Lo Zhabib di Ustica

Lo Zhabib di Ustica

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
12 giugno 2026

Uno Zibibbo Passito da riscoprire che non nasce a Pantelleria. Lo produce Hibiscus, l’unica cantina dell’isola di Ustica.

Conosciuta per il suo delizioso aroma e la vocazione a produrre ammalianti passiti, lo zibibbo è un’uva diffusa prevalentemente nella Sicilia occidentale, in provincia di Trapani, dove trova uno dei suoi principali e più noti habitat sull’isola di Pantelleria. Ma c’è un’altra isola, più piccola, molto più piccola, di Pantelleria, anch’essa vulcanica, dove lo zibibbo genera un altro voluttuoso passito (l’uso del singolare è d’obbligo perché è attualmente l’unico a essere prodotto): il vino si chiama Zhabib e lo produce la cantina Hibiscus a Ustica. 

Su Wikipedia leggo che gli antichi romani la chiamavano Ustica da ustum, “bruciato”, e mi piace pensare questa parola abbinata alla terra vulcanica, al sole e all’appassimento delle uve, mentre presso i greci era nota come Osteodes, “ossario”, per i resti di mercenari che vi sarebbero morti per fame e sete. Da alcuni, come lo storiografo neozelandese L.G. Pocock e lo scrittore Marco Carlo Rognoni, viene ritenuta l’isola Eea, la dimora della maga Circe citata nell’Odissea.

Quest’isola di circa 800 abitanti “fissi”, che si trova a un centinaio di chilometri a ovest di Alicudi ma non rientra nell’arcipelago delle Eolie, si raggiunge da Palermo, sua provincia, a bordo di un aliscafo. Ed è quantomeno curioso che questa località senza aeroporto sia conosciuta per la strage avvenuta per un incidente aereo, quello del 27 giugno 1980, quando il volo Itavia da Bologna a Palermo precipitò al largo dell’isola. Oggi, fortunatamente, andare a Ustica può avere, tra le altre cose, uno scopo più conviviale: scoprire i vini, gli unici appunto dell’isola, prodotti da Margherita Longo con il marito Vito Barbera in contrada Tramontana. Lei è usticese, lui trapanese e si sono conosciuti all’università di Palermo mentre studiavano ambedue agraria. Margherita ha vissuto a Ustica da ragazza, poi si è trasferita a Palermo per gli studi e quindi a Roma al Ministero dell’Agricoltura, finché è rientrata sull’isola una quindicina di anni fa, rilevando con il marito l’azienda che i genitori (Nicola Longo di Ustica e Marisa Bolzoni di Brescia) avevano avviato agli inizi degli anni Settanta (lui ha studiato agraria a Torino mentre faceva l’operaio e ha vissuto lì con Marisa per i primi anni del matrimonio prima di tornare con lei nella terra natia). Oggi Margherita e Vito conducono un piccolo agriturismo con camere e cinque ettari di vigneti sparpagliati sul versante occidentale dell’isola, suddivisi in tante parcelle di poche migliaia di metri quadri ciascuna (tranne un appezzamento più recente e più grande), producendo, oltre al vino, anche le lenticchie di Ustica, diventato presidio Slow Food (è una lenticchia tipica del territorio, molto piccola, come tutto sull’isola, marrone all’esterno e arancio all’interno, facile da cuocere) e un olio extravergine dagli uliveti di Vito a Erice.

I vigneti sono sistemati su terrazze lineari a un’altitudine di circa 30 metri con impianti a spalliera, che hanno sostituito i più vecchi alberelli e che digradano dolcemente verso la costa. Le uve (Ustica, mi racconta Margherita, ha avuto una colonizzazione eoliana ma curiosamente l’ampelografia locale, priva della malvasia a vantaggio di zibibbo e catarratto, rispetta la tradizione occidentale siciliana) vengono fatte appassire all’aperto dentro dei tunnel in polietilene trasparente e il vino, come a Pantelleria, viene prodotto con le uve sgrappolate e immesse nel mosto in fermentazione di zibibbo secco per cedere colore, zuccheri e sostanze aromatiche. Lo Zhabib 2023 ha colore arancio brillante, profumi di albicocca secca, di menta, di erbe aromatiche (rosmarino), di elementi balsamici, con un sottofondo di caramella d’orzo. Il palato è viscoso, permeante, convesso, bilanciato e aromatico, fresco-mentolato, con sensazioni di albicocca secca e sciroppata, fico e miele, e tanta resistenza all’aria, che gli conferisce un finale di caramello salato. In una degustazione alla cieca potrebbe essere tranquillamente scambiato per un Passito di Pantelleria, invece è un IGT Terre Siciliane prodotto a Ustica.