Inama e l’essenza dei vigneti del Soave Classico e dei Colli Berici

Francesco Bogoni e Giacomo Chierichetti ci portano alla scoperta di un pezzetto di Veneto spesso dimenticato, ma ricco di sfaccettature e vini di grande carattere: il territorio vulcanico del Soave Classico in cui regna l’uva garganega e quello dei Colli Berici da cui nasce l’imperioso rosso carménère.

Raffaella Radaelli

«Inama: espressione di una filosofia unica in Veneto». È questo l’eclettico biglietto da visita con il quale si presenta una storica azienda agricola con sede a San Bonifacio, a metà strada fra le province di Verona e Vicenza.

Con Francesco Bogoni, giovane responsabile commerciale Italia di Inama, affiancato dal degustatore AIS Giacomo Chierichetti, nella serata organizzata da AIS Monza e Brianza approfondiamo visione e stile di una realtà  fuori dal coro che, sin dalla nascita nel 1965, produce vini che interpretano fedelmente i suoli del Soave Classico e dei Colli Berici, lontano da mode e tendenze o richieste di mercato.

L’intraprendenza della famiglia Inama

La storia di Inama si sviluppa attraverso tre generazioni, tre caratteri, tre visioni differenti e complementari. Il fondatore Giuseppe Inama, nativo della Val di Non, conseguito il diploma di enologia a San Michele all’Adige e dopo aver lavorato in cantina da Anselmi tra gli anni ’60 e ’90, con i suoi risparmi comincia a comprare i primi vigneti a Soave. Lo fa, però, non nell’areale pianeggiante dove tutti in quel momento producevano vino, bensì in collina nel Soave Classico. Sarà proprio lui a dare l’impronta all’azienda, impiantando le uve che più conosceva e adorava: sauvignon blanc (le prime etichette di Vulcaia e Vulcaia Fumè usciranno nel 1991) e chardonnay. 

Il figlio Stefano Inama, “il creativo”, dopo un percorso nel mondo della biotecnologia, segue le orme del padre e a sua volta decide si puntare su un vitigno che lo attrae particolarmente: il carménère, dal quale poi nascerà l’etichetta Bradisismo nel 1997. Si arriva, così, alla terza generazione, con “i perfezionisti” Matteo, Alessio e Luca, figli di Stefano:  affiatati e attenti ai dettagli, decidono di migliorare le tecniche di viticoltura, vinificazione e comunicazione. 

«Oggi ogni vigneto è suddiviso in micro-parcelle – spiega Francesco Bogoni –.  Sono state analizzate la composizione del sottosuolo e il comportamento della vite con l’obiettivo di ottenere uve estremamente espressive all’interno di ciascun appezzamento. In cantina ogni partita di uva viene trattata in modo diverso, per valorizzare appieno le caratteristiche di ogni specifica parcella». 

Nel 2010 ha preso il via un percorso di viticoltura rigenerativa, certificata Diversity Ark, per l’aspetto fitosanitario e lo sviluppo della biodiversità, rilasciata dal consulente friulano Vitenova. Si tratta di una rivoluzione nella gestione agronomica degli 80 ettari di proprietà, che introduce idee sostenibili per un ritorno a un vigneto wild. Ad esempio, vengono eliminati diserbi e fertilizzanti chimici, viene introdotta la potatura secondo il metodo di Simonith & Sirch che riesce a ristrutturare i canali linfatici, rispettando il microbiota del terreno. Per farlo, vengono utilizzate semenze che creano uno scambio di nutrienti fra suolo e radici della vite per riequilibrare la presenza dell’azoto: i fiori fra i filari, alti poco più di un metro, proteggono le viti dai raggi solari e mantengono basse le temperature del suolo, per poi diventare alla fine del loro ciclo vitale, sostanza organica naturale. Il terreno viene spesso rivoltato con l’uso di trattori molto leggeri per favorire la vita: arieggiarlo significa eliminare i ristagni, come insegnano in Francia. 

Il Soave Classico e le vigne Foscarino 

L’area storica di Soave, nota come Soave Classico, è la zona collinare formatasi da una trasformazione geologica iniziata oltre 90 milioni di anni fa dove c’era un’intensa attività vulcanica; ha attraversato tre ere geologiche, interamente in un ambiente marino, dando luogo alla formazione di terreni vulcanici di colore variabile, dal grigio al giallo e al rossastro, in base alla morfologia ambientale e ai livelli di ossidazione. Le colline, con un substrato basaltico, vantano caratteristiche uniche nel nord Italia.

Come riportano numerosi documenti risalenti all’Impero Romano, la viticoltura è presente sin dall’antichità, in particolare con uve a bacca bianca fra cui la varietà locale garganega, a maturazione tardiva (si raccoglie da metà settembre a metà ottobre), coltivata con la tradizionale pergola veronese, molto sensibile alle differenze di terroir e allo stile di vinificazione.

Nell’immaginario collettivo il soave viene spesso considerato niente più che un vino fresco, leggero, complessivamente semplice. Come sottolineato da Francesco Bogoni, non è così. Se il Soave DOC, proveniente da vigneti allevati in pianura, su terreni ricchi di depositi e detriti alluvionali, può avere queste caratteristiche, il Soave Classico DOC di collina ha peculiarità totalmente differenti. Merito del suo terreno vulcanico, dove per esempio si trovano anche gli storici vigneti di Inama nell’areale di Foscarino. «In pianura le produzioni sono sempre state molto elevate – sottolinea con rammarico Francesco Bogoni –. Al supermercato si trovano bottiglie al prezzo di 3-4 euro. Le facili esportazioni negli Stati Uniti negli anni ’80 hanno fatto certamente la fortuna di parecchie aziende, ma in questo modo si è persa l’identità del vino soave». 

Foscarino è una delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive del Soave Classico DOC. Il nome deriva da fuscus e significa zona con boschetti ricchi di vegetazione fitta. Al suo interno si trovano tre coni vulcanici, fra cui il Monte Foscarino, una collina che sale fino a 295 m s.l.m.. è probabilmente la UGA più conosciuta del Soave Classico, diviso tra il comune di Monteforte d’Alpone e Soave.

All’interno di Foscarino Inama ha 22 ettari di vigneto con suoli di chiara matrice vulcanica, moderatamente profondi, con presenze di rocce basaltiche frantumate nel primo metro di suolo, molto inclinati, dei veri e propri giardini terrazzati costruiti con muretti a secco. La parcellizzazione del vigneto consente di cogliere le molteplici sfumature del suolo, delle altitudini con esposizioni direzione est-sud-ovest, età delle vigne fra i 10 e i 75 anni e, ciliegina sulla torta, raccolta delle uve a piena maturazione per appezzamento, vinificate separatamente. 

La degustazione dei vini bianchi 

Soave Classico DOC - Foscarino 2023 

100% garganega. Fermentazione: 40% barrique di terzo e quarto passaggio, 30% botte grande, 30% vasche di acciaio. 
Maturazione: 6 mesi sulle fecce fini in vasi di acciaio con bâtonnage.

Dalla vendemmia 2023 si svolgono dalle 20 alle 30 vinificazioni, in tre contenitori separati: acciaio per preservare freschezza, barrique nuove ma soprattutto esauste per dare struttura e infine botte, recentemente introdotta, di rovere austriaco a marchio Stockinger, dalla piegatura a vapore e non a fuoco quindi neutro e privo di tostatura, ideale per la fermentazione del mosto.

Balzano all’occhio l’intrigante luminosità e la pienezza di colore, indicatori di energia e gioventù. «Un naso convinto» - come lo definisce Giacomo Chierichetti – che sa raccontare il vitigno nel pieno della sua vitalità, col caratteristico sentore di mandorla fresca (benzaldeide) e vibranti note floreali di gelsomino, fresia e sambuco, poi arriva il succo e la polpa di pesca bianca, un tocco di erba sfalciata, maggiorana, mentuccia romana e la spezia anice stellato. La bocca sottolinea il meticoloso lavoro di concerto fra legno - sale - acidità, mentre un velo di morbidezza si destreggia fra un allungo a tratti più fumoso e a tratti più di spezie dolci.

Soave Classico DOC - Foscarino 2020

100% garganega. Lo stile Inama all’epoca prevedeva un maggior uso di barrique.

Inevitabile il confronto con il calice precedente, stessa etichetta ma annate e vinificazione differenti. Se nel Foscarino 2023 il naso era nitido e ricordava la delicatezza floreale, nel 2020 il ventaglio di profumi si infittisce, «un olfatto di peso senza essere pesante» - chiosa Giacomo - e spicca la frutta di pesche mature e agrumi, erbe aromatiche di montagna, note burrose (effetto malolattica), arancia e zenzero canditi, fiori bianchi essiccati. Dopo qualche minuto, affiorano effluvi di spezie orientali di curry e radice di curcuma. All’assaggio il legno ci sembra più presente e percepibile dell’annata 2023, perché - interviene Francesco Bogoni - «si stava ancora studiando come dosare il legno, quanta botte grande usare in futuro». Freschezza e potenza confermano carattere, complessità e dinamicità, con una scia finale più ammandorlata che sapida. 

Si azzarda un abbinamento con ostriche o con il tradizionale risotto alla milanese.

Soave Classico DOC - Vintage Collection 2016 (magnum)

100% garganega. Fermentazione: barrique usate di secondo, terzo e quarto passaggio. Maturazione: 5 anni in vasche orizzontali di acciaio sulle fecce fini. Imbottigliato 05/2022 e rilasciato 10/2024.

La 2016 è stata un’annata eccezionale in Italia, Soave Classico incluso. Va da sé, visto il potenziale delle uve selezionate e raccolte a perfetta maturazione, che la cantina Inama abbia sperimentato di produrre un grande vino. Nasce così Vintage Collection 2016, con una produzione limitata di 6630 bottiglie e 298 magnum, un vino che ha viaggiato nel tempo fino ad acquisire il valore della pazienza e dell’attesa. Sottolinea Francesco Bogoni che «ogni anno si è aggiunto, per mantenerlo fresco e vivo, fecce fini del vino I Palchi, fino all’imbottigliamento nel 2022 quando è risultato ottimale».

Giallo intenso con sfumature leggermente verdi, un naso inaspettatamente moderato e fine nel presentarsi, eppure straordinariamente carico di vissuto e profumi che sussurrano: farina di mandorle, zagara e camomilla, infuso di tè, miele di tiglio, erbe aromatiche di timo e rosmarino, fiori di campo, chinotto, mela verde, radice di liquirizia e tanto altro ancora, fino a quando si avverte il sentore tipico dell’evoluzione dei vini bianchi, l’idrocarburo (TDN).

La bocca entusiasma “senza se e senza ma”, restituisce la complessità dei profumi, il sorso si espande offrendo morbidezza glicerica, freschezza-sapidità agiscono all’unisono, infinitamente lungo mentre chiude su ricordi speziati dolci e piccanti di vaniglia bourbon, macis e cardamomo. 

Soave Classico DOC - I Palchi 2022
100% garganega. Fermentazione: 45% botte grande, 55% vasche di acciaio.

“I Palchi” del Monte Foscarino è un’espressione geografica usata per indicare una serie di ampi terrazzamenti su cui allignano vecchie pergole di garganega. Un vino unicum ideato nel 2019, che incarna il concetto estremo di selezione dei migliori grappoli e di “sensibilità umana”, enfatizza infatti Francesco Bogoni: «i grappoli delle micro-parcelle arrivano in cantina in tempi diversi, non si effettua diraspatura e pressa contemporaneamente, prima si diraspa e poi manualmente, senza l’utilizzo di selettori ottici, su un tavolo di cernita e vibrante, otto uomini rimuovono gli acini rotti, marci, scottati dal sole, con la muffa». Rafforza questo progetto, qualitativamente ambizioso, la scelta provocatoria di non apporre sull’etichetta frontale la denominazione Soave Classico DOC, come a intendere che il vino parla da sé.

Il naso è smaccatamente minerale di pietra focaia o polvere da sparo, anzi riporta all’odore della pioggia e della pietra bagnata che i francesi chiamano “pétrichor”, immediatamente dopo una miriade di profumi che si combinano con finezza e grazia fuori dal comune: frutta secca di nocciola tostata, erbe aromatiche alpine, zagara, miele, spezie di zenzero fresco e cumino. La bocca impressiona per la freschezza e la persistenza stratificata, donando sapientemente leggerezza e agilità di beva.

Giacomo ritiene si possa accompagnare bene col fegato alla veneziana, un secondo tradizionale di carne arricchito con cipolle.

I Colli Berici e la magia dell’uva carménère

Il carménère, varietà tipica del Médoc a Bordeaux insieme a cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot, sembrava scomparso dopo l’avvento della fillossera.

Si vocifera che Napoleone lo abbia introdotto in Italia durante le sue incursioni, ma l’ipotesi più veritiera resta probabilmente la versione dei viticoltori veneti, secondo la quale, dopo una vendemmia a Bordeaux, rientrati a casa, lo impiantarono sui Colli Berici. Per tanti anni venne confuso con il cabernet franc: foglie, grappoli e sviluppo aromatico sono molto simili. Sono state necessarie approfondite analisi genetiche per capire che erano due varietà distinte.

Si stima che tra Friuli, Veneto e Trentino esistano circa 4000 ettari di carménère, ma proprio sui Colli Berici ha trovato la sua terra d’elezione, grazie a un suolo composto da calcare marino e argille rosse.

Per Inama il vitigno carménère rappresenta una sfida piena portata avanti con passione e coraggio. La ricerca della qualità e della perfezione non è semplice da raggiungere con un vitigno difficile da addomesticare, coltivato col sistema di allevamento guyot, in un’area ancora poco conosciuta e, a maggior ragione, da far scoprire e comunicare. 

«Le vigne sono relativamente giovani, hanno 25 anni di età, il progetto dei rossi è iniziato nel 2000 – ci racconta sempre Francesco Bogoni –. Inama raccoglie l’uva a piena maturazione tra la metà e la fine di ottobre e ogni anno decide quale parcella del vigneto andrà in una determinata etichetta. Si tratta di un lavoro certosino, fatto da assaggi in vigna da parte di Stefano Inama. Lui stesso, a partire dal 2016, ha intrapreso una stretta collaborazione con Stéphane Derenoncourt, esperto consulente di Bordeaux, con l’obiettivo di condividere conoscenze, idee, esperienze sulle potenzialità espressive del vitigno».

La degustazione dei vini rossi

Colli Berici DOC - Oratorio di San Lorenzo - Carménère Riserva 2020
100% carménère. Fermentazione: tulipe di cemento. Maturazione: 12 mesi in barrique nuove e usate.

La plaga dell’Oratorio di San Lorenzo è una piccola valle immersa in una natura incontaminata, luogo mistico in cui nei secoli hanno vissuto i monaci, testimonianza una chiesa dell’anno 1000 che si affaccia sul vigneto di 12 ettari vitati di carménère, a corpo unico, il più esteso in Europa.

Dal vivace colore rubino impenetrabile, sentiamo d’impatto sentori erbacei in particolare di peperone rosso e paprika (pirazine). «Un naso ottovolante che ti porta su e giù continuamente» - lo definisce col sorriso Giacomo - ricco di profumi mediterranei che spaziano dalla confettura di gelsi, more, mirtilli e cassis alla susina, erbe aromatiche e radici di ruta, cola e rabarbaro, chinotto, arancia sanguinella, un quadratino di cioccolato al latte pare esserci cascato dentro, una leggera traccia ferrosa. Assoluta coerenza gusto-olfattiva, dove il calore in ingresso si bilancia con le sensazioni balsamico-mentolate, il tannino è ben ammaestrato, il trittico ineccepibile “tannico-fresco-sapido” è supportato dalla lodevole persistenza. Elegante e autorevole!

Viene suggerito con una soppressa vicentina senz’aglio, musso (carne d’asino) e polenta, sella di capriolo con salsa ai frutti rossi fino alla proposta più semplice e poetica: al chiaro di luna!

Colli Berici DOC Cabernet - Bradisismo 2022
66% cabernet sauvignon, 25% carménère, 9% cabernet franc. Fermentazione: vasche di acciaio. Maturazione: 12 mesi in barrique nuove e usate.

Nel 1997 è stata prodotta la prima annata del vino Bradisismo, dal nome dell’evento geologico che ha generato il territorio dei Colli Berici. Etichetta storica di Inama, di potenza e muscolatura, in continua evoluzione nella scelta del blend, dove inizialmente al posto dell’uva cabernet franc c’era uva merlot, come vedremo nelle annate 2012 e 2008 non più in vendita; le poche bottiglie rimaste, infatti, alloggiano nel prezioso archivio storico aziendale. 

Profumo grintoso ed energico, caratterizzato dall’espressione di piccoli frutti rossi e ciliegia sotto spirito, vagamente ricorda l’acquavite tedesca kirsch, sensazioni ferruginose e note stuzzicanti di pepe nero e cioccolato fondente, erbe officinali mentre all’assaggio si aggiunge una generosa freschezza e un tannino in evidenza, ma perfettamente integrato. Giacomo sa come stimolare la fantasia in sala e descrive «il vino Oratorio San Lorenzo un jazz serale post lavoro, mentre il vino Bradisismo è un rock ‘n roll». 

Veneto Rosso IGT - Bradisismo 2012
Cabernet sauvignon, carménère e merlot. Lo stile Inama all’epoca prevedeva un maggior uso di barrique.

Retrocediamo di una decade, al posto del cabernet franc qui c’è l’uva merlot. Si mescolano intriganti profumi di china, cuoio, cenere da camino spento, lavanda; in bocca si avverte calore, figlio anche di un’annata calda; il tannino è più verde, nonostante l’affinamento lungo in bottiglia; pronunciato l’uso del legno di rovere francese. Se l’annata 2022 era declinata su frutto e potenza, dal carattere irruente ma affabile, la 2012 consente di prendere una boccata d’aria, un carattere meno espansivo e più arcigno che si ingentilisce con la maturità.  

Veneto Rosso IGT - Bradisismo 2008
Cabernet sauvignon, carménère e merlot. Lo stile Inama all’epoca prevedeva un maggior uso di barrique.

Chiudiamo gli occhi e inspiriamo, pare di sentire il taglio bordolese evoluto di Bordeaux, sarebbe ingannevole in una degustazione alla cieca! “Vitis carbunica” definiva meravigliosamente il cabernet il sapiente Plinio Il Vecchio nella sua Naturalis Historia, dalle inconfondibili note di peperone alla griglia, qui a braccetto con terziari di cuoio e smalto, brodo vegetale, glutammato o miso, fiori secchi, erbe aromatiche di origano, foglia di pomodoro, confettura di ciliegie e prugne, cioccolato, caffè, il tutto alleggerito da continui effluvi balsamici. La bocca è straordinariamente fresca e agile eppur potente e accogliente. 

«Un gigante buono» - conclude Giacomo Chierichetti – riferendosi chiaramente all’ultimo vino assaggiato. Noi invece lo vogliamo considerare un affettuoso e delizioso complimento rivolto a Inama, per l’immenso e meticoloso approccio alla viticoltura premiato e riconosciuto unanimemente da professionisti e appassionati.