L’Alto Piemonte con Francesco Ferrari: a est del fiume Sesia

Racconti dalle delegazioni
11 febbraio 2026

L’Alto Piemonte con Francesco Ferrari: a est del fiume Sesia

Nella prima lezione della Masterclass di AIS Bergamo dedicata all’Alto Piemonte, Francesco Ferrari ci ha condotto alla scoperta dell’area vitivinicola alla sinistra del fiume Sesia. Ospite della serata, la produttrice Silvia Barbaglia

Stefano Vanzù

Salve, Piemonte! A te con melodia mesta da lungi risonante, come gli epici canti del tuo popol bravo, scendono i fiumi”: in questi versi della celebre poesia “Piemonte” di Giosuè Carducci sono presenti due elementi che ci accompagneranno nel nostro viaggio alla scoperta di una zona del Piemonte certamente meno famosa di altre aree di questa regione ma non per questo non in grado di regalarci vini complessi ed eleganti, perfettamente in grado di raccontare, con un tono gentile e discreto, il loro territorio.

I due elementi sono il fiume Sesia, affluente di sinistra del Po, che nasce dall’omonimo ghiacciaio sul Monte Rosa (altro grande protagonista della nostra storia) e il “popol bravo”, ovvero la gente che vive e lavora in quest’area, donne e uomini orgogliosi della propria terra, detentori di una lunga tradizione in campo enologico che non ha nulla da invidiare ad altre realtà più rinomate, se non il fatto di essere, rispetto a queste, ingiustamente meno conosciute e considerate.

Giosuè Carducci, però, nel suo poema non accenna al potente - suo malgrado -  “benefattore” di questa terra, colui al quale si deve in gran parte la ricca varietà geologica dei terreni di quest’area, il gigantesco supervulcano della Valsesia, creatosi circa 290 milioni di anni fa e in attività per 10 milioni di anni; le sue importanti e notevoli eruzioni, in grado persino di oscurare l’atmosfera e di alterare il clima globale, hanno portato alla formazione di una caldera del diametro di 30 chilometri, che è riemersa quando, circa 60 milioni di anni fa, Africa e Europa sono entrate in collisione (a seguito all’apertura dell’oceano Atlantico e alla conseguente deriva del continente africano) e si sono formate le Alpi.  

Tutto l’apparato magmatico, che un tempo stava sotto il vulcano a una profondità di circa 25 chilometri, emerge, permettendo di ammirare parti in genere inaccessibili, che oggi si possono osservare visitando il Sesia Val Grande Geopark riconosciuto dall’UNESCO il 5 settembre 2013 e diventato, nel novembre 2015, “UNESCO Global Geoparks”; ma noi appassionati dobbiamo ringraziare il supervulcano perché è lui, con la successiva e costante “collaborazione” dei ghiacciai, dei fiumi e del clima, che ha donato a questo territorio una configurazione pedologica straordinaria.

Per ottenere grandi vini, però, serve e servirà sempre l’opera dell’uomo, del viticoltore innamorato della sua terra e delle sue viti; solamente l’alleanza fra uomo e natura, amici e non rivali, è in grado di offrire, come accade qui, vini originali e non omologabili e di elevare ad ottimi livelli un vitigno “difficile” come il nebbiolo, spesso vinificato in purezza, a testimonianza di una plurisecolare tradizione di viticoltura di qualità, ma anche in assemblaggio con un altro particolare vitigno autoctono, la vespolina (o ughetta), coltivata in Alto Piemonte già dal XVIII° secolo.

Il territorio e le Denominazioni

L’Alto Piemonte di cui ci hanno parlato Francesco Ferrari e la Produttrice Silvia Barbaglia è l’area compresa tra le province di Biella, Novara e Vercelli, chiusa a nord dall’arco alpino e ad ovest dal Lago Maggiore. Il fiume Sesia divide il territorio in due aree: quella alla sinistra idrografica del Sesia, con la DOC Valli Ossolane, la DOC Boca, la DOCG Ghemme, la DOC Sizzano e la DOC Fara (più le DOC “di ricaduta” Colline Novaresi e Coste del Sesia), e quella alla destra del Sesia, con la DOC Bramaterra, la DOCG Gattinara e la DOC Lessona.

Clima e geologia

L’Alto Piemonte risente gli effetti di un clima tipicamente continentale con significative escursioni climatiche; la piovosità è elevata, in media circa 1200 mm/anno, il freddo si fa sentire, con i suoi 12° C di temperatura annua media (le Langhe sono più calde, con una media di 13,3° C) e le grandinate possono essere molto violente (tristemente famosa quella del 1905 che rase al suolo gran parte del vigneto di quest’area e contribuì all’abbandono di molte vigne);  in compenso gli inverni sono generalmente miti, grazie anche alla protezione offerta dal Monte Rosa, il massiccio montuoso più esteso delle Alpi e  quello con l'altitudine media più elevata (vi appartengono 9 delle prime 20 cime più alte della catena alpina).

Dal punto di vista geologico, siamo in presenza di terreni acidi, con pH anche inferiore a 4, in cui il calcare è pressoché assente: questo comporta che gli elementi chimici presenti nel sottosuolo, diventando più mobili, possono essere assorbiti più facilmente dalle radici delle viti.

La grande acidità di base presente in quest’area si declina a seconda delle zone in:

  • terreni fluvio-glaciali (Ghemme, Sizzano e Fara)
  • porfidi vulcanici (Bramaterra, Gattinara e Boca)
  • sabbie marine fossili (Lessona)    

La degustazione

Per farci conoscere ed apprezzare ancor meglio i vini in degustazione, Francesco Ferrari ha ideato una modalità molto coinvolgente: i vini sono stati serviti alla cieca e i partecipanti sono stati messi in competizione fra loro per cercare di identificare l’annata di ogni vino e stabilire se si trattava di un nebbiolo in purezza oppure di un blend. Ognuno poteva inviare tramite il cellulare le sue risposte in un tempo definito e il vincitore della gara, ovvero colui che ha “azzeccato” il maggior numero di risposte esatte, ha ricevuto come premio una bottiglia (ovviamente piena…) offerta da Francesco.        

Valli Ossolane DOC “Prunent” 2023 - Cantina di Tappia 
100% nebbiolo (prunent) - 13,5% vol.

Un nebbiolo di un bel colore vivo, un naso complesso di piccoli frutti rossi, fiori, erbe aromatiche ed erba medica, che in bocca si rivela dritto e verticale, regalando sentori sapidi e di liquirizia nera in finale. Un vino ancora giovane ma che promette molto bene per il futuro.

Colline Novaresi DOC “MotZiflon” 2021 - Francesco Brigatti 
85% nebbiolo (spanna), 10% vespolina, 5% uva rara - 13% vol.

L’unico vino non monovitigno (in quanto vino storico dell’Azienda) di Francesco Brigatti matura 20 mesi in botti di rovere di Slavonia ed affina altri 9 mesi in bottiglia. All’olfatto si avvertono frutta e note balsamiche mentre nel palato è più strutturato del primo vino, allargandosi in bocca, rivelando un tannino più smussato e una bella freschezza che induce la salivazione.

Fara DOC “Fara” 2021 - Francesca Castaldi 
70% nebbiolo (spanna), 30% vespolina - 13,5% vol.

Questo rosso nasce da una fermentazione spontanea in acciaio e da una riduzione malolattica anch’essa spontanea, quindi matura 24 mesi in botti grandi più 6 mesi in acciaio e 12 mesi in bottiglia. Il naso è profondo, intenso e complesso, con note autunnali di sottobosco, in bocca è fresco di erbe officinali, con un tannino ben levigato.  

Sizzano DOC “Sizzano” 2015 - Cantine Comero 
70% nebbiolo (spanna), 30% vespolina - 13,5% vol.

Un assemblaggio tipico di quest’area per un rosso pieno e profondo che affina 12 mesi in acciaio e poi altri 24 mesi in botti da 10 hl di rovere francese. L’esame olfattivo ci racconta di un vino intrigante e complesso, con profumi di ciliegia, fiori essiccati e una leggera speziatura; nel palato è meno fresco del Fara 2021 ma evidenzia un tannino più compiuto.

Ghemme DOCG “Collis Breclemae” 2023 - Antichi Vigneti di Cantalupo 
100% nebbiolo (spanna) - 14% vol.

Il nebbiolo figlio delle uve dello storico vigneto “Breclemae” matura 40 mesi in botti grandi di rovere e regala sentori autunnali, fiori scuri e confettura di frutta; al gusto si avverte una peculiare, fine e persistente sapidità accompagnata da un tannino morbido e ben gestito.

Boca DOC “Boca” 2020 - Silvia Barbaglia 
80% nebbiolo (spanna), 20% vespolina - 13,5% vol.

È la produttrice Silvia Barbaglia a raccontarci del suo vino, un rosso “del fuoco” visto che i 4 ha dei vigneti di proprietà sono impiantati su un suolo composto quasi esclusivamente da porfido rosa vulcanico che dona spiccate note floreali, di fiore d’arancio e speziate; in bocca è sapido e fresco, con aromi di arancia sanguinella e rabarbaro. Una particolarità del Boca di Silvia Barbaglia è la sua bottiglia (da 75 cl.), l’inusuale “Deformata Piemontese”.