New Jersey. Alla scoperta dei vini della East Coast
Racconti dalle delegazioni
12 gennaio 2026
La scoperta dell’America con sei calici provenienti da una giovanissima regione vitivinicola dell’East Coast ricca di potenziale e di sfumature.
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«Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. (…) e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti e gridava (piano e lentamente): l’America. (…) Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. (…) E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America».
Sally Semeria ha ancora oggi quegli occhi così ben descritti in «Novecento» di Alessandro Baricco. Sommelier e Degustatrice di AIS Lombardia, Ambasciatrice per l'Europa delle winery associate dello Stato del New Jersey, ha negli occhi, prima ancora che nel cuore, l’AMERICA.
Non è difficile immaginare che, su quella nave piena di migranti e sogni, lei sarebbe stata la prima a vederla. Ci accompagna, con la stessa gioia di chi ha appena scovato un tesoro, all’esplorazione dell’AVA Outer Coastal Plain dello Stato del New Jersey e lo fa in compagnia di Scott e Julianne Donnini, owners della Auburn Road Vineyard & Winery, dove Julianne (Jules) è anche l’enologa autodidatta della cantina.
Lo Stato di New Jersey
Basta un piccolo test per alzata di mano per scoprire che, se la maggioranza dei presenti ha già fatto un viaggio negli Stati Uniti, visitando almeno New York, diventano rarità i turisti alla scoperta del New Jersey. Patria natia di molti illustri nomi come Paul Auster, Philip Roth e Bruce Springsteen, questo Stato federale era invece ben noto ai nostri avi che, a Ellis Island, sbarcavano per le procedure di visto e le visite mediche-ispettive decretanti l’idoneità all’entrata in America.
Grande come una nostra regione (22600 km² circa), si affaccia a Sud-Est sull’Oceano Atlantico, mentre a Ovest il grande fiume Delaware segna il confine con lo Stato della Pennsylvania. Ma è soprattutto il suo confine Nord a raccontare molte storie: lo Stato di New York. La città di «C’era una volta in America» è la dirimpettaia di Newark, che dista appena 14 km da Manhattan, ed è proprio da questa costa ovest che si hanno le più belle visuali sullo skyline più famoso del mondo.
Forse non tutti sanno che sia la Statua della Libertà sia Ellis Island, che segnò l’arrivo proprio dei nostri tanti migranti italiani nel Nuovo Mondo, sono all’interno dei confini del New Jersey. Insomma, benché in pochi ne siano consapevoli, in molti abbiamo messo più di un piede in quella parte di Stato che è il protagonista della nostra serata in AIS Milano. Un territorio di piccola estensione che, se escludiamo le zone residenziali, altamente popolose, a Nord-Est, è un vero e proprio concentrato di natura: dalle colline verdi della Skylands, a Nord-Ovest, alle pianure che si affacciano sull’Oceano, passando per la vasta foresta, nonché riserva naturale, di Pine Barrens, è un alternarsi di imponenti fiumi. Clima per lo più temperato-umido che a Nord-Ovest diventa a prevalenza continentale e più fresco, con abbondanza di piogge, trasformatesi, con il cambiamento climatico, anche in uragani e tempeste.
Garden State e viticoltura
Se il Nord America fu battezzato dai Vichinghi, in esplorazione già nell’anno 1000, come Vinland, per l’abbondante presenza di viti selvatiche, dobbiamo attendere il XVII secolo per avere qualche traccia storiografica della viticoltura nella zona nel New Jersey. Furono, infatti, i coloni a cercare di impiantare qui la Vitis vinifera, purtroppo senza ragguardevoli successi dato il clima umido, le malattie fungine e i parassiti. Eppure, la favorevole posizione geografica, la presenza di fiumi e i terreni sabbiosi-limosi hanno mantenuto alta l’attenzione per questo territorio, definito Garden State, fino al 1800, quando il settore vitivinicolo vide finalmente uno sviluppo significativo. Gli anni del proibizionismo tra il 1920 e il 1933 segnarono una decisiva battuta di arresto per le sperimentazioni americane con poche aziende rimaste attive, ma costrette a spostare la produzione sull’uva da tavola. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale non aiutò la ripresa, che di fatto dovette attendere gli anni Cinquanta e soprattutto gli anni Settanta del secolo scorso. Solo nel 1981 venne abolita, infine, l’ultima restrittiva legge che limitava le cantine ad una ogni milione di abitanti.
Oggi, il New Jersey, con le sue 58 aziende vitivinicole, pur con una produzione di vino inferiore al 1% negli USA, è considerato uno degli Stati emergenti che unisce grande qualità a un prodotto di nicchia, con interessanti sperimentazioni tra vitigni internazionali, ibridi e PIWI.
La degustazione
Scott e Juliana Donnini, con questo primo assaggio, ci presentano la loro azienda. Da giovani avvocati di Philadelphia a produttori di vino, la storia di questa cantina inizia nel 2003 con il trasferimento dalla città alla campagna. Oggi gli ettari trasformati da pascolo in vigneto sono circa 9 e una ventina le etichette in vendita. Il primo calice è ottenuto dalla fermentazione dell’uva vidal blanc, incrocio tra il trebbiano toscano e il rayon d’or. Ha una buccia spessa, una grande resistenza al gelo e un’elevata acidità, caratteristiche che lo hanno eletto vitigno di eccezione per gli ice-wine fino a quando le temperature non iniziarono ad aumentare di anno in anno. Jules ne ricava un vino di color bianco carta con un residuo zuccherino dell’1%. Ha sentori di agrumi, mandarino in particolare, ananas e fiori bianchi. Al palato, dopo un’entrata quasi vellutata e una sfumatura calda, si verticalizza velocemente, mostrando la sua natura fresca, pulita e con finale amaricante.
Traminette 2022 - Bellview WineryLa seconda cantina che incontriamo è la Bellview Winery che produce circa due dozzine di etichette da oltre venti varietà coltivate nei suoi circa 20 ha vitati. Nata come fattoria nel 1914 dal lavoro della famiglia di migranti italiani Quarella, da allora si è espansa fino ad arrivare nel 2000 alla produzione di vino.
Il vitigno traminette, che domina la composizione del vino in degustazione, è un ibrido a bacca bianca nato dall’incrocio di gewürztraminer e seyval blanc, a sua volta ibrido. La sua natura aromatica si rivela alla prima olfazione: calde note di litchi, salvia e pompelmo si alternano a più leggiadri sbuffi di magnolia, cardamomo e albicocca. Con il tempo anche la nota di zafferano fa capolino. Sorso opulento e rotondo, per questo vino di lunga persistenza con un finale pulitissimo che invita alla beva.
Se il colore rosa fiore di pesco di questo terzo calice ci porta alla Provenza, anche grazie al 50% dei suoi vitigni francesi, la sua degustazione, invece, vira verso l’Italia. Julianne Donnini ha voluto, infatti, esaltare le caratteristiche del sangiovese con una creazione che apre su note agrumate, di piccoli frutti rossi croccanti e di erbe di campo, su uno sfondo di cipria. Sorso fresco e salino che porta in primo piano i frutti di bosco. Leggiadro senza essere vuoto.
L’uva a bacca nera chambourcin è nata da numerosi incroci intorno al 1950 in Francia, ma è coltivata per lo più negli USA e in Australia. Nota per le sue caratteristiche di resistenza alle malattie fungine, dà vita a vini secchi, ricchi di colore, fruttati e con tannini rotondi. Il nostro calice si presenta di color rubino brillante, con note di mora di rovo, rose selvatiche su melagrana di fondo e bacca di vaniglia. Piano piano, emergono in modo progressivo e molto limpide le sfumature di mirto e tabacco biondo. Il sorso, che punta sulla freschezza di frutto, è contrappuntato da un tannino diffuso ed erbaceo che sostiene una certa croccantezza. Finale amaricante.
Le somiglianze climatiche tra il Trentino-Alto Adige e il New Jersey hanno spinto la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e l’AVA Outer Coastal Plain a esaminare nuove varietà italiane con una buona resistenza ai funghi in grado di adattarsi alla regione americana. Dalla collaborazione italo-americana è nato il vitigno san marco (in Italia noto come IASMA ECO1), un incrocio tra teroldego e lagrein. Dal color rubino intenso, con netti sentori di rose rosse essiccate, mirto, confettura di prugne e more, anice e pepe nero, il San Marco 2022 offre un sorso fresco, tannini diffusi e polverosi, portando in primo piano una confettura di frutti di bosco.
Il regent è un vitigno PIWI a bacca rossa nato in Germania nel 1967 che si è diffuso, oltre che in patria, in Austria, Svizzera, Belgio, Olanda, Regno Unito, USA e Canada. Al naso rivela un’anima scura che gioca con la frutta matura e quella in confettura, dalla mora ai mirtilli, e sulle spezie piccanti. Fondo di tostatura e caffè donano un elegante contrappunto. Al palato il tannino vibrante sfida un sorso nel complesso succoso e fresco che sul finale restituisce in primo piano la speziatura piccante e la confettura di mora.