Oddero Poderi e Cantine: una storia di famiglia intrecciata al destino delle Langhe

L’entusiasmante storia del vino delle Langhe raccontata da Mariacristina Oddero, produttrice e depositaria della settima generazione di vignaioli presso la Oddero Poderi e Cantine a La Morra, accompagnata dal sommelier Francesco Ferrari.

Stefano Diegoni

Una storia di famiglia intrecciata al destino delle Langhe rende icasticamente il senso profondo che lega il territorio langarolo e la famiglia Oddero. Un terroir tra i più famosi e prediletti dagli appassionati di vino e una famiglia di contadini che – amando profondamente la propria terra – l’ha da sempre curata, rispettata, compresa ed esaltata, intuendo e scommettendo per prima sulle sue immense potenzialità.

La storia della famiglia Oddero e della loro cantina è legata a filo doppio con quella delle Langhe moderne: una storia di lavoro agricolo, intuizioni imprenditoriali e un profondo senso di appartenenza.

La sede dell’azienda (che ospita anche la cantina) si trova in frazione di Santa Maria di La Morra, nel cuore della denominazione Barolo DOCG, all’interno di una tipica cascina langarola, divisa come una volta: la parte abitativa da un lato e quella agricola/operativa dall’altro, con gli ingressi direttamente affacciati sui vigneti. In questa casa d’altri tempi si sono succedute sette industriose generazioni della famiglia Oddero, tutte dedite alla viticoltura.

Le prime testimonianze della produzione vinicola risalgono addirittura alla fine dell’Ottocento. Il vino, all’epoca, viaggiava prevalentemente in damigiane o piccoli fusti di castagno che venivano caricati sui treni, diretti verso le grandi città. Ma già nel 1878, il vino imbottigliato ed etichettato Oddero, arrivava direttamente a Milano, segno di un’attività commerciale intraprendente in un’epoca in cui l’uso delle bottiglie di vetro era tutt’altro che comune.

Un documento del 1920 testimonia una produzione vinicola compresa tra 1000 e 2000 ettolitri, numeri importanti per l’epoca e indicativi di una realtà agricola solida. Tuttavia, come accadeva in molte cascine piemontesi, l’azienda era allora polifunzionale ed improntata a un’agricoltura di autosufficienza: accanto alla vite si coltivavano cereali, si allevavano animali e si producevano altri beni agricoli. La crescita del patrimonio viticolo familiare avvenne soprattutto nel Novecento sotto la guida di Giacomo, classe 1926, il nipote del primo Giacomo che nel 1878 decise di imbottigliare il vino con il nome di famiglia, e alla lungimiranza della “nonna della famiglia”, Maria Oddero. Grazie a loro Poderi e Cantine Oddero assumono l’attuale configurazione produttiva, ampliando l’estensione dei vigneti. Acquistarono così vigne nelle aree più vocate delle Langhe, in particolare tra La Morra e Castiglione Falletto, una scelta che si rivelerà decisiva poiché, oggi, l’azienda può contare su un mosaico di parcelle distribuite tra alcune delle migliori Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) della denominazione BAROLO DOCG sostenendo, allo stesso tempo, una politica di qualità che oggi è riconosciuta a livello internazionale.

Giacomo Oddero, figura centrale del Novecento langarolo, è stato tra i protagonisti assoluti della valorizzazione delle eccellenze agroalimentari della provincia di Cuneo. Il suo impegno sobrio e fattivo ha contribuito alla nascita e alla tutela di diverse denominazioni di origine e alla promozione culturale delle Langhe. Un esempio emblematico della sua visione fu la partecipazione alla realizzazione dell’Acquedotto delle Langhe negli anni Sessanta, un’infrastruttura fondamentale che permise di portare acqua anche nelle cantine, migliorando significativamente le condizioni igieniche della produzione enoica. Nel 1997 Giacomo Oddero diede vita al Centro Nazionale Studi sul Tartufo d’Alba sostenendo le iniziative che hanno portato al riconoscimento UNESCO dei paesaggi vitivinicoli piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato.

L’eredità di Giacomo Oddero è oggi raccolta e portata avanti dalla figlia Mariacristina, entrata in azienda nel 1996 e che dal 2006 ne guida il percorso con competenza e determinazione, affiancata oggi dalla nuova generazione rappresentata dai giovani nipoti Isabella e Pietro, che hanno saputo portare una ventata di novità, eleganza e intraprendenza. Dal 2001 l’enologo della cantina è Gianluca Veglio, interprete di uno stile produttivo che unisce rigore tecnico e rispetto della tradizione, con un occhio attento alle necessarie evoluzioni dovute alle sfide moderne, prima tra tutti il cambiamento climatico.

Il nebbiolo e la voce dei territori

Il protagonista assoluto della produzione di Oddero è naturalmente il nebbiolo, vitigno simbolo delle Langhe e tra i più straordinari interpreti del concetto di terroir, arrivando ad avere espressioni radicalmente differenti anche tra filari adiacenti. La sua peculiare esigenza nella coltivazione e l’inconfondibile espressività aromatica ne fanno uno dei vitigni più espressivi, complessi e godibili tra quelli a bacca rossa. I profumi di viola, fragola, ciliegia che si fondono con note balsamiche e speziate dopo un nobilitante affinamento e i tannini decisi ed elegantissimi sono tra le caratteristiche da ricordare in degustazione.

L’azienda possiede vigneti distribuiti su 6 MGA di Barolo e 2 di Barbaresco, ognuna caratterizzata da propri suoli, altitudini ed esposizioni. Questa diversità geologica e microclimatica rappresenta una ricchezza straordinaria: il nebbiolo diventa qui uno strumento di lettura del territorio, capace di restituire nel bicchiere le sfumature dei diversi cru.

Accanto alle Langhe, la famiglia ha avviato anche un progetto nei Colli Tortonesi, a Monleale, nella Valle Grue. Qui viene coltivato il timorasso, un vitigno affascinante e complesso: caratterizzato da una fioritura precoce, con maturazione medio-tardiva, è capace di restituire vini di grande profondità e longevità. Il nuovo progetto produttivo, con protagonista proprio questo vitigno, è stato fortemente voluto da Pietro, segno di un passaggio generazionale che guarda al futuro e ad altre zone viticole piemontesi, senza dimenticare le profonde radici di Langa.

La filosofia produttiva: precisione e rispetto

Alla base dello stile Oddero c’è un principio chiaro: il vino deve essere l’interprete del territorio. Per questo motivo la vendemmia è rigorosamente manuale, con selezione dei grappoli direttamente in vigna e raccolta di quelli idonei in piccole cassette. In cantina segue un ulteriore passaggio sul tavolo di cernita, dove si verifica lo stato sanitario e la maturazione delle uve. Le fermentazioni avvengono in tini di legno, mentre parte della vinificazione può avvenire in vasche di cemento, materiale che garantisce stabilità termica e favorisce fermentazioni regolari.

L’affinamento è affidato quasi esclusivamente a botti grandi di rovere di Slavonia, con capacità comprese tra 20 e 105 ettolitri. Le botti, piegate tradizionalmente con braciere e acqua così da non cedere aromi invasivi al vino, non sono tostate. Il legno, infatti, secondo la filosofia aziendale, non deve mai sovrastare il frutto: il suo ruolo è accompagnare l’evoluzione del vino mantenendone integra l’identità. Misura e delicatezza, dove l’intervento umano è discreto e rispettoso del frutto naturale che rinasce ad ogni annata.

Il racconto dei vini: nove interpretazioni del territorio

La degustazione, magistralmente condotta da Francesco Ferrari, ha attraversato territori e stili differenti, dal Timorasso dei Colli Tortonesi fino alle grandi riserve di Barolo.

Colli Tortonesi DOC Timorasso Monlià 2022
timorasso 100%

Il nome del vino richiama la località di Monleale nel dialetto locale. Una parte della massa fermenta in legno e svolge la fermentazione malolattica, mentre la quota vinificata in acciaio preserva freschezza e tensione. Il vino si presenta di un luminoso giallo paglierino e apre con un bouquet elegante di gelsomino, fior d’arancio ed erbe aromatiche (timo e rosmarino) seguito da agrumi e frutta gialla. Al sorso è un vino strutturato, sapido e vibrante, con un finale agrumato che ritorna con piacevole precisione.

Langhe DOC Nebbiolo 2023
nebbiolo 100%

Di colore carminio, è l’espressione più immediata e verace del vitigno. Il naso propone profumi di viola, rosa e ciliegia marasca, disponibile e piacevole. Il sorso è fresco e dinamico, sostenuto da un tannino croccante che regala ritmo e bevibilità. Un nebbiolo che punta tutto sulla purezza del frutto e la disarmante facilità di beva.

Barbaresco DOCG Gallina 2022
nebbiolo 100%

Il cru Gallina, a Neive, nasce su suoli sabbiosi e l’annata in degustazione si è distinta per essere stata particolarmente siccitosa. Granato vivace, il bouquet è ricco e avvolgente: viola essiccata, marasca in confettura, mora e fragolina, accompagnate da cannella e anice stellato. Al palato è potente e succoso, con tannini che sostengono e amplificano la materia fruttata che ritorna godibile nel lungo finale.

Barolo DOCG 2019
nebbiolo 100%

Il Barolo “classico” dell’azienda, ottenuto con uve provenienti da diverse parcelle della denominazione. Il colore è granato luminoso. Il naso seduce con iris, mora, mirtillo, macis e noce moscata, per finire con leggere sfumature di china e inchiostro. Il sorso è succoso e armonico, con un tannino presente e ben integrato.

Barolo DOCG Villero 2021
nebbiolo 100%

Villero è uno dei cru storici del comune di Castiglione Falletto. Il vino si esprime con grande eleganza: liquirizia balsamica, violetta e frutti rossi maturi. Il sorso è succoso e raffinato, con fragola e piccoli frutti che si intrecciano a un tannino elegante e persistente.

Barolo DOCG Brunate 2020
nebbiolo 100%

Uno dei cru più celebri tra La Morra e Barolo. Il bouquet è intenso e complesso: frutta nera, mora di rovo, prugna e viola essiccata, con spezie scure. Il palato è setoso ma potente, sostenuto da un tannino cesellato e da una freschezza che richiama il chinotto e la liquirizia.

Barolo DOCG Riserva Bussia Vigna Mondoca 2019
nebbiolo 100%

Il vino esprime un profilo balsamico di grande fascino: eucalipto, viola appassita, terra umida, alloro e macchia mediterranea. Il sorso è profondo e completo, con una trama tannica ampia e una notevole, complessa persistenza aromatica.

Barolo DOCG Riserva Vignarionda 2019
nebbiolo 100%

Da Serralunga d’Alba, su uno dei terreni più antichi delle Langhe. Il naso è austero ed elegante: violetta, spezie, fragolina, arancia sanguinella ed erbe aromatiche. In bocca è lungo, incisivo e sapido, con un tannino nobile e fitto, che promette una lunga evoluzione nei prossimi decenni.

Vermouth del Kamerlengo
Vitigno base: timorasso

Una chiusura davvero originale per la degustazione, questo vermouth bianco che nasce da uve timorasso invece che da moscato, come da tradizione. Le botaniche – artemisia, salvia, scorza d’arancia e lime – creano un profilo aromatico raffinato. Il sorso è mediamente dolce, fresco, pensato come aperitivo.

La serata ha restituito una panoramica raffinata del formidabile territorio che sono le Langhe e del punto di riferimento che rappresentano nel mondo del vino, anche grazie a realtà come Oddero Poderi e Cantine: persone che credono nel territorio, nella natura e nella forza della famiglia.