Un Riesling inaspettato

Un Riesling inaspettato

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
04 novembre 2026

Si chiama Teit, nasce nel Canavese, viene vinificato in Valle d’Aosta, ha tiratura limitata e lo conoscono in pochissimi: nemmeno Google sa cosa sia.

Ero alla cena di Carema Prima, presso il ristorante La Maiola di Carema, in un’amena, rilassata atmosfera rustico-conviviale, sorseggiando i vini locali dopo la degustazione tecnica del pomeriggio, quando due appassionati seduti di fronte a me, parlando di Riesling, mi hanno detto che Gianni Fabiole Nicoletto, uno dei soci di Cantina Togliana (gli altri due sono Achille Milanesio e Mario Clerin), presente alla serata, ne produceva uno in zona. “Un Riesling del Canavese?!”, ho esclamato. Impossibile non approfondire. Così, seduta stante, ho preso appuntamento con lui per il giorno dopo. 

Classe 1952, perito industriale, Gianni ha lavorato una vita in Olivetti, guidando come amministratore delegato un’azienda ad Aosta per vent’anni. Ha sempre avuto la passione per la vigna e negli anni Ottanta ha cominciato i primi imbottigliamenti con Gaspare Buscemi, ma il lavoro non gli permetteva di occuparsene come avrebbe voluto. Lo ha fatto dopo la pensione.

Il vigneto di riesling si trova nel comune di Settimo Vittone, in frazione Figliei, e si estende per 3.000 metri quadri: circa 1.000 piante potate a cordone speronato, esposte a sud-est tra i 250 e i 300 metri di quota su terreni morenico-sabbiosi e distribuite tra una parte piana e un’altra più alta terrazzata, adiacente a una pergola tradizionale di picotendro. È buta, cioè chiusa: viene definita così quando i sumié (le travi portanti) e gli altri pali non sporgono dalla struttura.

L’impianto originario, da cloni alsaziani, è del 1991 (fu l’agronomo Lorenzo Corino a consigliare il riesling; Gianni, da amante dei bianchi, cercava un’uva da piantare) con successivi ampliamenti e una recente sostituzione di barbatelle in reimpianto a causa della flavescenza dorata. 

La titolare di questo vino chiamato Teit, dal nome dell’appezzamento, è Daniela Scaramuccia, nipote di Gianni, ingegnere nucleare e dirigente dell’IBM Italia: abita a Roma ma le sue radici, come la sua casa d’origine, appartengono ancora a Tavagnasco.

La vinificazione avviene presso la valdostana Maison Anselmet: Giorgio Anselmet, titolare della cantina di Villenueve, produce da almeno una quindicina d’anni un Riesling chiamato Nix Nivis, cui il Teit deve qualcosa sul piano stilistico e tecnico, come l’utilizzo del bâtonnage. 

Il Teit del 2024 (essendo un vino da tavola, l’annata va ricava dal lotto) ha un colore biondo luminoso, profumi varietali in via di ariosità ed espressione, sorso maturo, pieno, sostanzioso, con finale di adeguata presa sapido-minerale e freschezza acida.

Più espressivo, e non potrebbe essere altrimenti (il Riesling è un vino che ha notoriamente bisogno di tempo in bottiglia per esprimersi al meglio), è il 2021, chiamato L’Teit Sinch, ovvero il Teit del quinto anno sperimentale (ora non lo è più): note di agrume laminato, sentori fumé speziati e sfumati, succosità minerale, allungo modulato e persistente.

Questo vino, prodotto in 400 esemplari, è pressoché sconosciuto, non si trova in commercio e sfugge perfino ai radar dell’AI: è l’occasione giusta per recarsi in cantina a comprarlo e scoprire anche i rossi del territorio. Il Drollo (“stravagante”), prodotto in 1.000 bottiglie, è un picotendro (varietà locale di nebbiolo) “alternativo” che regala una spensierata quanto irresistibile, sanguigna piacevolezza. I due Carema – L’Arsin 2023 (barrique di terzo passaggio) e la Riserva 2022 (botte grande) – sono ottimi.

Fotografie di Massimo Zanichelli