Tenute Silvio Nardi, fulgida tradizione di Montalcino

Racconti dalle delegazioni
11 dicembre 2023

Tenute Silvio Nardi, fulgida tradizione di Montalcino

AIS Milano ospita uno dei vini simbolo dell’enologia italiana, il Brunello di Montalcino, in una splendida verticale di Tenute Silvio Nardi, condotta dal sommelier Artur Vaso.

Giuseppe Vallone

«Con questa degustazione spero di incuriosirvi». Queste le parole con cui si presenta Emilia Nardi, oggi alla guida di Tenute Silvio Nardi, azienda agricola montalcinese estesa complessivamente su 800 ettari, dei quali 80 vitati.

Fu Silvio Nardi a dare il via a tutto: proprietario nell’alto Tevere umbro di un’azienda leader nel settore delle macchine agricole, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale decise di investire a Montalcino – attratto dal clima di generale dismissione di parte del ceto nobiliare – acquistando Casale del Bosco, 400 ettari nella parte nord-ovest del paese, e fondandovi un’azienda agricola innovativa che, nel 1958, vedrà nascere la prima bottiglia di Brunello.

L’azienda crebbe, con l’acquisto – tra gli altri - di Tenuta di Manachiara nel 1962 - 40 ettari di vigneti a Castelnuovo dell’Abate – e, nel 1972, della Tenuta di Bibbiano e del suo castello del IX secolo, nel Comune di Buonconvento.

Con orgoglio, Emilia Nardi ricorda che suo padre, primo “forestiero” a investire nel settore vitivinicolo a Montalcino - «che, quando iniziò, era ancora un paese misconosciuto» - nel 1967 fu tra i fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, una “libera associazione tra produttori” che, ci spiega, rappresentò una «mossa di ampio respiro prospettico, che portò benefici sia in termini di salvaguardia del prodotto-vino, sia in termini di immagine, e questo in netto anticipo sui tempi».

Entrata in azienda assieme ai fratelli nel 1985, Emilia subentrò alla guida di Tenute Silvio Nardi nel 1990, intraprendendo un processo di ristrutturazione del parco vitato, di riorganizzazione della cantina e di intensa ricerca scientifica, con l’introduzione delle selezioni clonali.

La degustazione che ci ha proposto Emilia Nardi, condotta magistralmente da Artur Vaso, si articola in una vertiginosa verticale - dal 1979 al 2018 - del Brunello di Montalcino frutto dell’assemblaggio delle uve provenienti dai vari vigneti aziendali, per poi proseguire in un doppio confronto tra la 2012 e la 2015, dei due cru “fiore all’occhiello” di Tenute Nardi, Vigneto Manachiara e Poggio Doria, inaugurati nelle annate 1995 e 2004, rispettivamente.

Brunello di Montalcino DOCG 1979

100% sangiovese proveniente da diversi vigneti, con esposizioni NO/SE a circa 350 m s.l.m., su terreni composti da diaspri e scisti argillosi. Vendemmia manuale in cassetta nella terza settimana di settembre. Fermentazione e macerazione per almeno 20 giorni a temperatura controllata di 28-30 °C, poi maturazione per 12 mesi in barrique di rovere francese di 2° passaggio, seguita da 12 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e affinamento in bottiglia per almeno 6 mesi.

«È un vino che racconta non solo il territorio, ma anche il tempo». Così Artur approccia, insieme a noi, oltre quarant’anni racchiusi in un calice. Il naso è ancora ricco di frutto, è preciso, con note balsamiche e di amaretto. L’assaggio, più che rivelazione, è constatazione: della cura del dettaglio, grazie a una freschezza in filigrana e a un tannino solido ma vellutato, e della superba finezza al gusto, con richiami agrumati e di erbe amaricanti che anticipano un profluvio di liquirizia, chiodi di garofano e noce moscata.

Lo lasciamo nel calice, assorto e ancora un poco assopito. Dopo un po’ si propone più estroverso nei profumi, con accenni di tabacco trinciato, di pan au chocolat e di Mon Chéry.

Brunello di Montalcino DOCG 1988

Vino più riflessivo del precedente, questo 1988 ha un naso meno esplicito del fratello maggiore, eppure sa comunque esprimersi attraverso profumi dolci e un assaggio vellutato. Il tempo, nel calice, dona nettezza ai profumi floreali e agrumati, con un cenno – seppur nitido – di funghi secchi.

Un vino nel complesso «compatto, geometrico, proporzionato ed elegante».

Brunello di Montalcino DOCG 1997

Se i vini precedenti hanno pacificato il loro rapporto con il tempo, trovandovi in esso una dimensione proporzionata, questo Brunello di Montalcino 1997 pare ancora irrisolto. Dal profilo olfattivo scuro e sfaccettato, con profumi di mora, ribes e funghi secchi, in bocca esprime potenza calorica e una leggera componente amaricante. La freschezza è intatta, la persistenza fuori scala. Dà l’impressione di invocare ancora tempo.

Brunello di Montalcino DOCG 2012

Pare il fratello minore del Brunello di Montalcino 1988: ha stoffa, carattere, un naso già particolarmente complesso che spazia dalle note fruttate – di prugna in confettura e piccoli frutti rossi – a quelle floreali, alle spezie, agli accenni balsamici e tostati, con un vago sentore ematico. L’assaggio è schioccante, dalla solida spalla acida e con un tannino “monolitico” di ottima fattura e, ciononostante, ancora giovane. Con il Brunello 1997 condivide la persistenza più sul tannino che sull’acidità.

Brunello di Montalcino DOCG 2015

Rispetto al precedente, questo vino si svolge in chiave minore: il naso è meno espressivo, con profumi di agrumi, corteccia, radice e fiori appassiti, e la bocca è più scorrevole e immediata.  Nonostante ciò, presa confidenza con la minore dimensione del vino, se ne riconosce l’indubbia qualità specialmente per un tannino già più levigato rispetto a quello del Brunello 2012.

Brunello di Montalcino DOCG 2016

Siamo colpiti dal colore amaranto che preannuncia gioventù espressiva… e così è: compatto nei profumi, è un’apoteosi di gusto, con un ingresso in bocca orizzontale che così rimane, investendo l’intera cavità orale di sapore e di aromi. Beva schioccante, tannica e corposa, necessita di un abbinamento di sostanza per potersi esprimere appieno.

Brunello di Montalcino DOCG 2018

Le tinte del quadro olfattivo esprimono giovinezza: frutta scura croccante, mora, sottobosco, note mentolate, spezie alle quali, col passare del tempo, si aggiungono cipria e accenni di frutta dolce. All’assaggio è già piacevole, ma invoca pazienza e attesa, specie nella dimensione tannica.

Brunello di Montalcino DOCG – Poggio Doria 2012

100% sangiovese proveniente dal vigneto Poggio Doria, situato nella parte nord-ovest di Montalcino, all’interno della Tenuta di Casale del Bosco, con esposizione S-O-NO a circa 260 m s.l.m., su suoli sabbioso-argillosi. Vendemmia manuale nella seconda settimana di ottobre. Fermentazione e macerazione per 26 giorni a temperatura controllata di 28-30 °C, poi maturazione per 18 mesi in tonneau di rovere francese di 1° e 2° passaggio, seguita da 12 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e affinamento in bottiglia per 36 mesi.

Naso e bocca sono in stereofonia e si percepisce immediatamente maggiore struttura e complessità rispetto al Brunello di Montalcino 2012 ottenuto da assemblaggio delle uve di diversi vigneti. Ha una marcia in più in tutte le sue note: più frutto, più spezie, più irruenza: arancia sanguinella e liquirizia sono descrittori imprescindibili. In bocca entra disteso e da subito tannico, poi la vena sapido-acida verticalizza la beva, rendendola pienamente gustosa.

Brunello di Montalcino DOCG – Vigneto Manachiara 2012

100% sangiovese proveniente dal vigneto Manachiara, situato a Montalcino, con esposizione SE a circa 300 m s.l.m., su suoli sabbiosi ricchi di quarzi e argille plioceniche. Vendemmia manuale in cassetta nella terza settimana di settembre con accurata selezione delle uve migliori. Fermentazione e macerazione per almeno 22 giorni a temperatura controllata di 28/30 °C, poi maturazione per 18 mesi in barrique di rovere francese, seguita da 12 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e affinamento in bottiglia per 24 mesi.

Cipria, frutta dolce e fiori appena colti: un profilo olfattivo ammiccante, meno agrumato e più orizzontale di Poggio Doria 2012. Al contrario, l’assaggio è opposto, più verticale e fresco. Condivide con il vino precedente il profilo di frutta scura (là ciliegia, qui prugna), poi corteccia, radici e leggere tracce ematiche, con un’evoluzione che tende al balsamico.

Brunello di Montalcino DOCG – Poggio Doria 2015

È un vino che, oggi, pare essere più pronto del millesimo 2012 pur essendo 3 anni più giovane: il naso è più tenue e dai sentori maggiormente morbidi, con un’evoluzione di frutta in confettura. L’assaggio è più definito e risolto, sorprendentemente meno irruento del fratello maggiore.

Brunello di Montalcino DOCG – Vigneto Manachiara 2015

L’equilibrio del Vigneto Manachiara 2015 «è la summa dei vini precedenti»: come il Poggio Doria 2015, esprime l’annata mostrandosi già più a fuoco del 2012, con un equilibrio perfetto, che Artur azzarda a definire «quasi omogeneo», tanto l’assaggio è proporzionato, intenso, vellutato e persistente.

Al termine di questa splendida degustazione, ci sentiamo come se avessimo attraversato, tutto d’un fiato, una lunga galleria di ritratti di famiglia. Soffermandoci su 11 immagini, abbiamo avuto indietro un affresco quantomai terso dell’assoluta qualità e della nitida piacevolezza gustativa del Brunello secondo la famiglia Nardi. Complimenti!