La Champagne di Dom Ruinart

Ivano Antonini, miglior sommelier d’Italia 2008 e grande conoscitore della Champagne, accompagna i soci di AIS Monza e Brianza in una serata di approfondimento dedicato a una Maison storica e iconica: Dom Ruinart

Rocco Brucoli

La Champagne è una regione che si trova a nord-est di Parigi, tra Reims e Troyes e che si sviluppa tra la Montagne de Reims, confinante a nord col fiume Aisne, la Vallée de la Marne, attraversata dall’omonimo fiume, la Côte des Blancs e la Côte de Sezanne. Più staccata a sud la Côte des Bars. La cittadina simbolo della regione è Épernay, che si trova sul 49° parallelo, fino a qualche anno fa considerato l’estremo oltre il quale non era possibile dedicarsi alla viticoltura. 

La collocazione così a nord, le condizioni climatiche non così facili (mix tra l’influsso oceanico e il clima continentale), e le peculiarità del sottosuolo (per la presenza della craie), rendono il terroir della regione tale da conferire agli Champagne la loro tipicità inimitabile.

La composizione del terreno, in prevalenza calcarea, garantisce alla vite una costante irrigazione naturale. Il gesso proviene dagli scheletri di microorganismi marini, come le belemniti (molluschi dell’era secondaria). È dotato di grande porosità, che assicura alla pianta un apporto idrico sufficiente persino nelle estati più calde e siccitose.

Il gesso, inoltre, trattiene l’acqua per capillarità, e la vite deve compiere uno sforzo per assorbirla. Tale situazione provoca un moderato stress idrico, che favorisce l’equilibrio tra gli acidi, gli zuccheri e i precursori aromatici che emergeranno poi nel vino.

A chiudere questo breve excursus sulla Champagne, alcuni numeri che danno l’idea della grandezza del fenomeno enologico e commerciale che c’è dietro: 34.200 ettari vitati, 17 villaggi Grand Cru e 44 Premier Cru (su 319 comuni in cui si producono le uve), 16.200 vigneron, 390 maison, 300 mln di bottiglie vendute, per un fatturato che supera i 6 miliardi di euro. Il 70% delle bottiglie commercializzate appartiene alle maison. Il 66% della produzione viene esportata.

Dom Ruinart

Thierry Ruinart nasce a Reims nel 1657 da una famiglia borghese di mercanti. Al conseguimento del diploma decide di entrare nel noviziato dell’abbazia di Saint-Remy dove si dedica agli studi di filosofia e teologia. Diventato un punto di riferimento di queste discipline, comincia a viaggiare per le abbazie di Francia. In uno scritto del 1696, Dom Ruinart, passando per la Montagne de Reims, elogiava questa zona produttrice di un vino già famoso. Tra il 1699 e il 1703, frequenti viaggi presso la biblioteca dell’abbazia di Hautvillers, gli consentono di incontrare l’abate Dom Perignon. Qualche anno più tardi, nel 1709, Dom Ruinart si accorge dell’interesse crescente della borghesia parigina e della corte reale per i vini prodotti in Champagne. Grazie ai suoi contatti con questi ambienti, al possesso di alcuni vigneti e alla vocazione di commerciante di suo nipote Nicolas, nel 1729, quest’ultimo apre il suo primo registro contabile dedicato al “vin avec le bulles” a Épernay.

Nel 1764 il figlio di Nicolas, Claude, ribattezza l’azienda in Ruinart Pere et Fils, spostando la sede a Reims. Il successo commerciale e la crescente produzione richiedono maggiore spazio di stoccaggio, così Claude decide di trasferirsi nella periferia di Reims per avere la possibilità di scavare nelle Crayeres i lunghi chilometri di gallerie ancora oggi utilizzati. L’azienda rimase nelle mani della famiglia Ruinart fino al 1963, quando venne ceduta al gruppo Moët et Chandon.

La degustazione

“R” de Ruinart Brut s.a.

Composto da 45% di pinot nero, 40% di chardonnay e 15% di pinot meunier, è costituito per il 20/30% da vini di riserva. Alla fermentazione alcolica in acciaio segue la malolattica. Il vino permane 2/3 anni sui lieviti ed ha un dosaggio di 7 g/l.

Il vino alla vista si presenta con una nuance paglierino, lucente con riflessi verde-oro. Questa compresenza di verdolino e dorato la ritroviamo al naso che si apre con la freschezza dell’agrume, per proseguire con i frutti gialli maturi, con note di pesca e prugna. Si susseguono i fiori gialli, la crema pasticcera, il miele di acacia, le mandorle e le nocciole. La nota vegetale rimane appena sfumata.
In bocca è cremoso, la carbonica ben integrata lo arricchisce in struttura e morbidezza. Il leggero dosaggio va a bilanciare la freschezza creando un perfetto connubio. Finale lungo con piacevole sensazione ammandorlata. Sicuramente un gran bell’inizio. 

Ruinart Blanc de Blancs s.a.

Champagne dalle caratteristiche pressocché identiche al precedente, ovviamente 100% chardonnay.
Alla vista è di un bel verdolino brillante.Al naso un tripudio di frutta croccante, eucalipto, fiori bianchi, erbe aromatiche e sentori di pasticceria. L’ingresso in bocca è verticale, per poi aprirsi in una morbida cremosità. Un vino perfetto dall’inizio del sorso alla deglutizione, non c’è nulla fuori posto. Bel finale fruttato.

Rosé Brut s.a.

Il Rosé è costituito dal 45% di chardonnay e 55% di pinot nero (12% vinificato in rosso). I vini di riserva incidono per il 20/30%, fermentazione alcolica in acciaio, seguita dalla malolattica. Sosta sui lieviti 2/3 anni e ha un dosaggio di 8 g/l.

Colore da copertina: salmone intenso e brillante di grande fascino. Al naso frutta gialla matura, timbro dello chardonnay, seguita dai piccoli frutti rossi, cassis, fragolina di bosco e lamponi. Leggermente speziato. È un profilo olfattivo discreto, ma di grande eleganza. 
In bocca ricalca i suoi predecessori, bilanciando perfettamente la freschezza e la sapidità con la cremosità della carbonica. Finale fruttato d fragola.

“R” de Ruinart Vintage 2016

Chardonnay per il 48%, pinot nero 32% e pinot meunier 30%. Sosta sui lieviti sei anni e ha un dosaggio di 5 g/l.

Come ogni cuvée millesimata, deve essere in grado di trasmettere le caratteristiche dell’annata. La 2016 in Champagne è stata una grande annata. Le aspettative sono di un naso molto potente e una bocca di grande freschezza. E le aspettative non vengono deluse: al naso agrumi, mirtillo, susina ancora fragranti, erbe aromatiche, mentolato, pepe bianco, liquirizia e mandorla. Il profilo olfattivo è ancora all’inizio del suo percorso, è destinato ad evolversi ancora.
In bocca è vibrante, di grande piacevolezza e di costante invito al sorso. Notevole anche la sapidità, dovuta alla nota gessosa. L’unico difetto di questo vino è di essere quasi evaporato nel bicchiere!

Dom Ruinart 2010

Composto da solo chardonnay proveniente dai villaggi Grand Cru. Presa di spuma con tappo in sughero, 12 anni sui lieviti, dosaggio di 4 g/l.

Colore verde-oro estremamente brillante. Secondo Ivano al naso il vino è «tridimensionale»: erba sfalciata, erbe aromatiche, balsamico. Agrumi, cedro, mandarino, quindi biancospino, crema pasticcera e burro. 
Il sorso è pieno, fresco, sapido. Il lungo affinamento sui lieviti gli conferisce grande rotondità. È sicuramente il campione della serata, quello che ci lascerà il ricordo più bello.

Dom Ruinart 2007 magnum

Fratello maggiore del precedente da cui differisce per la maggior permanenza sui lieviti e il dosaggio di 5 g/l.

Dorato di intensa saturazione, brillante al pari del precedente. Al naso un po’ più chiuso della 2010. Apre con frutti rossi, frutta tropicale, frutto della passione, quindi erbe aromatiche e sentori floreali. 
In bocca spicca la freschezza, entra come una lama tagliente. È meno avvolgente e pieno della 2010, comunque sempre di un’estrema piacevolezza e bevibilità. 

In finale un ringraziamento a tutta la squadra della delegazione di AIS Monza e Brianza, che ha saputo offrire innumerevoli occasioni di approfondimento durante questa stagione.