Masterclass: i grandi vini bianchi dolci

La presentazione dell’opera di Massimo Zanichelli, «Il grande libro dei vini dolci d’Italia» edito da Giunti, è stata una ghiotta quanto imperdibile occasione per farsi accompagnare per mano lungo una degustazione sensoriale tanto intrigante quanto originale.

Giuseppe Vallone

Massimo, che ha confidato di «avere un debito personale con i vini dolci» perché fu grazie a essi che scoprì la magia del vino, ha concepito il suo ultimo lavoro editoriale in modo inedito, ordinando i vini non per collocazione geografica e regionale bensì per il loro colore di appartenenza.

Un “atlante cromatico” suddiviso in sei tonalità fondamentali: giallo paglierino, oro-arancio e ambrato per i vini bianchi dolci; mogano, granato-rubino e porpora per quelli rossi. Colore, però, non significa soltanto luce, fittezza, tinta, «ma anche molte altre cose» e quindi è più corretto dire che il patrimonio cromatico ha rappresentato il punto di partenza, ma non l’approdo ultimo dell’opera. É stato, per così dire, l’”ouverture sensoriale” che introduce ai profumi e al gusto di questi vini che meritano non solo di essere riscoperti per la loro storia secolare, ma anche, e soprattutto, di essere riportati sulle tavole dei consumatori, nelle enoteche, nei ristoranti, nelle case.

Massimo ci ricorda che, nel passato, i vini dolci erano riservati agli eventi speciali, alle grandi occasioni: prodotti in piccole quantità venivano conservati e aperti per un matrimonio o per la visita di una persona importante: erano come l’abito buono della domenica, tanto bello quanto ben custodito. Con il passare del tempo, complice un approccio culturale via via modificatosi, i vini dolci hanno visto restringersi, ingiustificatamente, il loro proscenio. Hanno però tanto, davvero tanto da raccontare: il profluvio di aromi e profumi che li caratterizza è soltanto la classica punta dell’iceberg. Sotto il pelo dell’acqua stanno storie di impegno, passione, fatica, vere e proprie eroicità enoiche: un sapere stratificato che è parte integrante del più vasto patrimonio culturale della Penisola.

Scorrere le pagine del libro, durante questa prima Masterclass, vale dunque un viaggio esperienziale che, dal giallo paglierino del Moscato d’Asti, conduce il lettore all’oro e all’arancio, al c.d. “ambrato del mare” che dallo Sciacchetrà delle Cinque Terre arriva fino al Passito di Pantelleria.

Massimo ha pensato a una degustazione cromatica alla cieca, «per interrogarci su caratteri, identità, espressioni» dei vini in degustazione. Sei i calici davanti a noi, una palette di colori di diverso gradiente, ma accomunati dall’essere tutti riconducibili alla grande famiglia dei vini bianchi dolci.

Ramandolo DOCG Uve Decembrine 2011 – Giovanni Dri Il Roncat

Il primo vino si presenta con il colore dell’oro, di media caratura ma apprezzabile lucentezza. L’esame olfattivo rimanda a effluvi salmastri e minerali, seguiti da erbe aromatiche, foglia di tè e camomilla. In bocca entra pieno, denso, riempie la cavità orale spandendo aromi di frutta candita, marmellata d’arance, spezie e albicocca, chiudendo con una leggera astringenza tipica del verduzzo friulano e che tradisce la tardività vendemmiale, spinta sino alle nevi dicembrine.

Recioto di Soave Classico DOCG Le Sponde 2016 - Coffele

Oro antico, delicato, suadente, per questa espressione di garganega in purezza. Il quadro olfattivo è una tela di profumi speziati e leggermente eterei, di frutti e fiori bianchi, al quale segue un assaggio pieno, rotondo, senz’altro fresco e di marcata sapidità, a tradurre fedelmente la componente vulcanica dei suoli e a bilanciare la spiccata dolcezza, altrimenti esondante.

Essenzia Raccolta Tardiva Vigneti delle Dolomiti IGT 2013 – Pojer e Sandri

Agli occhi si presenta di un oro intenso e vivo. Avvicinando il calice al naso è possibile riconoscere, in parte, le uve utilizzate. Immediate l’aromaticità e le note di idrocarburi proprie di gewürztraminer, sauvignon e riesling, che non esauriscono affatto l’ampio quadro olfattivo, arricchito dall’incidenza della muffa nobile, capace di donare al vino profumi di zafferano, camomilla, foglia di tè, e ancora da toni balsamici e frutta esotica. L’assaggio è la naturale, coerente prosecuzione dell’esame olfattivo: il vino entra in bocca pieno, succoso, eppur con grande freschezza agrumata.

Albana di Romagna DOCG Passito Riserva AR 2014 - Fattoria Zerbina

Il calice, al contatto con il vino, si tinge di un’ambra brillante, che ammalia. La degustazione alla cieca spinge i partecipanti a cercare, nel proprio bagaglio esperienziale, vini i cui profumi siano ascrivibili ai chiari sentori della muffa nobile, di litchi, scorza d’arancia candita e datteri. Se non sapessimo, dal contesto della Masterclass, di essere dinanzi a un vino italiano, ci spingeremmo tra i Sauternes o i Trockenbeerenauslese. Siamo invece nel cuore della Romagna del vino, al cospetto di un vitigno che, in appassimento, regala perle di assoluto pregio: l’albana. Al palato è grasso, rotondo, conscio dei 300 g/L di zuccheri residui, eppure magistralmente bilanciati da un’acidità verticale che rende il vino slanciato, di gaudente bevibilità. Senza fine la persistenza.

Passito di Pantelleria DOC Bukkuram Padre della Vigna 2012 - Marco De Bartoli

Il colore, leitmotiv della serata, vira verso un ambrato scuro, tendente al marrone. Il naso gioca su profumi di tutt’altra fattura rispetto ai vini precedenti: fico, macchia mediterranea, carrube, erbe aromatiche e soprattutto mare. «Nessun’altra zona d’Italia», ci dice Massimo, «genera un naso così pantesco». Tipico della solare isola siciliana è anche l’assaggio, più scuro e meno fresco della romagnola albana, e giocato con sicurezza su aromi balsamici e rimandi alla liquirizia, al tabacco biondo, all’albicocca disidrata, al caramello. Chiude in coerenza, con un finale amaricante.

Vin Santo di Carmignano DOC 2005 – Fattoria di Bacchereto -Terre a Mano

Il colore è quello del mogano chiaro, con sfumature aranciate. Lo spettro olfattivo descrive limpidamente i dieci anni che questo vino trascorre in caratelli di castagno e rovere non sigillati: frutta secca, fico, marzapane sono seguiti da profumi balsamici e canditi, che slanciano il vino e guidano all’assaggio. In bocca entra denso, caldo, di dolcezza ammaliante, sinuoso grazie al riuscito contrasto acido, con rimandi eterei.