La rivoluzione, firmata Guido Berlucchi, che ha cambiato la Franciacorta per sempre

Racconti dalle delegazioni
13 febbraio 2026

La rivoluzione, firmata Guido Berlucchi, che ha cambiato la Franciacorta per sempre

È una cantina-simbolo in Franciacorta, nonché uno dei marchi della spumantistica più famosi in Italia. Damiano Giuffrida e Alessandra Marras ci hanno raccontato e fatto scoprire il grande lavoro dal quale nascono le famose cuvée prodotte a Borgonato di Corte Franca.

Raffaella Radaelli

Quando in AIS Lombardia si parla di Guido Berlucchi, chiunque sorride e ricorda con emozione il giorno in cui è diventato ufficialmente sommelier, con la proclamazione e la consegna del diploma nella cantina di Borgonato di Corte Franca, in Franciacorta. 

Quasi a non voler deludere le tradizioni, la serata incomincia nella sede di AIS Monza e Brianza con la consegna degli attestati di fedeltà a chi è socio da venti e addirittura trent’anni, meritandosi un riconoscimento per l’innegabile spirito associativo. 

Damiano Giuffrida in Guido Berlucchi si occupa di accoglienza e ogni giorno racconta la storia della famiglia. Ci dà il benvenuto attraverso l’immagine del cinquecentesco maestoso Palazzo Lana (o Palazzo Lana Berlucchi), all’interno del quale,  nel 1955, il gentiluomo Guido Berlucchi e l’enologo Franco Ziliani si incontrarono e decisero le sorti del vino in Franciacorta. 

All’origine della nascita del Franciacorta

«E se facessimo uno spumante alla maniera dei francesi?», fu l’esordio dell’appena ventottenne Franco Ziliani rivolgendosi a Guido Berlucchi, il quale si convinse, solo qualche anno dopo, dell’incredibile intuizione dell’amico, volta a migliorare i suoi vini bianchi fermi e opachi. Così insieme decisero di provare a fare un vino col “metodo champenoise” e nel 1961 fece ingresso in azienda il primo “Pinot di Franciacorta” a base di pinot nero; delle tremila bottiglie prodotte, una è ancora oggi gelosamente custodita in una teca visibile in cantina. 

Questa straordinaria eredità familiare è oggi condotta dai tre figli del visionario Franco Ziliani: Cristina, Paolo e Arturo, che portano avanti un minuzioso lavoro di squadra in cantina insieme a progetti di sostenibilità e responsabilità sociale verso un territorio generoso e rigoglioso.

Davanti all’ingresso di Palazzo Lana sorge il prezioso Brolo, che in gergo settentrionale vuol dire orto cinto da mura, il vigneto dal quale provengono le uve di pinot nero dei vini più prestigiosi. Tutti i vigneti, estesi su 493 ettari, di cui 120 di proprietà, godono delle condizioni ottimali di un anfiteatro morenico, un clima mite per la vicinanza al lago di Iseo e il continuo soffiare delle brezze della Val Camonica.    

Le uve con cui Guido Berlucchi produce circa quattro milioni di bottiglie all’anno, sono esclusivamente chardonnay e pinot nero, sebbene il disciplinare del Franciacorta, uno dei più rigidi al mondo, preveda anche l’utilizzo di pinot bianco (fino ad un massimo del 50%) e di erbamat (fino ad un massimo del 10%). Di recente sono iniziate le prime sperimentazioni proprio con questa riscoperta varietà autoctona per valutare gli effetti dell’inserimento di una terza uva nella cuvée: una scelta che andrà ben ponderata per non deludere il palato del consumatore abituale.

Gli aspetti innovativi che caratterizzano l’accurato lavoro dell’azienda, dalla vigna alla cantina, sono più d’uno: impianti ad altissima densità (10.000 ceppi per ettaro) con rese ridotte; vendemmia rigorosamente a mano, in cassette da 15-16 chili, anticipata nel 2025 alla prima decade di agosto a causa del cambiamento climatico; pressatura soffice dei grappoli con frazionamento dei mosti attraverso otto presse Coquard, fra le più avanzate tecnologicamente (il 60% della spremitura dà vita a spumanti di alta qualità, mentre il restante 40% viene venduto alle distillerie); 500 vasche per contenere i vini fermi ottenuti dalla prima fermentazione che l’enologo assaggerà, una per una, miscelandole con maestria per creare le cuvée; macchinari di ultima generazione per il “tiraggio”; i lunghi affinamenti, come le riserve, riposano nella cantina storica scavata nel 1680 ad una profondità di 10 metri che assicura una temperatura costante di 10-12 °C. Una delle raccomandazioni per chi visita la cantina è, infatti, quella di coprirsi bene tutto l’anno!

La degustazione, con un abbinamento inconsueto

Alessandra Marras, esperta sommelier AIS nel raccontare i vini nei calici, guida la degustazione e ci propone un eclettico e insolito abbinamento vino-cinema, tra visione enologica e artistica, affermando che «nel vino, come nel cinema, tutto nasce da un atto di visione, da qualcuno che immagina qualcosa che ancora non esiste. Berlucchi e cinema parlano lo stesso linguaggio, quello dell’emozione e quello del tempo. Entrambi rivoluzionari, hanno il coraggio di rompere le regole e di rischiare, di fidarsi di un’idea ancor prima di un mercato». 

Cuvée Imperiale Brut 
90% chardonnay, 10% pinot nero. Fermentazione alcolica in tini d’acciaio. Preparazione della cuvée con un 10% di vini di riserva delle migliori annate. Affinamento sui lieviti per almeno 18 mesi, dosaggio 8.0 g/l. Sboccatura 2025. Prima annata di produzione: 1961.

Per tradizione, è il vino classico della gamma Berlucchi: si mostra luminoso, paglierino tenue con riflessi verdolini, emana profumi delicati e gentili di fiori e frutta bianca di pesca, la nota agrumata di pompelmo domina mescolandosi a un trito di timo e salvia. La bocca si allinea al naso in una piacevolezza fresco-sapida, la bollicina è sfiziosa, il vino godibile e apprezzabile sempre.

I film proposti all’abbinamento incarnano perfettamente questo vino leggiadro da cui tutto prese il via: 

“La dolce vita” (1960) di Federico Fellini, pellicola iconica e sofisticata che esalta il piacere in una Roma antica proiettata alla mondanità e “La La Land” (2016) di Damien Chazel, musical frizzante e sbarazzino con balli e musica, all’insegna della gioia e spensieratezza. 

Berlucchi ’61 Satèn 
100% chardonnay. Fermentazione alcolica in tini d’acciaio. Preparazione della cuvée con un 10% di vini di riserva delle migliori annate maturati in barrique e tonneaux. Affinamento sui lieviti per almeno 24 mesi, dosaggio 7.0 g/l. Sboccatura 2024.

Vivido, un paglierino più caldo del precedente, impatto olfattivo elegante di fiori e frutta gialla maturata bene: ginestra, susina, accenno di panificazione e quella piccantezza di zenzero disidratato; finezza e pienezza avvolgono il sorso sapido e fresco che si allunga, cremoso, su dolci note di mandarino.

Immagini poetiche e contemporanee per un satèn che entra in punta di piedi e lascia il segno:

“Pretty Woman” (1990) di Garry Marshall, un cult americano che racconta una straordinaria fiaba sulla falsariga della Cenerentola e del Brutto Anatroccolo dei tempi moderni e “Notting Hill” (1999) di Roger Michell, una storia d’amore inglese, all’apparenza impossibile e divenuta realtà con il trionfo di un romanticismo delicato, alla vecchia maniera.   

Berlucchi ’61 Nature 2018 
70% chardonnay, 30% pinot nero. Fermentazione alcolica in tini d'acciaio, maturazione delle migliori parcelle in barrique di rovere per 6 mesi.  Preparazione della cuvée con il 100% di vini dell’annata e affinamento sui lieviti per almeno 60 mesi, dosaggio 0 g/l; tiraggio 24/06/2019 e sboccatura 2024. Prima annata di produzione: 2009.

Paglierino intenso, ci conquista nei ricordi di pasta frolla e scorza di cedro, frutta candita, sentori di tisana alla camomilla con elicriso e timo. All’assaggio ha freschezza e grinta da vendere, notevole la sapidità e il finale balsamico di lunga durata.

I film candidati hanno entrambi una forte componente concettuale che ben si addice a questo vino dalla spiccata personalità:

“2001: odissea nello spazio” (1968) del regista Stanley Kubrick, un film futuristico, oscuro e introspettivo che intreccia filosofia e fantascienza, nell’uso di immagini, musiche e suoni piuttosto che parole e “Il gladiatore” (2000) di Ridley Scott, racconto epico di un coraggioso gladiatore che, con effetti scenici, trascina lo spettatore, con la sua forza e potenza, dentro l’arena del Colosseo a Roma. 

Berlucchi ’61 Nature Rosé 2018 
100% pinot nero. Fermentazioni alcoliche in tini d’acciaio per 6 mesi di pinot nero vinificato in bianco e pinot nero vinificato in rosato con pre-macerazione a freddo per circa 24 ore, una piccola quota di pinot nero è vinificata in rosso con infusione fermentativa per circa 7 giorni. Preparazione della cuvée con il 100% di vini dell’annata e affinamento sui lieviti per almeno 60 mesi, dosaggio 0 g/l; tiraggio 25/06/2019 e sboccatura 2024. Prima annata di produzione: 2011. Il primo Franciacorta rosé Metodo Classico fu prodotto da Berlucchi.

Una nuance brillante, di oro rosa antico e dal perlage fine, con un naso raffinato e complesso, in continua evoluzione: petalo di rosa e talco, ribes e melagrana, chinotto e agrume, tisana e tè. L’assaggio ricalca i deliziosi profumi tratteggiati, sostenuto da vibrante freschezza e lodevole sapidità. Incantevole scoperta di un rosé spumante non dosato, di carattere e grande gentilezza.

Per l’armonia e lo spessore di questo vino rosa sono stati selezionati:

“The Grand Budapest Hotel” (2014) di Wes Anderson, con protagonista un concièrge di un hotel, un film pieno di fantasia, ironia e sarcasmo diretto in modo ricercato, estetica impeccabile e ritmo sorprendente e “La forma dell’acqua” (2017) di Guillermo del Toro, una storia d’amore fra realtà e mitologia, girato con poesia e profondità emotiva negli Stati Uniti, durante i primi anni della Guerra Fredda. 

Palazzo Lana Extrême Riserva 2014 
100% pinot nero. Fermentazione alcolica in tini d’acciaio; al termine, alcune partite sono trasferite in barrique di rovere per 6 mesi. Preparazione della cuvée con il 100% dei vini di annata e affinamento sui lieviti 115 mesi, dosaggio extra brut 3,0 g/l; tiraggio 13/05/2015 e sboccatura 12/12/2024. Prima annata di produzione: 2004.

Prodotto in circa 16 mila bottiglie e solo nelle migliori annate con le uve selezionate di pinot nero dei due vigneti di proprietà: Quindicipiò in collina e Brolo, antistante Palazzo Lana Berlucchi. Straordinario per lucentezza, dai riflessi dorati e sottilissime bollicine.

Il naso è attrattivo e ricco, affiorano sentori di frutta a polpa gialla (mela golden), di agrume (scorza di arancia), il fiore di zagara, quel dolce-aspro di una crema al limone, gustoso come un croccante ai pinoli e soave come il miele di tiglio, mentre il sorso arriva pieno e deciso con una carezza sapida e fresca, lasciando sottintendere la longevità di una carriera da poco avviata.   

A rappresentare questo vino di grande pregio (4 viti AIS – 96 punti nella Guida Vitae 2026), due film potenti e imperdibili:

“Il Padrino” (1972), capolavoro di Francis Ford Coppola, che fra il bene e il male trasuda tradizione e autorità e “Inception” (2010) di Christopher Nolan, sospeso fra realtà e irrealtà, enigma e paradosso, complesso e dal finale aperto.

Desideravo creare un vino con le bollicine che portasse gioia già al primo sorso”, disse il fondatore Franco Ziliani. E, infatti, le bollicine realizzate da Berlucchi sono entrate praticamente in ogni casa, anche grazie alla diffusione nella grande distribuzione.

Dalle bottiglie più festaiole della linea Cuvée Imperiale e Berlucchi ’61, fino alle etichette di lustro che riposano sui lieviti per cinque, dieci e più anni prima di essere sboccate, come Berlucchi ’61 Nature, Palazzo Lana, le Riserve e le Edizioni Speciali, si cela una passione incredibile corredata da sforzi umani, economici, eco-sostenibili che rendono onore al Metodo Classico “made in Franciacorta” firmato Guido Berlucchi, cin cin!