacorta DOGC ’61 Rosé 2018
100% pinot nero - 12,5% vol. - Sboccatura 2024
La celebrazione del primo Franciacorta Rosé Metodo Classico, che fu proprio un Berlucchi. Pochissimi vini al mondo (meno di dieci) sono prodotti con questo procedimento che prevede tre vinificazioni differenti (in bianco, in rosso e in rosé) delle tre basi spumante ferme che verranno poi assemblate da un enologo dell’Azienda. Il risultato è un vino estremamente elegante e di grande lunghezza che ossigenandosi evolve verso sentori di frutta secca.
Franciacorta DOGC Riserva Palazzo Lana Extreme 2014
100% pinot nero - 12,5% vol.
È il Franciacorta Extra Brut nella sua massima espressione, una riserva per le grandi occasioni che si abbina bene a piatti ricchi di struttura e sapore. La piacevolissima croccantezza del frutto - albicocca, melone, scorza d’arancia candita - lo rivela ancora giovane ma già molto complesso e pulito, in grado di evolvere e di regalare in un futuro (anche abbastanza in la, data la sua ottima struttura) sorprendenti rivelazioni aromatiche.
