La California e il mito Opus One

Racconti dalle delegazioni
27 febbraio 2026

La California e il mito Opus One

A condurci verso Oakville, California, è Guido Invernizzi, indiscusso esperto dei vini del Nuovo Mondo, capace di solleticare la curiosità dei soci presenti in AIS Monza e Brianza attraverso un percorso di sei vini scelti tra le AVA californiane più rappresentative.

Rocco Brucoli

C’è un passaggio di California Dreamin' dei The Mamas & The Papas che restituisce la precisa immagine del desiderio di un altrove capace di trasformare una stagione difficile in un’opportunità. Non è nostalgia romantica, ma tensione concreta verso un luogo in cui immaginare qualcosa di diverso. 

Un’analoga tensione attraversa la storia di Opus One Winery. Quando, alla fine degli anni Settanta, Robert Mondavi e Philippe de Rothschild decisero di unire l’esperienza di Napa Valley con la tradizione bordolese, non inseguivano un sogno astratto, ma un obiettivo definito: dimostrare che la California poteva dialogare alla pari con i grandi vini europei. 

Cenni storici

La viticoltura negli Stati Uniti nasce nel XVII secolo, quando i coloni europei tentarono di impiantare vitigni del Vecchio Continente lungo la costa atlantica. Tra i promotori iniziali vi fu Lord Delaware, governatore della Virginia, che incoraggiò la coltivazione della vite nella nuova colonia. Le difficoltà di adattamento delle varietà europee, insieme alla diffusione di malattie e parassiti come la fillossera, resero però instabile lo sviluppo iniziale, orientando a lungo la produzione verso specie autoctone più resistenti.

Nel primo Ottocento emersero figure che contribuirono a dare struttura al settore. John Dufour avviò in Kentucky una delle prime esperienze vitivinicole commerciali organizzate, mentre in Ohio Nicholas Longworth sviluppò la coltivazione del catawba e avviò la produzione di spumanti, dimostrando la possibilità di un’identità enologica americana autonoma.

Il passaggio decisivo avvenne con l’espansione verso Ovest. In California, a partire dalla fine del ‘700, i missionari francescani introdussero la “Mission grape” per la produzione di vino liturgico, gettando le basi della viticoltura locale. 

Nella seconda metà dell’Ottocento, la crescita economica legata alla corsa all’oro e l’arrivo di immigrati europei favorirono la nascita di aziende strutturate, in particolare nella Napa Valley e nella Sonoma County. Tra i protagonisti di questa fase si distinguono Agoston Haraszthy, promotore dell’introduzione di numerosi vitigni europei e pratiche innovative, e Charles Krug, fondatore nel 1861 della prima cantina commerciale della Napa Valley, contribuendo a definire un modello produttivo stabile.

Il XX secolo si aprì con una fase di espansione, interrotta bruscamente dal Proibizionismo (1920–1933), che ridusse drasticamente la produzione e costrinse molte cantine alla chiusura o alla riconversione. La rinascita qualitativa prese forma nel secondo dopoguerra grazie a imprenditori come Robert Mondavi, che modernizzò l’immagine del vino californiano puntando su identità territoriale, comunicazione e standard elevati. Parallelamente, realtà come Opus One Winery, nata come detto dalla collaborazione tra Mondavi e Philippe de Rothschild, consolidarono il dialogo tra California e tradizione bordolese.

Il riconoscimento internazionale arrivò simbolicamente nel 1976 con il “Judgment of Paris”, quando i vini californiani superarono etichette francesi in una degustazione alla cieca organizzata da Steven Spurrier. Da quel momento la California si affermò come riferimento globale, combinando ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione dei territori, in un modello che continua a influenzare l’intero panorama vitivinicolo statunitense.

La California vitivinicola

La California rappresenta l’84% della produzione di vino statunitense (quarto produttore mondiale), con circa 224.000 ettari vitati. È costituita da un mosaico pedoclimatico estremamente articolato, determinato dall’estensione nord-sud, dalla presenza di catene montuose parallele alla costa e dall’influenza costante dell’Oceano Pacifico. Il risultato è una pluralità di microclimi che consente la coltivazione di vitigni diversi con esiti qualitativi distinti.

North Coast

Nella Napa Valley il clima è mediterraneo caldo, ma fortemente modulato dalle brezze e dalle nebbie che penetrano dalla baia di San Pablo. Le escursioni termiche tra il giorno e la notte favoriscono una maturazione fenolica completa mantenendo acidità e precisione aromatica. I suoli sono molto vari: alluvionali nei fondovalle, vulcanici sulle colline. Il vitigno simbolo è il cabernet sauvignon, affiancato da merlot, cabernet franc e, nelle zone più fresche, chardonnay e sauvignon blanc.

Nella Sonoma County la variabilità è ancora più marcata: le aree costiere (come Russian River Valley o Sonoma Coast) sono più fresche e soggette a nebbie persistenti, ideali per pinot noir e chardonnay; le zone interne e settentrionali, più calde, valorizzano cabernet sauvignon, zinfandel e syrah. I suoli spaziano da sedimenti marini a depositi fluviali e formazioni vulcaniche.

Central Coast

La Central Coast, che include aree come Santa Barbara e Paso Robles, è caratterizzata da un forte influsso oceanico, accentuato dall’orientamento est-ovest di alcune valli che convogliano l’aria fredda verso l’interno. A Santa Barbara prevalgono condizioni fresche adatte a pinot noir e chardonnay; a Paso Robles, più interna e calda, trovano spazio zinfandel, cabernet sauvignon e vitigni mediterranei come grenache e mourvèdre. I suoli sono spesso calcarei o ricchi di componenti sabbiose, con buon drenaggio.

Central Valley

Più interna e pianeggiante, la Central Valley presenta un clima decisamente più caldo e secco, con minore influenza marina. Qui si concentra gran parte della produzione quantitativa dello Stato. I suoli alluvionali fertili e l’uso diffuso dell’irrigazione favoriscono rese elevate; si coltivano soprattutto varietà internazionali destinate a vini di largo consumo, tra cui chardonnay, cabernet sauvignon e colombard.

Sierra Foothills e zone montane
Nelle aree pedemontane della Sierra Nevada, le altitudini maggiori determinano notti fresche e maturazioni più lente. I suoli, spesso granitici e ben drenati, valorizzano in particolare lo zinfandel, storicamente diffuso in queste zone.

Nel complesso, la combinazione di clima mediterraneo, modulazione oceanica, altitudine e straordinaria diversità geologica consente alla California di adattare con successo un ampio ventaglio di vitigni internazionali declinandoli in stili differenti a seconda delle condizioni locali. Questa flessibilità pedoclimatica rappresenta uno dei principali fattori competitivi della viticoltura californiana nel contesto globale.

Il sistema di qualità del vino

Negli Stati Uniti, il sistema di qualità del vino si basa principalmente sul concetto di American Viticultural Area (AVA), introdotto nel 1980 dall’Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau. Le AVA identificano zone geografiche specifiche caratterizzate da condizioni pedoclimatiche, suoli e caratteristiche ambientali distintive. L’indicazione dell’AVA in etichetta garantisce che almeno l’85% delle uve provenga dall’area dichiarata.

Oltre alle AVA, esistono altre categorie di denominazioni che aiutano a indicare l’origine del vino. Le State Appellations identificano l’origine a livello di stato e richiedono che almeno il 75% delle uve provenga dallo stato indicato. Le County Appellations si riferiscono invece all’origine a livello di contea e richiedono che almeno il 75% delle uve provenga dalla stessa. Esistono poi le Regional Appellations, indicate per regioni più ampie o subregioni di stato, come Central Coast o North Coast, che devono rispettare limiti minimi di provenienza delle uve simili a quelli delle AVA o delle county.

La Degustazione

Randle Hill Vineyard Sauvignon Blanc 2023 - Arnot-Roberts

Il vino nasce nel cuore della Yorkville Highlands AVA, nella contea di Mendocino, a circa 335 metri sul livello del mare. I vigneti, impiantati nel 1982, sono coltivati secondo principi biologici su suoli caratterizzati da ghiaia e roccia antica, ben drenati e ricchi di minerali. La vinificazione prevede raccolta manuale, pressatura diretta e fermentazione spontanea con lieviti indigeni, seguita da un affinamento di circa dieci mesi tra acciaio e botti esauste. 

Colore paglierino luminoso, con profumi di agrumi, mango, erba sfalciata, pietra focaia e bosso. Al palato il vino è decisamente saporito, avvolgente e muscolare. Grande freschezza espressione del microclima fresco e ventilato dell’altopiano di Randle Hill. Finale leggermente amaricante su rimandi salmastri.

Chardonnay 2021 - Château Montelena

Nasce da una delle cantine più leggendarie della Napa Valley, vero simbolo della storia enologica americana. Fondata nel 1882 come A.L. Tubbs Winery, la proprietà situata a Calistoga è passata attraverso fasi alterne fino agli anni ’60 del Novecento, quando la famiglia Barrett l’acquistò e avviò un ambizioso progetto di reinvestimento in vigneti, tecnologia e qualità. Il successo internazionale arrivò nel 1976 con la vittoria della loro annata 1973 Chardonnay alla celebre degustazione del “Judgment of Paris”, evento che contribuì a consacrare la Napa Valley come protagonista nel vino mondiale. 

100% chardonnay, proveniente da vigneti nelle zone più vocate della Napa Valley, dove suoli alluvionali e sedimentari, insieme alla presenza di nebbie mattutine e al clima mediterraneo mitigato dall’oceano, favoriscono maturazioni lente e aromaticamente complesse. 

La fermentazione avviene in parte in acciaio e poi in botti di rovere francese per circa dieci mesi, con una percentuale contenuta di legno nuovo per non sovrastare la freschezza varietale.

Giallo paglierino intenso con riflessi ancora verdolini. Al naso è ampio e preciso nella definizione dei profumi: banana, scorza di limone, frutta tropicale, cui seguono effluvi balsamici di menta, poi vaniglia, cocco, burro, note boisé e sentori tostati di tabacco. Al palato è una carezza, con perfetto equilibrio tra freschezza e sapidità. Lungo il finale al sapore di frutta tropicale.

California Zinfandel 2021 - Sebastiani Vineyards & Winery

Sebastiani Vineyards & Winery è una delle cantine più longeve della California, fondata nel 1904 da Samuele Sebastiani, immigrato toscano che fin da inizio ‘900 iniziò a produrre vini nel cuore della Sonoma Valley.

76% zinfandel, 11% syrah, 8% malbec, 3% barbera, 2% petit verdot. Dopo la vendemmia, le uve vengono tenute a freddo per favorire l’estrazione di colore e ammorbidire i tannini; il mosto fermenta in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata e successivamente il vino matura in botti di rovere francese, ungherese e americano per un periodo che può variare tra i 14 e i 18 mesi.

Granato fitto e vivido. Naso raffinato: lampone e prugna matura si intrecciano con richiami speziati di pepe, cannella, vaniglia, cioccolato e note balsamiche.

In bocca esprime grande piacevolezza e bevibilità. Si fanno sentire pizzicori speziati tipici del syrah; i tannini ben integrati favoriscono una trama saporita che mantiene equilibrio e persistenza.

Santa Rita Hills Pinot Noir 2020 - Sandhi Wines

Le uve per questo Pinot Noir provengono dalla Santa Rita Hills, l’AVA più occidentale di Santa Barbara County, caratterizzata da un clima fresco e marino: nebbie mattutine e brezze costanti provenienti dall’Oceano Pacifico moderano le temperature estive, allungano la stagione di maturazione e aiutano a preservare acidità e finezza aromatica nei vini. I suoli della zona sono ben drenati, spesso ricchi di sedimenti marini e calcarei su fondali antichi, rendendo questo territorio ideale per vitigni delicati come il pinot noir.

Una parte della fermentazione è stata condotta con grappoli interi (fino al 30%) e il vino ha affinato per circa 14 mesi in botti di rovere francese di primo passaggio.

Nel calice si presenta con un granato luminoso. Al naso emergono profumi di frutti rossi croccanti come lampone e mirtillo accompagnati da note di grafite, tabacco, incenso e rabarbaro. In bocca il vino è pieno, elegante, carezzevole. Contraddistinto da una trama tannica fine, acidità e un finale che richiama i frutti rossi.

Monkey Jacket North Coast 2020 - Cruse Wine

Fondata da Michael Cruse, microbiologo e viticoltore con formazione scientifica, la cantina nasce con l’idea di valorizzare vitigni spesso trascurati e di esprimere un profilo di vino più fresco e “bevibile” rispetto agli stili californiani più concentrati.

Le uve utilizzate per il Monkey Jacket sono un blend proveniente da vigne localizzate nella vasta area dell’AVA North Coast, che comprende contee come Mendocino, Sonoma, Napa e Solano.

Il blend è costitutito da: 27% zinfandel, 26% valdiguie, 22% carignan, 19% petit syrah, 6% tannat. La fermentazione in cemento è fatta con lieviti indigeni e grappoli interi per il 50%. La maturazione avviene per il 50% in cemento e per l’altra metà in barrique.

Rubino con riflessi amaranto, vivido. Al naso spiccano erbe officinali, erbe di montagna essiccate, frutti neri e prime note terziarie di smalto. Al palato è fresco, succoso e vibrante, con un finale persistente di pepe di Sichuan.

 

Napa Valley Opus One 2012 - Opus One Winery

Frutto della visione condivisa di Robert Mondavi e Philippe de Rothschild, la Opus One Winery è nata con l’obiettivo di unire la tradizione bordolese alla potenza e al carattere dei terroir della Napa Valley.

Le uve provengono dalla zona di Oakville. Qui il clima mediterraneo con giornate calde e soleggiate alternate a notti fresche permette una maturazione lenta e ben bilanciata delle uve, favorendo concentrazione aromatica e struttura tannica. I suoli alluvionali ben drenati contribuiscono a un equilibrio tra vigore vegetativo e qualità del frutto, condizione ideale per i vitigni bordolesi classici.

Blend di cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verdot, merlot e malbec. Dopo la vendemmia manuale e la fermentazione in serbatoi a temperatura controllata, il vino affina per circa 18 mesi in botti di rovere francese nuove, per sostare poi 15 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.

Carminio impenetrabile e fulgido. Al naso è complesso e profondo: emergono note di cassis, mora e prugna secca, affiancate da sentori di pot-pourri, liquirizia, pepe verde, vaniglia, cannella e cioccolatino after-eight. La bocca è piena e strutturata, con tannini setosi e acidità vivace che sostengono una trama lunga e persistente. Il finale è elegante e avvolgente, con ritorni di liquirizia ed erbe officinali.

Un sentito ringraziamento a Guido Invernizzi e ad AIS Monza e Brianza per aver dato forma e contenuto alla curiosità che accompagna ogni appassionato di vino.

Il percorso che ha condotto alla degustazione del celebre e iconico Opus One non è stato soltanto un punto di arrivo, ma un’occasione di approfondimento: lungo la strada abbiamo scoperto etichette meno blasonate e meno conosciute, capaci però di offrire spunti di riflessione e autentico piacere di degustazione.