Notte in Bianco a Magenta: l’imperdibile panoramica sui grandi vini bianchi d'Italia

Cultura e convivialità sono di scena a Magenta grazie allo stimatissimo e instancabile relatore AIS Guido Invernizzi, che ha accompagnato i soci nell’affascinante racconto, giunto ormai alla dodicesima edizione, sulla straordinaria ricchezza dell'enologia italiana vestita in bianco.

Stefano Diegoni

Alcuni eventi riescono a racchiudere tutto ciò che rende speciale il mondo AIS: la voglia di imparare degustando, il piacere della condivisione associativa e la capacità del vino di raccontare storie che vivono ben oltre le etichette. La Notte in Bianco a Magenta è decisamente uno di questi.

Siamo ormai alla dodicesima edizione dell'attesissimo appuntamento organizzato dalla Delegazione AIS Milano, ospitato nella nuova sede della succursale di Magenta che, dopo il recente trasferimento presso l’Agriturismo Cascina Pietrasanta, ha già saputo conquistare soci e appassionati.

A guidare la degustazione il sommelier Guido Invernizzi, relatore iconico e capace di trasformare ogni bicchiere in un’occasione di curioso e lietissimo approfondimento sulla storia, la geografia e la cultura enogastronomica. Un itinerario che, da nord a sud della Penisola (con un’incursione nell’Oltralpe) ha dimostrato quanto il vino bianco italiano sappia essere sorprendentemente vario, fortemente identitario e in grado di esprimersi al meglio anche dopo diversi anni dalla vendemmia.

Il primo calice ci porta nei dintorni di Todi, in Umbria, una terra di monasteri, verdeggianti colline e vigneti antichissimi. Prima ancora della degustazione, Guido accenna alle radici culturali del territorio, ricordando come proprio l'Umbria sia stata una delle secolari culle della viticoltura d’origine monastica. Lo stesso termine sacrantinum, antenato dell'odierno e tenace Sagrantino, richiama infatti il vino destinato alle celebrazioni religiose, simbolo del profondo legame tra spiritualità e coltivazione della vite.

Tra le varietà autoctone umbre si annovera il grechetto di Todi, nello specifico il clone I-G 5 ICA-PG, noto semplicemente come “G5” che, a differenza del suo omologo di Orvieto (clone G109), matura più precocemente caratterizzandosi per una marcata freschezza e una spiccata aromaticità.

Umbria IGT Fiorfiore 2021 - Cantina Roccafiore
100% grechetto di Todi (clone G5)

Le uve che si ottengono dal vigneto impiantato nel 1990 su antichi terreni di gesso e marne ricchi di fossili marini danno origine a un vino dalla spiccata impronta minerale. La scelta produttiva privilegia la purezza espressiva del frutto: fermentazione in acciaio, lungo affinamento tra anfore e grandi botti, assenza di fermentazione malolattica e successivo riposo in bottiglia. Giallo paglierino intenso, luminoso e cristallino, è attraversato da eleganti riflessi dorati. Il profilo olfattivo alterna pesca, albicocca, fieno, paglia e la caratteristica mandorla fresca tipica del grechetto. Giunto al suo apice espressivo, al sorso sorprende per energia e verticalità: gli agrumi sostengono una sapidità vibrante che accompagna il vino a un finale di bocca di erbe aromatiche e oliva verde.

Dall'Umbria alla Campania, il viaggio prosegue nel Sannio beneventano, regione storica popolata dai Sanniti, popolo italico di stirpe osca che oppose una fiera resistenza alla Repubblica Romana, la cui terra è oggi conosciuta come la vera e propria patria della falanghina. Geograficamente collocata tra la Valle Caudina e la Valle Telesina, le due valli adiacenti separate dal massiccio del Taburno Camposauro, ha due diverse espressioni: quella sannitica (più carica di precursori aromatici e strutturata) e quella dei Campi Flegrei (più acida e verticale, figlia delle sabbie vulcaniche). È bene ricordare che ben l’80% della produzione di Falanghina arriva proprio dal Sannio beneventano.

Falanghina del Sannio DOP Identitas 2021 - Cantina di Solopaca
100% falanghina

Il mosto effettua criomacerazione e successiva vinificazione in acciaio, tecniche scelte per preservare integralmente il patrimonio aromatico dell’uva. Veste giallo paglierino con riflessi dorati, brillante e consistente. Il naso si apre su sentori di agrumi canditi, pesca, mango, ananas, albicocca disidratata e zagara, accompagnati da una lieve e caratteristica sfumatura sulfurea. In bocca emerge una piacevole tensione gustativa: la sapidità accompagna un'acidità calibrata mentre il finale, appena amaricante, richiama la tipicità del vitigno.

Il terzo assaggio porta idealmente tra le montagne della Valle d'Aosta. Qui la viticoltura eroica dei ripidi pendii morenici della valle della Dora Baltea, esposti a sud e capaci di accumulare grande calore durante le giornate estive, produce magnifici vini sia a bacca bianca che rossa. In particolare, è da menzionare il vitigno locale denominato malvoisie, che nulla ha a che fare con l’omonima famiglia dei vitigni aromatici, ma altro non è che il pinot grigio, che qui esprime mirabilmente l’espressività floreale e fruttata del vitigno coltivato per lo più tra i comuni di Nus, Verrayes, Quart, Saint-Christophe e Aosta.

Valle d’Aoste DOC Nus Malvoisie 2024 - La Crotta di Vegneron
100% malvoisie (pinot grigio)

Aspetto giallo paglierino cristallino e vivido. Pera Williams, pesca nettarina, agrumi maturi, fiori d'alpeggio, con una delicata sfumatura di nocciola tostata compongono l’intrigante bouquet. Il sorso è armonioso, fresco, balsamico e dotato di una lunga persistenza nella quale la componente fruttata ritorna con precisione e voluttà.

La quarta tappa conduce sulla Riviera Ligure di Levante, dove il mare e la roccia hanno modellato nei secoli il carattere del vermentino. Nelle Cinque Terre, come nella Liguria vitivinicola, la fortuna dei prodotti enoici era dovuta essenzialmente al commercio delle Repubbliche Marinare e lo sviluppo dei vitigni europei, tra cui il vermentino (le cui espressioni liguri e sarde sono le più riconosciute) ne ha fortunatamente beneficiato. Nelle tre sottozone della DOC Cinque Terre: Costa de Campu di Manarola, Costa de Sera di Riomaggiore, Costa da Posa di Volastra nascono i pregiati vini di un altro territorio “eroico” della nostra penisola che dà lustro al vermentino, qui spesso vinificato con affinamento in acciaio e un passaggio in legno.

Cinque Terre DOC a Scià 2022 - Azienda Agricola A Scià
100% vermentino

Il campione degustato affina tra acciaio e barrique di secondo passaggio, interpretando perfettamente la vocazione all’evoluzione che caratterizza i prodotti di questa zona.

Dorato cristallino nel calice. Il bouquet è articolato, d’impronta mediterranea: agrumi, miele, biscotti, erbe aromatiche e una caratteristica nota evolutiva di TDN convivono in perfetto equilibrio. In bocca emerge tutta la vocazione marina del vitigno: freschezza, sapidità, rosmarino, pesca e una lunga scia salina che richiama immediatamente il paesaggio delle Cinque Terre.

Il percorso prosegue attraverso i Colli Orientali del Friuli, sui celebri terreni di flysch di Cormons – più noti con il nome friulano “ponca” – della provincia di Udine e quasi al confine con la Slovenia, dove gli strati di marne e arenarie danno vita ad alcuni dei bianchi più longevi d'Italia. La natura della roccia e la stratificazione del suolo influiscono sull’assorbimento dell’acqua e degli elementi minerali da parte della vite. La complessità geologica è un efficiente regolatore dello stato idrico del terreno, poiché è in grado di trattenere tra le falde le risorse d’acqua e garantire un’idratazione alle piante anche nei periodi più siccitosi. I vitigni a bacca bianca più vocati per produzione e qualità in questi territori sono chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, malvasia istriana e riesling.

Friuli Colli Orientali DOC Bianco Pomédes 2021 - Scubla
60% pinot bianco, 30% friulano, 10% riesling renano

Il quinto calice, figlio di un uvaggio di pinot bianco, friulano e riesling renano, nasce da vecchie vigne le cui uve vengono raccolte a piena maturazione e il cui mosto matura tra legno (fermentazione in tonneaux nuovi per il 50% e di secondo passaggio per l’altro 50%), passaggio in acciaio per 10 mesi e 3 mesi in bottiglia. Brillante paglierino, sensazioni olfattive intriganti che alternano pesca, ananas, arancia candita, a leggere note affumicate, nocciola tostata, vaniglia e acacia. Il sorso unisce freschezza e complessità, restituendo richiami di tostatura, erbe aromatiche e frutta secca in una progressione armoniosa e persistente.

Pochi chilometri più a sud, giungiamo sulle ghiaie alluvionali del fiume Isonzo, protagonista di una curiosità dispensata da Guido: il fiume deve il nome al dio greco Esos (dio dell'abbondanza e del commercio) da cui è disceso l’aggettivo italiano ancora in uso “esoso”. La zona della DOC Friuli Isonzo è costituita dall’altopiano dolcemente digradante dalle colline del Collio e del Carso verso il mare Adriatico; qui il clima è mediterraneo con sensibili escursioni termiche che aiutano la maturazione lenta della vite, dando uve solide e bilanciate, ricche di concentrazione e aromi.

Friuli Isonzo DOC Jurosa Chardonnay 2020 - Lis Neris
100% chardonnay

Per esaltare il proprio Chardonnay (le cui uve provengono da viti con più di 30 anni) il produttore ha scelto di effettuare fermentazione e successiva maturazione per 11 mesi in tonneaux, che permettono al vino di sviluppare una notevole profondità aromatica, ispirandosi alle tecniche di vinificazione ed élevage dei grandi vini bianchi di Borgogna. Veste paglierino brillante e di solida consistenza. Al naso emergono note variegate: banana, camomilla, cedro candito, nocciola, noce moscata, zenzero, note balsamiche e raffinate note boisé cesellano una deliziosa complessità. Il sorso è pieno, morbido, avvolgente e di straordinaria persistenza aromatica, con una promessa di lunga vita se conservato in cantina.

L'ultimo vino della serata ha richiesto una deviazione oltre le Alpi… e precisamente nella Côte des Bar, la zona più meridionale della Champagne, caratterizzata da suoli di marne e calcari kimmeridgiani, composti da marna, argilla e fossili, e celebrati nella vicina area dello Chablis borgognone.

Champagne AOC Cuvée Prestige Brut s.a. - Richardot

La maggior parte del vigneto di questa sottozona è impiantato a pinot noir e l'assemblaggio dello champagne di Richardot viene ottenuto esclusivamente dal jus de cuvée e affinato per trentasei mesi sui lieviti. Il calice è giallo paglierino di buona fittezza con perlage fine. Profumi di lampone, ribes, scorza d'arancia, crema di brioche e pane tostato anticipano un sorso elegante, sapido, fresco e di lunga e piacevole persistenza dai ritorni sapido-agrumati.

Terminata la degustazione dei vini, come di consueto si conclude la serata con una cena a base di fusillone integrale con pomodorino, feta e basilico e, di seguito, magatello di vitello con salsa tonnata e capperi entrambi preparati dallo chef dell’agriturismo Pietrasanta, in modo da giocare con gusto sull’abbinamento dei vini proposti.

Dalle verdi colline umbre ai terrazzamenti liguri affacciati sul Mediterraneo, dalle montagne valdostane alle minerali colline friulane, il percorso proposto da Guido ha trasformato sette calici in un coinvolgente racconto, mantenendo viva la curiosità di esplorare le diverse espressioni di vini bianchi d’Italia (e non solo) coniugate nei loro molteplici stili e impronte identitarie.