La grandezza del Barbaresco

In passato considerato il cugino “povero” del nobile Barolo, il Barbaresco mostra in realtà una vera e propria anima regale. Francesco Ferrari ci ha fatto scoprire, guidando i soci di AIS Pavia tra passato e presente, questa affascinante denominazione piemontese, perché se il Barolo viene definito il Re dei vini, il Barbaresco rimane e sempre sarà la Regina.

Rebecca Valverde

Il presente: una realtà in crescita

Accompagnandoci alla scoperta della grandezza del Barbaresco, Francesco Ferrari, entusiasta sommelier piemontese DOC, sottolinea fin dal principio un'importante verità: negli ultimi vent'anni la superficie vitata per la produzione di questo straordinario vino è quasi raddoppiata. Questo dato non ha solo una valenza economica o commerciale, ma soprattutto culturale. 

Il Barbaresco (per la storia della denominazione, rimandiamo ad altri articoli già pubblicati sullo stesso argomento, come ad esempio qui, qui e qui) è prodotto da nebbiolo in purezza coltivato in quattro comuni nella provincia di Cuneo (Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco Seno D'Elvio, frazione di Alba), conta ben sessantasei MGA, e segue un disciplinare che prevede un affinamento minimo di due anni – quattro per le riserve – dei quali almeno nove mesi in legno.

Il nebbiolo: "il più grande vitigno del mondo"

Secondo Francesco Ferrari, il nebbiolo può essere definito il più grande vitigno del mondo, grazie alla sua nobiltà e alla sua capacità innata di esprimere il territorio senza dominarlo. Si tratta di una varietà difficile, che cresce e prospera solo in selezionatissime zone, con un lunghissimo ciclo vegetativo e grandi esigenze, sia in vigna, sia in cantina. La scarsa quantità di antociani ne caratterizza il colore e il suo tannino, addomesticato dalla lunga vita in pianta, è «una delle poche cose per cui valga la pena vivere» afferma ancora Ferrari.

Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco: la culla del Barbaresco

C'è una grande differenza tra il terroir che dà vita al Barolo e quello da cui origina il Barbaresco, ossia la vicinanza del fiume Tanaro. Posti più a nord, i terreni del Barbaresco sono più vicini al fiume – in particolare i comuni di Neive e Barbaresco – subendo un'influenza maggiore da parte del Tanaro, che rende il clima più mite.

Il sottosuolo di questa zona si forma a cavallo tra il Serravaliano e il Tortoniano, come risultato del ritirarsi del mare, con il sedimentarsi di Lequio, marne di Sant'Agata tipiche (limo), sabbiose (sabbia) e laminate (argilla).

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive del Barbaresco

Neive, il comune più settentrionale e più influenzato dal Tanaro, conta venti MGA, e questa zona vanta vini freschi, profumati, godibili anche in gioventù. Tra le principali troviamo Gallina, Albesani, Basarin, Cottà e Currà.

Treiso è invece il comune con maggior altitudine, conta a sua volta venti MGA e offre tensione e austerità ai suoi vini, con grande freschezza e tannini decisi. Tre le più importanti e qualitative possiamo citare Marcarini, Pajorè, Rizzi, Nervo e Bernadot.

San Rocco Seno D'Elvio condivide ben tre MGA con Treiso, avendo come unica MGA esclusiva Rocche Massalupo.

Infine Barbaresco, nel cuore della denominazione, conta venticinque MGA. Qui nascono vini strutturati e complessi, classici ed eleganti. Un'ulteriore differenziazione va fatta tra il versante orientale e occidentale, a loro volte suddivisi in quattro zone. Tra le MGA principali citiamo Asili, Rabaja, Martinenga e Ovello.

La degustazione

Barbaresco DOCG 2022 - Produttori del Barbaresco

Dai vigneti per la maggior parte del territorio di Barbaresco, ma anche di Neive e Treiso, fermenta in acciaio e segue ventotto giorni di macerazione a cappello emerso con rimontaggi due volte al giorno. Matura ventiquattro mesi in botti di rovere grandi, con ulteriori quattro mesi in bottiglia.

Il colore denota la sua giovinezza, e il naso racconta di piccoli frutti rossi, ciliegie, rose appena colte o ancora in pianta. Ha una leggera speziatura, con chiodo di garofano. All'assaggio il tannino è giovane, ma piacevole, il sorso è nitido e pulito.

Barbaresco DOCG Martinenga 2021 - Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy

Da nebbiolo proveniente dalla Cru monopole Martinenga, nel comune di Barbaresco, fa fermentazione in acciaio, con dieci giorni di macerazione a cappello emerso con rimontaggi e altri trenta giorni a cappello sommerso. Matura in barrique di primo e secondo passaggio, poi per dodici mesi in botti grandi di rovere e altri dodici in bottiglia.

Il color carminio è carico, tendente al granato, mentre il naso è speziato, orientaleggiante, dai toni inchiostrati, con frutta scura e sentore di potpourri secco. La struttura è potente, il sorso caldo e sapido. Il tannino risulta deciso, ma elegante.

Barbaresco Riserva DOCG Santo Stefano 2018 - Castello di Neive

Dalla Vigna Santo Stefano, fa fermentazione in acciaio, con macerazione di quindici/venti giorni, affinando poi in acciaio per sei mesi, in botte grande per quindici mesi e in bottiglia per altri trenta.

Allo sguardo ha un colore evoluto, così come il naso fa intuire gli anni di questo vino: oltre alle spezie dolci si avvertono distintamente la confettura di lampone, dolce, ma acidula, e un'intrigante nota balsamica. Al sorso si allarga, il tannino è ben integrato, avvolgente, e la persistenza è sorprendente.

Barbaresco DOCG Marcarini 2021 - Giuseppe Nada

Il nebbiolo proviene dalle vigne di proprietà nella menzione Marcarini, nel comune di Treiso. Si osserva una fermentazione spontanea, senza aggiunta di solfiti, e poi una macerazione a cappello sommerso per sessanta/settantacinque giorni. Affina per dodici mesi in botticelle non tostate da 1000 litri, passando poi ventiquattro mesi in botti di rovere e dodici in bottiglia.

Il naso è conturbante, con erbe aromatiche, erbe officinali, ribes, iris, e una nota selvatica. La bocca ha una media struttura, ma con una buona sapidità e una gradevole freschezza. Il tannino non è allappante, e sul finale persiste uno sfondo agrumato che ricorda il chinotto. 

Barbaresco DOCG 2022 - Gaja

Da vari vigneti dell'Azienda, con importante presenza del vigneto Pajorè nel comune di Treiso. Fa fermentazione in acciaio, con macerazioni non troppo lunghe – per scelta del produttore non vengono rese note le tempistiche esatte – maturando poi in barrique e botte grande, costruite da legno invecchiato direttamente da Gaja. Questa Azienda ha fatto del suo marchio un simbolo ben riconoscibile, tanto da prediligerlo in etichetta, dandovi dimensioni maggiori rispetto al nome o alla tipologia del vino. Va doverosamente ricordato che Giovanni, spinto dalla madre, e Angelo Gaja hanno contribuito in modo sostanziale alla rivalutazione e alla diffusione del Barbaresco in Italia e nel Mondo.

Il naso è improntato sul rosmarino, sul floreale, con erbe aromatiche, geranio, rosa, e poi piccoli frutti rossi, con una nota d'incenso. Alla bocca arriva anche l'agrume, e malgrado la giovane età, ha un tannino dolce, educato, elegante. Il finale è speziato, il sorso molto lungo.

Barbaresco DOCG Rabajà 2018 - Giuseppe Cortese

Ottenuto dai 4 ha di proprietà nel vigneto Rabajà, nel comune di Barbaresco, da viti di cinquant'anni d'età, fa fermentazione spontanea in vasche di cemento non vetrificate, passando poi trentacinque giorni di macerazione a cappello emerso con rimontaggi. Matura ventidue mesi in grandi botti di rovere e altri dodici in bottiglia.

Dal colore evoluto, al naso dà una sensazione autunnale, con confetture scure, sentore di sottobosco, foglie secche e liquirizia dolce. Si apprezza una nota di carruba e tamarindo, una sorta di 'dolcezza scura'. Il tannino è perfettamente integrato ed esce in un secondo momento. La struttura è piena, il sorso è lungo, prolungato proprio dal tannino.