Le tre Malvasie delle due Lusenti

Le tre Malvasie  delle due Lusenti

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
07 maggio 2026

La Malvasia di Candia aromatica, regina delle uve bianche del Piacentino, entra in tre diversi vini prodotti in Val Tidone da Lodovica Lusenti e dalla figlia Martina Ferri: un frizzante rifermentato in bottiglia, un bianco macerato e un passito.

Qualche anno (o lustro) fa, Lodovica Lusenti, nata a Borgonovo Val Tidone, residente a Ziano Piacentino e vignaiola a Vicobarone (il suo legame con le terre piacentine occidentali è totale), mi raccontava di essere l’ultima di tre figlie, che suo padre Gaetano avrebbe voluto un maschio, che, dopo aver chiuso i rapporti con la Cantina di Vicobarone, di cui era stato negli anni Settanta uno dei soci fondatori, volendo produrre vino, un giorno le dice (Lodovica era fresca di diploma in Agraria) che doveva aiutarlo in cantina (lui amava stare in vigna) o avrebbe chiuso l’azienda (cose che fece, parliamo di una quarantina di anni fa), che quando lui andava al mercato la domenica e le malelingue gli dicevano che sua figlia faceva cose matte come l’inerbimento o il diradamento, lui tornava a casa su tutte le furie, dicendole che avrebbe mandato in malora l’azienda, e che una volta chiamò perfino i carabinieri perché l’aveva vista tagliare i grappoli dalla pianta, ma che doveva molto alla sua inflessibilità, al suo radicalismo, grazie ai quali doveva sempre essere sul pezzo, doveva dimostrare ogni giorno di essere all’altezza. Lodovica gli ha dedicato un vino, un Ortrugo rifermentato in bottiglia di nome Cianò, “tesoro”, come lo chiamava sua madre quando tornava dalla campagna.

La figlia Martina Ferri ha fatto Agraria a Codogno e un anno di esperienza in Australia tra ospitalità e produzione in una cantina di Margaret River prima di tornare a casa. «Volevo iscrivermi all’università ma mia madre si è ammalata e così, una decina di anni fa, ho dovuto anticipare il mio ingresso in azienda. Ho cominciato a cullare l’idea di un vino mio, diverso, seguendo le mie idee e quattro anni fa, dopo altri quattro anni di esperimenti, la mia linea è uscita sul mercato. Sono vini che si basano su due principi fondamentali: vinificazioni mono-parcellari in purezza di uve autoctone e uso del cemento o dell’anfora in gres porcellanato al posto dell’acciaio e del legno. Così senti di più il vitigno e meno la mano del produttore. Sono molto attratta dai frizzanti rifermentati in bottiglia, che mi affascinano più del metodo classico».

Nell’Emiliana 2023, Malvasia di Candia aromatica rifermentata in bottiglia dal 2003, lo stile personale, “contemporaneo” di Martina, che firma questo vino dal 2019, è evidente nella maggiore leggerezza aromatica, nell’alto grado di sottrazione stilistica, che gioca sulle nuance dei profumi, sulla verticalità del sorso, sulla tensione acido-sapida. Questo vitigno entra anche in due vini fermi prodotti da Martina, che si distinguono per l’etichetta a forma di bollino e l’assenza di capsula: nel Vertù con lo Chardonnay, il Riesling e l’Ortrugo, e, in percentuale minoritaria, nel Rorippa, uno Chardonnay macerato in anfora da una vecchia vigna di sessant’anni. Gli altri frizzanti da monovitigno – contrassegnati dai tre bollini dell’etichetta sulla bottiglia e dalla chiusura con tappo a corona – sono il già citato Cianò (Ortrugo sboccato dopo almeno tre anni sui lieviti), il Mare d’Inverno (Barbera con macerazione carbonica sulle bucce in vasche di cemento per circa dieci giorni) e Ciaomare (Barbera in versione rosa con pressatura diretta senza macerazione).

Il Colli Piacentini Malvasia Bianca Regina, che oggi fa parte dei “vini tradizionali” dell’azienda (e come tale è curato da Lodovica), ma che al tempo della sua nascita, nel 2000, era un vino eterodosso, viene prodotto con una macerazione sulle bucce di circa sette/dieci giorni, con sei mesi in botti di acacia e un lungo affinamento in bottiglia di almeno tre/quattro anni prima della commercializzazione. La 2017, ultima annata uscita, ha un colore dorato dai toni brillanti, un naso di elegante candore aromatico (origano, salvia, fiori gialli), un palato di struttura e drittezza, controllato nel tannino, di contenuta aromaticità, dal finale balsamico.

Dal 1996 Lodovica produce uno squisito vino dolce, il Colli Piacentini Malvasia Passito Piriolo (quest’ultimo è il nome dell’imbuto che un tempo veniva usato per trasferire il vino in damigiana dopo la filtrazione con i sacchi di juta). Le uve appassiscono all’aperto come nel Sud Italia e poi vengono torchiate. Il mosto fermenta, spontaneamente come gli altri vini (provengono tutti da agricoltura biologica certificata), in botte, dove rimane per almeno due anni. Avevo in cantina ancora un bottiglia del 2011: veste cromatica ambrato-aranciata, naso di albicocca secca e rosmarino come fossimo a Pantelleria, sorso denso, voluttuoso, fresco-balsamico, con profusione di albicocche sciroppate e di erbe aromatiche, poi una lunghezza armoniosa, modulata, invitante, di lungo lascito.