Un sorprendente Moscato di Valtellina

Un sorprendente Moscato di Valtellina

L'aromatico italiano
di Massimo Zanichelli
06 febbraio 2026

Il raggio d’azione del Moscato non conosce confini. Ne è la riprova una versione piwi che Marcel Zanolari ha dedicato alla figlia: un vino in due etichette di rara seduzione.

E chi se l’aspettava un Moscato in Valtellina? E che Moscato! Ci voleva tutto il talento di Marcel Zanolari per immaginarlo e produrlo. Per chi ancora non lo conoscesse, Marcel, svizzero di Poschiavo, è il titolare dell’azienda agricola che ne porta il nome e che si estende per dodici ettari a coltivazione biodinamica certificata tra Teglio, Bianzone (sede della Casa Vinicola La Torre), Villa di Tirano e Tirano, ad altitudini comprese tra i 380 e gli 860 metri. Nascono qui alcuni dei più carismatici vini valtellinesi, a partire dai classici del territorio (un Rosso di Valtellina L’Essenziale che è tale di nome e di fatto, un mirabile Sforzato di Valtellina e un superbo, “iconoclasta” Sforzato di Valtellina Le Anfore), per arrivare a vini visionari e sperimentali, come i due Vagabondo (Rosso e Bianco), che provengono da una moltitudine di piwi.

Il padre, Giuliano Zanolari, è stato uno stato uno dei pionieri del biologico in Italia: ha cominciato le prime prove di coltivazione senza prodotti di sintesi alla fine degli anni Ottanta, e Marcel, che è del 1975 e ha imbottigliato il suo primo vino nel 1998, non è meno integralista nella conduzione e nelle scelte, dai principi della biodinamica steineriana introdotti nel 2010 ai trattamenti omeopatici in vigna sperimentati nel 2017. Ma non aspettatevi un vignaiolo dalla barba socratica che si atteggia a guru, tutt’altro. Per lui l’uso della biodinamica, della fermentazione spontanea o delle anfore sono passaggi naturali, fisiologici e mai disgiunti dalla consapevolezza tecnica.

Il bianco Elisa, dedicato alla figlia, nasce da due varietà piwi di moscato (Poloskei Muskotaly e VB 05-02-24 ibridato dallo svizzero Valentin Blattner, viticoltore e genetista della vite), piantate all’inizio degli anni Zero in due parcelle disposte su ciglioni a 500 e 800 metri di quota, rispettivamente a Bianzone e Teglio, per un’estensione complessiva di 8000 metri quadri. Nessun trattamento fino al 2020 (in seguito c’è stato qualche problema con la black rot). 

La versione 2021 ha fatto macerazione sulle bucce per 48 ore, decantazione, fermentazione, travaso, malolattica, stabilizzazione a freddo, è in bottiglia dalla primavera del 2022 ed è stato messo in commercio dopo due anni di affinamento. Colore paglierino vivo, intenso, limpido, tripudio aromatico al naso con sentori accattivanti di melone, fiori, muschio, frutta esotica, agrumeto. Il sorso è succoso, tonico, invitante, puro, persistente, con lunga scia finale di pesca, albicocca, melone e litchi.

La versione Le Anfore 2018, che non viene prodotta tutti gli anni, ha fatto macerazione sulle bucce per 12 mesi, fermentazione alcolica e malolattica a temperature sui 14°C-16°C, tutto in anfora. Poi torchiatura (da due anfore piene se ne ricava una sola di vino), decantazione, alcuni mesi di riposo ancora in anfora e imbottigliamento nell’inverno del 2020 con uscita dopo due anni di affinamento nel vetro. Il colore è dorato, i profumi spaziano dalle erbe aromatiche al muschio ai balsami, la bocca è piena, matura, aromatica, lunghissima, con tannino sottile, ricamato e una persistenza di salvia. È al contempo la trasfigurazione e la quintessenza del Moscato.