I Barolo di G.D. Vajra
Racconti dalle delegazioni
08 gennaio 2026
Una serata densa di storia, passione e savoir-faire, con la degustazione di alcuni dei vini che hanno fatto la storia della denominazione e dell’azienda G.D Vajra. Sul palco di AIS Monza e Brianza, Francesca Vaira accompagnata dal sommelier Giuseppe Vallone
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Ci sono appuntamenti che si preannunciano memorabili sin da subito, per la fama legata alla qualità dei vini e al prestigio del produttore, serate in cui si è certi di tornare a casa appagati anche solo per gli assaggi; lo stesso Giuseppe Vallone, co-conduttore della serata, ce l’ha confermato: «oggi potrei non esserci io, potrebbe non esserci neanche Francesca (Vaira n.d.r.), perché vedrete che saranno i vini a essere eloquenti!».
È però quello che ha aggiunto subito dopo, introducendo la presentazione di Francesca Vaira, ad aver rappresentato, col senno di poi, il punto focale della serata, inatteso e peculiare: «Ponete attenzione alla storia di questa famiglia e a quello che Francesca ci racconterà, perché è questo il valore aggiunto che un vino può dare».
Da qui si snoda il racconto di Francesca Vaira sulla storia della sua famiglia, che trova le proprie radici nel diciassettesimo secolo, più precisamente nel 1654, quando già si hanno notizie di quello che poi diverrà il loro cru più famoso, il Bricco delle Viole, e che prosegue fino ai giorni nostri.
Francesca Vaira si sofferma sulla figura del padre per raccontare una storia di passione e dedizione, di caparbietà persino, volte a realizzare il suo sogno di occuparsi di viticoltura, nonostante il parere inizialmente contrario dei genitori.
Complice il pensionamento del mezzadro che curava le vigne della tenuta di famiglia, il giovane Aldo Vaira si è ritrovato infatti, alla fine degli anni ’60, ancora studente, a dividersi tra i doveri scolastici e quelli legati alla viticoltura, con un approccio da subito critico rispetto al “facciamo così perché si è sempre fatto così”, basato piuttosto su fondamenti scientifici e su quello che Francesca definisce il «lavorare con scienza e coscienza».
Di lì a poco incontra Milena, quella che sarà sua moglie - la grande donna dietro il grande uomo - nonché colei che ha il merito di dare un’accelerata ai suoi sogni: iniziano a fare selezioni massali sul dolcetto, facendo vinificazioni parallele e realizzando che quello dal picciolo rosso dava un vino con più tannino, più colore e maggior capacità di invecchiamento; pongono la stessa attenzione anche alla freisa, intuendo caratteristiche diverse dal solito, che portavano a un vino più concentrato (tanto da indurli a vinificarlo alla stregua di un Barolo) e scoprendo nel tempo che, quella coltivata nel Bricco delle Viole, ha di fatto un’epoca di maturazione fenolica e tecnologica più ravvicinata: nel 2004, studi condotti dall’Università di Torino hanno rivelato un DNA per il 58% in comune con quello del nebbiolo, ponendo quest’ultimo e la freisa in relazione padre-figlio. Più avanti, Aldo e Milena approfondiscono anche la conoscenza delle caratteristiche di riesling e nebbiolo.
Oggi G.D. Vajra è una realtà familiare, in cui i tre fratelli Francesca, Giuseppe e Isidoro continuano a mettere in pratica i valori appresi dai propri genitori, con passione e cura artigianale, portando avanti la ricerca e lo studio delle tradizioni al fine di produrre vini di grande prestigio, che trovano nell’eleganza e nella finezza la loro impronta distintiva. La parola d’ordine in vigna è biodiversità, con venti varietà che si traducono in cantina in oltre 160 micro-vinificazioni; il centinaio di ettari di cui si compone la proprietà viene curato come se, quell’anno, ogni vigna fosse la sola e ogni botte fosse l’unica presente in cantina, senza una ricetta preconfezionata ma con in mente una chiara idea del vino, ascoltando di volta in volta le esigenze delle piante e, quindi, della singola etichetta.
Anime Gentili
Ci sono stati due grandi incontri che hanno contribuito alla storia della famiglia Vaira:
- Gianni Gallo: da tanti conosciuto come “l’artista” e come grande conoscitore delle Langhe, per la famiglia Vaira un vero e proprio amico: è stato lui, infatti, a disegnare quasi tutte le etichette aziendali (eccezion fatta per due), e Francesca dice che ha insegnato loro il significato di amicizia e generosità.
- Nel costruire l’attuale cantina, i genitori di Francesca hanno voluto creare, al suo interno, un “punto di bellezza”, ponendo l’accento sulle vetrate e affidandosi in Padre Costantino, che - dice Francesca – «costruiva con la luce». Ognuna delle vetrate realizzate è unica per colori e sfumature, «racconta schegge di cielo» e reca il disegno di una colomba. Francesca sottolinea che, in un lavoro come il loro che comporta in ogni fase uno sguardo verso il basso, verso la terra, quelle vetrate sono come un monito a cambiare prospettiva, in modo da tornare poi alla quotidianità con «gli occhi spalancati alla bellezza». Padre Costantino ha anche collaborato con Aldo Vaira alla realizzazione della nuova cantina (resasi necessaria per poter dedicare il giusto spazio ad ogni vigna, che oggi ha la propria vasca) apportando anche in questo caso la propria visione legata alla natura e alla sua necessaria presenza all’interno dei vari spazi.
La degustazione
Nel corso della degustazione Giuseppe e Francesca pongono l’attenzione sulla diversa composizione dei terreni perché, a parità di annata e mano produttrice, sono l’elemento distintivo tra i vini in assaggio.
Barolo DOCG Albe 2021
Assemblaggio di tre vigneti: Fossati, Coste di Vergne e La Volta.
«Il Barolo del venerdì sera», così lo definisce Francesca, un vino buono, rispettoso del Barolo e della sua capacità di invecchiare, ma al tempo stesso accogliente e delicato. Per realizzarlo, in G.D. Vajra hanno guardato alla vinificazione tradizionale, che voleva il vino come l’equilibrio di più vigneti: il nome è di per sé evocativo delle diverse albe che, ogni mattina, vedono i versanti su cui poggiano le vigne; il sole, infatti, non le illumina simultaneamente, ma impiega circa 30-40 minuti tra il primo e l’ultimo dei vigneti. Ognuno di essi, inoltre, ha un diverso microclima: Fossati, ad esempio, è esposto a est e prende il sole delicato del mattino; i richiami fruttati saranno quindi più freschi e croccanti; all’opposto, il vigneto esposto a sud-ovest evocherà invece note sì di frutta rossa, ma con dolcezza diversa, di fragola e ciliegia. Ciò comporta anche un’epoca di vendemmia molto lunga: per il vino in degustazione è avvenuta tra il 5 e il 21 ottobre.
È un vino a cui manca nulla: è affascinante ed espansivo, ma senza prendersi troppo sul serio; dice Francesca che «rilancia alla bellezza senza rendersi troppo protagonista»: c’è ciliegia, marasca, caramella alla viola, frutta croccante, ma anche fiori essiccati. È slanciato già al naso e al palato questo carattere si acuisce, complici scie agrumate e freschezza e sapidità molto piacevoli e intense. La persistenza è tattile, di aromi e sapori, con tannini presenti, ma perfettamente integrati. In retrolfazione tornano viola e marasca così come la sapidità, che sarà il filo conduttore di tutta la degustazione.
Barolo DOCG Coste di Rose 2021
Raro caso di MGA che porta il nome di un fiore (su 181 totali di tutta la denominazione, sono soltanto tre: oltre a Coste di Rose, Bricco delle Viole nel comune di Barolo e Ginestra, in quello di Monforte d’Alba).
Il sottosuolo di questa vigna è costituito da sabbie (le arenarie di Diano) e, nella parte sud, da marne di Sant’Agata Fossili. Si tratta di una stratificazione di suoli, dai più vecchi, risalenti a 12 milioni di anni fa, ai più giovani, di circa 5 milioni, in cui la presenza di conchiglie e barriere coralline ha portato nel corso del tempo ad ampie concentrazioni di calcio che impatta anche sul pH rendendolo più alto che in altri luoghi.
All’olfatto, il vino evidenzia subito un rimando alla rosa, che non è suggestione, ma vera e propria percezione, e che dona un’eleganza peculiare allo spettro olfattivo: è più composto, con una freschezza meno marcata, più fusa alle altre componenti e una lieve nota empireumatica; comincia a far capolino il tannino, sottile, ma percettibile, che arricchisce un assaggio sapido, intenso e persistente, in cui tornano i sentori di rosa insieme al ribes, per poi chiudere con un finale di bocca su ricordi di arancia sanguinella.
Barolo DOCG Ravera 2021
La vigna è posta a 380 m s.l.m. su marne di Sant’Agata laminate e sabbiose.
Francesca fa notare come l’assaggio del terzo vino impatti su parti differenti della bocca rispetto al precedente: centrale il Coste di Rose, più palatale il Ravera. Racconta, inoltre, come le diverse annate comportino differenze all’interno delle stesse vigne, sviluppando talora sentori di frutti rossi oppure scuri; allo stesso modo i tannini saranno differenti a seconda della disponibilità di acqua nelle varie annate: un inverno nevoso o una primavera piovosa daranno luogo a tannini più soffici, mentre annate più siccitose comporteranno una maggior tensione.
Ravera è un anfiteatro, rispetto al Bricco delle Viole è situata 200 m più in basso. Ma ciò che cambia più di tutto è la composizione geologica, con un sottosuolo che ricorda una millefoglie, con argille molto stratificate, intarsi anche di magnesio e una capacità di ritenzione idrica intensa.
Le diverse vigne necessitano anche tempi di macerazione diversi; si tratta di qualche giorno di differenza, in media tra i 53 e i 57, determinati anche dalla diversa età delle piante: più le piante sono vecchie, più la buccia è spessa e impiega tempo a cedere le sostanze.
Il vino è dicotomico, più avvolgente, ma anche più austero, meno propositivo sui profumi: è materia compressa. Emergono la fragola e la viola insieme a note balsamiche, di erbe aromatiche, un sottofondo speziato, tostature di sigaro e di caminetto spento; al sorso il tannino è più presente e più piacevole. Ha un peso specifico maggiore, ma non vengono meno bevibilità e persistenza.

Barolo DOCG Bricco delle Viole 2021
Alessandro Masnaghetti, giornalista e degustatore, presente alla serata e ormai celebre soprattutto per la creazione di centinaia di mappe dedicate ai territori vitivinicoli, nel descrivere questa vigna parla di “ariosità”: si tratta di una zona che fino a non troppo tempo fa era, infatti, considerata fredda, ma che nel tempo ha aperto a una visione prospettica.
Bricco delle Viole è il vino che definisce lo stile di G.D. Vajra, ma Francesca dice che, al contempo, ha insegnato loro a rispettare la complessità e l’autenticità di ogni vigneto. Uno degli elementi distintivi è senz’altro il tannino, che evoca un foulard di seta, ma è al tempo stesso un vino che richiede tempo per esprimersi: dei dieci ettari di cui è composta la vigna, solo poco più di quattro diventano Bricco delle Viole, quelli composti da piante che hanno un’età compresa tra i 40 e i 90 anni: per questo motivo, dice Francesca, i tannini sono setosi, perché il vino custodisce tanta materia.
La degustazione rivela una perfetta fusione sensoriale dei due vini precedenti: ha l’eleganza del Coste di Rose unita alla profondità del Ravera. I profumi spaziano dalla fragolina di bosco alla mora e alla viola sottoforma di petali essiccati; ha note di cola, di radici, un tratteggio balsamico che dona tridimensionalità e che invita all’assaggio. È un vino che ha tutto: intensità, tannini fusi in una sapidità più presente dei precedenti, freschezza ritmata, tamburellante e che prosegue a lungo dopo la deglutizione. È un assaggio che lascia un’impronta, seppur delicata.
Luigi Baudana
Nel 2008 Luigi Baudana ha chiesto alla famiglia Vaira di acquistare i propri terreni, realizzando di fatto il sogno di Aldo di coltivare una vigna nel territorio di Serralunga. Si tratta di due vigneti, due cru, situati in località Baudana - una piccolissima frazione posta nella parte alta di Serralunga d’Alba - e divisi da una strada: Baudana e Cerretta, con la stessa tipologia di terreno del Bricco delle Viole, marne di Sant’Agata fossili laminate.
Barolo DOCG del Comune di Serralunga 2020
A seguito dell’acquisizione di un altro terreno a Serralunga, la famiglia Vaira produce anche un terzo Barolo, frutto dell’assemblaggio dei tre vigneti, come MGA Comune di Serralunga.
Si inizia con questo vino a vedere la natura del vino serralunghiano: un naso aperto e una bocca intensa, scura, profonda e al tempo stesso avvolgente, con un tannino e un gusto che rivelano un’impronta tattile differente rispetto ai precedenti.
Assaggiando i tre ultimi vini, il Barolo del Comune di Serralunga è una sintesi, un punto d’incontro dei due successivi, ha potenza e avvolgenza, con un profilo olfattivo declinato su petali secchi, toni scuri, polvere di caffè, un accenno di tamarindo, di foglia di tè.
Barolo DOCG Baudana 2021
Il Baudana si caratterizza per l’avvolgenza: ritorna l’idea di un naso più disteso, di grande profumo, con la frutta declinata su ricordi di confettura di albicocca, tè, una piccola trama agrumata, ma ciò che colpisce è la bocca: c’è più freschezza, i tannini sono più setosi e percettibili, facendo idealmente tornare ai primi vini assaggiati, seppur con maggior peso.
Barolo DOCG Cerretta 2021
Il Cerretta riporta invece a un’idea di forte concentrazione di profumi, ma ciò che cambia rispetto al Baudana è l’assaggio, che mostra più potenza, tannino integrato che impatta sulla parte palatale e che dimostra una prospettiva molto lunga del vino.

La degustazione si conclude con un sorprendente Barolo Chinato che, pur nella segretezza della sua ricetta, riesce a confermare la filosofia di G.D. Vajra, rappresentata dall’eleganza in ogni sua sfaccettatura, dalla passione ed estrema cura nella realizzazione di ogni singolo vino e il cui agire trova la sua sintesi in una frase di Padre Costantino, letta in chiusura da Giuseppe Vallone: «cercate di infondere bellezza in tutti i giorni della vostra vita. Cercate nel linguaggio della natura le suggestioni per ritrovare sempre l’armonia».