Tua Rita: tra rigore agronomico e identità territoriale

Bosco e mare si incontrano in un paesaggio che, nelle giornate più limpide, lascia intravedere l’isola d’Elba. È qui che, tra le colline metallifere della costa toscana e il silenzio quasi ovattato di Suvereto, nasce l’identità di Tua Rita.

Alessandra Marras

Una realtà divenuta paradigma nel panorama enologico internazionale, ma capace di conservare un’anima profondamente familiare, lontana da qualsiasi costruzione celebrativa. A raccontare Tua Rita, nella degustazione organizzata da AIS Monza e Brianza, sono stati Christian Parolini, sommelier AIS, ed Elia Iseppi, hospitality manager dell’azienda toscana. Il primo con l’entusiasmo di chi quella realtà l’ha appena vissuta; il secondo con la consapevolezza di chi la abita professionalmente da anni, tra accoglienza, ospitalità e cantina. 

«La percezione che spesso abbiamo di queste aziende così importanti, così storiche, così altisonanti - racconta Parolini - ci porta a immaginare qualcosa di freddo, sistematico, distante. E invece no». La visita a Tua Rita, iniziata come un semplice ritiro vini, si trasforma rapidamente in ore di racconti tra vigne e barricaie, con la naturalezza di chi vive quei luoghi ogni giorno. «A un certo punto Elia alza il dito e dice: “Quella è l’Isola d’Elba”. E tu ti rendi conto che stai camminando tra i filari, con il sole basso di febbraio, circondato da una biodiversità incredibile, in una delle cantine più evocative d’Italia».

È proprio questa dimensione umana a emergere con forza. L’accoglienza diventa parte integrante della filosofia aziendale, così come il concetto stesso di qualità, intesa non come punto di arrivo ma come processo continuo di miglioramento. Un approccio costruito in oltre quarant’anni di lavoro, prove, intuizioni e coraggio.

Una storia nata quasi per caso

Negli anni Ottanta Rita Tua e Virgilio Bisti arrivano a Suvereto per cambiare vita. Il vino, in realtà, non era nemmeno il progetto iniziale. Il podere acquistato in località Notri doveva essere soprattutto un luogo dove stare bene. Poi una gelata compromette gli oliveti e tutto cambia direzione. Nascono così i primi due ettari di vigneto, un ettaro di cabernet sauvignon per Rita, uno di merlot per Virgilio. Una scelta controcorrente in una Toscana ancora fortemente legata al sangiovese. «Virgilio era convinto che Merlot e Cabernet fossero i vitigni migliori del mondo», racconta Iseppi. Da subito emerge un approccio sorprendentemente moderno. Impianti ad alta densità, fino a 9000 ceppi per ettaro; il trattore scavallante quando ancora nessuno in zona lo utilizzava; la convinzione che la competizione tra le piante potesse spingere le radici più in profondità, aumentando concentrazione e complessità.

Sono anni pionieristici, quasi artigianali. La produzione è minima. Virgilio consegna personalmente le bottiglie con l’Ape Piaggio. Il primo vino aziendale, Giusto di Notri, arriva soltanto nel 1992. Già allora emerge una sensibilità fuori dagli schemi, in etichetta compare un’opera dell’artista livornese Raffaele De Rosa, quando il legame tra arte e vino era ancora lontano dall’essere una strategia comunicativa diffusa.

Poi arriva il 2000

Redigaffi ottiene i 100/100 di Robert Parker, primo vino italiano a raggiungere quel risultato all’uscita sul mercato. Ma, forse, a rendere ancora più straordinario quell’episodio è la distanza quasi surreale tra il clamore che ne sarebbe seguito e l’approccio con cui Tua Rita viveva allora il proprio lavoro. In azienda ricordano ancora con ironia le telefonate di Parker: alla prima Virgilio risponde dicendo semplicemente che la cantina è chiusa; alla seconda resta diffidente, quasi incredulo, anche perché le bottiglie disponibili sono pochissime. Un aneddoto che racconta bene quanto, in quel momento, l’idea di entrare nell’empireo del vino mondiale fosse lontanissima dai pensieri di una realtà ancora piccola, artigianale e profondamente concreta. Eppure quel momento cambia tutto. Non soltanto per Tua Rita, ma anche per la percezione internazionale dei grandi rossi della Costa Toscana.

Oggi l’azienda produce circa 350.000 bottiglie esportate in 92 Paesi, ma la sensazione - ascoltando i racconti della serata - è che la dimensione familiare sia rimasta intatta. Rita Tua, oltre ottant’anni, continua ancora a frequentare l’azienda. Accanto a lei lavorano la figlia, il genero e il nipote Giovanni Frascolla.

Suvereto: ferro, boschi e mare

Per comprendere davvero i vini di Tua Rita bisogna partire dal paesaggio. Perché qui il territorio non fa semplicemente da sfondo, entra nel vino, lo attraversa, ne determina il ritmo e perfino il carattere. La proprietà si estende su circa 65 ettari complessivi, di cui 45 vitati in un unico corpo attorno alla cantina, nel cuore delle Colline Metallifere, a pochi chilometri dal Tirreno. Un luogo geologicamente unico, modellato per secoli dalla presenza di minerali, ferro e antiche attività estrattive, dove il mare incontra boschi e suoli ricchi di scheletro, argille e marmo rosa. È proprio il ferro, ossidandosi, a regalare alla terra quelle sfumature rossastre che sembrano poi riaffiorare puntualmente anche nei vini sotto forma di sensazioni ematiche, saline, quasi ferruginose. Il marmo rosa, presenza distintiva dei suoli aziendali, svolge una funzione fondamentale di regolazione termica, contribuendo a mantenere maggiore stabilità in un’area dove durante l’estate si possono superare facilmente i 38 gradi.

Ma forse l’aspetto più affascinante è il rapporto continuo tra vigneto e bosco. Le vigne sembrano letteralmente immerse nella macchia mediterranea, circondate da querce, arbusti e vegetazione spontanea che costruiscono un ecosistema straordinariamente vivo. Ed è qui che durante la degustazione emerge una riflessione particolarmente interessante: «La macchia mediterranea che ritroviamo nei vini - sottolinea Christian Parolini - non dipende dal fatto che il mirto o il rosmarino crescano accanto alla vigna. È la biodiversità complessiva dell’ambiente a influenzare l’espressione aromatica della pianta». Anche la disposizione dei vigneti segue una logica rigorosa, i bianchi guardano verso la costa e le brezze marine, mentre i rossi salgono progressivamente fino ai 160 metri di altitudine, con merlot e syrah collocati nelle posizioni intermedie. Nulla sembra lasciato al caso, ma allo stesso tempo tutto appare pensato per accompagnare il comportamento naturale delle varietà, senza forzarne mai l’identità. Ed è probabilmente proprio questo equilibrio tra precisione agronomica e rispetto del luogo che rende i vini di Tua Rita così riconoscibili. Mediterranei senza essere opulenti, potenti ma sempre attraversati da una tensione salina e balsamica che riporta continuamente al bosco, al ferro e al mare di Suvereto.

La precisione agronomica come forma di eleganza

A Tua Rita la cura del vigneto non viene mai raccontata come esibizione tecnica, ma è probabilmente lì che nasce gran parte della precisione dei vini. La selezione delle uve avviene già sulla pianta. I grappoli interni, più equilibrati e concentrati, finiscono nelle etichette di punta; quelli esterni nei vini più immediati. La vendemmia è interamente manuale e spesso inizia alle quattro del mattino, quando le temperature permettono di preservare integrità aromatica e tensione. L’azienda utilizza pratiche di difesa integrata e tecniche come la confusione sessuale per limitare i trattamenti invasivi. Ma ciò che colpisce maggiormente è l’assenza di qualsiasi rigidità ideologica nel racconto. Tutto sembra ruotare attorno a un unico obiettivo, ottenere vini sempre più precisi.

Una cantina pensata per il vino

La cantina sorge al centro della proprietà ed è completamente interrata. Fin dagli anni Novanta è stata progettata per lavorare per gravità, una scelta allora tutt’altro che comune, pensata per limitare stress meccanici e ossigenazioni del vino, oltre a ridurre il consumo energetico. La barricaia ospita circa 800 barrique, per l’80% di provenienza francese, differenziate per foresta, tostatura e produttore. Una scelta precisa, finalizzata a costruire maggiore complessità aromatica attraverso sfumature diverse apportate dai singoli legni. Alcune botti provengono da alberi plurisecolari, fino a trecento anni di età, e una singola barrique può arrivare a costare anche 10.000 euro. Tra gli aspetti tecnici più caratterizzanti c’è la gestione delle fecce fini. Invece del classico bâtonnage, le barrique vengono ruotate senza aprire il tappo; un sistema ideato per rimettere in sospensione le fecce limitando il contatto con l’ossigeno. Questa pratica consente di ridurre sensibilmente l’utilizzo di solforosa, fino a circa il 40% rispetto ai livelli abituali. Dal 2021 l’azienda ha introdotto anche vasche in cemento, oggi utilizzate per la fermentazione e l’affinamento di quasi tutti i vini, a eccezione del Redigaffi. Il cemento garantisce maggiore stabilità termica, esalta freschezza e precisione aromatica e favorisce una chiarifica naturale grazie all’assenza di correnti interne che potrebbero disturbare il deposito delle particelle solide.

La degustazione

Toscana Bianco IGT - Lodano Bianco 2024
Chardonnay, riesling e traminer aromatico (in parti uguali)

La degustazione si apre con uno dei vini più identitari e meno prevedibili della gamma Tua Rita. Lodano Bianco nasce nel 1999 da un’intuizione di Rita Tua dopo i primi corsi AIS, l’idea di unire Chardonnay, Riesling e Traminer aromatico in un unico vino, seguendo più l’istinto e il gusto personale che qualsiasi logica territoriale. «Tornò a casa e disse: voglio fare un vino con questi vitigni», racconta Elia Iseppi. Una scelta che, all’epoca, appariva quasi spiazzante per la Costa Toscana. Lo Chardonnay viene raccolto a piena maturazione e il vino affina circa sei mesi in barrique.

Nel bicchiere appare luminosissimo, attraversato da riflessi verdi nell’oro. Il naso è immediatamente generoso, fiori appena sbocciati, agrumi, frutto tropicale, con il Traminer che rimane sullo sfondo senza mai prendere il sopravvento. È un profilo aromatico stratificato ma composto, giocato più sulla tensione che sull’esuberanza. In bocca emerge tutta la cifra mediterranea del vino. L’acidità citrina dialoga continuamente con la componente salina, amplificando sensazioni di lime, erbe aromatiche e richiami balsamici. Il sorso è pieno, avvolgente, ma sempre dinamico. Colpisce soprattutto l’evoluzione del Riesling in questo contesto costiero, qui abbandona i registri più idrocarburici per virare verso sensazioni balsamiche di eucalipto ed ematiche, quasi ferrose, in una versione bianca sorprendentemente originale.

Toscana Rosso IGT - Rosso dei Notri 2024
Cabernet sauvignon, merlot, syrah, cabernet franc

Con circa 150.000 bottiglie prodotte, Rosso dei Notri rappresenta il volto più quotidiano e immediato di Tua Rita. Un vino che nasce dai grappoli laterali delle stesse piante destinate alle etichette di punta, vinificato esclusivamente in cemento con una macerazione brevissima, appena tre o quattro giorni. L’obiettivo non è la concentrazione, ma la bevibilità.

Nel calice il colore è vivido e compatto. Il naso si muove su registri fragranti e mediterranei, ribes, mirto, erbe aromatiche, macchia mediterranea e una leggera sfumatura vegetale che richiama la freschezza del frutto giovane. È un vino che non cerca complessità forzate ma spontaneità espressiva. Il sorso è agile, diretto, attraversato da una sapidità continua che invita immediatamente al riassaggio. Il tannino è levigato, quasi carezzevole, mentre il ritorno aromatico richiama fedelmente le sensazioni percepite al naso. Un rosso estremamente versatile, costruito più sull’energia che sulla struttura.

Toscana Sangiovese IGT - Perlato del Bosco Rosso 2023
100% Sangiovese

Il Sangiovese di Tua Rita racconta una Costa Toscana lontana dagli stereotipi più classici del vitigno. Perlato del Bosco Rosso nasce da vigne allevate ad altissima densità - fino a 9.000 ceppi per ettaro - utilizzando cloni spargoli a chicco grande studiati proprio per questo tipo di impianto. Qui il ferro presente nei suoli delle Colline Metallifere favorisce una forte estrazione di colore e antociani, regalando al vino una veste cromatica sorprendentemente intensa. Fermenta in acciaio e affina un anno in botte. Il nome richiama il marmo perlato tipico di Suvereto, elemento distintivo del paesaggio aziendale.

Nel bicchiere il colore ricorda il succo di melograno, luminoso, fitto, quasi vibrante. Il profilo aromatico si allontana dal frutto maturo e concentra tutto sulla dimensione balsamica e mediterranea: macchia, pepe rosa, rosa fresca, eucalipto. In bocca il vino è pieno ma scorrevole, con tannino morbido e dolce, accompagnato da ritorni di mirto e petali di rosa. È un Sangiovese che mantiene energia e immediatezza anche da giovane, senza perdere profondità. Curiosamente, nonostante Tua Rita sia tra i fondatori del Consorzio di Suvereto, l’azienda non produce ancora Suvereto DOCG. «Forse accadrà presto», viene lasciato intendere durante la degustazione.

Toscana Rosso IGT - Lodano Rosso 2023
60% petit verdot, 40% merlot

È forse il vino più spiazzante della degustazione. Un blend di petit verdot per il 60% e merlot per il 40%, nato da vigne che secondo il catasto locale risalirebbero addirittura all’epoca napoleonica. Il petit verdot è uno dei vitigni più difficili da interpretare in purezza, basta sbagliare il momento della raccolta per ottenere speziature secche, tannini aggressivi e squilibri alcolici. A Tua Rita, però, il clima luminoso e ventilato permette di raggiungere maturazioni precise. Il merlot entra nell’assemblaggio per addolcirne gli spigoli senza snaturarne il carattere.

Dopo un anno in barrique di secondo e terzo passaggio, Lodano Rosso sviluppa un profilo aromatico austero e affascinante, liquirizia e mora, corteccia, incenso, radice e richiami balsamici profondi. Col tempo il merlot tende a emergere maggiormente, portando sfumature quasi di geranio. Il sorso è rigoroso ma elegante. Il tannino domina il centro bocca senza mai diventare ruvido, mentre la componente balsamica accompagna una persistenza che richiama il sole e il calore della costa. Un vino gastronomico, identitario, costruito più sulla tensione che sulla morbidezza.

Toscana Rosso IGT - Giusto di Notri 2023
Cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc

È il primo vino prodotto da Tua Rita, uscito nel 1992, e ancora oggi rappresenta forse la sintesi più completa dello stile aziendale. Cabernet sauvignon all’80%, merlot e cabernet franc al 10%, con 18 mesi di affinamento in barrique. L’annata 2023 è stata segnata da una vendemmia rapidissima, tanto che - raccontano ironicamente in azienda - la squadra riuscì persino ad andare all’Oktoberfest, evenienza accaduta soltanto tre volte nella storia della cantina.

Giusto di Notri racconta un cabernet profondamente mediterraneo. Non rincorre le dolcezze esasperate di molti tagli bordolesi moderni, qui emergono grafite, componente ematica, peperone dolce, rabarbaro, mentolo, eucalipto e lampone, sostenuti da una forte impronta ferrosa. Il naso sorprende per freschezza e leggerezza olfattiva nonostante la struttura del vino. In bocca il tannino è maturo, integrato, agile, mentre l’alcol rimane presente ma mai dominante. È un vino diretto, sincero, che restituisce perfettamente l’identità di Suvereto e della Costa Toscana. Oggi viene esportato in 92 Paesi nel mondo.

Toscana Syrah IGT - Per Sempre Syrah 2023
100% syrah

"Per Sempre" nasce da appena undici filari di syrah piantati circa quarant’anni fa ed è il vino che Virgilio Bisti amava più di tutti. Il nome deriva proprio da una sua frase: «Se non lo vendo, lo berrò per sempre». Oggi quella battuta è diventata una delle etichette simbolo della cantina. La produzione è minuscola - circa 3500 bottiglie - e il lavoro in cantina quasi maniacale. Le uve trascorrono una notte in cella frigorifera prima della fermentazione in tini troncoconici di legno. Un approccio che punta a preservare precisione aromatica e profondità.

Il syrah qui abbandona molti riferimenti rodaniani per assumere una dimensione completamente mediterranea. Il colore è splendido, luminoso e profondo. Al naso esplode il geraniolo, marcatore tipico del vitigno, accompagnato da eucalipto, caffè, toffee e frutto scuro croccante. In bocca il vino è insieme profondo e freschissimo. Emergono cioccolato, lampone, liquirizia e una progressione continua sostenuta da un tannino gustoso e perfettamente rifinito. È uno di quei vini che cambiano continuamente nel bicchiere, lasciando la sensazione di poter essere raccontati per ore.

Toscana Merlot IGT - Redigaffi 2021
100% merlot

Il culmine della degustazione coincide inevitabilmente con Redigaffi, il merlot che ha cambiato la storia di Tua Rita e contribuito a ridefinire il ruolo dei grandi rossi italiani nel mondo. Criomacerazione, fermentazione in legno e affinamento in barrique per un vino che ancora oggi viene considerato uno dei merlot più importanti a livello internazionale. L’annata 2021, particolarmente celebrata dalla critica, mostra immediatamente profondità e precisione.

Il naso è monumentale ma composto, frutto scuro maturo, glicine, grafite, tabacco e leggere sfumature affumicate. In bocca colpisce soprattutto la coerenza tra naso, sorso e persistenza, quella che in cantina definiscono la vera eleganza del merlot. Il vino è verticale, deciso, con un tannino incisivo e graffiante ma sempre raffinato. L’alcol è importante, ma perfettamente assorbito dalla struttura. È un vino ancora giovanissimo nella sua evoluzione, capace di unire potenza e finezza con una naturalezza impressionante.

Passito di Pantelleria DOC - Sese 2024
100% zibibbo

La degustazione si chiude lontano dalla Toscana, a Pantelleria. Il progetto “Sese” nasce quasi per caso, durante una vacanza sull’isola. Rita e Virgilio si accorgono di non aver litigato per tutta la settimana - evento rarissimo, raccontano sorridendo - e decidono allora di comprare una casa a Pantelleria, “l’isola del vento”. Nasce così questo zibibbo allevato ad alberello pantesco, prodotto soltanto nelle annate considerate all’altezza. La vinificazione prevede due raccolte, una molto precoce, quasi verde, che apporta acidità e tensione, pari a circa il 20-30% della massa; il resto viene invece raccolto in surmaturazione. Il risultato è un vino che sfugge ai cliché del passito mediterraneo. I profumi richiamano albicocca disidratata, erbe aromatiche, salsedine e agrumi maturi. In bocca sorprende soprattutto la freschezza, il sorso è salino, dinamico, incredibilmente bevibile.

A sorpresa Sese è entrato anche nella Top 100 mondiale, raggiungendo la 98ª posizione, risultato rarissimo per un vino di questo stile.