La trilogia di Corvée

La trilogia di Corvée

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
22 settembre 2026

Tre bianchi d’altura della Val di Cembra s’impongono per la qualità dello stile e la verticalità del carattere.

Le corvée – prestazioni d’opera gratuite, in genere alcune giornate di lavoro, che i contadini erano tenuti a compiere presso il signore del feudo – sono nate nel Medioevo e si sono protratte nel mondo rurale fino alla fine del XVIII secolo, in alcuni stati italiani addirittura fino all’inizio del XIX. In tempi molto più vicini a noi, nel 2016, questa parola è stata scelta da una srl formata da quattro soci, che lavora con tenacia, e rigorosamente a mano, le vigne montane, aspre e inerpicate, della Val di Cembra: non poteva esserci nome più adatto per riconoscere il lavoro obbligato che questo impervio territorio richiede e al contempo per omaggiarlo. 

Socio di Corvée dal 2018, Mario Esposito, giovane avvocato di origine campana, ne è diventato amministratore unico da un anno e mezzo: un atto di devozione assoluta che sconfina nella vocazione e in una scelta esistenziale, quella di trasferirsi da Milano, lasciando una società finanziaria, per trasferirsi a Trento e in valle per dare corpo alla voce di questa comunità rurale. Gli altri due soci principali sono i viticoltori Mauro e Michele Nardin, che portano in dote i vigneti da cui si ricavano alcuni dei più compiuti bianchi regionali e nazionali.

Proveniente da una vigna di Faver esposta a est a 687 metri di quota, terrazzata, spartita da muretti a secco, quasi scavata nella roccia, dal suolo di scaglia porfirica, sabbioso e drenante, il Trentino Superiore Cembra Müller Thurgau Viàch 2024, vinificato in acciaio con macerazione di 12 giorni, colpisce per la vibrazione olfattiva di pietre sbrecciate, di riduzione minerale, per le note spiccate di salvia, per il sorso succoso, incisivo, molto saporito con allungo di pietra focaia, apologo del porfido vulcanico. Stilizzato e verticale, è una delle più espressive versioni di Müller Thurgau (del fin troppo vituperato Müller Thurgau!) assaggiate negli ultimi anni. Il 2023 ne è il perfetto pendant: finezza di erbe, di sambuco, di pepe bianco, cristallino come un diamante, fresco come un orto botanico, con foglia di pomodoro, basilico, riflessi balsamici e centralità di pesca. Persistenza incessante.

Il Trentino Riesling Famèi (il nome deriva dai giovani contadini delle famiglie povere che venivano mandati a lavorare “per fame” nelle fattorie di pianura in cambio di vitto e alloggio) proviene da vigne tra Altavalle e Faver, da uve vendemmiate a ottobre, da una vinificazione in acciaio. Se il 2024 è ancora un po’ ermetico ancorché definito sul piano del carattere, il 2023 ha concentrazione di agrume, di pietra focaia, di sale minerale, di sapidità porfirica: l’acidità è montana, laminata, il contrasto molto fresco, il finale di notevole espressione. Il 2020 aumenta esponenzialmente la succosità del frutto, i sentori di erbe aromatiche, la profondità scagliosa, l’acidità agrumata. Il futuro di questo vino è rappresentato dal vigneto Fedare, due parcelle impiantate nel 2023 e nel 2024, esposte a est tra i 790 e i 770 metri di quota nel comune di Altavalle: di fronte si vedono le Piramidi di Segonzano, spettacolari formazioni erosive di terra che raggiungono i 40 metri di altezza.

Il Trentino Gewürztraminer Clongiàn è un altro gioiello aromatico: nasce dall’omonima vigna di Faver, comune di Altavalle, quasi mezzo ettari a 630 metri di quota nella parte orientale di un anfiteatro esposto a sud. L’aria di montagna giova all’espressione rarefatta di questo bianco vinificato in acciaio. Il 2024 ha un colore dorato luminoso, un proliferare olfattivo di rose, fiori, litchi, albicocca, un palato denso e polposo quanto fresco, saporito, con persistenza di frutta esotica. Il 2023 ne è l’immagine speculare: succoso, stilizzato, invitante, dalle sfumature pepate finali.