Premio Rigoletto d'Argento 2008

Organizzato da Ais Lombardia ed Ais Veneto insieme ad Ais Mantova ed alla Rivista EUPOSIA, è stato assegnato il Premio Rigoletto d’argento 2008 a G. Marchesi ed al prof. Massimo Montanari...

Ais Mantova

Organizzato da Ais Lombardia ed Ais Veneto insieme ad Ais Mantova ed alla Rivista EUPOSIA, è stato assegnato il Premio Rigoletto d’argento 2008 a G. Marchesi per “Per la coerenza, la capacità e l’intelligenza che, con continuità, esprime nella sua attività professionale e per l’efficacia con la quale diffonde l’identità e la qualità della cultura enogastronomica italiana nel mondo” ed al prof. Massimo Montanari (Univ. Di Bologna) “Per l’intensa attività accademica ed editoriale con la quale ha saputo valorizzare le radici storiche e culturali della moderna enogastronomia nonché gli aspetti sociali e di comunicazione della civiltà del cibo e della tavola”.

Siamo a Quistello, all'Ambasciata , un tempio della cultura della cucina, e siamo alla 12ma edizione di un premio che ha visto ogni anno presenze prestigiose non solo dei grandi cuochi premiati ma anche di sommelier, giornalisti e storici che hanno contribuito a diffondere la cultura enogastronomica e che hanno aiutato tutti coloro che amano cibi e vini a ricongiungersi col passato e con la qualità nel presente.
Presidente della commissione organizzatrice è il Cav. Franco Freddi , segretario Luigi Bortolotti dell’Ais.
Che dire della scenografia? L'ambasciata è il “MARAVIGLIOSO” come avrebbe detto nel seicento il Marino, é un mondo a parte, dove come da Tiffany nulla può accadere di male.
La consegna viene preceduta da una breve tavola rotonda sul tema dell’abbinamento cibo-vino.

Luigi Bortolotti (Associazione Italiana Sommelier) inizia il tema ricordando che “l’Italia è il primo paese al mondo per quanto attiene alla storia, alle tradizioni ed agli aspetti materiali della cultura enogastronomica. Una storia che è sempre stata strettamente connessa alla cultura del vino come testimoniano le diverse nicchie produttive esistenti nel nostro paese. Bortolotti si chiede se non ci sia all’orizzonte un nuovo modo di vedere l’abbinamento e se l’attualità dei nuovi limiti previsti per chi guida possa determinare un cambiamento nelle abitudini alimentari e se questo, in prospettiva, possa anche creare variazioni di gusto con conseguenze macroeconomiche negative per il settore”

Gualtiero Marchesi sottolinea come si stia un poco esagerando nella criminalizzazione del vino. “C'é un clima di mortificazione attorno alle abitudini alimentari degli Italiani, e il legislatore farebbe bene a distinguere tra chi beve poco e bene da chi beve tanto , smodatamente e male.
Chi degusta il vino infatti lo fa da digiuno,ci vuole competenza e intelligenza, per bere invece é sufficiente il piacere fisico, la soddisfazione immediata , la quantità, lo sballo, come alle feste paesane.
D’altra parte quando si mangia non sempre serve il vino, si può bere anche acqua, per sentire meglio l'essenza dei sapori.
Ho lanciato infatti una nuova linea di cucina, MENO CUCINA, una lista di piatti puri che seguono un’idea minimalista: una fagianella in casseruola cotta e basta, non esige altro. Il vino si abbina alla salsa ed è dal contrasto e non dall'accostamento, come diceva Socrate, che può nascere una esperienza esaltante.”

Alberto Schieppati di Food & Beverage sottolinea come “la legge attuale criminalizza il consumo dell'alcool e, a seguito degli incidenti che accadono, sta nascendo una visione ostile del vino che viene pericolosamente assimilato all'alcool. E’ sbagliato mettere tutto sullo stesso piano, la tequila che comprano i ragazzi per lo sballo del fine settimana non é da paragonare al vino di qualità, é una assurdità culturale e storica incredibile, bisogna distinguere da chi beve bene e chi beve male. Gaja, per esempio, dice che é assurdo implementare e incoraggiare le feste paesane, si tratta di sottoturismo nazional popolare... che danneggia l'immagine del vino.
Schieppati sottolinea anche che in Francia il 51% degli intervistati sostiene che il vino é dannoso per la salute…si ha un aumento della percezione della pericolosità del vino assurda. Bisogna dare valore positivo al vino ed in futuro evitare criminalizzazioni inutili e mortificanti. Non possiamo correre il rischio di perdere la cultura che la produzione del vino rappresenta solo per atteggiamenti acritici o peggio irrazionali.

Beppe Giuliano direttore di EUPOSIA sottolinea gli aspetti negativi del clima di eccessiva criminalizzazione del consumo del vino come se non ci si rendesse conto che un modico consumo fa parte della qualità della vita individuale ed è assolutamente diverso dal consumo smodato di superalcolici che quasi sempre hanno il solo obiettivo dello sballo. In parte la colpa di questa situazione é anche del mondo del vino che non si assume l’onere di prese di posizione chiare, coraggiose e precise. Quando c’è da parlare del problema i produttori sono un poco latitanti, non prendono una posizione. Ma sono tante le azioni che si potrebbero e dovrebbero fare. Per esempio la Polizia dovrebbe fare un lavoro meritorio anche nelle discoteche non solo sulle strade.... Anche i controlli sulle vendite dovrebbero essere maggiori. Nessuno chiede l'età ai giovani che acquistano alcolici al supermercato, la tolleranza zero va applicata anche per gli irresponsabili che vendono ai giovani... e poi vanno messi sul mercato alcol test omologati e precisi per dare, a chi lo vuole, la sicurezza di poter rispettare la legge.

Montanari, storico del Medioevo (Università di Bologna) evidenzia invece che il consumo di vino ha sempre fatto parte del nostro bagaglio di esperienze e di consumi quotidiani. Nell'antichità si bevevano addirittura anche 4-5 litri al giorno di vino, il vino era “la bevanda”, ancora adesso in Romagna si dice “il bere” intendendo il vino...L'ebrezza quindi era normale, nessuno veniva criminalizzato, si poteva uscire dalla taverna e tornare a casa , nella nebbia, senza pericolo di vita.
Nessuno mette in discussione che l'ebrezza faccia parte dei piaceri della vita...il vino é buono e bello come la nebbia ... ma allora non si andava in automobile... paradossalmente il problema non è il vino ma l’automobile…anzi l’uso dell’automobile. Bisogna trovare allora un nuovo punto di equilibrio nella cultura e nelle abitudini individuali.

Il Cav. Franco Freddi consegna i Premi e poi si comincia la cena…sontuosa!
La consegna del Premio Rigoletto è infatti anche il momento della Cena degli Auguri della Delegazione Ais di Mantova.
Siamo in un luogo da fiaba, l'albero di natale tocca il colmo della tenda, montata quasi all'araba che insieme ai tappeti fa pensare di essere dentro ai quadri di Ingres e dei pittori francesi orientalisti. Con un colpo d'occhio si abbracciano i candelabri giganti, i lilium bianchi, i libri, l’atmosfera…ma tutti siamo incantati dal calore, dall'umanità e dalla sapiente semplicità del padrone di casa felice come un bambino che i suoi ospiti siano soddisfatti.
E’ proprio vero un convivio magistrale coinvolge tutti i sensi.

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