Languedoc e Roussillon. A spasso nel vigneto più esteso di Francia

Al confine con la Spagna, tra Atlantico e Mediterraneo, si estende quello che viene definito il vigneto più grande di Francia: la macro-denominazione Languedoc-Roussillon. Artur Vaso ne ripercorre il territorio e le sue peculiarità, aiutandoci a comprenderne il carattere e le sfaccettature.

Tiziana Girasella

Posta tra il 42° e il 52° parallelo, il territorio di Languedoc e Roussillon è la zona geograficamente più a sud della Francia, con capitale Toulouse. Si caratterizza per un clima mite, vocato per la viticoltura grazie all’influenza del Mediterraneo da una parte e dell’Oceano Atlantico dall’altra. I suoli sono molto articolati e da sempre risultano parcellizzati. Si definisce, questo, come il vigneto più esteso di Francia: fino a qualche anno fa, infatti, queste denominazioni erano considerate un tutt’uno; oggi, con il nuovo disciplinare, si è fatto ordine e la zona è stata divisa in due aree ben distinte: Languedoc e Roussillon. È rimasta comunque una macro-denominazione che ricomprende entrambe le zone e tutti i vitigni. Come territorio, in termini di produzione di vino tout court detiene il primato francese, ma se si parla di AOC tale primato cade.

Dal punto di vista climatico, sono due le zone individuabili: l’area costiera, con suoli collinari, quasi pianeggianti e carattere marino; e quella più interna in cui, invece, si può parlare propriamente di carattere montano. Denominatore comune è però la filosofia produttiva: si tratta di piccoli territori (si contano 13 dipartimenti) in cui si cerca di non avere contaminazioni di prodotti chimici in vigna: sono tanti i produttori biologici o biodinamici che tendono a valorizzare il lavoro umano a discapito dell’industrializzazione, che risulta limitata alla sola produzione delle IGP.

 

Cenni Storici

Anche questa zona ha seguito, come tante altre in Francia e in Europa, il percorso di diffusione della viticoltura: nasce tutto dai Focesi (o Focei), popolazione di navigatori che, avendo perso la guerra con i Persiani, si spostarono in giro per il Mediterraneo, dapprima in Italia fino alla Liguria e a Olbia, per poi andare a Massaglia (l’attuale Marsiglia) e quindi in Spagna, dando vita a nuove civiltà, creando benessere e diffondendo il commercio del grano e soprattutto della viticoltura; a loro si deve anche la tecnica della vite maritata. Successivamente i Romani portano ulteriore sviluppo della civiltà e nuove tecniche; il vino diventa parte centrale della vita sociale: si beveva per festeggiare, durante la stipula dei contratti o durante i simposi. Il vino che si beveva era speziato, dolce, resinato, ma soprattutto esisteva un vino per ogni ceto sociale, tanto che era addirittura previsto il vino per i condannati a morte.

Artur VasoViene creata la città di Narbo Martius (l’attuale Narbona), legata al fiume da cui prendeva il nome e al dio Marte: possiamo dire quindi che le zone di Languedoc e Roussillon sono state tra quelle con la viticoltura più antica di Francia e d’Europa. Qui sorgeva la colonia più importante fuori dall’Italia, in quanto luogo destinato a divenire dimora degli ufficiali in pensione, a seguito della concessione loro di appezzamenti di terreno. Porto molto importante, da qui si diramavano due vie fondamentali per il commercio, la via Domitia e la via Aquitania, una verso l’Italia e l’altra verso la Spagna favorendo, di fatto, la diffusione della vite. Nel 92 d.C. Domiziano, per ovviare alla carenza di grano, fa espiantare metà delle viti esistenti: decisione fatale per i contadini che vivevano di viticoltura e situazione che permane fino al 276 d.C. quando Probo consente i nuovi impianti dando inizio a una nuova era di espansione.

Anche i Barbari creano non pochi problemi devastando ed estirpando molti vigneti durante le Guerre. Una rinascita si ha con lo sviluppo delle Abbazie: così come nel resto della Francia, i monaci consentirono un recupero delle viti e la rifioritura della viticoltura, tanto da essere stati definiti pater vinearum (padri delle vigne). Altro momento epocale per la zona è la scoperta, da parte del medico Arnauld de Villeneuve, del principio del mutage, che consiste nell’alcolizzazione dei mosti e che determina il blocco della fermentazione. In questo modo hanno origine i Vin doux Naturels (VdN), vini fortificati che contengono residui di zucchero. Nel 1299 Villeneuve ottenne il brevetto per questa sua scoperta dal re di Maiorca che in quel periodo governava il Roussillon.

Durante il regno del Re Sole, su progetto di J. B. Colbert, viene creato il Canal du Midi (o Canal Royal): inizialmente arrivava da Sète a Toulouse, poi viene collegato alla Garonne per consentire il trasporto delle merci fino all’Atlantico. A seguito della Rivoluzione Francese si assiste alla parcellizzazione dei terreni dovuto al loro acquisto frazionato da parte della borghesia. Nel 1936 viene istituito l’INAO che crea una classificazione piramidale con al vertice le AOC, seguita dai Vin de pays, i Vin de table e, alla base, i Vin de France.

Languedoc

Il suo territorio è costituito da un grande anfiteatro che, affacciandosi sul Mediterraneo, si estende dal confine spagnolo fino a Nimes; i vitigni non sono autorevoli, ma è il terroir che determina lo stile dei vini. Le viti scendono verso il mare, con terreni sempre più sabbiosi man mano che ci si avvicina ad esso, mentre il sottosuolo è calcareo, a volte vulcanico; la meccanizzazione è pressoché impossibile.

Il disciplinare è stato cambiato nel 2011. Le Appellation comunali costituiscono l’apice della piramide della qualità cui seguono quelle sub-regionali; infine, abbiamo la macro-denominazione regionale (Languedoc). Tra le AOC più particolari c’è il Picpul de Pinet, mentre quelle relative ai VdN sono: Muscat de Lunell, Muscat de Miravalle, Muscat de Frontignan, Muscat de St. Jeanne de Minervois, Morey, Muscat de Riversaltes, Banjuls.

38 denominazioni e 43.000 ettari vitati: è una zona enorme con tantissime produzioni: la maggiore è costituita da vini rosati, circa il 52%, mentre il 40% è dedicata ai vini rossi. Il vino viene venduto per metà direttamente in Francia, l’altra metà viene esportata.

Per quanto riguarda la composizione del terreno, il territorio si può considerare un puzzle: basalti e terreno vulcanico in montagna, sabbia verso il mare, calcare, scisti, arenarie e marna un po’ dappertutto. Il clima è tipicamente mediterraneo: il mare rinfresca, le estati sono calde e secche; d’inverno, la temperatura non si abbassa mai troppo e le precipitazioni sono scarse. I venti hanno un ruolo cruciale: il Maestrale soffia dalla Côte du Rhône e la Tramontana dal lato opposto: se tutto ciò determina grande sanità delle vigne, comporta dall’altro lato la necessità di allevamenti bassi, ad alberello (gobelet).

Tanti sono i vitigni che vi si coltivano: il 75% a bacca rossa (carignan, grenache noir, syrah, mourvèdre, monastrel, picpoul noir, cinsault, ecc.) e il 25% a bacca bianca (carignan blanc, maccabeu, grenache blanc, marsanne, roussanne, viognier, muscat à petit grains, muscat d’Aleandrie, piquepoul (o picpoul) blanc (o anche picpoul di Pinet), mauzac ecc.).

Il territorio può essere suddiviso in tre zone: colline e montagne, piana costiera e corridoio atlantico. Le colline godono di clima mediterraneo, ma l’influenza della montagna si sente con una massa continentale che soffia e disegna il territorio; nel settore più a nord-est, a ridosso del Massiccio Centrale, soffiano invece Tramontana, Maestrale e venti dei Pirenei per circa 250 giorni all’anno, fattore che consente alle vigne di non avere problemi di umidità o marciumi.  Nella piana costiera, con altitudini limitate, il terreno è anche più sabbioso: i vini rossi vengono prodotti prevalentemente in cemento e risultano più morbidi, con meno tannini; i vini bianchi hanno un’espressività da macchia mediterranea, risultando freschi e marini. Il corridoio atlantico, infine, è la zona che arriva a Carcassonne al confine con la Minervoise, conosciuta più per le bollicine, prodotte prevalentemente da mauzac, e in piccola parte anche da chardonnay. Si ricorda che già nel ‘500 i monaci producevano un vino a cui aggiungevano “qualcosa”, prima di imbarcarli per l’Inghilterra, che li rendeva frizzanti e che faceva partire la rifermentazione in bottiglia: sembra che sia da ricercare qui, e non in Champagne, l’origine di questa tipologia di vini. Qualunque sia la verità, sta di fatto che qui da, tantissimo tempo, si produce la Blanquette de Limoux, sia con metodo ancestrale che con rifermentazione in bottiglia. 

Roussillon

24 vitigni, 14 AOC e 2 IGP su 17.000 ha vitati. È la parte più meridionale della Francia come vigneto, a ridosso del confine con la Spagna: un territorio molto complesso tanto dal punto di vista ampelografico quanto a complessità di suoli. Tre catene montuose e tre fiumi (Agly, Tet e Tech) incidono sul territorio: il clima è temperato, con temperature che non scendono mai al di sotto dello zero; anche qui la presenza della Tramontana induce un eccezionale stato di sanità. Ha una varietà di suoli e di sottosuoli unica in Francia e molto rara al mondo: dalle terre rosse a quelle nere, allo gneiss, al calcare e all’argilla.

I vitigni sono gli stessi già riscontrati in Languedoc, cambiano solo le percentuali. Per i VdN si utilizzano grenache, maccabeu, malvoisie, muscat à petit grains e d’Alexandrie. Tra le IGP vale la pena citare la Côte Catalan che ricomprende tutto il territorio e tutti i vitigni; qui vengono prodotti i Rancio, vini in cui l’alcolizzazione viene aggiunta alla fine della fermentazione ottenendo così vini ad alto contenuto in alcol (16-18% vol) e secchi, invecchiati per 5 anni anche se non tutti hanno affinamenti ossidativi. I vini più importanti prodotti in questo territorio sono però i VdN, tanto da rappresentare l’80% dell’intera produzione francese.

Muscat de Riveraltes, Riversaltes Grenat, Maury Grenat e Banyuls Rimage (millesimato) sono preservati dall’ossidazione per mantenerne la freschezza e gli aromi fruttati; per altri VdN l’ossidazione è invece molto spinta: si fa prima la fermentazione in cemento, quindi, l’affinamento in tini o botti scolme (a Banyuls) o in damigiane, dette bonbon, o in ambiente ossidativo esterno (a Maury), affinché i vini facciano il bain du soleil (letteralmente “bagno di sole”), con una metodologia, quindi, unica al mondo.

Si può fare, inoltre, una distinzione tra Banyuls e Banyuls Grand Cru sia per l’utilizzo, in quest’ultimo, del grenache noir almeno per il 75%, sia per il fatto che il Grand Cru fa 30 mesi di affinamento, viene prodotto solo nelle migliori annate e viene commercializzato a partire dal 5° anno.

Infine, la maxi-denominazione Pays d’Oc IGP: con un’estensione di 120.000 ha, è la prima IGP per esportazione. Tre sono le influenze importanti: pianura, pendii e alta quota; due le categorie prodotte: vin de cepages e vin d’assemblage, con una predominanza di questi ultimi. Si producono più rossi che rosati e bianchi da circa 58 vitigni autorizzati, tra cui molti già visti.

 

Degustazione

AOC Languedoc Blanc Strate 2019 - Clos Constantin
L’azienda, che prende il nome dal bisnonno di uno dei due amici che l’hanno creata, ha un’estensione di 15 ha, è biologica in conversione biodinamica. I terreni sono sassosi, argillosi, con un po’ di calcare; viene attuata una cura manicale delle viti e per la produzione si usa la metodologia tradizionale: pressatura diretta, lieviti autoctoni, fermentazione in acciaio e affinamento in botticelle demi-muids da 500 L. Il vino in degustazione è ottenuto da grenache blanc, gris e vermentino. Il primo vitigno dà la struttura mentre il vermentino l’impronta mediterranea.
Il bouquet racconta una certa dolcezza, ricordando quasi un confetto, profumi di macchia mediterranea, erbe balsamiche. Al palato, oltre all’effetto pseudo-calorico, risulta semplice ma piacevole e non presenta la dolcezza percepita al naso, rivelando un’evidente freschezza. Lasciandolo un po’ nel calice acquista un carattere vinoso, anche dolce, ricco, mentre rimane stabile al palato.

I viniVin de France Blanc Matassa 2019 - Domaine Matassa
Tom Lubbe, neozelandese che qui ha creato l’azienda agli inizi degli anni 2000 dopo aver girato il mondo, è considerato il Nicolas Joly della zona, il promotore che traina il territorio. Azienda di 14 ha, biodinamica, il cui vino è prodotto da vigne di 70 anni di media, 70% grenache gris e 30% maccabeu. Pressatura diretta, uso di soli lieviti indigeni, macerazione lunga; svolge malolattica, non è filtrato e non ha solforosa aggiunta.
Si presenta velato, con un olfatto molto agrumato, di zeste, zenzero e pompelmo, ricco, piacevole e accattivante; dà l’idea di sidro, di mela spolpata. La bocca è coerente con quello che ci si aspetta: l’alcol non è invadente, ha una nota ruvida, ma il sorso è pieno, fresco e saporito, con un finale salino.

IGP Côtes Catalanes Blanc Carpe 2019 – Vignobles Réveille
Azienda biodinamica che inizia nel 2006 con un progetto volto ad acquisire delle vigne molto vecchie di carignan e grenache. Oggi l’azienda consta di 11 ha. I terreni sono granitici e di gneiss; si utilizza il gobelet come sistema di allevamento; il 70% di marsanne e il 30% di grenache gris rivelano l’influenza del Rodano. Anche qui non ci sono sofisticazioni; le uve vengono raccolte mature, viene fatta pressatura diretta, si usano lieviti indigeni e niente solfiti; fa affinamento in vasca di cemento; solo 5.600 le bottiglie prodotte.
Al naso è meno intenso del precedente, ma rivela eleganza e pulizia: evidenzia una nota agrumata e fiori bianchi; subentra poi un sentore dei frutti a guscio. L’assaggio è diverso: si percepisce l’alcol, ha una nota petillant, non è succoso quanto il secondo, anche se la succosità rappresenta il filo comune tra i vini.

Côtes du Roussillon Rouge Charivari 2020 - Domaine du Possible
Il produttore, Loïc Roure, faceva parte della cooperativa di Lansac e proprio qui ha fondato la sua azienda, costituita da 10 ha su un terroir molto articolato; la sua idea è di lavorare il vigneto come l’hanno lasciato i suoi avi, attraverso il solo lavoro manuale, senza meccanizzazione. Prodotto da carignan in purezza coltivato su tre appezzamenti di gneiss, da vigne di 50, 51 e 86 anni; viene dichiarata una solforosa di 7 mg/L.
Il colore è scarico, è un vino dal profumo giovane, netto e accogliente, croccante, di fragola e in generale di piccoli frutti rossi, ciliegia, marasca, spezie dolci, caffè. Al palato è ben presente il tannino, ma è l’acidità che spicca; non c’è preponderanza di alcol al gusto, ma la salivazione è continua. È un vino godibile e senza grandi pretese.

AOC Faugères Rouge Tradition 2019 - Clos Fantine
Azienda biodinamica di 30 ha a conduzione familiare, in cui si ha prevalenza di mourvedre, ma anche altri vitigni del territorio, per produrre “vini di terroir”. In questo caso i vitigni utilizzati per il vino in degustazione sono carignan 40%, syrah 30% e grenache 30%. Prodotto da vigne vecchie con diraspatura totale, ogni vitigno viene vinificato separatamente, fa affinamento in cemento senza solforosa.
Alla vista presenta più colore del precedente, è concentrato e cupo; il ventaglio olfattivo rivela la sua gioventù e risulta meno espressivo sul frutto, che ricorda la prugna, e più floreale, con sentori di rosa. Al palato è strutturato, potente, generoso e concentrato, con alcol e freschezza in primo piano e tannino ben percettibile. Ha tanto corpo, ma va atteso affinché esprima tutte le sue potenzialità.

Terrasses du Larzac Rouge Euziéra 2019 - Clos Constantin
Grenache 30%, syrah 30% e carignan 40%: la diversa composizione delle uve dona maggior eleganza rispetto al vino precedente e una maggior struttura. Lieviti autoctoni e macerazione in cemento; il carignan fa macerazione carbonica; affina 12 mesi in cemento.
Il colore è meno cupo del precedente, mentre i profumi sono più ricchi, più aperti, più dolci, accoglienti, ricorda quasi una caramella; è ricco di profumi fruttati di ciliegia, marasca, fragola, spezie e note mentolate. All’assaggio risulta già piacevole anche se giovane e non presenta l’irruenza del precedente. È più scorrevole, omogeneo ed equilibrato.